Il cinema di Bud Spencer è indissolubilmente legato a un immaginario fatto di scazzottate, risate e, non da ultimo, di memorabili scene a tavola. In particolare, i film del duo Bud Spencer e Terence Hill hanno saputo elevare il cibo a elemento comico e narrativo, creando un sottogenere unico: il "fagioli western". Ma qual è il ruolo degli spaghetti in questo contesto? E come il cibo è diventato un elemento così caratteristico del loro cinema?
Lo Chiamavano Trinità: Il Capostipite del "Fagioli Western"
Lo chiamavano Trinità (1970), diretto da E. B. Clucher (Enzo Barboni), è considerato il film che ha dato il via al sottogenere del "fagioli western", una derivazione semi-parodistica dello spaghetti western. In questo contesto, il cibo non è solo un elemento di contorno, ma diventa parte integrante della narrazione, contribuendo a definire i personaggi e a creare situazioni comiche.
La pellicola si distingue dagli altri film del genere per un elemento in più: il rapporto tra due fratelli, Bud Spencer (Bambino) e Terence Hill (Trinità). La scena introduttiva con Terence Hill (Trinità) che dorme su una lettiga trascinata da un cavallo, con in sottofondo il fischiettio iniziale di una musica magnifica che da lì in poi accompagnerà tutto il film, è geniale. Anche la scena successiva è leggendaria: Trinità che mangia accanitamente (con tanto di “scarpetta finale”) una padella di fagioli in una locanda sperduta dicendo poi al locandiere: “i fagioli comunque erano uno schifo !”.
Bud Spencer e Terence Hill pur essendo molto diversi fisicamente sono estremamente credibili nel ruolo di fratelli grazie al loro affiatamento artistico. Litigano, si sparano, si maledicono, ma in fondo si vogliono bene.
Spaghetti Western: Parodia e Innovazione
Quando si parla di spaghetti western la mente corre rapidamente alla Trilogia del Dollaro: cioè il ciclo narrativo sul personaggio dell’Uomo Senza Nome cui diede vita lo straordinario sodalizio tra Sergio Leone, Clint Eastwood ed Ennio Morricone. Da questa arteria del cinema western nasce Enzo Barboni (a lungo direttore della fotografia per Sergio Corbucci).
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Lo chiamavano Trinità, nella sua grottesca e ironica rappresentazione del western, stravolge le aspettative di un pubblico abituato allo sguardo di ghiaccio di icone come Eastwood o Franco Nero (Django, 1966) e adotta una serie di scelte innovative in riferimento al casting, alla scrittura dell’elemento comico e alle location. Barboni però scarica i toni eccessivamente gigioneschi che venivano affidati a veri e propri attori comici quali i Brutos, Ric e Gian, Raimondo Vianello o Ciccio e Franco e opta per una rilettura ironica che mantiene una patina di credibilità e un’attenzione alla confezione tecnica.
Sarà però proprio nell’arco di quello stesso decennio che il western all’italiana e le sue derivazioni subiranno un lento e inesorabile declino, con un progressivo affievolimento quantitativo e qualitativo. Barboni arriva al suo secondo lungometraggio Lo chiamavano Trinità dopo il mediocre debutto con Ciakmull - L’uomo della vendetta, girato appena un semestre prima.
Per quanto riguarda il cast, Bud Spencer (Carlo Pedersoli) e Terence Hill (Mario Girotti) non furono la prima scelta. Per Lo chiamavano Trinità, in una prima fase venne anche considerato lo stesso Franco Nero. Tuttavia, quello che fece demordere molti attori (i volti noti al cinema western) fu proprio la stranezza della sceneggiatura. La coppia Perdersoli-Girotti aveva collaborato in Dio perdona…io no! (1967) e in I quattro dell’Ave Maria (1969), entrambi diretti da Giuseppe Colizzi.
Anche la colonna sonora - composta da Franco Micalizzi e con il testo “Trinity” cantato dall’italo-australiano Annibale Giannarelli - gioca un ruolo fondamentale. Quello di Lo chiamavano Trinità è un motivo a cui si accompagna un inconfondibile elemento sonoro: il fischio di Alessandro Alessandroni. Quest’ultimo è udibile anche in Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo. Sarà Federico Fellini a soprannominare Alessandroni “Fischio”.
Lo chiamavano Trinità, al netto del suo successo, è un film frutto di un azzardo riuscito. Questo perché sconvolge piacevolmente gli stilemi del western, riadattandoli sul genere della commedia ma senza scadere apertamente nella caricatura. Un’iniezione di freschezza in un western ormai inflazionato, che dopo i grandi fasti degli anni ’60 stava cominciando a incontrare la stanchezza del pubblico.
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I Fagioli alla Messicana di Trinità: Un Piatto Iconico
Una scena molto famosa del film è quella in cui Terence Hill, con grande appetito, si mangia i "fagioli alla messicana". In realtà quelli del film sono una versione italianizzata degli stessi.
La ricetta originale richiede 400 gr di fagioli borlotti o cannellini, 1 cipolla bianca, peperoncino fresco o in polvere, 2 spicchi d’aglio, 200 gr di passata di pomodoro e 100 gr di salsiccia, 2 cucchiai di olio d’oliva, sale, pepe e un cucchiaino di zucchero.
Dopo aver preparato il soffritto con cipolla, peperoncino e aglio, aggiungere in pentola la salsiccia sbriciolata, facendola rosolare bene. Aggiungiamo poi la passata di pomodoro, zucchero, sale e pepe, lasciando cuocere per un quarto d’ora. Unire alla fine i fagioli, mescolando senza romperli, per alcuni minuti. Possono essere il piatto principale, se aggiungiamo dei crostini, oppure il contorno ad un secondo piatto.
La Pasta nel Cinema: Un Omaggio alla Cucina Italiana
Al dente, scotta, in bianco, corta, lunga, rigata o liscia, la pasta non è solo al centro della scena sulle tavole di tutto il mondo - in particolare quelle italiane (il nostro paese è infatti primo in Europa per la coltivazione di frumento duro con 1,3 milioni di ettari dedicati e una produzione pari a 3,8 milioni di tonnellate nell’anno in corso, secondo dati Confagricoltura) - ma anche al cinema. Da Un americano a Roma, passando per Il ritorno di Don Camillo, fino ad arrivare al più internazionale Mangia, prega, ama, sono tantissimi i film in cui un piatto di spaghetti o di maccheroni gioca un ruolo chiave nella vicenda.
Ecco alcuni esempi di film in cui la pasta è protagonista:
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- Un americano a Roma: "Maccherone, m’hai provocato e io ti distruggo”. Forse è proprio questa la scena più famosa dedicata alla pasta nel cinema italiano: in Un americano a Roma, del 1954, Alberto Sordi, nei panni di Nando Moriconi, un ragazzo italiano che vuole a tutti i costi assomigliare a uno statunitense nei modi di vestire e nello stile di vita, addenta una forchettata di pasta che, a suo dire, lo ha provocato.
- Mangia, prega, ama: Julia Roberts, nei panni della statunitense Elizabeth Gilbert, assapora un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico seduta in un ristorante in piazza Febo a Roma, dopo aver intrapreso un lungo viaggio per riscoprire se stessa e abbandonare la routine. La scena è diventata una delle più famose del cinema degli ultimi anni. Mangia, prega, ama, infatti, è uscito nel 2010, e ha rappresentato un enorme successo sia per il cast, sia per il messaggio.
- Fantozzi: Spinto dal desiderio di dimagrire, dopo un fallimentare tentativo di iniziare a praticare il tennis, Ugo Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio, autore di tutti i libri che hanno come protagonista il ragioniere e da cui sono tratti i film, decide di farsi ricoverare nella clinica delle Magnolie, dove i pazienti vengono trattati come prigionieri. Spaventato dai primi 10 giorni di digiuno imposti dalla struttura, il ragioniere riesce ad ottenere un piatto di spaghetti alla Montecristo con una lima all'interno grazie alla quale riesce ad evadere.
- Piovono polpette: Da piatto preferito a pericolo imminente, la pasta prende una forma inaspettata in Piovono polpette, il film di animazione uscito nel 2009, ambientato nella cittadina di Swallow Marina, dove ad un certo punto si scatena un tornado di spaghetti and meatballs. Da non crederci!
- Parenti serpenti: È un detto diffuso, ma è anche uno dei film più conosciuti del panorama cinematografico italiano: Parenti serpenti uscito nel 1992 è il racconto di una famiglia qualunque - o quasi - che si ritrova a tavola in occasione delle feste natalizie davanti ad un piatto di squisiti fedelini al tonno.
- Miseria e nobiltà: Tra i film italiani più famosi ricordiamo anche Miseria e nobiltà, uscito nel 1954 e tratto dall'omonima opera teatrale (del 1888) di Eduardo Scarpetta: durante una delle scene più iconiche, Felice Sciosciammocca, interpretato dall’immortale Totò, si lancia a mani nude sugli spaghetti.
- Bomber: Siamo abituati a vederlo mangiare pentole pienissime di fagioli, ma Bud Spencer, nome d’arte di Carlo Pedersoli, non rinuncia a un piatto di tagliolini nel film Bomber, uscito nel 1982.
- Il ritorno di Don Camillo: Uno uomo di fede, l’altro fedele solo al partito, ma entrambi sono d’accordo su una cosa: impossibile dire di no a un bel piatto di spaghetti: ne Il ritorno di Don Camillo, il parroco, Don Camillo, e il primo cittadino di Brescello, Peppone, si ritrovano a condividere la tavola e un invitante piatto di pasta, in una delle scene più famose del film in bianco e nero, uscito nel 1953.
- Lilli e il vagabondo: È uno dei classici Disney che più di tutti è rimasto nel cuore di diverse generazioni: anche in Lilli e il vagabondo, film di animazione uscito nel 1955, i due protagonisti dividono un piatto di spaghetti con le polpette e si danno il primo bacio.
- City Lights: Già nel 1931, Charlie Chaplin ha portato gli spaghetti al centro di una delle scene più comiche ed esilaranti nel cinema muto anni Trenta.
Aneddoti e Curiosità
- Il doppiaggio: Sia Bud Spencer che Terence Hill, pur essendo italiani, venivano doppiati nei film. La voce di Bud Spencer era di Glauco Onorato, quella di Terence Hill - nei film sopra menzionati - era di Pino Locchi. Perchè venivano doppiati? Bud aveva un marcato accento napoletano e la sua pronuncia specifica era un ostacolo alla volontà di rendere i film più fruibili al mercato nazionale e internazionale. Terence aveva una voce considerata non adatta, con un forte accento veneziano.
- Totò e gli spaghetti: Le rivelazioni di Valeria Moriconi sulla famosa scena in cui Totò si mette in tasca una manciata di spaghetti. Valeria Moriconi, che interpretava il ruolo di Pupella, raccontò: “Il regista ci aveva spiegato che l’avvicinamento delle sedie doveva essere fatto un po’ per volta e che poi dovevamo buttarci tutti sopra la pasta; è chiaro che poi tutte le scene andavano ad libitum, non era detto che si dovesse smettere finite le battute, perché Totò ne inventava di tutti i colori e Mattoli lo lasciava andare. Ricordo che mentre si stava girando (eravamo già arrivati sopra gli spaghetti) vidi con la coda dell’occhio il tecnico del suono che si tappava la bocca. Poi mi giro ancora meglio, vedo gente cianotica perché non poteva ridere, alzo lo sguardo e vedo che Totò si era alzato, era salito sopra il tavolo e s’era inventato di mettersi gli spaghetti nelle tasche.
- Sophia Loren e Dino Crocetti: Si racconta che, nelle pause, Sophia Loren cucinava spaghetti per tutta la troupe della “Ciociara” e che “durante una pausa del film “I quattro figli di Katie Elder”, girato nel 1965 a Cinecittà, Dino Crocetti (in arte Dean Martin) insegnava a John Wayne come comportarsi davanti ai fornelli per preparare un piatto di spaghetti. E soprattutto a mangiarli senza schizzare il sugo da ogni parte.” (Sandro Bellei).
- Bud Spencer e gli spaghetti: Il figlio confessò a un giornalista del “Corriere della Sera” che se gli cucinavano anche due chili di spaghetti, il padre era capace di mangiarseli tutti. Ma nei film Bud riesce a convincere gli spettatori che saziare la sua fame era necessario per dare forza implacabile e continua ai suoi pugni.