Lo Spuntino a Venaria Reale: Un Viaggio tra Storia, Sapori e Curiosità Torinesi

Torino, città ricca di storia, arte e tradizioni culinarie, offre un'esperienza unica ai suoi visitatori. Un viaggio alla scoperta di questa città affascinante non può prescindere da una sosta per gustare uno spuntino tipico, magari ripercorrendo le tappe storiche che hanno reso celebri alcuni dei suoi locali più iconici e le sue specialità gastronomiche.

Il Caffè Mulassano: Un'Istituzione Torinese

La storia del caffè Mulassano affonda le sue radici nella seconda metà dell'Ottocento, quando una bottiglieria aprì i battenti in via Nizza 3. I proprietari, provenienti dagli Stati Uniti d'America, portarono con sé una macchina per tostare il pane, introducendo per primi a Torino il toast. Ma la vera innovazione fu l'invenzione del tramezzino: un morbido pane per toast, non tostato, farcito con una speciale preparazione. Inizialmente servito come stuzzichino per accompagnare gli aperitivi, il tramezzino divenne presto lo spuntino di mezzogiorno preferito da industriali, artisti e professionisti. Lo scrittore Mario Soldati era tra i frequentatori più assidui del locale.

Alcune guide turistiche, erroneamente, attribuiscono al caffè Mulassano un incontro tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, ma ciò è storicamente infondato, poiché il caffè non esisteva all'epoca. Dopo un periodo di declino durante la Grande Guerra, il caffè Mulassano tornò al suo antico splendore negli anni Settanta del Novecento, grazie a un accurato restauro voluto dal nuovo titolare, Antonio Chessa. Ancora oggi, sull'ingresso, si può ammirare una lanterna che non illumina il portico, mentre all'interno, sulla parete dietro il bancone, campeggia la scritta "Menta Sacco", a ricordo dei fasti e della produzione di Amilcare Mulassano. Un curioso orologio con una sola lancetta e numeri disposti in modo casuale completa l'arredamento.

Grissini: Un'Invenzione Reale

Gustando un tramezzino, la mente vaga a un'antica storia legata alla nascita del grissino. Era il 14 maggio 1666 quando nacque Vittorio Amedeo, figlio di Maria Giovanna di Nemours e Carlo Emanuele II. Si diceva che il duca avesse una dubbia sessualità e che il suo primo matrimonio non avesse soddisfatto le esigenze dinastiche dei Savoia. L'erede al trono si rivelò fin da subito gracile e cagionevole di salute, con difficoltà digestive. Dopo numerosi decotti, esorcisti e maghi, un medico di nome Teobaldo Pecchio di Lanzo comprese che il bambino aveva difficoltà a ingerire la mollica del pane. Il medico incaricò il fornaio Antonio Brunero, il "panataro ducale", di modificare la ghërsa, una specie di baguette, creando dei bastoncini croccanti e ben cotti senza mollica. Il ghërsin, diminutivo di ghërsa, divenne presto grissino e fu molto apprezzato dall'aristocrazia torinese.

Si narra che Vittorio Amedeo, divenuto adulto e duca sabaudo, non si separò mai dai suoi grissini e che il suo fantasma si aggiri ancora nella reggia di Venaria, con un grissino in mano e un profumo di bergamotto, frutto a lui molto caro. Il grissino arrivò anche alla corte di Francia, dove il Re Sole ne fu entusiasta, e Napoleone Bonaparte spese cifre folli per farseli portare da Torino, poiché i panettieri parigini non riuscivano a replicarne la croccantezza.

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Vittorio Emanuele II: Tra Leggenda e Realtà

Un altro personaggio storico legato a Torino è Vittorio Emanuele II, nato in città e descritto come piccolo, tarchiato, rubicondo, espansivo e poco incline allo studio, in contrasto con i suoi genitori. Si narra una leggenda sulla sua sostituzione nella culla con un altro infante, a causa delle sue caratteristiche così diverse dai genitori. I fatti storici documentano un incendio nella culla del bambino durante l'esilio di Carlo Alberto a Firenze, e la fantesca che lo salvò riportò gravi ustioni. La leggenda vuole che negli stessi giorni un macellaio fiorentino denunciò la scomparsa del figlio, della stessa età del principino, alimentando così le malelingue.

Vittorio Emanuele si comportò sempre come un uomo del popolo, amava la caccia, la cucina langarola e il fascino femminile. Sposò prima Maria Adelaide di Asburgo Lorena, donna riservata e religiosa, da cui ebbe sette figli, tra cui Umberto I, suo successore. Ebbe anche numerose amanti, tra cui la contessa di Castiglione e Rosa Vercellana, conosciuta nel 1847, quando lei aveva 14 anni. Nonostante l'opposizione della corte, la nominò Contessa di Mirafiori e Fontanafredda e, rimasto vedovo, la sposò morganaticamente.

La Merenda Reale: Un Tuffo nel Passato

Per un dolce tuffo nel passato, Torino offre due golose proposte: la Merenda Reale del '700 e quella dell'800. Nel '700, la merenda era un rituale di corte, con cioccolata calda accompagnata da biscotti tradizionali e nuove specialità dolciarie, come torcetti, confortini, canestrelli, savoiardi, pazientini, amaretti, anisini e meringhe. Nell'800, Torino divenne "capitale del gusto", con caffè e pasticcerie frequentati dalla borghesia e dalla famiglia reale. Tra le specialità del nuovo secolo, chifel, foré, biciolan vercellese, brioss di pasta frolla e friabile parisien, a cui si aggiunsero i noaset di Chivasso, i gianduiotti e i cri-cri.

Amaretti: Un Dolce dalla Storia Contesa

L'origine degli amaretti è incerta, ma sembra influenzata dalla pasticceria arabo-spagnola. La loro diffusione in Italia risale al XVII secolo, in Piemonte e Lombardia. La storia piemontese narra di due giovani alla corte dei Savoia, Francesco Moriondo e una pasticcera siciliana, che si innamorarono e perfezionarono la ricetta degli amaretti a Mombaruzzo. La narrazione lombarda racconta di una locandiera innamorata che preparò un dolce con zucchero, albume e mandorle amare per ringraziare il pittore Bernardino Luini.

Gli ingredienti base sono rimasti immutati: mandorle dolci e/o amare, albumi, zucchero a velo e armelline. La cottura determina la differenza tra amaretti croccanti, come quelli di Saronno, e morbidi, come quelli di Sassello. La famiglia Lazzaroni rese famosa la ricetta, incartando i biscottini singolarmente nella carta velina. Le varianti regionali sono numerose, con aromi diversi e ingredienti aggiuntivi. Gli amaretti si gustano a merenda, come fine pasto o a colazione, accompagnando tè, caffè, latte o un calice di vino da dessert. Arricchiscono macedonie, creme, gelati e si sbriciolano su torte e dolci al cucchiaio. Sono protagonisti del Bonet piemontese e si abbinano a frutta e cioccolato. Inaspettati negli abbinamenti salati, si trovano nei tortelli di zucca, nel fritto misto piemontese e come sostituto del formaggio in alcune creme di verdura.

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Porta Palazzo: Un Mercato Multietnico

Una passeggiata a Torino non può prescindere da una visita a Porta Palazzo, il mercato all'aperto più grande d'Europa, un crocevia di culture, profumi e sapori. In Piazza della Repubblica, si trova il mercato più grande, frequentato, economico e multietnico di Torino. Nel 1729, Filippo Juvarra progettò una piazza d'armi rettangolare, delimitata dalla Porta Palazzo. Durante l'occupazione napoleonica, le mura furono smantellate e la Porta demolita.

Il mercato coperto in vetro e ghisa ospita stand gastronomici pieni di formaggi, salumi, carne, pane, pasta fresca e olive. Sotto le tettoie, si trova il mercato dei contadini, con prodotti agricoli freschi provenienti da aziende locali. Di fronte, la Pescheria Gallina offre pesce fresco e lo cucina. Nel settore in basso a destra, si trova il mercato dei prodotti agricoli, con bancarelle dalle coperture a strisce bianche e rosse. Il quadrante in basso a sinistra offre vestiti economici, occhiali da sole e valigie. Nell'ultima area, si trova il Palafuksas, con il Mercato Centrale. In piazza della Repubblica 5/h, si trova la Ditta Ceni, una drogheria storica colma di farine, legumi, semi e spezie.

Borgo Dora e il Balôn: Un Tuffo nel Passato

Attaccato a Porta Palazzo si trova Borgo Dora, un quartiere che deve il suo nome al fiume Dora. Percorrendo via Mameli e poi Via Borgo Dora si arriva al fiume, attraversando uno dei mercati delle pulci più belli d'Europa. Qui sorse il primo insediamento produttivo della città, con concerie, mulini e la "Regia Polveriera", oggi trasformata nell'Arsenale della Pace del Sermig.

Nelle vie di Borgo Dora, ogni sabato si svolge il Balôn e ogni seconda domenica del mese il Grand Balôn, lo storico mercato delle pulci di Torino, meta di collezionisti, turisti e torinesi curiosi. Qui si trovano mobili antichi, soprammobili vintage, vestiti second hand, vinili e libri usati. Avvicinandosi alla Dora, le bancarelle proseguono nel Cortile del Maglio, una piazza coperta con al centro una vecchia macchina per la forgiatura dei metalli. Ancora più avanti, in Piazza Borgo Dora, si trova la sede della Scuola Holden e il Sermig, che ha trasformato l'ex Arsenale Militare in Arsenale della Pace.

Itinerari Storici e Culturali a Torino

Torino, antica castrum romano, conserva ancora Porta Palatina, una delle quattro porte originali del I secolo a.C. Per scoprire il perimetro del castrum, basta unire con una linea immaginaria le quattro porte: Porta Pretoria, Porta Principalis Sinistra, Porta Decumana e Porta Palatina.

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La visita a Palazzo Reale, sfarzosa residenza dei Savoia, permette di immergersi nella storia di Torino. Qui si possono visitare il Palazzo, i Giardini, l'Armeria, la Biblioteca, il Museo di Antichità, la Galleria Sabauda e Palazzo Chiablese. Da non mancare la Cappella della Sacra Sindone di Guarino Guarini e la Galleria Sabauda, con i capolavori della collezione dei dipinti dei duchi e dei re sabaudi.

A piazza Castello confluiscono quattro importanti arterie: via Po, via Roma, via Pietro Micca e via Garibaldi. Al centro della piazza si trova Palazzo Madama, sede del Museo Civico d'Arte Antica. Il Giardino Botanico Medievale dietro il palazzo è un'oasi con piante rare e alberi da frutto. A piazza Castello si scorge la Torre Littoria di Alessandro Melis. Vicino c'è piazza Carignano con l'omonimo palazzo, sede della Camera dei Deputati del Parlamento italiano.

Il Museo Egizio vanta 40.000 reperti, dal 3900 a.C. al 642 d.C. Il MAO (Museo d'Arte Orientale) ospita 2.300 oggetti provenienti da luoghi geografici e culturali diversi. La Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea ha una collezione di oltre 50.000 opere d'arte. La Chiesa di San Lorenzo custodisce la copia della Sacra Sindone. La Cappella dei Mercanti, Negozianti e Banchieri fu costruita nel 1663 per aiutare i bisognosi. Tra le caratteristiche di Torino, ci sono le raffinate Gallerie déco, come la Galleria San Federico e la Galleria Subalpina.

La Venaria Reale e Dintorni

A pochi chilometri da Torino, la Venaria Reale offre un'oasi di relax. L'edificio monumentale si sviluppa per 80.000 metri quadrati, con 60 ettari di giardini recuperati. A Collegno, si trova il villaggio Leumann, costruito per volere di Napoleone Leumann per i dipendenti del suo Cotonificio.

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