Il Paese degli Spaghetti: Storia, Cultura e Tradizioni Italiane

L'Italia, universalmente riconosciuta come la patria della pasta, vanta una storia ricca e complessa legata a questo alimento. Dalle origini antiche alle moderne interpretazioni culinarie, la pasta ha plasmato l'identità culturale e sociale del paese, diventando un simbolo di italianità nel mondo.

Le Radici Storiche della Pasta

Le origini della pasta affondano le radici in tempi remoti. Ritrovamenti archeologici sulle rive del lago di Bilancino, sopra Firenze, hanno portato alla luce un villaggio paleolitico con "macinelli", pietre utilizzate per ridurre in farina radici e semi essiccati. Nel Medio Oriente, nell'alta valle del Giordano, sono stati scoperti resti di un villaggio preistorico risalente all'VIII millennio a.C. In Macedonia, scavi archeologici hanno rivelato reperti di oltre 6000 anni fa, testimoniando che l'uomo non era più nomade e viveva in comunità organizzate, coltivando cereali.

Nel IX secolo a.C., i popoli italici coltivavano prevalentemente farro e orzo, ma anche miglio e grano. I cereali venivano abbrustoliti prima della cottura per preservarne la conservazione. Nel 490 a.C., una grave carestia a Roma portò il Senato a istituire il primo calmiere, acquistando grano da distribuire al popolo.

Marco Terenzio Varrone, nel I secolo a.C., menziona le "Lixulae", una sorta di gnocchi di farina, acqua e formaggio, considerati cibo per poveri. Orazio Flacco descriveva la sua cena frugale con porri, ceci e "lagane", probabilmente fritte.

La Pasta nel Medioevo e nel Rinascimento

Nell'850 d.C., il Codex Diplomaticus Cavensis cita un certo "Nardus de Mari qui dicitur mackarone". Il geografo arabo Al-Idrisi descrive Trabia, in Sicilia, come un luogo di produzione di pasta a forma di fili, esportata in Calabria e nei paesi musulmani e cristiani.

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Nel XIV secolo, Donato Velluti parla di un "figliolo di una fornaia, ovvero lasagnaia". In Italia, i maccheroni si mangiavano con la forchetta, strumento sconosciuto in altre corti europee. Franco Sacchetti narra di un ghiottone capace di ingoiare cibi bollenti. Teofilo Folengo inventa la poesia maccheronica, mescolando latino e italiano.

Cristoforo Messisbugo, nel XVI secolo, cita "l'ingegno per li maccheroni", il torchio per fabbricare la pasta. Bartolomeo Scappi descrive la "gramola" per impastare. Giambattista Basile, nel XVII secolo, descrive le traversie di un personaggio che usciva "mbruodo de maccarune".

L'Età Moderna: La Pasta Diventa un Simbolo Nazionale

Nel XVII secolo, il conte Francesco de Lemene scrive un poemetto sulla nobiltà dei maccheroni. Il gesuita Francesco Maria Grimaldi descrive il glutine. A Napoli, la Corporazione dei Vermicellari diventa Corporazione di Maccaronari.

Nel XVIII secolo, Bartolomeo Beccari scrive un trattato sulle scienze e le arti. L'Enciclopédie di Diderot e D'Alembert descrive la lavorazione della pasta. William Short, incaricato da Thomas Jefferson, acquista a Napoli una macchina per la pasta.

Nel XIX secolo, Gilbert Joseph Gaspard conte de Chabrol de Volvic pubblica una statistica sulle fabbriche di pasta nel savonese. Ferdinando II di Borbone incarica Cesare Spadaccini di ideare un sistema di lavorazione più igienico. Ippolito Cavalcanti introduce il pomodoro nella ricetta della pasta. Francesco de Bourcard ricorda che "i maccheroni sono la forma onde lo straniero contrassegna la plebe napolitana".

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Il 7 settembre 1860, Giuseppe Garibaldi entra a Napoli, aprendo la strada all'unità d'Italia. A Parma, Pietro Barilla sr. apre una bottega per la vendita di pane e pasta fresca. La ditta Pattison costruisce a Napoli le prime presse idrauliche. Gustavo Strafforello traccia un quadro preciso della filiera della pasta in Liguria. Renato Rovetta constata la difficoltà di unire impastatrice e torchio in un unico processo continuo. Féréol Sandragné brevetta una macchina per la lavorazione continua della pasta.

Il XX Secolo: Tra Futurismo e Autarchia

Nel 1930, Filippo Tommaso Marinetti propone l'abolizione della pastasciutta nel Manifesto della Cucina Futurista, scatenando polemiche internazionali. La BBC manda in onda un cortometraggio sulla "raccolta primaverile degli spaghetti". Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrive i "monumentali pasticci" nel Gattopardo. La "Settimana Enigmistica" cita Aio Eolio, ideatore degli spaghetti.

Durante il ventennio fascista, Giuseppe Di Martino non volle trasformare i covoni di grano in fasci littori, ma dovette rendere l’immagine femminile del logo più bionda ed “ariana”. Durante il periodo bellico, molti pastifici subirono pesanti contraccolpi. Castellammare Di Stabia era un cantiere navale militare e Gragnano divenne un luogo strategico per gli approvvigionamenti. I bombardamenti, purtroppo, non risparmiarono il Pastificio Di Martino, mentre le truppe tedesche lo razziarono per non lasciare nulla agli Alleati. Così, per una settimana, la famiglia Di Martino fu costretta a recuperare i pezzi di pasta incastrati fra le travi dei pavimenti pur di sfamarsi.

La Pasta Oggi: Tradizione e Innovazione

Oggi, la pasta è un elemento imprescindibile della dieta italiana e un simbolo di convivialità e tradizione. Numerose aziende, come Rustichella d'Abruzzo, portano avanti la tradizione artigianale, utilizzando trafile in bronzo ed essiccazione lenta per garantire la qualità del prodotto.

Rustichella d'Abruzzo, con sede a Penne, in Abruzzo, nasce dall'intuizione di Piero Peduzzi, che nel 1981 trasforma il Pastificio Sergiacomo. Peduzzi fu lungimirante nel capire che le cose di una volta, riproposte nel giusto modo, avrebbero acquisito nel tempo il simbolo di qualità e genuinità. L'azienda si distingue per la produzione di pasta integrale trafilata in bronzo e confezionata in kraft pack.

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La famiglia Sergiacomo, originaria dell'area vestina, nell'entroterra pescarese, fonda nel 1924 un pastificio a Penne. Gaetano Sergiacomo, figlio di mugnai, vuole per la sua pasta un grano che "parli abruzzese". Nel 1991, Piero Peduzzi lascia una grande eredità fatta di passioni, visioni e innovazione. I figli mantengono fede a quanto da lui insegnato e concentrano le loro energie per proseguire la sua visione continuando a garantire all’azienda l’immagine di artigianalità, qualità ed eccellenza.

Nel 2001, Rustichella d’Abruzzo si costituisce come S.p.A. Inizia il periodo dell'innovazione per l'azienda senza mai abbandonare il processo artigianale nella pastificazione. Ancora oggi la pasta viene prodotta con trafila in bronzo, essiccazione lenta e a bassa temperatura e confezionata nell'inconfondibile sacchetto di carta.

Dal 2020 Rustichella d'Abruzzo inaugura un nuovo impianto per la produzione di pasta all'uovo e formati giganti. Un impianto innovativo 4.0 che conserva le caratteristiche della produzione artigianale secondo il metodo Sergiacomo, la tecnologia ci permette di controllare le fasi produttive ottenendo un alto standard qualitativo. Lo stabilimento si dota di un impianto fotovoltaico utile ad assorbire tutta l'energia necessaria per la produzione.

Spaghetti alla Nerano: Un Esempio di Eccellenza Culinaria

Tra le numerose ricette che celebrano la pasta, gli spaghetti alla Nerano rappresentano un esempio di eccellenza culinaria. Originari della frazione di Marina del Cantone, nel comune di Nerano, sulla Costiera Amalfitana, questi spaghetti sono caratterizzati da un condimento a base di zucchine fritte e provolone del Monaco.

La preparazione degli spaghetti alla Nerano richiede cura e attenzione. Le zucchine, tagliate a rondelle sottili, vengono fritte in olio d'oliva e asciugate su carta assorbente. L'aglio viene soffritto in padella e rimosso. Gli spaghetti, cotti al dente, vengono mantecati in padella con le zucchine, aggiungendo acqua di cottura e provolone del Monaco grattugiato. Alcuni aggiungono anche parmigiano e basilico fresco.

La Pasta e l'Immaginario Collettivo

La pasta ha da sempre un ruolo centrale nell'immaginario collettivo italiano. Camillo Benso conte di Cavour, nel 1860, utilizzava la metafora dei "maccheroni cotti" per riferirsi all'unificazione italiana. Franco La Cecla sottolinea come l'unificazione abbia spinto il Nord ad appropriarsi della "coperta mediterranea" della pasta.

Durante l'emigrazione italiana, la pasta divenne un simbolo di identità per gli italiani all'estero, spesso oggetto di stereotipi e dileggio. Nonostante ciò, la pasta ha contribuito a creare un senso di comunità e appartenenza tra gli emigrati.

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