Vino da Dessert delle Lipari: Un Viaggio tra Tipologie e Tradizioni

Le isole Eolie, un arcipelago di origine vulcanica al largo della costa settentrionale della Sicilia, custodiscono un tesoro enologico: la Malvasia delle Lipari DOC. Questo vino da dessert, ricco di storia e di sapori, si declina in diverse tipologie, ognuna con le sue peculiarità, offrendo un'esperienza sensoriale unica.

Le Origini Antiche della Malvasia delle Lipari

Le radici della Malvasia delle Lipari affondano nell'antichità, con l'introduzione del vitigno, secondo lo storico Diodoro Siculo, da parte di una colonia greca nell'isola di Lipari tra il 588 e il 577 a.C. Nel corso dei secoli, questo vino ha conquistato estimatori e riconoscimenti, diventando un simbolo del territorio eoliano. La Malvasia ha grande diffusione in età Rinascimentale, venduto a Napoli e Venezia, assieme al Moscato di Siracusa, a prezzo altissimo. I vini Malvasia erano così diffusi a Venezia che nel '500 col termine Malvasie si intendevano sia i vini di provenienza greca sia le osterie dove questi erano venduti. Ancora oggi a Venezia ci sono due calli denominate della "malvasia". Il nome probabilmente deriva dalla città greca del Peloponneso Monembasi, Menemvasia o Monovaxia (cioè porto con una sola entrata): una storpiatura veneta del nome, dato che la città fu colonia della Serenissima. I Veneziani prelevarono dalla zona di Monembasia vitigni per trapiantarli a Creta, ai tempi chiamata Candia.

Il Territorio: Un Fattore Determinante

L'arcipelago delle isole Lipari (o Eolie) è costituito da sette isole di origine vulcanica, a cui si aggiungono isolotti e scogli affioranti dal mare. La vite è coltivata soprattutto nell'isola di Salina ed anche in quelle di Lipari e Vulcano. I suoli sono di origine vulcanica, ricchi di sali minerali che contribuiscono a donare ai vini Malvasia delle Lipari buona acidità e dolcezza. Il clima dell’arcipelago è caratterizzato da un’accentuata ventosità, con estati piuttosto asciutte e inverni miti, in cui si concentra buona parte della piovosità media annua. La forma d’allevamento tradizionale dell'uva Malvasia di Lipari, oltre all’alberello basso, è la “prieula”, una pergoletta molto bassa (60-70 cm da terra), adatta alle condizioni molto ventose delle isole.

Le Tipologie di Malvasia delle Lipari DOC

Il vino "Malvasia delle Lipari" può essere nelle tipologie bianco, passito e liquoroso, ed è un uvaggio di uve Malvasia di Lipari al massimo al 95% e Corinto nero dal 5 all'8%. La Denominazione di Origine Controllata “Malvasia delle Lipari” è riservata ai vini bianco o dolce naturale, passito e liquoroso che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione. Il disciplinare stabilisce che la Malvasia delle Lipari D.O.C., si ottiene da uve Malvasia di Lipari (dal 92% al 95%) e da uve di Corinto Nero (dal 5% all’8%).

  • Malvasia delle Lipari DOC Bianco: Ha un colore giallo dorato intenso; al naso è austero, con note aromatiche e sentori di ginestra appassita; il gusto è pieno, fragrante e dolce di frutti maturi. Il vino Malvasia delle Lipari DOP può essere qualificato come Dolce Naturale.
  • Malvasia delle Lipari DOC Passito: Giallo ambrato; al naso si riconoscono profumi di confettura d’albicocca, miele, frutta secca e spezie dolci su fondo vegetale; in bocca è di corpo, morbido e avvolgente, la dolcezza viene equilibrata dalla sapidità e da un finale lungo e balsamico. I vini D.O.C. - Passito, da uve sottoposte al tradizionale appassimento naturale al sole su graticci di listarelle di canne (“canizzi”) per 10-20 giorni, con titolo alcolometrico volumico totale minimo di 18,00%, un residuo in zuccheri naturali non inferiore al 6%.La metodologia produttiva dei vini Malvasia delle Lipari DOP Passito prevede una vinificazione delle uve appassite, in tutto o in parte, sulla pianta (Vendemmia Tardiva); in alternativa, dopo la raccolta, si può procedere anche a un parziale appassimento delle uve per 10-15 giorni, su cannicci (graticci) composti da listarelle di canne, al sole o in locali idonei. Il vino Malvasia delle Lipari DOP Passito non dovrà essere immesso al consumo antecedentemente al primo giugno successivo alla produzione delle uve.
  • Malvasia delle Lipari DOC Liquoroso: Ha un colore giallo carico mielato; al naso è intenso con note alcoliche, i profumi sono fruttati e ricordano l’albicocca e la pesca; al palato è morbido, caldo, aromatico e persistente. Per la produzione del vino Malvasia delle Lipari DOP Liquoroso è prevista l’aggiunta di alcol e/o acquavite di vino; all’atto dell’immissione al consumo deve avere un titolo alcolometrico totale minimo di 20% vol. e aver subito un periodo di affinamento di sei mesi a decorrere dalla data di alcolizzazione. La gradazione alcolica minima è di 20 gradi. Il processo di vinificazione è simile al passito ma con l’aggiunta di alcool di origine viticola. L’imbottigliamento avviene dopo un affinamento in botte di circa sei mesi. L’invecchiamento può durare anche dieci anni per poi essere servito come vino dopo pasto.

Il Vitigno Malvasia di Lipari

La Malvasia di Lipari è un vitigno a bacca bianca appartenente alla grande famiglia delle Malvasie. Quest’ultima comprende molti vitigni, diffusi in varie zone della nostra Penisola, che presentano alcuni tratti comuni, nello specifico un grado di dolcezza piuttosto elevato e aromi inconfondibili di muschio e di albicocca. Il vitigno quasi esclusivo è la Malvasia di Lipari, che presenta diversi sinonimi e luoghi di coltivazione nel Mediterraneo (Malvasia di Dubrovnich in Dalmazia, Greco di Bianco o di Gerace nella Calabria ionica, Malvasia di Bosa in Sardegna, Malvasia di Sitges a Barcellona e nelle Canarie). È un vitigno mediamente aromatico, molto adatto all’appassimento. Infine, il Corinto Nero, come suggerisce il nome, è un vitigno a bacca nera originario della Grecia, in particolare della città di Corinto.

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La Produzione e l'Esportazione

Nella prima metà dell'Ottocento questo vino conosce una diffusione internazionale, grazie all'avvento della navigazione commerciale a vela, che, riducendo le distanze tra le Isole Eolie e la terraferma, ne permette l'esportazione in Europa e in America, quale preziosissimo e raffinatissimo vino da meditazione e da dessert. L’arcipelago presenta una superficie di vigneti di circa 160 ettari, dei quali 90 a Malvasia, per due terzi sull’isola di Salina ed un quarto a Lipari. Dei 90, 46 sono iscritti a DOC. La produzione di vino è di 6.700 ettolitri l’anno, dei quali 1.000 a D.O.C, 70% nella tipologia Passito e il 30% in quella Naturale e Liquoroso.

Abbinamenti Gastronomici: Un'Armonia di Sapori

Il generoso residuo zuccherino dei vini Malvasia delle Lipari, soprattutto nelle versioni “passito” e “liquoroso”, li rendono perfetti in abbinamento al dessert, con una particolare predilezione per i dolci tipici siciliani come cannoli e cassata. La Malvasia delle Lipari DOC nella versione secca si sposa in maniera mirabile con primi e secondi piatti della cucina mediterranea mentre nella versione dolce è un vino da dessert per eccellenza e si abbina tradizionalmente a dolcini di mandorle o altra frutta secca, oppure con biscotti e piccola pasticceria secca in genere. Può anche essere servito freddo come vino da aperitivo, accompagnato a formaggi a pasta molle piccanti come il provolone oppure con gli erborinati come il gorgonzola. Nella versione Passito rappresenta un ottimo vino da meditazione e si abbina perfettamente con la pasticceria locale: sesamini, nacatuli, giggi, piparelli, cassateddi e spichitedda sono il complemento ideale per esaltare il carattere dolce/sapido di questo mirabile vino. I Piparelli sono biscotti a base di mandorle, ottimi da inzuppare nella malvasia, dal sapore esaltato dall’equilibrio tra mandorle e miele. Spicchitedda, biscotti di colore marrone scuro ottenuto da vino cotto e farina.

La Malvasia delle Lipari e i Prodotti Tipici Eoliani

Le Isole Eolie sono conosciute per i buonissimi prodotti tipici che rendono la cucina eoliana tra le più estrose e variegate del panorama culinario nazionale. Si tratta di una cucina ricca di sapori contrastanti. La storia delle Isole Eolie è il susseguirsi di culture diverse che, intrecciandosi e unendosi, hanno lasciato una ricca eredità culinaria, sapori diversi che, sposati sapientemente, regalano gusti unici e particolari. La pianta del cappero è composta da un unico ceppo arbustivo da cui, a raggiera, si propagano i morbidi rami. Si tratta di una pianta molto diffusa nell’intero arcipelago eoliano, cresce spontaneamente nei terreni vulcanici. A Salina vengono coltivate due qualità di questi particolari ortaggi, nocellaro e nocella. La coltivazione e il metodo di conservazione fanno di questo prodotto l’emblema di quest’isola tanto che, nella prima settimana di giugno, gli viene dedicata una sagra. I frutti della pianta, i cucunci, che appaiono come cetriolini, vengono conservati sotto aceto o sotto sale e spesso vengono serviti come antipasto. La lucertola è uno dei vettori fondamentali per la riproduzione di questo arbusto poichè questo rettile si nutre del liquido che fuoriesce dalla bacca. In questo liquido sono immersi i semi che, attacandosi al corpo del rettile, vengono trasportati nel nido; tutto questo spiega la presenza di queste piante nei posti più disparati come, per esempio, le crepe dei muri. Questo prodotto “unico” è uno dei grandi protagonisti delle ricette eoliane; lo troverete negli antipasti, nelle insalate, nei primi piatti e nel pesce o semplicemente accompagnato con del pane. L‘emblema delle Eolie, oltre a soddisfare i piaceri del palato, è noto già dal Seicento per le sue proprietà curative: sembra venisse usato come sedativo, per la pressione, il mal di denti e, nella tradizione popolare, si dice che avesse un grosso potere afrodisiaco. I pomodorini eoliani, presenti in tutto il Mezzogiorno italiano, assumono connotati differenti grazie al microclima del luogo (vento abbastanza umido e un’escursione termica tra le più basse del nostro Paese). Questi pomodorini, oltre ad avere la forma leggermente allungata da cui ne deriva il nome, si distinguono per il loro gusto particolarmente dolce. Un altro dei prodotti che merita di essere citato è il formaggio di capra, ottenuto con l’utilizzo di tecniche tradizionali. Il latte di capretto o agnello viene coagulato in un tino di legno a 34 - 35 gradi. Il caglio, dopo essere stato versato in appositi canestri di giunco, viene sapientemente fatto spurgare dalle mane degli artigiani. Al momento dell’incanestratura viene aggiunto pepe nero in grani o peperoncino per poi essere scottato per circa quattro ore e messo ad asciugare. La prima salatura avviene il giorno successivo all’asciugatura, la seconda invece viene fatta a dieci giorni di distanza dalla prima. I diversi stadi di stagionatura indicano la tipologia del formaggio: tuma fresca, senza salatura; primo sale, stagionatura otto, dieci giorni; secondo sale, stagionature due, tre mesi; stagionato, tre, quattro mesi. Le isole Eolie, come tutta la Sicilia, tra i numerosi vanti conta quello della raffinata tradizione dolciaria. Come l’intera tradizione siciliana anche la dolciaria eoliana si compone d’ingredienti “poveri” e nasce dalla sapiente mano degli artigiani. I dolci eoliani sono un esempio chiarissimo dell’abilità e dell’amore dei pasticceri, basti pensare ai dolci a base di frutta e frutta secca ( le paste alle mandorle, ai pistacchi e alla noci). Un ruolo fondamentale è stato svolto dalle diverse dominazioni straniere che, nel corso dei secoli, la Sicilia ha subito. Rilevante è stata la dominazione araba sia per l’introduzione, nel IX sec.

Altri Vini da Dessert Italiani

Oltre alla Malvasia delle Lipari, l'Italia offre una vasta gamma di vini da dessert, ognuno con le sue caratteristiche uniche. Ecco alcuni esempi:

  • Vino Liquoroso Santo Spirito Toscana IGT di Marchesi Frescobaldi: Un vino bianco fermo prodotto in Toscana, pronto da bere.
  • Vino Passito Chateau De Rieussec Carmes De Rieussec: Prodotto in Nouvelle Aquitaine, si abbina a dolci secchi e formaggi.
  • Moscato Regina di Felicità di Cascina Baricchi: Un vino spumante metodo Charmat prodotto in Piemonte.
  • Ben Rye Passito di Pantelleria DOC di Donnafugata: Un vino rosso passito prodotto in Sicilia.
  • Ben Rye Passito di Pantelleria DOC in bottiglia demì di Donnafugata: Un vino bianco passito prodotto in Sicilia.
  • Suavis Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Demì-Sec di Bortolomiol: Una bollicina prodotta in Veneto, pronta da bere.
  • Fior d'Arancio Colli Euganei DOCG di Il Filò delle Vigne: Una bollicina prodotta in Veneto, pronta da bere.
  • Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC di Cascina Gilli: Una bollicina prodotta in Piemonte, pronta da bere.
  • Recioto della Valpolicella di Degani: Dolce e intenso, con le caratteristiche peculiari di quello che è "l'antesignano" dell'Amarone.
  • Moscato Rosa Alto Adige DOC di Franz Haas: Un vino bianco passito prodotto in Trentino-Alto Adige, pronto da bere.
  • Porto Late Bottled Vintage di Taylor'S Port: Un vino rosso fermo prodotto nel Douro, che giungerà a completa maturazione solo dopo un adeguato periodo di affinamento in bottiglia.
  • Moscato DOC Oltrepo Pavese di Ca' del Gé: Una bollicina prodotta in Lombardia, pronta da bere.
  • Maximum Demì Sec di Ferrari: Il prodotto con residuo zuccherino più elevato nella gamma dei metodo classico di Ferrari.
  • Moscato L.H. di Società Agricola Vignalta: Un vino bianco passito prodotto in Veneto, pronto da bere.
  • Galeisa Moscato d'Asti DOCG di La Caudrina: Una bollicina prodotta in Piemonte, pronta da bere.
  • S.Valentin Comtess Passito Alto Adige DOC di Cantina Produttori S. Michele Appiano: Un vino bianco passito prodotto in Trentino-Alto Adige, pronto da bere.
  • Moscato Fior d'Arancio Colli Euganei di Zanovello: Un vino bianco spumante prodotto in Veneto nell'aera dei Colli Euganei.
  • Angialis Isola dei Nuraghi in bottiglia Demì di Argiolas: Un vino bianco passito prodotto in Sardegna, pronto da bere.
  • "C'era una Volta" Moscato Dolce IGT Provincia Pavia: Un vino bianco aromatico prodotto a partire da uve Moscato Bianco.
  • Vin Santo del Chianti Classico DOC 2015: Un classico molto interessante della tradizione toscana che merita di essere valorizzato al meglio.

Conservazione

La conservazione viene effettuata in appositi locali completamente al buio in posizione orizzontale dove le temperature oscillano tra i 10 e i 15 gradi e l’umidità intorno al 70 - 75 % in modo da impedire che il tappo si asciughi.

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