In un panorama culinario ricco di varietà come quello italiano, la pizza napoletana si distingue per il suo aspetto, consistenza e gusto inconfondibili. Ma non solo di pizza vive Napoli. Chi ha la fortuna di abitare a Napoli, ogni giorno è libero di gustarsi un’ottima pizza napoletana, ma anche di immergersi in un immaginario collettivo fatto di sapori, profumi e personaggi indimenticabili. Tra questi, un posto d'onore spetta a Totò, il "Principe della risata", e al suo celebre binomio "birra e salsiccia". Questo connubio, apparentemente semplice, è diventato un simbolo della napoletanità, grazie soprattutto al film "Totò Sceicco" del 1950.
Le Origini della Pizzeria Trianon e l'Arte della Pizza Napoletana
La storia della pizza napoletana è strettamente legata alla città di Napoli, un vero punto di riferimento per la pizza in tutto il mondo. Vero punto di riferimento per la pizza in tutto il mondo, la pizza napoletana è un punto fermo della vita quotidiana e parte della filosofia di vita locale. La nostra pizzeria è stata fondata nel 1923 a Napoli dai nonni Ciro Leone e Giorgina De Somma. Il nome deriva dal teatro frequentato da artisti del calibro di Totò, Macario e Nino Taranto. In quanto pizzeria storica di Napoli, continuiamo a usare ingredienti freschi e buoni, che selezioniamo con attenzione. Noi della Pizzeria Trianon proponiamo pizze storiche della tradizione esclusivamente cotte nel forno a legna. La tradizione è mantenuta con un'attenzione particolare agli ingredienti locali di alta qualità. La nostra pizzeria, presente anche a Salerno, è stata frequentata da attori famosi. La pizza napoletana non è solo una ricetta, ma un ponte tra passato e presente, un patrimonio culinario che ha resistito alle sfide del tempo. Pizzerie napoletane autentiche sono nate in città cosmopolite, offrendo a chiunque la possibilità di assaporare il gusto autentico della tradizione italiana. La tecnologia avanza, continuando a influenzare tutti gli aspetti della nostra vita, cucina compresa. Qual è la prima immagine che ti viene in mente quando senti associare la parola “pizza” all'Italia? Tuttavia, la pizza non è solo quella che trovi nelle pizzerie di Napoli. Un punto di riferimento per distinguere i diversi tipi di pizza è il bordo croccante.
In una pizzeria napoletana a Napoli, ci sono regole precise sulla qualità degli ingredienti e sulle dosi esatte. Gli esperti consigliano un'attenta lievitazione di almeno 12/14 ore a una temperatura compresa tra i 24 e i 30 gradi, in un ambiente con un'umidità tra il 70% e l'80%. Un altro elemento importante che si trova nel Disciplinare è la cottura in forno a legna, che si trova in tutte le pizzerie di Napoli. La lievitazione è un processo delicato che richiede attenzione e cura. Il panetto deve riposare in un luogo caldo e umido per evitare che la superficie si secchi e formi una crosta che comprometterebbe la lievitazione. Una volta lievitati, i panetti vengono stesi con un movimento abile e preciso, formando un disco uniforme. Molto amata dai nostri clienti è la pizza Gran Triano, che presente 8 diversi gusti.
"Birra e Salsiccia": Una Parola d'Ordine Indimenticabile
La scena del film "Totò Sceicco" in cui Totò, per errore, ordina "birra e salsiccia" in un bar, convinto che sia la parola d'ordine per arruolarsi nella Legione Straniera, è diventata un cult. Antonio viene a sapere da un altro cameriere, Ludovico, che per arruolarsi nella Legione Straniera occorre recarsi in un certo Caffè Verdi in via del Porto e ordinare, a mo' di parola d'ordine, birra e salsiccia. Il cameriere ha però fatto confusione, indicando un locale sbagliato: non si tratta infatti del Caffè Verdi in via del Porto ma del Caffè Porto in via Verdi! Il cameriere, Carlo Croccolo, esegue invece letteralmente "la comanda", portando ripetutamente piatti di salsicce accompagnati da fiumi di birra. La sua mimica, la sua espressione smarrita di fronte all'incomprensione del cameriere (interpretato da un giovanissimo Carlo Croccolo), hanno reso questa sequenza un vero e proprio tormentone. INVIATO A CANNESA mezzanotte, è l'inferno. Con la differenza che dannati sono quelli che non riescono a entrare. Tutta Cannes - la Cannes del Festival: il resto della città, come ogni città di Festival, del Festival se ne frega - comunque sembra davvero che tutta Cannes s'ammucchi in quel fazzoletto di spiaggia davanti all'hotel Gray d'Albion, per la festa più ambita, quella dell'«italian director» Nanni Moretti; laddove «director», stavolta, più che al regista va riferito al ruolo in virtù del quale lo schivo Nanni s'è piegato alle leggi della mondanità: fresco direttore del Torino Film Festival, Moretti ha voluto presentare la sua creatura al cinema mondiale con un cocktail party subito classificato come «assolutamente ir-ri-nun-cia-bi-le». D'altra parte, è difficile non essere curiosi ed eccitati se sei a un party e vedi un tizio che somiglia a Morgan Freeman e poi ti accorgi che è davvero lui; e un po' alla volta capisci che tutti quelli che somigliano ai famosi non sono sosia, ma gli originali. E Moretti, mentre s’incunea tra la folla: «La parola d’ordine? Birra e salsiccia». Fine della citazione da Totò.
Da quel momento, "birra e salsiccia" è diventato sinonimo di spensieratezza, di convivialità e di quella capacità tutta napoletana di sdrammatizzare anche le situazioni più complesse. Già anni prima, nel film “Toto’ sceicco” del 1950, il protagonista, con la sua divertente ed inconfondibile mimica, non riesce ad arginare il cameriere di un ristorante a cui ha ordinato “birra e salsicce”, per cui al tavolo arrivano litri di birra. Il film ha tempi molto dinamici e ritmati tra battute, musiche e viaggi e, soprattutto, racconta come Totò Le Mokò sia riuscito a realizzare i suoi sogni con un finale quasi fiabesco e molto musicale. Le scene sono ambientate tra Napoli ed Algeri, quindi Mauro, Giuseppe e Marco hanno cercato di combinare sapori che appartengono ai due territori uniti dal Mediterraneo. L’approccio è giocoso seguendo lo stile goliardico di Totò, anche se ogni particolare è stato curato per accendere l’attenzione sull’intero anno dedicato alle celebrazioni alla carriera dell’attore partenopeo che, in questa occasione, ha ricevuto la laurea ad honorem alla memoria dall’Università degli Studi Federico II di Napoli in discipline dello spettacolo.
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La Birra nel Cinema Italiano: Da Elemento di Festa a Simbolo di Malinconia
Se in "Totò Sceicco" la birra è associata a un equivoco comico, nel cinema italiano la bevanda ha assunto nel tempo diverse connotazioni. Essa è grande protagonista, ad esempio, nelle scene che raccontano le feste dei liceali o le esibizioni di giovani rock band e tendenzialmente è un elemento tipico di situazioni allegre e spensierate. Nella cinematografia, soprattutto in quella americana, accade però, sempre più sovente, che la birra acquisisca un ruolo piuttosto serioso, quasi drammatico e legato agli stereotipi di personaggi travagliati o alle prese con le difficoltà del momento che stanno vivendo. A partire dal 1936 vengono prodotte e messe in onda in America, e poi anche in Italia, varie serie televisive (una è stata riproposta in chiave più moderna anche dalla Rai nel 2012) dedicata al personaggio ideato dallo scrittore Rex Stout, “Nero Wolfe”, un investigatore che è appassionato di orchidee e… birra (in particolare la Tuborg). Anche il famoso tenente Colombo (protagonista dell’omonima serie nata nel 1968) non disdegna un buon sorso di birra, al termine di una sua indagine e in serie come “Starsky ed Hutch” o in altre più recenti come “Grey’s anatomy” la birra è spesso in scena insieme ai principali personaggi, per festeggiare, ma molte volte, anche per sottolineare piccoli momenti di malinconia.
Altra commedia all’italiana, altra scena a base di birra e salsicce. Il primo film italiano in cui, appare la birra come elemento di perturbazione sociale è quel capolavoro che è “La ragazza con la pistola” (1970) di Mario Monicelli. Quando la giovane siciliana, Monica Vitti, sedotta e abbandonata dal siculo Carlo Giuffrè emigrato a Londra anche per sfuggirle, inizia a cercarlo nei pub inglesi, entriamo per la prima volta - per il cinema italiano - nell’oscurità fumosa della Swinging London di quegli anni. I paradisi alcolici maledetti di una gioventù alla ricerca di se stessa vengono allo scoperto, quando la Vitti cerca di dare aiuto ad un giovane ubriaco che aveva conosciuto il suo uomo in fuga. La birra perde la sua connotazione di bevanda da feste e conquista un suo status di bevanda pericolosa capace di oscurare la mente confusa di una generazione. Stessa tetra immagine della birra viene fuori dall’altro film di quel periodo girato a Londra da Alberto Sordi, “Fumo di Londra” (1971), in cui il solito cinico personaggio dell’attore romano si confronta con le trasgressioni sessuali e alcoliche della nuova generazione ribelle, uscendone come un piccolo uomo grottesco e ridicolo. Nella cinematografia, soprattutto in quella americana, la birra ha acquisito un ruolo piuttosto serioso, quasi drammatico e legato agli stereotipi di personaggi travagliati o alle prese con le difficoltà del momento che stanno vivendo. Un esempio per tutti, il film “Tutti gli uomini del presidente” è un film del 1976 diretto da Alan J. Pakula. È ispirato al libro omonimo di Bob Woodward e Carl Bernstein, e ripercorre le vicende che hanno portato alle dimissioni del presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon. Qui è raccontata la sua storia d’amore con l’anima gemella, una bella donna anche lei ormai schiava dell’alcol. La sceneggiatura è affidata allo stesso scrittore, che, naturalmente ricrea l’atmosfera dominante della sua vita, l’alone dell’essere perennemente ubriaco miscelato con le cose della vita quotidiana, con le riflessioni profonde del proprio io, con la perenne ricerca della libertà, sia interiore che propriamente dalla società. Nel 2009 nelle sale cinematografiche americane è uscito il primo lungometraggio sulla birra artigianale. Il film si chiama “Beer Wars” ed è un documentario sulle piccole realtà brassicole degli Stati Uniti. La pellicola tuttavia non ha solo un fine didascalico, ma racconta una storia ben precisa: la lotta dei microbirrifici alle multinazionali della birra americana. Beer Wars inizia con la sfida che devono affrontare le multinazionali del settore contro i piccoli birrifici indipendenti, che hanno modificato lo status quo del mercato con la creazione di birre originali e innovative. “La fine del mondo” (The World’s End) è un film del 2013 diretto da Edgar Wright, ed è la storia di cinque amici che, 20 anni dopo un’epica gara ad un pub, si riuniscono quando uno di loro si mette in testa di partecipare di nuovo ad una maratona di bevute. Convinti da Gary King (Simon Pegg), un quarantenne dallo spirito ancora di un adolescente, a ritornare al loro paese natale e a metter piede al mitico pub “La fine del mondo”, si ritroveranno a dover lottare per salvare il loro futuro e quello di tutta l’umanità da una imminente apocalisse. “Gran Torino” è un film del 2008 diretto e interpretato da Clint Eastwood. Walt Kowalski è un veterano della guerra di Corea con un carattere ruvido che gli fa preferire una vita solitaria con un solo grande amore, quello per la sua auto, una Ford Gran Torino del 1972. Dovrà affrontare i suoi pregiudizi razziali e ritrovare la sua vena migliore quando Thao e Sue, fratello e sorella di origine asiatica e suoi vicini di casa, si metteranno nei guai con una street gang. Nel film italiano “La Febbre” lungometraggio firmato da Alessandro D’Alatri nel 2005, il trentenne Mario Bettini, interpretato da un giovane Fabio Volo, associa le sue pulsioni e la sua voglia di fuga all’apertura di un locale.
Salsiccia e Fagioli: Un Classico della Cucina Popolare
Il legame tra salsiccia e fagioli è un altro pilastro della cucina popolare italiana. Sarà stato Totò con la sua famosa parola d’ordine. “Birra e salsicce” a renderle familiari ad un largo pubblico, oppure Terence Hill durante il primo film della fortunata serie Trinità dove si mangiava in realtà fagioli ma dove sembravano apparire anche le salsicce, sta di fatto che il binomio dei due prodotti appare oramai imprescindibile, un po’ come le coppie dello spettacolo: Dean Martin e Jack Lemmon, Ric e Gian, Gianni e Pinotto e qui mi fermo per carità di patria perché mi accorgo di avere una certa età nel fare tali citazioni. Il successo deriva da una serie di fattori: sapore deciso, soprattutto se nel grasso delle salsicce si fanno cuocere i fagioli già lessati; riempistomaco perché malgrado la presenza dei fagioli, l’acidità del pomodoro permette comunque di volerle mangiare con il pane; costo quasi nullo anche a costo di metterci i fagioli zolfini del Pratomagno o le salsicce più care della terra. Che poi si trovino al ristorante anche alla cifra di 40 euro è un altro discorso, nella realtà sono il piatto del giorno di osteria, o quello che veniva tenuto in calkdo per essere consumato durante tutto il giorno.
Un piatto semplice, ma ricco di gusto e di storia, spesso associato alla convivialità e alle osterie di una volta. La versione “street food” non convince alquanto, la fuoriuscita die fagioli è assicurata, la salsiccia dovrebbe rimanere da sola, aperta e schiacciata per essere mangiata agevolmente, meglio sedersi e darsi cinque minuti di pace. Tra le varianti divertenti e proponibili, quelle con l’aggiunta di cavolo nero o rapini.
La Ricetta Salsiccia e Fagioli
Questa intanto la mia ricetta Ingredienti per 6 persone: 12 salsicce di media grandezza, 3 spicchi di aglio, un rametto di rosmarino,4 foglie di salvia 1 dl di olio extravergine di oliva, 400 g di pomodori pelati, 600 g di fagioli cannellini lessati, sale fino, pepe neroTogliere la corda dalle salsicce, quindi forarle con una forchetta. Metterle in una padella e sgrassarle, facendole cuocere a fuoco vivo per qualche minuto. Toglierle e tenerle in disparte al caldo. A parte, sbucciare l’aglio e lavare il rosmarino e la salvia . Tritarli finemente e metterli a rosolare in una casseruola con l’olio e il grasso rimasto delle salsicce. Unire i pomodori, pelati e passati, insaporire con poco sale e pepe, quindi aggiungere i fagioli.
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Totò Oggi: Omaggio al Principe della Risata
Quest’anno ricade il cinquantesimo anniversario dalla morte del grande Totò e Napoli, la sua città, ha deciso di celebrarlo con un calendario molto ricco di eventi. Antonio De Curtis, con la sua mimica e la sua immensa cinematografia, rappresenta l’essenza della cultura partenopea capace sempre di risolvere ogni situazione con quella leggerezza indispensabile per enfatizzare malumori e cattiva sorte. Molte frasi di Totò sono cult per i napoletani, e ben note a tutti gli italiani, cresciuti con i suoi film e le sue battute esilaranti. Anche il mondo del food ha dedicato numerose iniziative a Totò che amava tanto ogni aspetto godurioso della vita e quindi il buon cibo. Con lo stesso spirito Mauro De Luca, con i figli Giuseppe e Marco, nella loro hamburgheria Sciuè il Panino Vesuviano hanno dedicato a Totò un panino goloso. Il tema punta sul film più amato da Mauro, Totò Le Mokò, ed il panino porta il medesimo titolo. Con questa iniziativa hanno scelto di sostenere il progetto 50 Anni senza Totò ideato e curato dalla Fondazione San Gennaro per il recupero di due piazze del rione Sanità: Largo Vita e Piazzetta San Severo dove saranno installate opere d’arte dedicate all’artista. Il motto è L’Arte genera L’Arte e si vuole inondare di bellezza questo quartiere così affascinante dove è nato il grande Totò. Pertanto il ricavato del panino Totò le Mokò sarà devoluto a tele progetto. Si dice che l’appetito vien mangiando, in realtà viene a star digiuni, è la sua battuta nel fiml Totò al Giro d’Italia e ci piace pensare che Totò si sarebbe “consolato” con questo panino, dice Mauro, magari chiedendo il bis, lui che spesso nei film raccontava in maniera divertente la fame vissuta personalmente e da tutti gli italiani dopo la seconda guerra mondiale. Nel panino Totò le Mokò non poteva non esserci la salsiccia, cibo popolare e tradizionale spesso rappresentato nei suoi film. “Birra e salsiccia”, tra l’altro, è la celebre parola d’ordine da lui scelta in Totò Sceicco, accompagnata da una smorfia labiale di intima intesa tipicamente napoletana e resa straordinaria dalla sua maschera. Quindi salsiccia di maiale nero casertano per legarci al territorio campano secondo lo stile di qualità di Sciuè il Panino Vesuviano, cipolla grigliata di Alife di Antonietta Melillo, caciocavallo di bufala e salsa harissa a base di peperone per richiamare Algeri dove è molto presente nella cucina locale, con olio extravergine di oliva Torretta dalle colline di Salerno. Nel periodo estivo la salsa sarà preparata con la papaccella napoletana, il peperone riccio del nostro territorio, prodotta da Bruno Sodano, piccolo agricoltore di Pomigliano d’Arco dove ha sede l’hamburgheria Sciuè il Panino Vesuviano. Gli ingredienti scelti raccontano anche la continua ricerca di prodotti enogastronomici realizzati da piccoli agricoltori campani che lavorano per salvaguardare le colture tipiche e storiche del territorio. Quisquilie e pinzillacchere, Mauro, Peppe e Marco vi aspettano sia a Pomigliano d’Arco, dove sono aperti in via Passariello 49 dal 2015, sia a Salerno sul Lungomare Trieste al civico 90 dove hanno inaugurato il 22 marzo 2017 con immediato successo.
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