Lo Spuntino Italiano Prima di Pranzo: Tradizioni, Tendenze e Sapori

Lo spuntino italiano prima di pranzo è una tradizione radicata nella cultura del Bel Paese, un momento di pausa e di piacere che si declina in molteplici forme e sapori. Questo articolo esplora le origini, l'evoluzione e le diverse interpretazioni di questo rituale, analizzando come si è trasformato nel tempo e come continua a essere un elemento distintivo dello stile di vita italiano.

L'Importanza dello Spuntino nella Dieta Mediterranea

Il momento della “merenda” è una prerogativa tipica dell’alimentazione dei Paesi mediterranei, Italia in testa. Infatti nel nostro Paese la merenda è oggi considerata - a tutti gli effetti - un pasto, seppur di piccole dimensioni rispetto ai due principali. Distribuire l’alimentazione quotidiana in un certo numero di pasti è consigliabile per il benessere generale dell’organismo. Chi consuma la stessa dieta ma distribuita su cinque pasti, finisce per avere livelli minori di colesterolo nel sangue, una glicemia e un’insulinemia più basse, una migliore tolleranza al glucosio, minore peso corporeo e minore adiposità, quindi minore rischio di malattie cardiovascolari e di diabete. Va sottolineato come lo spuntino di metà mattina non debba essere eccessivo al fine di evitare di arrivare al pranzo con poco appetito, ma sia comunque utile per un miglior rendimento nelle ultime ore della mattinata.

Radici Storiche e Significato Culturale

Ragionando sull’etimologia del termine “merenda” (dal latino “merere”, che significa “meritare”) si comprende facilmente che in principio questo spuntino non occupava uno spazio consolidato, come il pranzo e la cena, nel piano dei pasti giornalieri. “Merenda è qualcosa che si è meritato… qualcosa che vale come ricompensa per un compito fatto, per una fatica che si è sopportata. La merenda è quindi una gratificazione funzionale, con un’alta carica di utilità per chi la consuma, data in premio per aver svolto qualcosa.

Nonni e Nipoti: Un Legame Speciale Attraverso la Merenda

Ci sono legami che resistono al tempo, che diventano radici e ali insieme. Quello tra nonni e nipoti è uno di questi: fatto di complicità, di piccoli rituali quotidiani, di insegnamenti che non si trovano sui libri ma nelle parole sussurrate durante una passeggiata, in un gioco improvvisato o davanti a una merenda preparata con cura. È un rapporto che intreccia affetto e responsabilità, e che ancora oggi continua a rappresentare un pilastro per le famiglie italiane.

Secondo l’indagine Nonni e nipoti a merenda, commissionata da Unione Italiana Food ad AstraRicerche, i nonni italiani non solo sono figure centrali nella crescita dei nipoti, ma dedicano loro gran parte del proprio tempo. Tre nonni su dieci trascorrono con i nipoti più di tre ore al giorno, mentre un ulteriore 23% condivide con loro almeno una o due ore quotidiane. Ore preziose, che trovano nel pomeriggio - e nella merenda in particolare - uno dei momenti più significativi.

Leggi anche: Tradizioni Gastronomiche di Sanremo

Il pomeriggio dei nonni e dei nipoti è scandito da gesti semplici ma fondamentali. Giocare insieme è l’attività più diffusa, scelta dal 63% dei nonni, ma quasi la metà preferisce anche portarli al parco o all’aria aperta. Non manca l’aspetto educativo: oltre un terzo segue i nipoti nei compiti e quasi tre su dieci li accompagnano nelle attività extrascolastiche. È un tempo che non si misura solo in minuti, ma nella qualità della presenza: un equilibrio raro, capace di rendere il nonno al tempo stesso educatore, compagno di svago e guida silenziosa.

La merenda, in questo quadro, assume un significato che va oltre la nutrizione. Sei nonni su dieci la considerano un’occasione speciale per rafforzare il legame affettivo, mentre quasi la metà sottolinea il suo valore come spazio di dialogo. Un biscotto o una spremuta, quindi, diventano strumenti per raccontarsi, ascoltarsi e creare ricordi che dureranno per sempre.

Le preferenze raccontano bene la doppia prospettiva di nonni e nipoti. I bambini prediligono succhi, frutta fresca, yogurt e dolci fatti in casa, ma non disdegnano biscotti e merendine confezionate, soprattutto se farcite o a base di pan di spagna. I nonni, invece, si orientano più spesso verso la frutta, lo yogurt e le spremute, con una predilezione per merendine semplici o di pasta sfoglia. È una differenza di gusti che riflette generazioni diverse, ma che spesso trova una mediazione nella scelta condivisa: oltre la metà dei nonni dichiara infatti che la merenda è decisa insieme ai nipoti, un gesto che diventa esercizio di rispetto reciproco.

Il confronto con il passato illumina ancor di più questa evoluzione. Quando erano bambini, i nonni di oggi ricordano una merenda molto diversa, più salata che dolce: pane e olio, pane e pomodoro, dolci casalinghi, frutta fresca. Un rituale vissuto prevalentemente in casa, spesso insieme ai propri genitori, e che solo in misura minore coinvolgeva i nonni di allora. Lo spuntino di oggi, invece, è più vario e ricco di possibilità: non solo perché l’offerta alimentare è cresciuta, ma anche perché è cambiato il modo di viverlo.

A guardare bene, ciò che rimane immutato non è tanto il contenuto del piatto quanto il suo significato. La merenda, ieri come oggi, rappresenta un gesto d’amore: che sia pane e olio o uno yogurt alla frutta, è l’intenzione a fare la differenza. Per questo quasi tutti i nonni intervistati - il 96% - riconoscono nello spuntino pomeridiano l’opportunità di trasmettere valori oltre che nutrimento: rispetto, condivisione, educazione. In quelle ore, intorno a un tavolo o in un parco, si consolidano legami che diventano fondamenta. Nonni e nipoti, dunque, si incontrano in un terreno che unisce passato e presente: le mani esperte che affettano la frutta e gli occhi curiosi che aspettano il loro dolce preferito. È lì che si coltiva una memoria comune, fatta di piccole abitudini e di grandi insegnamenti.

Leggi anche: Yogurt e frutta per la salute

L'Evoluzione dello Spuntino: Dal Salato al Dolce

Quando erano bambini, i nonni di oggi ricordano una merenda molto diversa, più salata che dolce: pane e olio, pane e pomodoro, dolci casalinghi, frutta fresca. Lo spuntino di oggi, invece, è più vario e ricco di possibilità: non solo perché l’offerta alimentare è cresciuta, ma anche perché è cambiato il modo di viverlo.

Il Mercato delle Merendine in Italia

Come la merenda anche le merendine sono un alimento tipico, quasi esclusivo, del mercato italiano. Figlie legittime della tradizione dolciaria di casa nostra, in nessun altro Paese europeo esistono prodotti definiti con questo nome. Quando traduciamo in un’altra lingua questo termine, dobbiamo, infatti, per forza, ricorrere ad un’intera frase per spiegare di cosa si tratta: “piccoli prodotti dolci da forno monoporzione”. Ne esistono tre diverse tipologie, che riprendono appunto ricette e ingredienti dai tipici dolci che facevano le nostre nonne: pasta sfoglia, base pandispagna, base pastafrolla. Secondo una ricerca Doxa - Aidepi nel nostro Paese il 38% degli italiani sono consumatori di merendine e lo fanno in media due volte a settimana. Gli “habitue” di questo prodotto soprattutto under 35 (il 59%) che alla merendina non sanno proprio rinunciare. Le merendine più amate dagli adulti sono le stesse che mangiavano da piccoli, a confermare un forte legame emozionale verso il prodotto: in testa quella tipo brioche seguita da quella a base di pasta frolla, tipo plumcake e a base di pan di spagna.

Lo Spuntino Salato: Il Tramezzino e le sue Origini

C’è chi mangia solo quelli con l’uovo, chi invece "tonno e pomodoro per la vita” tutti però, almeno una volta, hanno risposto ad un improvviso attacco di fame addentando un sandwich. L’inventore, si racconta, fu John Montagu, IV conte di Sandwich, nato esattamente 300 anni fa il 3 novembre 1718 nell omonima cittadina del Kent, in Gran Bretagna. Ammiraglio e diplomatico, dopo aver studiato all’Eton College e al Trinity College di Cambridge si insediò alla Camera dei Lord. Nel corso della sua carriera fu sospettato anche di corruzione e la sua morale privata dette scandalo. Ma a trasformare in italiano il sandwich in tramezzino fu, a quanto risulta, Gabriele D’annunzio. Il poeta, che spesso mise il suo estro al servizio della pubblicità - suo il nome de La Rinascente, dell’Amaro Montenegro, dei biscotti Saiwa - pensò il sandwich come un “tra mezzo”, momento a metà strada tra la colazione e il pranzo per consumare uno spuntino. La paternità del primo tramezzino italiano è invece attribuita ad un famoso e antico caffè di piazza Castello a Torino. Il caffè Mulassano nel 1925 iniziò a servire ai suoi clienti una versione italiana del tea sandwich inglese, leggermente piu grande, sempre triangolare e fatto di due fette di pancarrè farcite e senza crosta. In anni più recenti, una decina circa, accanto al tradizionale tramezzino sempre più ricco di ripieni, si è fatto largo il trapizzino, inventato da Stefano Callegari a Testaccio (marchio registrato): un incrocio tra pizza e tramezzino, caldo e in cartoccio da street food. Successo assicurato: sei negozi a Roma, poi Firenze, Milano e ora anche New York. L’11 maggio è la giornata internazionale del tramezzino, il classico re degli apertivi italiani. La storia del tramezzino che si celebra l’11 Maggio, ha origini lontane, e come ogni tradizione che si rispetti, la sua storia è avvolta nella leggenda. Pare che a dare vita a questo delizioso paninetto farcito sia stato nel 1700 John Montagu, quarto duca di Sandwich. Secondo una leggenda, il duca di Sandwich infatti era talmente appassionato del gioco d’azzardo da non voler abbandonare il tavolo nemmeno per pranzare. Per questo motivo si faceva servire delle fette di pane alternate da fette di arrosto freddo direttamente al tavolo da gioco. Questa pratica diventò per il duca una consuetudine, tanto che i suoi compagni al tavolo da gioco chiedevano di avere “lo stesso di Sandwich”. Oggi, il tramezzino è il re indiscusso di ogni aperitivo, soprattutto nel Veneto, dove viene preparato in moltissime versioni. Di tramezzini i veneziani se ne intendono: anche se il primo tramezzino della storia è apparso nel 1925 in un bar di Torino, è nei locali storici di Venezia e Mestre a partire dagli anni Cinquanta che questo delizioso spuntino ha acquisito fama internazionale grazie alla sua caratteristica forma a sorriso, gonfia, panciuta e stracolma di ripieno. Io durante una vacanza nel lontano 2009 a Meste ne ho fatto incetta dei tramezzini panciuti!!! L’orgoglio dei veneziani per questa prelibatezza è tale che si litigano con i mestrini il primato di averlo inventato. Potete mettere tutto ciò che preferite: salumi e formaggi, verdure e salse e chi più ne metta, ce n’è per tutti i gusti!

Lo Spuntino in Valtellina: Un Viaggio tra Tradizione e Innovazione

Un territorio unico al mondo, fatto di bellezze naturali e artistiche, borghi storici e panorami mozzafiato che la rendono tra le aree geografiche più affascinanti del nostro Paese, nonché meta turistica gettonata ormai da diversi anni. Ma non solo, la Valtellina è anche culla di una tradizione gastronomica ultrasecolare, le cui radici sono da ricercare nella memoria più lontana. Uno scrigno di abitudini conviviali legate alla vita di montagna ancora tutte da scoprire che rispondono alla passione degli italiani per i cibi della tradizione con una storia da raccontare. La riscoperta di prodotti antichi e delle cucine tradizionali come espressione dei valori di un tempo oggi è un vero e proprio trend e il motivo è semplice: per 1 italiano su 2 (48%) la cucina tipica locale esprime la vera identità dei luoghi in cui è nata. Un altro fattore di attrazione è la varietà territoriale ed enogastronomica del nostro Paese: per 4 italiani su 10 (38%) la cucina locale è sempre diversa, a seconda della cultura e della tradizione del territorio e per il 33% parla di autenticità, in quanto specchio della memoria locale. Lo rivela la ricerca “Bresaola della Valtellina IGP, la vera icona del territorio tra tradizione e innovazione”, commissionata alla Doxa dal Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina per lanciare la seconda edizione di “Destinazione Bresaola”. Per gli italiani il desiderio di scoprire i piatti della memoria locale cresce, ed è ancor più forte in vacanza. Ma quando sono fuori dalla propria zona di residenza, in che modo amano gustare la cucina di territorio? Se da un lato i boomer, tra i 55 e i 74 anni, si rivelano dei “conservatori” preferendo un pasto completo da consumare seduti a tavola (60%), sono i Millennials a dettare le nuove regole “progressiste”: per 3 italiani su 10 (soprattutto nella fascia 18-34 anni) la cucina tipica locale si degusta alternando un pasto completo con tanti spuntini tipici a base di finger food in movimento. Non solo, il 15% sostituisce direttamente i pasti con tanti break nel corso della giornata. In merito al luogo ideale per concedersi uno spuntino in vacanza, per 1 italiano su 2 coincide con l’immersione nella natura oppure con la contemplazione di un monumento o una bellezza architettonica, contro il 23% che preferisce il momento della passeggiata. Ma la domanda viene da sé: spuntino dolce o salato? Dopo il successo della prima edizione, che ha registrato oltre 100mila condivisioni sui social da parte dei turisti geolocalizzati in Valtellina nei mesi estivi e la distribuzione in circa 40 touchpoint turistici locali della Guida Pocket, per la nuova edizione il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina ha assoldato una squadra di tre Chef del territorio per recuperare una selezione di tre piatti autentici della memoria valtellinese e interpretarli in spuntini fusion in versione “on the go”, senza snaturarne l’identità tradizionale: Mattia Giacomelli (Il Locale) da Chiavenna con il suo “Strisciatt”, un roll di Bresaola della Valtellina in tempura; Tommaso Bonseri Capitani (Sunny Valley) da S. Caterina Valfurva con il “Crap Télin”, Bresaola della Valtellina in craquelin agrodolce; Ivan Sutti (Eden) da Cosio Valtellino con “Valtellina 2022”, pizza gourmet con Bresaola della Valtellina (per il dettaglio della ricetta e degli chef, vd. Focus 2). Compagna immancabile d’avventura, ovviamente lei, la Bresaola della Valtellina IGP, in abbinamento agli altri prodotti del territorio. Per tutto il mese di luglio in Valtellina, gli spuntini saranno proposti da un gruppo selezionato di bistrot, vinerie e ristoranti in un pack personalizzato insieme a delle card da collezione. Oggi sappiamo che i Millennials amano destrutturare il pasto mangiando street food e spuntini salati all’aria aperta nel corso della giornata, passeggiando al parco, in movimento e senza l’utilizzo di un tavolo e una sedia. Sappiamo anche che amano lo street food e per loro è sinonimo di condivisione. Cosa c’entra la Valtellina? C’è un trait d’union con la tradizione dei pasti nella valle, tanto da poter quasi sostenere che i valtellinesi sono stati tra gli antesignani dello street food in compagnia, anche se in maniera del tutto inconsapevole. Basta fare un passo indietro di appena qualche secolo e partire da una premessa. Proprio la collocazione geografica e la connotazione di una popolazione transumante, la mancanza di fenomeni immigratori notevoli ed un lungo perdurare di situazioni d’indigenza hanno costretto gli abitanti ad un consumo di prodotti “poveri” che ancora oggi rappresentano un tratto distintivo della cucina tipica valtellinese. Questa condizione di apparente “isolamento” ha costretto la comunità a condividere quelle poche risorse che la terra concedeva, rappresentando, per certi versi, l’archetipo del principio attuale di “sharing” (vd. “Proprio perché l’alimentazione era semplice e frugale, i pasti erano suddivisi in tanti spuntini da consumare prevalentemente durante le attività quotidiane, il pascolo e il lavoro sui campi - afferma Rossana Pelliccioni, storica dell’arte valtellinese - e visto che le case erano disadorne e sprovviste anche di tavoli, la comunità era solita riunirsi in momenti conviviali simili a quelli che oggi conosciamo come aperitivi, nei crotti, soprattutto in estate e al tramonto, portando fagottini e fazzoletti con vino, bresaola, verdure, pane. E ancora, val la pena ricordare una vecchia tradizione, quella del poscéna, una festa tra vicini di casa che avveniva nel dopocena. Ogni partecipante portava un contributo: burro, farina da polenta, formaggio, bresaola e l’ultimo spuntino della giornata diventava una festa accompagnata da organetto e canti”. Le tradizioni valtellinesi legate alle abitudini gastronomiche, alla condivisione e alla convivialità dei pasti sono un mondo a sé. “La cucina valtellinese è, per lo più, una cucin fatta ‘di niente con niente’, ma è sorprendente scoprire come, in queste condizioni, si sia riusciti a creare con ingegnosità una varietà di piatti oggi molto amati in Italia e non solo”, conclude l’esperta. “Anche quest’anno torniamo a omaggiare il nostro territorio di cui la Bresaola della Valtellina IGP è diretta espressione - afferma Franco Moro, Presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina - un mix di natura, storia, cultura e tradizione che definisce l’identità locale e che vive nel nostro salume tipico. Il legame con il territorio è quello che il Consorzio sta celebrando, costruendo e raccontando da tanti anni e coincide con la missione dell’IGP. La vera novità è che abbiamo dato vita a un’attivazione pragmatica sul territorio, i turisti avranno modo di gustare gli spuntini ideati dagli Chef, in vendita presso una rete di partner tra ristoratori, bistrot ed enoteche. Ogni spuntino sarà personalizzato grazie a un pack e una card con l’immagine della campagna e la call to action a condividere sui social la propria esperienza di bresaola e territorio. Ed è la prima volta in assoluto che lo facciamo, certi che desterà interesse. Come dimostra questa ricerca, ogni territorio è infatti non solo un’esperienza estetica ma è anche testimone di memoria, tradizioni, legami con la storia e le caratteristiche di un popolo. Caratteristiche che oggi sono un valore aggiunto per i turisti. La Valtellina e la Bresaola della Valtellina IGP hanno ancora molto da raccontare”. La zona tipica di produzione di questo salume è il territorio della Provincia di Sondrio. L’aria fresca e pulita che discende dal cuore delle Alpi e assume d’estate i profumi dei fiori e delle erbe aromatiche degli alpeggi si incontra nel fondovalle con la mite Breva, la tipica brezza che risale dal Lario (Lago di Como), generando un clima ideale per la graduale stagionatura della Bresaola, ottenendo un prodotto conservabile anche mediante una salatura contenuta e perciò morbido e moderatamente sapido, il cui gusto unico lo rende versatile e adatto a tante diverse preparazioni, e le cui caratteristiche nutrizionali lo rendono adatto all’interno di un regime alimentare di chiama la forma e lo sport.

L'Aperitivo: Un'Evoluzione dello Spuntino

Ma non solo. È un rito, una tradizione, un momento per stare insieme, un antistress garantito. Insomma, l’aperitivo all’italiana è davvero uno dei momenti più belli della giornata, non trovi? Dobbiamo l’invenzione di questo “delizioso” rito agli antichi greci: nel IV secolo a.C, infatti, il medico Ippocrate scoprì che, per aiutare chi soffriva di inappetenza (problema che, probabilmente, un vero buongustaio come te non ha mai sperimentato) era sufficiente qualche bicchiere di una bevanda dal sapore amaro, a base di vino bianco, ruta, assenzio e fiori di dittamo. L’effetto dell’aperitivo (dal latino “aperitivus”, cioè “che apre”) è proprio quello di stimolare l’appetito prima di un pasto più sostanzioso: il segreto sta proprio nel sapore amarognolo delle bevande che stimola le papille e, in pratica, ci “apre lo stomaco” facendoci venire quel languorino tipico pre-cena. Siamo a Torino, nel 1786: Antonio Benedetto Carpano nella sua bottega di liquori ha l’intuizione che darà la svolta a tutte le nostre bevute. Sperimentando, crea una bevanda amara e il successo è tale da trasformare quel “bicchierino prima di mettersi a tavola” nel rito di Corte più amato. In tutti i caffè della città l’aperitivo diventa subito richiestissimo e, spesso, viene accompagnato da stuzzichini a base di formaggi e salumi.

Leggi anche: Quanta frutta secca?

Consigli per un Aperitivo Perfetto

Anche la giornata più pesante può essere alleggerita da un aperitivo in compagnia. Per prima cosa, assicurati di avere i calici giusti: niente panico, non devi per forza riempire la casa di cristalleria. La gestione dello spazio, soprattutto se hai molti amici con cui brindare, è fondamentale: dovresti sempre allestire un tavolo (anche piccolo) o uno spazio per appoggiare bicchieri e canapé anche durante uno “stand up party”. Proprio a proposito di tovaglioli: non possono mai mancare e allo stesso tempo non sono un sostituto dei piattini. Molti finger food o stuzzichini tipici dell’aperitivo si gustano meglio con un piatto, quindi assicurati di metterli a disposizione. Sappiamo a cosa stai pensando: magari non hai voglia di lavare decine di piattini e ciotoline a fine serata, ma non preoccuparti! Sicuramente è importante tenere in conto le esigenze alimentari di tutti: assicurati che, per esempio, per i vegetariani ci sia un tagliere di verdure grigliate, formaggi e cruditè.

L'Aperitivo nel Mondo

Restiamo in Europa per scoprire una tradizione molto simile a quella dell’aperitivo all’italiana: le tapas spagnole sono uno spuntino sfizioso da accompagnare a un “vino tinto” prima di cena (anche perché, come forse sai, gli orari dei pasti iberici sono sempre un po’ “sfalsati” e lo stomaco potrebbe iniziare a brontolare). Le tapas sono nate nelle osterie, come suggerisce il nome stesso, per “tappare” le brocche di vino e impedire che entrassero polvere e moscerini: si usava infatti coprire la brocca con una fetta di pane e prosciutto o formaggio. Voliamo negli USA: l’happy hour, che è diventano un mito nell’Italia degli anni ‘90, ha origini ben diverse da quello che puoi immaginare e, soprattutto, non ha molto a che fare con i canapè. Siamo ai primi del Novecento, in pieno Proibizionismo: gli amanti dei cin cin prima dei pasti, che al ristorante di certo non avrebbero trovato dell’alcol, si rifugiavano negli speakeasy a sorseggiare un bicchiere a ritmo di jazz prima di tornare alla solita routine.

Alternative allo Spuntino Tradizionale

4 italiani adulti su 10 saltano la merenda - Un campanello d’allarme arriva da una recente ricerca Doxa - Aidepi che ha evidenziato come oggi 4 italiani (adulti) su 10 saltino la merenda (sia lo spuntino di metà mattino che quello di metà pomeriggio). Va detto che tra quelli che la fanno, pari a circa 30 milioni di persone, quasi la metà sceglie sempre e solo il dolce che è connaturato nella nostra percezione di gratificazione.

tags: #spuntino #prima #di #pranzo