La Storia di Spago Spaghetti: Un Classico dei Giochi da Tavolo e Icona di "Bim Bum Bam"

Spago Spaghetti, conosciuto anche come "Ready! Set! Spaghetti!", è un gioco da tavolo che ha segnato l'infanzia di molti, specialmente negli anni '90. La sua popolarità è strettamente legata alla sua presenza nel programma televisivo per bambini "Bim bum bam", dove veniva pubblicizzato insieme ad altri classici come Hotel, Forza 4 e Indovina Chi?. Questo articolo esplora la storia, le meccaniche di gioco e l'impatto culturale di Spago Spaghetti, offrendo uno sguardo nostalgico a un'epoca d'oro per i giochi da tavolo e la televisione per ragazzi.

L'Epoca d'Oro di "Bim Bum Bam" e i Giochi MB

Negli anni '90, "Bim bum bam" era un appuntamento fisso per i bambini italiani. Il programma non solo offriva cartoni animati e intrattenimento, ma fungeva anche da vetrina per i giochi da tavolo prodotti dalla MB (ora Hasbro). Spago Spaghetti, insieme a Hotel, Forza 4 e Indovina Chi?, veniva regolarmente pubblicizzato durante il programma, creando un forte legame tra il gioco e l'esperienza televisiva.

Nello studio di "Bim bum bam" veniva spesso ricreata una versione gigante del tabellone di gioco. In ogni puntata, due squadre di bambini si sfidavano con regole simili a quelle del gioco da tavolo, anche se adattate per i tempi televisivi. Questa versione "gigante" del gioco prendeva il nome di "Mega Hotel", enfatizzando le dimensioni della scenografia. Il presentatore Marco Bellavia, volto noto di "Bim bum bam", ha contribuito ulteriormente a consolidare il legame tra il programma e i giochi MB.

Spago Spaghetti: Meccaniche di Gioco e Componenti

Spago Spaghetti è un gioco da tavolo astratto, ma abilmente camuffato con il tema degli spaghetti. L'ambientazione è elementare: un piatto di spaghetti stilizzato con condimenti colorati. Il gioco coinvolge quattro giocatori, ognuno con una forchetta di colore diverso (giallo, verde, rosso, blu) collegata a un cucchiaio tramite un filo colorato (lo "spaghetto").

Il gioco include:

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  • Una plancia di gioco che raffigura un piatto di spaghetti.
  • Quattro forchette di diverso colore, ciascuna collegata a un filo (spaghetto) dello stesso colore.
  • Quattro cucchiai, fissati agli angoli della plancia.
  • Una serie di "ingredienti" colorati (funghi, polpette, peperoni, cipolle, ecc.) da inserire nei fori sulla plancia.
  • Un dado con le immagini degli ingredienti e un jolly.

Preparazione e Svolgimento del Gioco

La preparazione del gioco è semplice: si fissano le forchette ai cucchiai e si spargono i fili colorati (gli spaghetti) sul piano di gioco. Successivamente, si inseriscono gli ingredienti nei fori della plancia, facendo in modo che i fili si avvolgano attorno ad essi.

Il primo giocatore lancia il dado, che indica quale ingrediente deve essere rimosso dalla plancia. A seconda del simbolo ottenuto, il giocatore decide quale ingrediente prelevare, cercando di liberare il più possibile il proprio spaghetto e, allo stesso tempo, evitando di favorire gli avversari. Una volta estratto l'ingrediente, tutti i giocatori riavvolgono il proprio spaghetto attorno alla forchetta. Durante il gioco, gli spaghetti possono liberarsi da un ingrediente e ancorarsi a un altro, creando ulteriori difficoltà.

Condizioni di Vittoria

Vince il giocatore che per primo riesce a riavvolgere completamente il proprio spaghetto attorno alla forchetta.

L'Influenza della Televisione e il Fascino dei Giochi Giganti

L'elemento televisivo ha giocato un ruolo fondamentale nel successo di Spago Spaghetti. Come molti giochi degli anni '90, la pubblicità televisiva, e in particolare la presenza all'interno di "Bim bum bam", ha contribuito a creare un forte appeal per il gioco. L'idea di vedere il gioco in versione gigante in televisione, con bambini che si sfidavano in un contesto divertente e coinvolgente, ha sicuramente incentivato molti a desiderare la versione in scatola.

Pro e Contro di Spago Spaghetti

Come ogni gioco, Spago Spaghetti ha i suoi punti di forza e di debolezza.

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Pro:

  • Divertente e coinvolgente: Il gioco è particolarmente apprezzato dai bambini, grazie alla sua semplicità e al tema degli spaghetti.
  • Semplice da imparare e da giocare: Le regole sono facili da comprendere, rendendo il gioco accessibile a giocatori di tutte le età.
  • Principio di competitività e un pizzico di strategia: Pur basandosi in gran parte sulla fortuna, il gioco richiede un minimo di strategia nella scelta degli ingredienti da rimuovere.

Contro:

  • Poco longevo: Alla lunga, il gioco può diventare ripetitivo e noioso.
  • Materiali non eccellenti: Gli ingredienti tendono a rompersi facilmente durante la fase di inserimento ed estrazione dalla plancia.
  • Troppa fortuna necessaria: Le azioni sono principalmente dettate dal dado, limitando il controllo del giocatore sull'esito della partita.

Spago Spaghetti: Un Simbolo di un'Epoca

Nonostante i suoi limiti, Spago Spaghetti rimane un gioco iconico degli anni '90, strettamente legato al programma televisivo "Bim bum bam" e alla cultura dei giochi da tavolo per bambini. La sua semplicità, il suo tema divertente e la sua presenza in televisione hanno contribuito a renderlo un classico intramontabile, capace di evocare ricordi nostalgici in chi lo ha giocato durante la propria infanzia.

Oltre il Gioco: Riflessioni sul Consumo e la Cultura Pop

La storia di Spago Spaghetti offre anche spunti di riflessione sul ruolo della televisione nel promuovere il consumo e nel plasmare la cultura popolare. La partnership tra "Bim bum bam" e MB è un esempio di come i programmi televisivi per bambini potessero influenzare le scelte di acquisto dei genitori, incentivando l'acquisto di giochi e giocattoli pubblicizzati durante il programma.

Inoltre, il successo di Spago Spaghetti dimostra come un gioco semplice e apparentemente banale possa diventare un simbolo di un'epoca, evocando ricordi e sensazioni positive in chi lo ha giocato durante la propria infanzia.

L'Eredità dello Spaghetti Western: Da Sergio Leone a Bruno Bozzetto

L’epopea dei film western era agli sgoccioli. Il western cercava altre strade, prima di cedere lo scettro. E da Hollywood, mezzo secolo fa, la strada portò in Italia. Nasceva lo spaghetti western. Con tanto di “giallo” sulla sua paternità. L’anagrafe darebbe ragione a Sergio Leone: nel 1964 il regista romano uscì con Per un pugno di dollari. Ma a Milano allo spaghetti western qualcuno aveva pensato prima di lui. Da più di un anno negli studi Bozzetto una dozzina di disegnatori, tra cui l’effervescente Guido Manuli, stava infatti lavorando giorno e notte a un altro innovativo film, West and Soda.

«Io ero partito prima, ma sono arrivato dopo», ricorda divertito Bruno Bozzetto a cinquant’anni esatti dall’uscita nelle sale del suo pionieristico lavoro. Perché alla fine il suo spaghetti western arrivò secondo?

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«Perché disegnare migliaia di scene richiede più tempo che girarle dal vivo. Comunque fu una pura casualità e con Leone ne abbiamo parlato spesso. Nessuno dei due sapeva dell’altro. Semmai quell’episodio dimostra che nell’arte, ma non solo, alcune idee spesso arrivano a maturazione nello stesso momento perché figlie di un determinato clima».

E nel cinema che clima si respirava in quei primi anni Sessanta?

«C’era bisogno di uscire da certi cliché di genere. In quel periodo, per esempio, il western classico aveva ormai esaurito il suo ciclo e certi luoghi comuni avevano raggiunto il loro culmine. Lo si poteva affrontare da nuovi punti di vista e con diversi approcci, dall’ironico al parodistico. Così feci io, ma anche Leone ne realizzò una sorta di parodia, sfidando i tradizionali canoni stilistici e narrativi».

E nacque lo spaghetti western…

«Andò così. Io stavo già lavorando a West and Soda da un anno quando Sergio cominciò a girare Per un pugno di dollari. A me ci vollero due anni, lui fece prima. Ma si trattava di due prodotti diversi, il mio cartone animato, ideato con l’amico Attilio Giovannini, aveva di per sé un impatto più leggero. Era molto ironico, non era il classico cartone pensato per i bambini. Nessuno dei miei lavori, del resto, ha mai avuto un preciso target. Io ho sempre fatto animazione per tutti».

Quando lei cominciò si era in piena era Disney e quei cartoni avevano un preciso pubblico.

«Io sono sempre stato un fanatico del cartoon disneyano, a partire da Bambi. Però a ben vedere lo stesso Bambi, film ecologista ante litteram, non era propriamente per bambini. L’idea che il cartone animato sia un prodotto di per sé per bambini è sbagliata. Per la tv il discorso in parte cambia perché ormai ci sono i canali dedicati. In ogni caso pensare cartoni animati per chi va già a scuola è una limitazione: oggi i bambini sono molto svegli, ricevono un sacco di input, soprattutto visivi. Peccato volare basso».

Comunque anche per un cartone animato ci sono diversi livelli di comprensione.

«Per fortuna. Questo spiega il successo dei kolossal americani di Pixar e, in parte, di Dreamworks. Mi fa piacere che anche loro oggi ragionino come ragionavo io cinquant’anni fa. Certo, i bambini colgono magari di più la vivacità dei colori, le battute più semplici, certi movimenti dei personaggi, mentre l’adulto va oltre».

Anche il botteghino pare dare ragione.

«È vero. Gli incassi record, in questi giorni, di due film di animazione come Inside out e Minions dimostrano proprio che i cartoon devono essere pensati per tutti, figli e genitori. È la ricetta vincente. Sta tramontando l’idea del cartoon per bambini buono per le feste di Natale. È così che il cinema diventa per tutta la famiglia, toccando magari temi forti come l’ecologia, l’amicizia, ecc. Si pensi alla profondità di Toy story, in cui i giocattoli temono di essere buttai via e annientati dai bambini. Oppure Up, con protagonista un anziano. I cartoon devono far riflettere. I miei lo facevano con la forza dell’ironia, quelli di oggi più con l’umorismo. Apprezzo la Pixar perché sa rischiare. Io l’ho sempre fatto, ma ho dovuto lavorare in totale autonomia altrimenti avrei avuto le mani legate».

A che cosa si riferisce in particolare?

«Per realizzare quello che avevo in mente, i produttori non si trovavano. Così mi sono autofinanziato grazie agli introiti degli spot pubblicitari che disegnavo per Carosello e altri. Chi produce non ama rischiare, meno che mai con film di animazione. Tentare strade nuove poi è improponibile a un produttore che ovviamente vuole fare cassetta. Meglio replicare un successo, ma così si uccide la creatività».

Produttori a parte, non è che oggi la creatività dell’artista è un po’ limitata anche dall’elevatissimo tasso tecnologico?

«Direi di no, anzi può essere vero il contrario: mezzi superiori possono stimolare una diversa creatività. Forse semmai c’è un po’ meno poesia ed è un po’ meno centrale la dimensione umana, individuale e sociale. Ma questo è un punto di vista molto personale, di uno che puntava tutto sulla caricatura: i tic, le manie, i modi di fare, certi rituali collettivi. Oggi prevale l’umorismo più che l’ironia».

Secondo lei oggi un personaggio come il suo Signor Rossi avrebbe successo come ebbe allora? In Germania fu addirittura un cult…

«Chissà, altri tempi. Ironizzare e caricaturare è stata comunque la chiave vincente. La usai fin dal mio primo corto, Tapum! La storia delle armi. Lì denunciavo, ironizzando, la stupidità dell’uomo che anziché elevarsi e fare cose buone e utili passa la maggior parte del tempo a combattersi e a distruggere. Sul tema delle armi ho poi fatto Cavallette e Rapsodeus.

Perché film di cinquant’anni fa come West and Soda e Vip sono amati ancora oggi?

«Perché sono pieni di trovate divertenti, di gag e di ironia. Si capisce che si è anzitutto divertito chi li ha realizzati. E al centro c’è l’uomo con tutte le sue contraddizioni. In Vip poi c’è anche un forte taglio sociale, con la presa in giro della pubblicità, del consumismo e della massificazione».

Tutti in Campo con Lotti: Un Sogno a Colpi di Golf e "Spaghetti!"

Se la scorsa settimana abbiamo ripercorso insieme la toccante storia di Anna dai capelli rossi, questa volta ci spostiamo in un mondo molto diverso con Tutti in campo con Lotti. Siamo nel 1988 quando arriva in Italia per la prima volta la storia di questo adolescente, in 47 episodi, che sogna di diventare un campione ed eccellere nel golf. La sua ascesa sarà però particolarmente ardua e ricca di imprevisti.

Lotti è un ragazzo che non vive una situazione familiare molto semplice. Suo padre era un camionista purtroppo deceduto a seguito di un incidente. Sua madre, rimasta sola, gestisce un ristorante e, per aiutarla, Lotti non solo si occupa dei suoi tre fratelli minori quando lei è al lavoro, ma cerca di contribuire economicamente facendo dei lavoretti. Uno di questi è vendere polpette di riso cucinate da sua madre in un circolo di golf. È proprio qui che arriva il primo contatto con questo sport che, inizialmente, Lotti trova noioso.

Tre membri del club di golf si prendono gioco di lui, invitandolo a colpire la pallina e scommettendo una paga doppia per le sue polpette. Lotti fallisce miseramente ma la sfida accende in lui una scintilla che lo porta ad invitare i tre ad una nuova manche il giorno successivo. Ad osservarlo nel corso di questa sfida c’è non solo il presidente del circolo di golf, il signor Gervaso, ma anche il Sig. Kenton, un grande esperto di questo sport che nota in Lotti un forte talento.

Il ragazzo, d’altronde, dopo questa sfida inizia a comprendere che forse proprio questa può essere la sua strada e, allettato anche dai grossi guadagni ai quali un professionista può arrivare, decide di diventare un campione di golf. Sarà proprio Kenton a prenderlo sotto la sua ala e ad allenarlo per far sì che questo sogno diventi realtà. Arriva allora il momento di una prima sfida proposta a Lotti dal suo allenatore: una partita in coppia contro il signor Orso e sua nipote Pamela con in palio un premio in denaro che per Lotti si tradurrebbe invece in un set di mazze per potersi allenare senza pesare economicamente su sua madre.

La vittoria di questa prima sfida ufficiale e la conquista di un set di mazze personale dà a Lotti la spinta finale per dare il via alla sua carriera da giocatore professionista di golf. L’occasione per mettersi alla prova una volta per tutte arriva quando alcuni compagni di classe gli chiedono di partecipare al torneo studentesco nella loro squadra dopo che un paio di elementi si sono ammalati.

Lui è titubante ma alla fine accetta, tuttavia decide di dare loro qualche lezione, memore di quanto a lui insegnato dal signor Kenton. È proprio in questa fase che nasce la sua ‘parola magica’, quella che poi urlerà nei colpi di più difficili diventando il suo marchio di fabbrica: “Spaghetti“. Sarà la sua amica Taky - figlia del signor Gervaso e sua amica di scuola - a suggerirla ad un allievo di Lotti per colpire al meglio. L’idea, però, risulta così vincente che Lotti la fa sua.

Nel corso del torneo, Lotti si trova nel girone delle squadre più forti, tra i quali spicca Reginald, il campione dell’anno precedente. Lotti migliora giorno dopo giorno, ed è per questo che il signor Kenton decide di raccomandarlo al suo amico Drake, il responsabile delle ammissioni della scuola per la formazione di giocatori professionisti. Quest’ultimo lo sfida dunque ad una partita e ne rimane impressionato, così decide di dargli la possibilità di sostenere la prova di ammissione che consiste in un torneo con altri giocatori che aspirano o ad entrare nella scuola o ad aumentare di livello.

Qui incontra Buster, un avversario che cerca di metterlo in difficoltà anche con metodi scorretti che fanno perdere a Lotti la concentrazione. In realtà si scoprirà che è stato Kenton a chiedere a Buster di comportarsi in questo modo, così da temprare il suo pupillo e prepararlo meglio ad ogni tipo di difficoltà. Alla fine Lotti si riprende e gioca un gran finale, vincendo la partita e conquistando l’ammissione alla scuola.

Dopo aver partecipato al primo corso, Lotti viene dunque ammesso ad un torneo per semi-professionisti dove si scontra col favorito Victor. Lo scontro con quest’ultimo si rivela molto difficile e, alla fine, è proprio il rivale a vincere. Sarà ancora una volta il signor Kenton a dare a Lotti una nuova e grande opportunità: partecipare al Circuito Professionistico.

Il ragazzo è al settimo cielo: rappresenterà il suo circolo tra grandi campioni e, per farlo al meglio, viene inviato in anticipo al Club per studiare meglio il percorso. Il torneo ha così inizio ma Lotti si trova a fare i conti con Hans, un avversario già incontrato al precedente torneo in cui è arrivato secondo contro Victor. Hans è convinto che in quell’occasione Lotti abbia rubato quello che doveva essere il suo posto in classifica, così inizia a sabotarlo spostando la sua pallina in posti scomodi. Nasce un botta e risposta di dispetti che causa ad entrambi un richiamo disciplinare. Quando però scopre di aver avanzato nei confronti di Hans un’accusa infondata, Lotti decide di ritirarsi dal torneo. Sarà proprio Hans a convincerlo a rimanere, gesto che scioglierà le inimicizie tra i due.

Dall’altra parte Lotti ritrova anche il suo acerrimo avversario Victor, con il quale nasce una competizione serrata e aggressiva. Negli ultimi tre episodi dell’anime Tutti in campo con Lotti, il protagonista gioca il suo torneo da professionista contro i migliori campioni del mondo. Tra questi c’è anche Valentino, campione in carica e vera spina nel fianco per il ragazzo. Ad un certo punto della gara, Lotti decide di chiamarsi fuori dalla lotta per la vittoria, in modo da poter giocare senza pressioni. Riesce così ad ottenere un buon punteggio. La vera sorpresa arriva quando, per una serie di errori, Valentino arriva a pari punti con Lotti, ormai convinto di aver perso, decretando la necessità di uno spareggio. Il finale non poteva che essere lieto per il protagonista: Valentino infatti sbaglia l’ultimo colpo mentre Lotti riesce a centrare la buca direttamente dal bunker con un colpo che lascia tutti senza parole. Open in America a St.

Nel corso della nostra rubrica dedicata agli anime anni ’80 ci siamo già occupati di cartoni a sfondo sportivo. La pallavolo con Mila e Shiro, il basket con Gigi la trottola e ancora il calcio con Holly e Benji. Certo, sport più che famosi e molto praticati. Eppure i ragazzini di quegli anni iniziarono ad interessarsi anche a mazze, ferri, buche, par e tutto ciò che riguarda il golf, diventando poi degli adulti fortemente appassionati a questo sport. Merito di Lotti, la cui storia è tratta da un manga uscito in Giappone solo pochi anni prima, nel 1981.

È la parola “magica” di Lotti e gli viene consigliata da Taky per scandire le fasi dello swing, un particolare colpo del golf, e far sì che riesca meglio. È chiaro, però, che in giapponese non sia la stessa. Anche nell’anime originale, come nello spokon, Lotti utilizza una parola magica che è “Cha-shu-men!”. Si tratta di una particolare qualità di ramen di cui, dunque, Lotti (che ricordiamo essere figlio di una ristoratrice) va ghiotto. Simpatico notare come alla fine di ogni puntata sia presente una sorta di approfondimento del gioco del golf. La sigla porta lo stesso titolo del cartone animato, Tutti in campo con Lotti.

  • Lotti (in giapponese Taiyo Mukai) - il protagonista del cartone animato, piccolo grande campione di golf
  • Taky - sua grande amica di classe e figlia del signor Gervaso
  • Sig. Gervaso - il padre di Taky, direttore del circolo di Golf
  • Sig.

Curiosi di riscoprire altre storie di anime degli anni ’80? Dopo la storia di Flo e della sua famiglia Robinson, ci siamo avventurati tra Sorgenti Maledette con Ranma 1/2, tra i mille pasticci di Doraemon e Nobita. Ci siamo commossi con la storia di Anna dai capelli rossi, e ci siamo appassionati alle sfide sportive di Holly e Benji e Mila e Shiro.

"Spaghetti Western in the Water": Un Debutto Innovativo nel Cinema d'Animazione Italiano

Curandera la maga, Cortez il cattivo, Lupita la bella e, soprattutto, Red l’eroe della storia. Sono alcuni dei protagonisti del cartone animato di qualità andato in onda la scorsa domenica su Raidue. Il film, di 90 minuti, si intitola “Spaghetti Western in the water” ed è già pronta la serie tv che sarà trasmessa sul web, come VOD, in Russia su “X Media digital”, e negli Usa su “Battery Pop”. Il film è il debutto di una giovane promessa del cinema d’animazione italiano. Si chiama Caterina De Mata e ha solo 28 anni. Ha messo in piedi, con un sorriso ma anche con carattere, un progetto dal carattere fortemente innovativo. La sua strategia imprenditoriale non ha nulla da invidiare alle produzioni indipendenti più agguerrite di Hollywood. Con un’operazione di crowdfunding ha raccolto il budget necessario alla produzione del film, ha viaggiato da sola nei più importanti festival del mondo (da Cannes a Los Angeles) per promuovere il prodotto e, adesso, oltre allo spin off tv di “Spaghetti Western in the water”, ha già pronti almeno un paio di progetti nuovi di zecca: “Ballamondo” con api, pipistrelli, simpatici ragni e rane ballerine e “Shoe stories”, ambientato nella bottega di un calzolaio. Il cinema d’animazione è un mistero in Italia. Siamo la patria di artisti eccezionali come Bruno Bozzetto che però ha ormai 76 anni. Da anni siamo fermi al palo. Si vede in giro molta autorialità fine a se stessa e pochi progetti competitivi. Le cose però cambiano, per fortuna. Una giovane regista di talento, invece di emigrare all’estero, ha deciso di restare in Italia.

La Famiglia Spaghetti: Una Sit-Com Animata Tutta Italiana

SERIE TV 26 episodi x 26’

TARGET Tutte le età

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