Ruben Bondì, uno degli chef-influencer più apprezzati della capitale, svela i segreti e gli indirizzi imperdibili per assaporare l'autentica cucina ebraica romana, una tradizione millenaria che ha plasmato alcuni dei piatti più iconici dell'Urbe. In questa "guida" esclusiva per BBC, Bondì ci accompagna alla scoperta di sapori, storie e luoghi che celebrano la resilienza e la creatività di una comunità radicata nel cuore di Roma.
La Cucina Ebraica Romana: Un Tesoro Gastronomico Nascosto
A pochi passi dal Vaticano e dal Colosseo, si cela un angolo di Roma che custodisce un patrimonio gastronomico spesso dimenticato, ma dalle radici profonde quanto la città stessa: la cucina ebraica romana. Un viaggio attraverso i sapori, le storie e le tradizioni che si intrecciano tra i vicoli del Ghetto, dove il cibo non è solo nutrimento, ma una vera e propria testimonianza di resilienza e creatività, forgiata da secoli di storia.
Ruben Bondì, chef e influencer romano che da anni documenta la cucina ebraica attraverso i suoi video, definisce la cucina ebraico-romanesca non solo un sottoinsieme della gastronomia capitolina, ma la vera essenza di Roma. "La cucina ebraica è la vera cucina romana," afferma Bondì ai microfoni di BBC. "La nostra cucina è povera, ma incredibilmente saporita."
L'Eredità Sefardita e l'Adattamento Culinario
La tradizione culinaria ebraica romana, sviluppatasi nel corso dei secoli e arricchita dalle influenze delle migrazioni sefardite tra il XV e il XVI secolo, è un perfetto esempio di come il ricettario locale possa evolversi in risposta a contesti storici difficili. I piatti ebraico-romani, spesso fritti, si caratterizzano per l'utilizzo di ingredienti ricorrenti come mandorle, carciofi, pesce sotto sale, acciughe e sardine. Questi ingredienti raccontano una storia di creatività culinaria nata dalla necessità, come la famosa carciofo alla giudia o il brodo di pesce, una preparazione nata dall'impossibilità di acquistare pesci pregiati, ma che trova nel più semplice delle sardine il suo cuore saporito.
Il Ghetto di Roma, oggi un quartiere vivace e pittoresco, è la culla di questo tesoro gastronomico. Tra vicoli acciottolati, negozi di prodotti tipici e ristoranti storici, si nascondono i segreti della cucina ebraica romana.
Leggi anche: Come preparare la Torta di Mele Ruben
Gli Indirizzi Consigliati da Ruben Bondì per un'Esperienza Autentica
Ecco i consigli di Ruben Bondì per immergersi nei sapori autentici di questa tradizione culinaria, che rappresenta il cuore stesso di Roma:
- Ba'Ghetto: Situato nel cuore del Ghetto, Ba'Ghetto è un ristorante che fonde la tradizione giudaico-romanesca con influenze mediorientali e israeliane. "Ogni piatto è un incontro di culture," afferma Bondì. Qui, oltre ai piatti tipici come i carciofi alla giudia, è possibile assaporare hummus, falafel, couscous e baklava, ma anche varianti kosher di piatti tipici romani come la carbonara e l'amatriciana. Da non perdere durante la stagione dei carciofi (da novembre a maggio).
- Rosetteria Renato al Ghetto: Perfetta per un pasto veloce ma ricco di sapore. La celebre rosetta, morbida all'interno e croccante all'esterno, è farcita con una varietà di ripieni che raccontano la tradizione ebraica romana, dallo stufato di manzo al carciofo alla giudia, fino a una versione inedita con cioccolato e salsa di soia.
- BellaCarne: Il ristorante ideale per gli amanti della carne. Dalle costolette di agnello grigliate al brasato di manzo, c'è solo l'imbarazzo della scelta. "La carne è una parte fondamentale della nostra tradizione gastronomica," dice Bondì, che consiglia anche la crostata vegana preparata con pasta di mandorle e ciliegie, un dolce che fa da perfetto contrappunto alla ricchezza dei piatti principali.
- Calasino Osteria Kosher: Un'esperienza casereccia in un'atmosfera accogliente. Il menù ripropone piatti della tradizione familiare, ricette tramandate da generazioni. I piatti della nonna Letizia, come il baccalà con pomodori, pinoli e uvetta, sono una vera delizia, ma è il roast che ruberà il vostro cuore.
- Il Giardino Romano: Una fusione interessante della cucina ebraica romana con piatti più orientati verso un'alimentazione vegetale. Situato nel cuore del Ghetto, questo ristorante non segue strettamente le regole kosher, ma sa come trattare con rispetto gli ingredienti tipici della cucina romana. Qui il carciofo è il protagonista indiscusso, e lo troverete in piatti come i fettuccine alle vongole o la cacio e pepe, ma anche in dessert insoliti come la crostata di ricotta e carciofi.
Ruben Bondì: Da "Aò, che te voi magnà?" al Successo Nazionale
La frase tormentone "Aò, che te voi magnà?" ha reso popolare in tutta Italia lo chef romano Ruben Bondì, classe 1997, creatore del format "Cucina con Ruben" che spopola sui social network. Dal terrazzo di casa, Bondì cucina ogni giorno piatti della tradizione giudaico-romanesca e altre pietanze in cui è esperto, ispirato anche dalle richieste dei suoi vicini.
Un format nato durante la pandemia che ha dato il via a numerosi progetti, tra cui un libro edito da Cairo, in cui l'autore sottolinea l'influenza della sua identità e retaggio nel percorso intrapreso: "Siamo una famiglia molto unita e, di solito, i nostri incontri ruotano sempre attorno al cibo; come in ogni famiglia ebraica che si rispetti". Il libro, presentato presso le Industrie Fluviali - Ecosistema Cultura, su iniziativa del Centro di Cultura Ebraica della Comunità di Roma, si rivolge a un pubblico ampio e racconta la storia di Bondì, i suoi sogni e i suoi progetti futuri.
La Passione per la Cucina e l'Ascesa sui Social Media
La passione per la cucina è sbocciata all'età di 15 anni, portando Bondì a distinguersi per il suo talento ai fornelli in Italia e all'estero. Durante la quarantena a Roma, la sua vita ha preso una svolta con la decisione di "cucinare sul balcone di casa con un fornelletto da campeggio, filmando tutto e pubblicandolo sui social", dove oggi conta centinaia di migliaia di follower.
Romano doc e con un amore spassionato per la scorza di limone, Bondì ha trasformato il suo balcone nel cuore di Monteverde nel più famoso d'Italia, deliziando i palati del suo vicinato e di alcune guest star del mondo dello spettacolo. Il suo segreto? La genuinità e il restare sempre con i piedi per terra nonostante la fama. Il suo punto forte? La sua cucina che mette al centro i prodotti cult della tradizione romana e soprattutto giudaico-romanesca, la grande eredità che Ruben ha preso dalle sue nonne.
Leggi anche: Ruben Bondì: un talento italiano in cucina
L'Influenza delle Nonne e l'Identità Culinaria
"Davvero tanto, entrambe le mie nonne cucinano molto bene. In generale, a casa mia si è sempre mangiato bene e tanto. Ma soprattutto c'è sempre stata l'idea di ritrovarsi tutti assieme per mangiare," racconta Bondì. "Io ho scelto di intraprendere questo percorso senza tradire i miei gusti e la mia identità. Non lavoro di sabato e cucino sempre e solo quello che mi piace. Non sono i followers che mi cambiano, anzi io sono sempre molto autocritico con me stesso. Ogni volta che vedo uno chef di ristorante mi inchino, quello è un lavoro molto più faticoso del mio. Non mi piace trarre vantaggio da quello che non posso fare."
La cucina di Bondì ha un'identità ben precisa perché rispetta la tradizione culinaria giudaico-romanesca e quello che ama fare. "La mia è una cucina essenzialmente semplice ma con un tocco innovativo che rende il classico mai noioso. Per quanto riguarda i social particolarmente, metto al centro i prodotti del Lazio, attraverso anche il mio personaggio 'molto romano'. Sono sempre piatti della cucina romana e italiana, non faccio mai cose troppo particolari, giusto una volta ho fatto la Hraimi o la Cheesecake!"
Progetti Futuri e Aspirazioni
Alla domanda su come si vede tra qualche anno, Bondì risponde: "Questa domanda me la fanno in molti, eppure io non so cosa rispondere. In questo momento dedico davvero molto tempo ai social, anche se non è l'unica cosa che faccio. Oggi, se vuoi trarre riscontro dai social è importante dedicarci molto del tuo tempo. Non lo so dove mi vedo tra qualche anno, non perché io non abbia un obiettivo ma perché il successo sui social è stato talmente inaspettato, che mi ha portato a vivere molto il momento."
Il Percorso Professionale di Ruben Bondì
Ruben Bondì nasce a Roma il 2 luglio 1997. Frequenta l'Istituto Alberghiero Vincenzo Gioberti. Eredita la passione per il mondo della cucina da sua nonna ed è specializzato nella cucina kosher e giudaico romanesca. Durante gli studi, diventa stagista dell'Osteria le Coq dello chef stellato Roberto Franzin, dell'Osteria140 e del ristorante stellato Il Pagliaccio.
Partecipa alla trasmissione Detto Fatto di Caterina Balivo su Rai 2, dove propone la sua cucina semplice sul balcone. Durante la quarantena, lo chef si fa conoscere perché sfida la sorellina a chi riesce ad avere più follower. Cucina sul balcone con una padella e un fornelletto da campeggio, chiedendo ai vicini cosa vogliono e poi realizzandolo. Questa sua idea è trasportata in TV su Food Network con un programma ad hoc chiamato Cucina in balcone con Ruben, che va in onda da novembre 2023.
Leggi anche: Primo piatto veloce e gustoso
Bondì è stato anche al Festival di Sanremo 2025, aprendo Damme da Magnà, un chiosco di street food ispirato alla canzone in gara di Tony Effe. Inoltre, dal 23 febbraio, è andato in onda su Food Network Cucina a Sanremo con Ruben, un format ambientato a Casa Sorrisi, presso l'Hotel Miramare, portando in TV i sapori genuini e autentici della Liguria.
Il collega a cui si ispira è Bruno Barbieri, mentre il primo libro di cucina che ha letto è di Alessandro Borghese. Ruben Bondì è apparso anche nella serie su Netflix su Ilary Blasi, intitolata Ilary, nel ruolo di cuoco personale della conduttrice romana.
La vita privata e sentimentale di Ruben Bondì è avvolta dal mistero. Ha un profilo Instagram dove ci sono foto e video prettamente a tema culinario.
Cucina con Ruben: Il Libro che Celebra la Tradizione
Cucina con Ruben è il primo libro di Chef Ruben, un fenomeno dei social e tra i maggiori esperti di cucina kosher in Italia. "Quando la tradizione romana incontra quella giudaica, allora «quello che bolle in pentola» è tutt’altro che scontato!" si legge nella presentazione del libro. Dal carciofo alla giudia al baccalà in carrozza fino alla cheesecake al cocco, mango e lime, passando per la haraimi e per il risotto al burro acido, fondo di triglia e olive disidratate: una raccolta di gustose e originali ricette della sua tradizione familiare ebraico-romanesca, dei suoi viaggi in Medio Oriente e della sua esperienza come chef gourmet per stupirsi e stupire attraverso una fusione di gusti e culture che vi faranno scoprire usanze ricche di storia e profumi.
L'Arte di Trasformare la Tradizione in Innovazione
Prima di incontrare il mondo della cucina, Ruben Bondì sognava altre forme d'arte, come il disegno e la poesia. Materie che non hanno a che fare con il palato, ma che lo hanno portato, dopo una bocciatura al liceo scientifico, a scegliere l'indirizzo alberghiero, dove poi si è diplomato con il massimo dei voti. A 15 anni, attratto dal mondo dei fornelli, si è presentato allo chef che lavorava sotto casa con una richiesta strana: voleva imparare i trucchi del mestiere, fare pratica.
Oggi Ruben si occupa di cene private. "Sono uno chef a domicilio da quattro anni", racconta. "I clienti mi contattano, decidiamo un menù e poi vado a casa loro per cucinare. Mi piace stare a stretto contatto con i clienti, poter entrare un po' nella loro intimità. Dopo aver cucinato mi piace spiegare cosa troveranno nel piatto, chiacchierare e raccontare di me. Questo mi permette di stare a contatto con le persone."
Ruben Bondì ha collaborato con aziende quali Fondazione Barilla, Pomì, Weber, Philadelphia, Panasonic, Salmone Mowi e Kasanova. "Un anno e mezzo fa, di ritorno da un viaggio a Madrid, mi beccai il Covid. E dato che stavo ristrutturando casa, la quarantena la passai dai miei genitori. Il primo video è andato benissimo, quindi ha deciso di continuare." Così è nato il format Cucina con Ruben. "Penso alle ricette nel tempo libero e le segno. A realizzarne una impiego di solito dai 30 ai 60 minuti (dipende dalla tipologia), poi mi dedico al montaggio dei video su Instagram."
La Chiave del Successo: Genuinità e Convivialità
Ruben fa riferimento alla cucina delle nonne, quella giudaico-romanesca, ma rivisita e attualizza tutte le loro ricette. La sua passione per la scorza di limone è nota ormai a tutti, così come alcune espressioni da lui ultimate e diventate parte di quel lessico famigliare che è poi la rete.
"Non credo che le dinamiche siano cambiate. Le nonne hanno sempre cucinato e i nipoti hanno sempre imparato da loro guardandole. Semplicemente adesso lo notiamo di più, perché siamo esposti ai social," afferma Bondì. "Per aggiornare una cucina, infatti, devi conoscerla bene. Non si può partire dal moderno per poi scoprire la tradizione. Nel mio caso bene. Alla fine sono dieci anni che cucino per loro. Un tempo, erano proprio le mie cavie. Oggi, un po' meno. Guarda, io ho la nonna Emma che è molto brava, ma la nonna Mimmi che è completamente a un altro livello rispetto al nostro. Lei ha proprio inventato delle tecniche tutte sue."
"Innanzitutto, penso che le persone apprezzino il fatto che cucino in balcone utilizzando solo un fornelletto e un tagliere. Sporcando poco e impiegandoci dieci minuti, creo dei piatti semplici e buoni. Questa è una cosa che piace alla gente, perché non tutti hanno il tempo di trascorrere ore e ore in cucina. Poi c'è la questione della convivialità riscoperta. Quando ho cominciato a coinvolgere i passanti e i vicini di casa, domandando loro cosa volessero mangiare e scendendo poi in strada con il piatto finito, i feedback sono stati sorprendenti. Dopo due anni di Covid e di distanziamento, le persone desideravano questo incontro umano, oltre che culinario."
La Cucina Kosher: Oltre le Limitazioni
"In molti credono che la cucina Kosher sia limitativa, fatta di privazioni, ma si sbagliano," spiega Bondì. Il suo libro è diviso in tre parti: la prima, quella basica, la cucina tradizionale che va assolutamente conosciuta; la seconda, quella orientale e tripolina, che anche se non fa parte della sua famiglia, ormai fa parte della sua cultura; e la terza, quella gourmet, che dimostra come la cucina kosher possa essere innovativa e creativa.
"Io questo libro non l'ho scritto solo per farlo leggere alla gente, ma l'ho scritto anche per me stesso. Per rendere fiera la mia famiglia e me stesso. Io non sono mai contento e soddisfatto di ciò che faccio, sono sempre un po' irrequieto e agitato, mi manca sempre qualcosa. A volte è simbolo di ambizione, a volte invece è sintomo che te devi dà ‘na calmata. Ecco, il secondo, è il mio caso. In questo libro mi sono messo a nudo."