La figura di Totò Riina, storico capo di Cosa Nostra, continua a far parlare di sé anche dopo la sua morte, avvenuta il 17 novembre. Non solo per il suo passato criminale e le vicende giudiziarie che lo hanno riguardato, ma anche per un'inaspettata iniziativa imprenditoriale che ha visto coinvolti la figlia, Maria Concetta Riina, e il genero, Antonino Ciavarello: la commercializzazione di cialde di caffè a marchio "Zù Totò". Questa vicenda, che oscilla tra cronaca nera, storia italiana e tentativo di riscatto economico, merita un'analisi approfondita per comprendere le sue implicazioni e il contesto in cui si inserisce.
Totò Riina: Un Boss in Vacanza a Venezia
Nel lontano 1974, un giovane e apparentemente spensierato Totò Riina, all'epoca quarantasettenne, si trovava a Venezia in viaggio di nozze con la ventisettenne Antonietta Bagarella. Una fotografia, scattata in Piazza San Marco tra i colombi, lo ritrae sorridente, nonostante già pendessero su di lui diversi mandati di cattura. Questo scatto, ritrovato molti anni dopo dagli investigatori, testimonia come il boss dei boss, latitante dal 1969, non rinunciasse a godersi la vita, sfidando apertamente le autorità.
Venezia, con il suo fascino e la sua storia, ha sempre attratto figure di spicco, inclusi esponenti della criminalità organizzata. Salvatore Baiardo, uomo che gestì la latitanza dei fratelli Graviano, rivelò che anche Matteo Messina Denaro, successore designato di Riina, aveva affittato un palazzo sul Canal Grande. Il Casinò di Venezia, in particolare Cà Vendramin Calergi, ha ospitato non solo aristocratici e giocatori d'azzardo, ma anche numerosi banditi, tra cui Felice Maniero, il quale si racconta avesse fatto svuotare una sala per intrattenersi con Eleonora Vallone. Maniero, a capo di una delle bande più potenti del Nord Italia, finanziava anche le puntate al Casinò dei rampolli del clan Giuliano di Forcella.
La presenza della criminalità organizzata in Veneto è un fenomeno radicato, come testimoniato dalle dichiarazioni del questore di Venezia Lorenzo Cernetig nel 2000, che parlò di circa 20.000 presenze da "monitorare".
L'Idea Imprenditoriale: Cialde di Caffè a Marchio "Zù Totò"
Nel 2024, a distanza di anni dalla morte di Totò Riina, la figlia Maria Concetta e il genero Antonino Ciavarello, residenti in Puglia, hanno annunciato su Internet il lancio di una linea di prodotti ispirati al boss, a partire dalle cialde di caffè. L'iniziativa è stata presentata come un tentativo di riscatto economico dopo il sequestro dei loro beni, ritenuti frutto di attività illecite.
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L'idea era quella di commercializzare le cialde di caffè "Zù Totò" attraverso un web-shop e, per finanziare l'impresa, i coniugi avevano avviato una campagna di crowdfunding online. La pagina web, però, è stata bloccata poco dopo l'annuncio, a seguito dell'attenzione mediatica e delle polemiche suscitate dall'iniziativa.
Il sindaco di San Pancrazio Salentino, dove Ciavarello stava scontando la detenzione domiciliare per una truffa del 2009, ha definito il lancio delle cialde "un'intollerabile provocazione". La Direzione distrettuale Antimafia di Lecce ha mantenuto alta l'attenzione sulla famiglia Ciavarello-Riina, monitorandone le attività e i movimenti.
Un Flop Annunciato?
L'iniziativa delle cialde "Zù Totò" si è rivelata un flop sul nascere. L'account di e-commerce è stato bloccato, la raccolta fondi interrotta e l'immagine del boss Riina, già controversa, è stata ulteriormente macchiata da questa operazione commerciale.
Al di là dell'aspetto etico e morale, l'operazione presentava diverse criticità dal punto di vista imprenditoriale. Il marchio "Zù Totò", inevitabilmente legato alla figura del boss e ai suoi crimini, difficilmente avrebbe potuto attrarre un vasto pubblico di consumatori. Inoltre, la commercializzazione di prodotti alimentari richiede competenze specifiche e investimenti significativi, che la famiglia Ciavarello-Riina, gravata da problemi economici e giudiziari, difficilmente avrebbe potuto sostenere.
Il Fascino del Male e la Mercificazione della Storia
La vicenda delle cialde "Zù Totò" solleva interrogativi sul fascino che il male esercita ancora oggi e sulla tendenza a mercificare la storia, anche quella più oscura e dolorosa. L'idea di trasformare un boss mafioso in un marchio commerciale può apparire paradossale e ripugnante, ma rivela anche una certa fascinazione per la figura del criminale e per il potere che essa rappresenta.
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In un'epoca in cui l'immagine e la notorietà sono diventate merce di scambio, anche i simboli negativi possono essere utilizzati a fini commerciali, sfruttando l'attenzione mediatica e la curiosità del pubblico. Tuttavia, è importante ricordare che dietro la figura del boss Riina ci sono vittime, dolore e sofferenza, e che la mercificazione della sua immagine rischia di banalizzare la storia e di offendere la memoria di chi ha subito le conseguenze della sua violenza.
Oltre le Cialde: Riflessioni sulla Mafia e la Società Italiana
La vicenda delle cialde "Zù Totò" è solo un piccolo tassello di un mosaico più ampio, che riguarda la presenza della mafia nella società italiana e le sue trasformazioni nel corso del tempo. Dalla latitanza dorata di Riina a Venezia alla commercializzazione del suo nome su Internet, la mafia ha dimostrato di sapersi adattare ai cambiamenti sociali ed economici, sfruttando le opportunità offerte dalla globalizzazione e dalle nuove tecnologie.
La lotta alla mafia, quindi, non può limitarsi alla repressione dei crimini e all'arresto dei boss, ma deve coinvolgere anche la società civile, promuovendo la cultura della legalità, dell'etica e della responsabilità sociale. È necessario educare i giovani al rispetto delle regole e dei valori democratici, contrastando la mentalità mafiosa e promuovendo un modello di sviluppo economico basato sulla giustizia, sull'equità e sulla sostenibilità.
Solo così sarà possibile sconfiggere la mafia e costruire un futuro migliore per l'Italia.
Altri Candidati alla Successione
Oltre alla vicenda delle cialde, l'articolo originale accennava anche alla successione al vertice di Cosa Nostra, presentando alcuni candidati con profili a tratti caricaturali. Tra questi:
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- Carmine Schiantalapecora: esponente della mafia di Bagaricchio, latitante da decenni e con metodi di comunicazione piuttosto singolari.
- Calogero Imperitore: vive in un villaggio montano inaccessibile e controlla il traffico delle tapparelle.
- Maso Introietta: detto 'u Magru', vive in un'intercapedine abusiva e punta al business delle cialde da cannolo.
- Jack Stramucchio: giovane con studi a Oxford, inizialmente poco incline alle tradizioni mafiose, ma poi convertitosi a uno stile di vita più "tradizionale".
Questi profili, pur con toni ironici, evidenziano la difficoltà di individuare un successore a Riina e la frammentazione del potere all'interno di Cosa Nostra.