Vincenzo Cuoco (1770-1823) emerge come figura emblematica del Risorgimento italiano, un intellettuale profondamente radicato nel suo tempo, la cui opera storiografica è indissolubilmente legata al suo impegno etico-politico. La sua vita, dedicata all'azione pubblica nelle diverse forme che le circostanze gli proposero, si intreccia con i momenti nevralgici della trasformazione della modernità.
Origini e Formazione di un Intellettuale Molisano
Nato a Civitacampomarano, in Molise, il 1° ottobre 1770, Cuoco proveniva da una famiglia benestante e influente nella provincia. Le informazioni sulla sua prima educazione sono scarse, ma è certo il suo contatto con i "genovesiani" Francesco Maria Pepe e Costantino Lemaître, che gli facilitarono l'accesso, una volta giunto a Napoli nel 1787, a figure di spicco come Domenico Cirillo, Domenico Cotugno, Nicola Fergola, Melchiorre Delfico, Gian Francesco Conforti, Francesco Mario Pagano e Vincenzo Russo.
A Napoli, il giovane Cuoco si dedicò agli studi forensi, partecipando attivamente alla vita politica e sociale della città. Un episodio significativo fu la sua partecipazione alla contesa tra l' "università" di Civitacampomarano e il feudatario Pasquale Morelli, che testimonia la sua adesione alle posizioni riformistiche avverse alle usurpazioni feudali a danno delle comunità municipali.
L'Impegno Politico e la Repubblica Napoletana del 1799
La partecipazione di Cuoco ai tragici e esaltanti giorni della Repubblica Napoletana del gennaio-giugno 1799 è documentata da due eventi significativi. Il primo è il proclama del marzo 1799, firmato congiuntamente da Ignazio Falconieri, "commissario organizzatore", e Vincenzo Cuoco, "segretario", rivolto ai "Comuni del Dipartimento del Volturno" per sostenere la Repubblica. Il secondo è il ruolo svolto nella denuncia della congiura realista dei Baccher, come attestato dal numero del "Monitore" del 24 germile (13 aprile), che definisce Cuoco "benemerito della Patria in questa scoperta".
Questo elogio rischiò di costargli la vita. Arrestato nell'agosto del 1799, Cuoco sfuggì alla morte, a differenza del Falconieri, forse grazie alla corruzione dei giudici. Il 23 aprile del 1800 fu condannato a 20 anni di carcere e alla confisca dei beni, pena poi commutata in esilio. Durante l'esilio, "parte per mare, parte per gli alberghi di Francia", iniziò a scrivere il "Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli".
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Il "Saggio Storico sulla Rivoluzione di Napoli": Un'Analisi Critica del Giacobinismo Napoletano
Il "Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli", pubblicato anonimo in tre volumi nel 1801, rappresenta l'opera più importante di Vincenzo Cuoco. In questo testo, Cuoco analizza criticamente le cause del fallimento della Repubblica Napoletana del 1799, individuando le principali responsabilità nella mancanza di un'adeguata connessione tra le idee rivoluzionarie e la realtà sociale e culturale del Regno di Napoli.
Cuoco critica l'astrattismo e l'ideologismo dei giacobini napoletani, che avevano cercato di imporre un modello rivoluzionario importato dalla Francia senza tener conto delle specificità del contesto locale. In particolare, Cuoco sottolinea la profonda divisione tra la minoranza colta e illuminata, aderente agli ideali repubblicani, e la maggioranza della popolazione, ancora legata a tradizioni e mentalità di tipo feudale.
Cuoco evidenzia come i rivoluzionari napoletani non fossero riusciti a coinvolgere il popolo nella costruzione della Repubblica, fallendo nel tentativo di creare un'identità nazionale condivisa. Questa incapacità di "nazionalizzare" la rivoluzione aveva portato all'isolamento del governo repubblicano e al suo rapido crollo di fronte alla reazione borbonica.
Il Rapporto tra Storia e Statistica: Una Nuova Metodologia di Analisi Sociale
Nel pensiero di Cuoco, la storia non deve limitarsi alla narrazione degli eventi politici e militari, ma deve includere anche l'analisi delle condizioni economiche, sociali e culturali di un popolo. In questo senso, Cuoco anticipa l'importanza della statistica come strumento fondamentale per la comprensione della realtà storica.
Cuoco critica la tradizionale distinzione tra storia e statistica, sostenendo che le due discipline devono essere integrate per fornire una visione completa e accurata della vita di una nazione. La statistica, secondo Cuoco, non deve limitarsi a descrivere "ciò che è", ma deve essere utilizzata per individuare le cause e le conseguenze degli avvenimenti storici.
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Riforme e Stato Costituzionale
Dopo un breve tentativo di rimanere al servizio dello Stato, secondo le prescrizioni del trattato di Casalanza, Cuoco si ritirò a vita privata, tormentato da problemi di salute.
Negli anni successivi, Cuoco continuò a riflettere sui problemi politici e sociali del suo tempo, elaborando un progetto di riforme per il Regno di Napoli. In particolare, Cuoco si concentrò sulla necessità di promuovere l'istruzione popolare, di riformare il sistema giudiziario e di favorire lo sviluppo economico del paese.
Cuoco auspicava la creazione di uno Stato costituzionale, in cui fossero garantiti i diritti e le libertà dei cittadini e in cui il potere fosse esercitato nel rispetto della legge. Cuoco riteneva che solo attraverso un sistema politico basato sulla partecipazione e sul consenso si potesse superare la divisione tra governanti e governati e costruire una società più giusta e prospera.
L'Utilità della Storia per la Vita: Un Tema Centrale nel Pensiero di Cuoco
Un tema ricorrente nell'opera di Cuoco è l'utilità della storia per la vita. Cuoco riteneva che la conoscenza del passato fosse fondamentale per comprendere il presente e per orientare le scelte future. La storia, secondo Cuoco, non deve essere considerata come un semplice elenco di eventi, ma come una fonte di insegnamenti e di esempi da cui trarre ispirazione per l'azione politica e sociale.
Cuoco sottolinea l'importanza di studiare la storia non solo per conoscere le gesta dei grandi uomini, ma anche per comprendere le dinamiche sociali, economiche e culturali che hanno plasmato il destino dei popoli. Solo attraverso una conoscenza approfondita del passato, secondo Cuoco, è possibile evitare di ripetere gli errori del passato e costruire un futuro migliore.
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