Cioccolato del Conte: Storia, Tradizione e Innovazione di un'Eccellenza Italiana

Il cioccolato, con la sua irresistibile dolcezza, evoca emozioni e ricordi in ognuno di noi. La storia di Cioccolato del Conte è un esempio emblematico di come la passione per la qualità, il rispetto per le radici e l'apertura all'innovazione possano fondersi per dare vita a un prodotto straordinario.

Radici Agricole e Tradizione Familiare

La storia di Cioccolato del Conte inizia nel 1957, quando lo zio Salvatore Conte, affettuosamente chiamato "Pa' Toto", avvia la produzione di olio dai suoi 250 ulivi a Lucera. Olive e ortaggi, coltivati con cura nei campi di famiglia, diventano il cuore pulsante di un'attività che si intreccia con la vita quotidiana. I prodotti vengono destinati a frantoi e mercati locali, oppure consumati in famiglia. Questo forte legame con la terra e la tradizione agricola rappresenta un elemento distintivo per l'azienda.

La serata "Benvenuti al Sud", con oli, olive leccine, cime di rapa, lampascioni e pesti di verdure, ne è una testimonianza. L'evento, presentato da Anna Falchi, ha visto protagonisti gli chef Francesco Aquila e Federico Fusca, che hanno creato piatti che esaltano i sapori autentici della Puglia, con un tocco di innovazione.

L'Eredità del Cioccolato: Quattro Generazioni di Maestria

Al centro del cioccolato gourmet di Del Conte si trova un'eredità di quattro generazioni, che realizzano con cura sapori ricchi e selezionano i migliori ingredienti. L'impegno per un cioccolato di qualità inizia con i fornitori attentamente selezionati, esaminati attraverso un esauriente processo di selezione. Questo garantisce che ogni componente sia in linea con la visione di eleganza, lusso e piacere.

L'arte della produzione del cioccolato richiede non solo ingredienti di qualità superiore, ma anche la sapiente maestria di artigiani esperti. Il team di produzione di Del Conte, scelto attraverso un rigoroso processo di selezione, incarna l'eccellenza a cui l'azienda aspira.

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Il culmine della attenta selezione e della abilità artigianale è un prodotto finito che supera i suoi singoli componenti. Ogni pezzo di cioccolato creato da Del Conte è una testimonianza della dedizione all'eccellenza e all'eleganza. Nel corso degli anni, produrre cioccolato è diventato sempre più simile a produrre arte, e ogni generazione ha continuato a fare tesoro delle conoscenze e dei successi della precedente.

Innovazione e Crescita: Una Nuova Era per Del Conte

Nel corso degli anni, Del Conte, azienda leader nella produzione di cioccolato, ha saputo adattarsi ai cambiamenti del mercato e alle nuove esigenze dei consumatori. Per affrontare la progressione delle vendite e, allo stesso tempo, ampliare il suo mercato, l'azienda ha lanciato una nuova linea di produzione nell'impianto che possiede nel comune italiano di Cittadella (PD). L'azienda ha avviato una nuova linea di produzione per affrontare l’aumento delle vendite e ampliare il proprio mercato. Inoltre, ha costruito un magazzino destinato agli imballaggi e ai prodotti semilavorati.

Per ottimizzare la gestione del magazzino, Del Conte si è affidata a Mecalux, che ha attrezzato lo spazio con scaffalature su basi mobili Movirack. Questa soluzione permette di ottimizzare la superficie disponibile, offrendo una capacità di 1.428 pallet, e garantisce l'accesso diretto alla merce. Il CEO di Del Conte, Enrico Cattapan, spiega che “dovevamo ottimizzare la superficie di stoccaggio disponibile per poter concentrare in un unico spazio i prodotti così vari con i quali lavoriamo”. Inoltre, l’azienda aveva bisogno di una soluzione di stoccaggio che offrisse accesso diretto alle 1.700 referenze di cui dispone la società.

Le scaffalature Movirack, alte 7,7 m, si adattano perfettamente alle esigenze di Del Conte e alle peculiarità fisiche del suo magazzino. “Le scaffalature hanno fornito una maggiore flessibilità alla nostra logistica perché, eliminando i corridoi, possiamo depositare un maggior numero di pallet in uno spazio concreto e limitato (fino a 1.428 pallet), senza perderne l’accesso diretto. Le referenze si classificano e si depositano nelle ubicazioni corrispondenti in base alle dimensioni e al livello di domanda. Ogni giorno, si ricevono pallet con imballaggi inviati dai fornitori e pallet con prodotti semilavorati provenienti dalla produzione. Contemporaneamente, vengono inviati i pallet (con imballaggi o prodotti semilavorati) alle linee di produzione al momento opportuno."

La sicurezza è una priorità, e le scaffalature Movirack sono dotate di barriere esterne e interne, funghi di emergenza e fotocellule di prossimità. Con le scaffalature Movirack, il grande rendimento del nuovo magazzino di Del Conte è diventato realtà. Ora, questo produttore di cioccolato è dotato di un sistema di stoccaggio che sfrutta al massimo lo spazio disponibile per guadagnare la massima capacità possibile. In soli 480 m2, Del Conte può depositare 1.428 pallet, sia di imballaggi che di prodotti semilavorati. Trattandosi di referenze così varie, è indispensabile condurre una buona gestione della merce per evitare errori.

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Enrico Cattapan afferma: "Siamo molto soddisfatti delle scaffalature Movirack perché rispondono ampiamente le nostre necessità. Quello che volevamo davvero era sfruttare al meglio lo spazio del nostro nuovo magazzino con l’obiettivo di depositare un maggior numero di pallet, sia di imballaggi che di prodotti semilavorati."Le scaffalature Movirack ottimizzano i 480 m2 di superficie disponibile per offrire una maggiore capacità di stoccaggio e, anche se si tratta di un sistema per compattazione, forniscono un accesso diretto alla merce.

Un Viaggio nel Mondo dei Cioccolatini

La varietà dei cioccolatini è incredibile: questi piccoli scrigni di intenso piacere sono soprattutto belgi, francesi, svizzeri e italiani. Alcuni hanno una data precisa di nascita, altri sono conosciuti per la loro romantica storia, altri sono legati a un brand, molti appartengono al patrimonio comune della pasticceria europea.

  • Praline e Dragée: Confetti di cioccolato di diverse forme e ripieni.
  • Cremini: Cioccolatini a strati morbidi e golosi.
  • Moretti: Specialità piemontese con nocciola tostata ricoperta di cioccolato fondente e granella di zucchero croccante.
  • Cuneesi al Rum: Meringhe al cacao inzuppate nel rum, unite con crema al cioccolato e glassate con fondente.
  • Baci Perugina: Cioccolatini gianduia con nocciola intera, ricoperti di fondente.

Cioccolato Freddo: Una Delizia Estiva

Chi l’ha detto che la cioccolata si può bere solo calda? Dall’Antica Dolceria Bonajuto di Modica arriva la risposta ideale per le giornate estive, per gustare una delle bevande più golose di sempre senza rinunciare al piacere. La cioccolata fredda si prepara semplicemente come una normale cioccolata, per poi essere raffreddata in frigorifero.

L’Antica Dolceria Bonajuto, una vera istituzione siciliana con 150 anni di storia, legata alla produzione del cioccolato e dei dolci della tradizione siciliana, propone una ricetta datata del XVIII secolo: acqua fresca di cioccolata, tratta da “Libro di secreti per fare cose dolce di vario modi” di Michele Marceca (1748).

La ricetta antica recita: “Prendete un quartuccio d’acqua e ci metterete dentro otto onze di cicolata e la cuocerete e poi la passerete per pagliazza e ci metterete cinque onze di zuccaro. Lo disfarete bene, la metterete in un bozzone e la gelerete bene che sarà a perfezione; già ne potete fare che quantità ne volete. La dosa già è detta di sopra: acqua un quartuccio, cioccolata onze otto, zuccaro onze cinque”. Bonajuto omaggia questa ricetta con la sua versione, da accompagnare alla classica brioche da granita, una cassatina o un cannolo.

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Il Cioccolato a Torino: Una Lunga Tradizione

Torino vanta una tradizione secolare legata al cioccolato, radicata nella sua storia e nella cultura piemontese. Dai primi maestri cioccolatieri al celebre bicerin, la città è diventata un simbolo di eccellenza dolciaria in Europa.

Un racconto popolare, attribuisce al duca Emanuele Filiberto di Savoia l’introduzione della cioccolata calda a Torino nel 1563, anno in cui la città divenne capitale del Ducato. La leggenda narra che, oltre alla Sindone e all’introduzione dell’italiano come lingua ufficiale, il duca avesse portato con sé anche l’abitudine di offrire cioccolata calda, suggellando simbolicamente un’epoca di rinnovamento culturale e politico.

Un passaggio fondamentale nella diffusione del cioccolato a Torino risale al 1678, quando Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, reggente del ducato, concesse la prima licenza ufficiale per la vendita di cioccolato al maestro Giò Antonio Ari. Ari divenne così il primo cicôlatè riconosciuto ufficialmente, segnando un punto di svolta nella storia dolciaria della città.

Un’altra eccellenza torinese è il celebre bicerin, nato nel XVIII secolo presso il caffè Al Bicerin, in Piazza della Consolata. Questa bevanda, un’evoluzione della settecentesca bavareisa, è composta da cioccolato caldo, caffè espresso e crema di latte, servita in un bicchiere trasparente che esalta la separazione visiva degli strati. Il segreto della sua degustazione risiede proprio nel non mescolarlo, permettendo ai sapori di fondersi direttamente sul palato.

Un altro importante capitolo della tradizione cioccolatiera torinese è legato alla creazione del gianduiotto, un cioccolatino che deve la sua origine a un evento storico di portata internazionale. Nel 1806, durante l’occupazione napoleonica, Napoleone Bonaparte impose il Blocco Continentale, che impediva l’importazione di cacao dalle colonie britanniche. I pasticceri torinesi, per sopperire alla carenza di materia prima, iniziarono a mescolare il cacao con un prodotto locale d’eccellenza: la nocciola tonda gentile delle Langhe.

Fu durante le celebrazioni del Carnevale del 1865, che il gianduiotto fece ufficialmente il suo debutto. Il suo nome è infatti ispirato alla maschera tradizionale piemontese Gianduja, che lo distribuì ai passanti come gesto simbolico di condivisione. Il cioccolatino, dalla caratteristica forma a barchetta rovesciata, riscosse immediatamente grande successo, diventando un’icona del cioccolato torinese.

Torino celebra la sua tradizione cioccolatiera attraverso una serie di eventi dedicati agli appassionati del cioccolato, tra cui CioccolaTò, la kermesse annuale dedicata all’arte del cioccolato.

Del Conte Oggi: Tra Tradizione e Futuro

Nel 21° secolo, Del Conte si impegna a garantire l'eccellenza in mercati in cui spesso è carente. Nel tentativo di preservare e promuovere la storia artigianale e l'impegno per ingredienti di qualità, il know-how tradizionale rimane in prima linea nella missione. Del Conte continua a produrre cioccolato eccezionale, onorando la ricca eredità e abbracciando il progresso per soddisfare i gusti in evoluzione degli amanti del cioccolato in tutto il mondo.

La modernissima sede opera con 40 addetti in 10mila metri quadrati. All'interno è stato aperto un elegante negozio con tutti i prodotti, una zona degustazione cioccolato e caffè Goppion ed a breve verranno proposti percorsi sensoriali per far conoscere la materia prima ed i vari processi produttivi. «È un fatto culturale perchè molte persone non hanno idea di quanto lavoro c'è per fare un cioccolatino. Come sono rimasto affascinato io, lo saranno molti altri. Il cioccolato fa bene se è vero cioccolato», afferma Enrico Cattapan.

Gli Albori del Seicento e l'Esplosione di Prodotti dai Mercati Coloniali

Gli albori del Seicento sono stati caratterizzati da una vera esplosione di prodotti provenienti dai mercati coloniali. La costellazione di piccoli e grandi imperi che costituivano il vecchio continente, divenne lo snodo focale per nuovi beni e pensieri. Gli scambi che proliferarono sulle vie di terra e di mare in quel periodo, difatti, si considera tutt’oggi un motore di espansione culturale, sociale, economica e politica senza precedenti. Il concetto di scambio del superfluo con il necessario cominciò a caratterizzare le azioni di confronto tra individui, si vendeva qualcosa che era in più e di cui, quindi, posso privarmi, per ottenere qualcosa di cui ho bisogno. Il lusso iniziò ad essere concepito secondo una dicotomia, passando da un indicatore di eccesso ad un elemento di produzione; i beni di lusso potevano essere un ottimo motore di sviluppo e di soddisfacimento del piacere dell’uomo. Il lusso, in accezione negativa, può essere considerato come spreco, consumo e sperpero delle proprie ricchezze, in cui a prevalere sono sentimenti e passioni e non più bisogni. Il concetto di consummere legato a quello di bene di lusso con la conclusione del ciclo produttivo di un bene che poi, venduto, mette in movimento l’economia non è da sottovalutare: produzione e consumo sono il fondamento dello sviluppo di qualsiasi economia. E il lusso è visto come fune di via per sfuggire ai gravi problemi di arretratezza che nell’età moderna dilagavano in Europa.

L’autore Isidoro Bianchi, nella sua opera Meditazioni sui vari punti di felicità pubblica e privata (1774), tratteggia un modello di sviluppo economico che utilizza come forza motrice il lusso, la cui origine si identifica in un naturale istinto umano. In una società progredita questa accezione comporta intendere il lusso come qualcosa che non si è stati capaci di gestire, trasformatasi così in eccesso e, quindi, in dilapidazione della propria fortuna. Fu Marie Dumont, successivamente, a dimostrare come il lusso potesse, in realtà, corrispondere all’indispensabile e non propriamente più essere, di contro, considerato come eccesso. Come per ogni cosa però, anche in questo caso si cela un lato negativo, come lo sfruttamento delle popolazioni poco civilizzate per il processo di produzione di questi beni.

Nell’Europa del Settecento si ebbe una rapida espansione del consumo e della diffusione delle bevande coloniali: il caffè attraverso Venezia, il tè dall’Oriente attraverso l’Inghilterra e il cacao/cioccolata dalle Americhe attraverso la Spagna. Si dovette aspettare il 1690, quando le coffee-houses, sviluppandosi e adeguandosi, evolsero in chocolate house. Ciò che svantaggiò il cioccolato, rispetto al tè e al caffè furono i numerosi fattori che entravano in gioco. La bevanda a base di cioccolato era all’inizio più costosa, visto che il bene coloniale aveva dei costi fissi dovuti alle sue importazioni ed esportazioni, condizionate, fra glia altri, da fattori naturali come le tempeste che si abbattevano sul territorio Giamaicano e sud americano che non favorivano la crescita del prodotto. Le lunghe tratte di navigazione, la pirateria, rendevano particolarmente difficile l’arrivo del cioccolato. Il cioccolato comportava una continua sperimentazione di sapori e ricette, mentre il tè e il caffè avevano uno sviluppo differente ed un processo di immissione nel mercato inglese più facile. Il cioccolato seguì sempre nell’ombra lo sviluppo del caffè che, a sua volta, fu superato dal tè e dalla voracità degli Inglesi nel consumarlo.

Sono molti gli autori che hanno indagato il tema della cioccolata scrivendone; tra questi devono essere citati Antonio Colmenero de Ledesma, con la sua opera A curious treatise of the Nature and Quality of Chocolate oppure Kanes Wadsworth e John Dakins. Ma il vero precursore a parlare di cioccolata con maggior successo, fu il missionario spagnolo Bernardino de Sahagun. Come tutte le novità non venne subito apprezzata. Gli spagnoli non considerarono i doni delle popolazioni indigene con importanza e altrettanto fecero i pirati, inglesi pensando che i semi fossero escrementi di pecora e per questo li bruciarono. Solo dopo l’arrivo dei conquistadores che studiarono i comportamenti delle popolazioni indigene essi iniziarono a importare i semi di cacao e consumare la bevanda esotica. Il primo contatto tra Spagna e Inghilterra avvenne grazie al prete cattolico John Cage. Nel 1668, anche il conte di Sandwich, tornando dalla Spagna raccolse informazioni su una nuova sostanza importata, il cioccolato. Il conte scrisse un giornale e varie procedure su come utilizzare questa bevanda. Tutti gli scritti, i diari, i giornali di ricette che furono scritti dai loro predecessori e dai loro successori, non fanno altro che cercare di ricostruire l’evoluzione dell’espansione della cioccolata in Europa, specialmente in Inghilterra, in parallelo con quella del tè e del caffè. L’adattamento ai gusti inglesi è fondamentale da segnalare e da indagare perché cambia sia i processi di preparazione della cioccolata, sia i destinatari del bene. Questo metodo di preparazione però non fu di gradimento agli inglesi che iniziarono ad utilizzare un diverso liquido di miscelazione che non fosse sola e semplice acqua, evitando altresì di utilizzare spezie troppo piccanti, bensì si preferì l’utilizzo del latte, delle uova o addirittura, in alcuni casi, del vino.

L’interazione con il cioccolato da parte degli europei determinò l’importazione di un’altra materia prima importantissima, ovvero lo zucchero. La diffusione del cioccolato deve molto al lavoro di pubblicità e di promozione che ci fu a quel tempo. Infatti i venditori di cioccolata descrissero questo prodotto come un medicamento, una bevanda esotica e di piacere. Si pensava che il cioccolato fosse una bevanda terapeutica che aiutasse la digestione e che favorisse anche uno stato fisico migliore. Era anche un rimedio consigliato nelle giornate calde per riprendere le forze, specialmente alle donne. Una particolarità del cioccolato, oggi prevalentemente diffuso come barretta, in realtà nell’antichità era solo una bevanda da bere e la parte più desiderata era la preparazione della schiuma spessa e corposa che si veniva a creare nel versare il liquido da una brocca all’altra.

Nel lavoro The true history of chocolate di Sophie Coe, viene anche sottolineata l’innovativa situazione dell’industrializzazione che nell’Inghilterra che favorì un maggiore sviluppo e commercializzazione del prodotto. Infatti, se in Francia la produzione e la distribuzione erano monopolizzate dalla corona, per supportare e incrementare le entrate del governo e quindi fornire il cioccolato solo esclusivamente all’aristocrazia, in Inghilterra la cioccolata era accessibile a tutti, o almeno a quelli che se la potessero permettere, presso le cosiddette coffee houses dove, oltre a essere serviti con una tazza di caffè, era possibile ordinare il tè o la cioccolata.

Il successo del cioccolato è attribuibile alla sua promozione e al suo adattamento al sapore dei cittadini e soprattutto al suo adeguamento al loro stile di vita. Dire che la cioccolata si diffuse come bene “comune” solo per spirito di emulazione dello stato sociale dell’aristocrazia sarebbe probabilmente riduttivo. Leggere le parole del naturalista Francisco Hernandez, che vedeva l’America, nel periodo pre-conquista, come un paradiso terrestre dove non c’era segno di avarizia, dove la moneta di scambio, che era proprio la cioccolata, cresceva sugli alberi, ci permette di comprendere i differenti modi di pensare che portarono gli Europei a sostituire la spezia con una moneta. Già precedentemente era accaduto, al tempo degli antichi romani, con il sale.

Da ricette complesse, come quelle definite per esempio da Antonio Colmenero, si passò a ricette che si potessero adattare a qualsiasi palato, segno di un’idea di creatività, di voglia di sperimentare e di libero arbitrio, di azione umana che fino a quel momento non era concepibile. La capacità del cioccolato di accomodare svariati gusti e sapori gli permetteva di essere un prodotto vendibile e che si attagliasse a tutti. Necessitava solo di un po’ più di tempo e di interiorizzazione nella società nella quale stava ponendo le sue radici.

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