L'anisakiasi, o anisakidosi, è un'infezione parassitaria del tratto gastrointestinale causata da nematodi appartenenti alla famiglia Anisakidae, che include le specie Anisakis simplex, Pseudoterranova decipiens e Contracaecum osculatum. Questi organismi, comunemente chiamati "vermi", rappresentano un rischio per la salute umana, specialmente con la crescente popolarità del consumo di pesce crudo come il sushi. Questa guida completa esplora le cause, i sintomi, la diffusione, il trattamento e, soprattutto, le misure preventive per proteggersi da questa insidia nascosta nel cibo.
Cosa è l'Anisakiasi?
L'anisakiasi è un'infezione causata dall'ingestione di larve di nematodi del genere Anisakis, parassiti che infestano diverse specie di pesci e molluschi. Questi vermi, visibili ad occhio nudo e lunghi da 1 a 3 centimetri, si trovano comunemente nella cavità addominale, nell'intestino, sul fegato, sulle gonadi e nei muscoli dei pesci. Il rischio di contrarre l'infezione è legato al consumo di pesce crudo o non sufficientemente cotto, una pratica sempre più diffusa grazie alla popolarità del sushi e di altri piatti simili.
Il primo caso di anisakiasi negli esseri umani venne descritto nel 1876 dallo zoologo e parassitologo tedesco Rudolf Leuckart.
Ciclo Vitale dell'Anisakis
Per comprendere come l'Anisakis possa rappresentare un pericolo per l'uomo, è fondamentale conoscere il suo ciclo vitale. Gli anisakis adulti vivono nella mucosa dello stomaco di alcuni mammiferi marini, come balene, foche e delfini. Le uova prodotte dai parassiti vengono espulse con le feci dei mammiferi e si sviluppano in larve. Queste larve vengono ingerite da piccoli crostacei (krill), che a loro volta vengono mangiati da pesci e calamari. Nel passaggio tra i vari ospiti lungo la catena alimentare, le larve si sviluppano nello stadio adulto.
Può capitare che le larve siano presenti in pesci o molluschi pescati per essere messi in commercio. Se consumati crudi o poco cotti, questi possono causare l’infezione e la conseguente malattia negli esseri umani.
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Cause e Diffusione dell'Infezione
L'infezione da Anisakis si verifica quando si consumano pesci o molluschi crudi o poco cotti contenenti larve vive del parassita. Le larve, una volta ingerite, possono attaccare lo stomaco o l'intestino tenue dell'uomo. A differenza dei mammiferi marini, l'uomo è un ospite accidentale per l'Anisakis, il che significa che il parassita non può completare il suo ciclo vitale nel corpo umano. Tuttavia, la presenza delle larve può causare una serie di problemi di salute.
Fino al 2010 erano stati riportati 20.000 casi di anisakiasi nel mondo. Oltre il 90 per cento dei casi sono stati registrati in Giappone, verosimilmente per l’abitudine degli abitanti di consumare pesce crudo e per la consuetudine dei medici a riconoscere la malattia. Anche nel resto dell’Asia l’anisakiasi è piuttosto comune, sempre a causa del consumo diffuso di prodotti ittici crudi o poco cotti. La globalizzazione del mercato e degli usi alimentari e il perfezionamento delle conoscenze e delle modalità di diagnosi stanno però cambiando rapidamente questo quadro, anche se mancano ancora dati epidemiologici precisi. Le stime parlano di un incremento annuo nel mondo di circa 2.000 casi. In Europa sono stati registrati numerosi casi nei Paesi Bassi, in Germania, in Francia e in Spagna, ma anche in Italia non sono mancati.
Sintomi dell'Anisakiasi
I sintomi dell'anisakiasi possono variare a seconda della localizzazione dell'infezione e della risposta immunitaria dell'individuo.
- Infezione Gastrica: Si manifesta solitamente entro poche ore dall'ingestione delle larve con dolore addominale (spesso localizzato alla bocca dello stomaco), nausea e vomito. In alcuni casi, può essere presente sangue nel vomito a causa del danneggiamento della mucosa gastrica da parte del parassita.
- Infezione Intestinale: Meno comune, si manifesta con febbre, aumento dei globuli bianchi nel sangue, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e, in casi gravi, emorragie dovute alla perforazione della mucosa gastrointestinale da parte delle larve. I sintomi possono comparire anche una o due settimane dopo l'ingestione.
- Anisakiasi Ectopica: Si verifica quando le larve migrano in altre parti del corpo in seguito alla perforazione della parete gastrointestinale, causando sintomi variabili a seconda dell'organo interessato.
- Reazioni Allergiche: In alcuni casi, l'anisakiasi può manifestarsi con reazioni allergiche di vario tipo, come orticaria, angioedema, difficoltà respiratorie, rinite, congiuntivite e, nei casi più gravi, shock anafilattico. Esiste anche una forma di allergia all'Anisakis che può essere scatenata dalla semplice contaminazione, senza la presenza di larve vive. Le forme che causano reazioni allergiche si riscontrano più spesso nelle persone esposte agli allergeni, per esempio quelle che lavorano nel settore della conservazione e della lavorazione di prodotti ittici. Il primo segno di reazione allergica si manifesta entro sei ore dall’ingestione dell'alimento infestato.
Alcune persone, dopo o durante l’ingestione di pesce crudo o poco cotto, avvertono una sensazione di prurito in gola: si tratta del verme che si muove nella bocca o nella gola.
Diagnosi dell'Anisakiasi
La diagnosi dell'anisakiasi può essere complessa, in quanto i sintomi sono aspecifici e possono essere confusi con quelli di altre malattie del tratto gastrointestinale, come appendicite, ulcera e morbo di Crohn. Solitamente, la diagnosi viene effettuata attraverso un esame endoscopico, che permette di visualizzare direttamente le larve nel tratto digerente e, in alcuni casi, di rimuoverle. Specifici test sono eseguiti per le forme allergiche. In alternativa per diagnosticare il disturbo spesso ci si basa sulla storia del paziente, che riferisce di aver mangiato pesce o calamari crudi o non ben cotti.
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Trattamento dell'Anisakiasi
Nella maggior parte dei casi, l'anisakiasi si risolve spontaneamente con la morte delle larve nel tratto digerente. Tuttavia, in presenza di sintomi persistenti o gravi, può essere necessario un trattamento medico. Durante l'esame endoscopico, le larve possono essere rimosse, alleviando i sintomi e favorendo la guarigione. In alcuni casi gravi, può essere necessario un intervento chirurgico. Sono stati descritti alcuni casi trattati con successo con farmaci antiparassitari.
Prevenzione dell'Anisakiasi
La prevenzione dell'anisakiasi si basa su alcune fondamentali norme di igiene e buonsenso nella preparazione e nel consumo di prodotti ittici.
- Controllo Visivo: È fondamentale ispezionare attentamente il pesce crudo per individuare eventuali larve di Anisakis. Le larve sono visibili ad occhio nudo come piccoli vermi bianchi o rosati arrotolati a spirale.
- Eviscerazione Precoce: Eviscerare il pesce il prima possibile dopo la cattura per evitare la migrazione delle larve dall'intestino ai muscoli.
- Congelamento: Congelare il pesce a temperature inferiori a -20°C per almeno 24 ore (o per 96 ore a -18°C in un congelatore domestico a tre o più stelle) è un metodo efficace per uccidere le larve di Anisakis. La normativa europea prevede l'obbligo di congelamento per i rivenditori di pesce crudo o in salamoia e per i ristoranti.
- Cottura: Cuocere il pesce ad una temperatura di almeno 60°C per almeno 10 minuti è un altro metodo efficace per eliminare le larve.
- Evitare Pratiche Inefficaci: L'uso di limone, aceto, marinature varie o affumicatura non sono efficaci nella prevenzione dell'infezione.
È importante ricordare che l’uso di limone, aceto e marinature varie, così come altri trattamenti tradizionali degli alimenti, non sono efficaci nella prevenzione dell’infezione. Al consumo di pesce marinato e di sushi sono legati i principali casi di anisakiasi segnalati nel nostro Paese.
Anisakis e Sushi: Un Binomio da Gestire con Cautela
Il sushi, con la sua crescente popolarità in tutto il mondo, rappresenta una delle principali fonti di esposizione al rischio di anisakiasi. Per questo motivo, è fondamentale prestare particolare attenzione alla provenienza, alla preparazione e alla conservazione del pesce utilizzato per il sushi.
- Ristoranti Affidabili: Scegliere ristoranti che rispettino rigorosamente le normative in materia di sicurezza alimentare e che utilizzino pesce proveniente da fornitori certificati.
- Congelamento Preventivo: Assicurarsi che il pesce utilizzato per il sushi sia stato preventivamente congelato secondo le procedure raccomandate.
- Controllo Visivo: Osservare attentamente il sushi prima di consumarlo, verificando l'assenza di larve visibili.
L'Anisakiasi in Italia: Una Minaccia Sottovalutata?
L’anisakidosi è stata riscontrata in diversi Paesi, tra cui l’Italia, dove il problema potrebbe essere sottostimato. Secondo gli esperti è probabile che l’anisakiasi sia ancora fortemente sottostimata a causa delle difficoltà nella diagnosi e della limitata esperienza clinica. In Italia, per il monitoraggio dei casi, è attivo il Centro di referenza nazionale per le anisakiasi (CReNA) presso la sede dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia.
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Nonostante la presenza del CReNA, la mancanza di un sistema informativo centralizzato e l'assenza di un obbligo di denuncia rendono difficile stimare con precisione il numero di casi di anisakiasi nel nostro Paese. Tuttavia, è importante essere consapevoli del rischio e adottare le misure preventive necessarie per proteggere la propria salute.
Consigli per i Viaggiatori
Una particolare attenzione al consumo di prodotti ittici va posta nel corso di viaggi, informandosi sulle norme in vigore e sul trattamento degli alimenti consumati.