La storia della marmellata Santa Rosa è un affascinante intreccio di vicende aziendali, passaggi di proprietà e innovazioni che hanno plasmato il suo percorso nel panorama alimentare italiano. Dalle sue radici nel settore dei saponi e delle candele fino all'affermazione come marchio leader nel mercato delle confetture, Santa Rosa rappresenta un esempio di come tradizione e capacità di adattamento possano convivere e prosperare.
Dalle Origini alla Panigal: Un Percorso Diversificato
Le radici di quella che sarebbe diventata la marmellata Santa Rosa affondano nel XIX secolo, precisamente in via Capo di Lucca, dove sorgeva lo stabilimento della ditta Malmusi e Grandini (poi Malmusi e Gentili). Inizialmente, l'azienda si dedicava alla produzione di saponi, candele steariche e sego. Il negozio di vendita era situato in via Cimarie, mentre la produzione avveniva in via Capo di Lucca 31c. Nel corso del tempo, l'azienda ampliò la sua presenza aprendo diversi altri esercizi commerciali.
La ditta Malmusi e Gentili partecipò anche a esposizioni, tra cui quella Agricola-Industriale di Bologna del 1869. Tuttavia, nel 1902, la sede di vendita di via Cimarie fu devastata da un incendio che causò tre morti e oltre cinquanta feriti.
Nel 1934, Paolino Gentili acquisì la SAV (Società Anonima Vigevani), un'azienda produttrice di stearina, oleina, saponi da bucato e saponette, situata in via Decumana. Successivamente, nel 1938, l'azienda cambiò la sua ragione sociale in SASI (Saponerie Anonima Saponerie Italiane). Durante la seconda guerra mondiale, la "fabbrica del sapone" del Pontelungo, che impiegava principalmente donne, fu completamente distrutta.
Negli anni '50, l'azienda lanciò il suo primo sapone confezionato, il sapone "Sole", che in seguito divenne un marchio ombrello per una vasta gamma di prodotti, tra cui "Sole Bianco" (una polvere detergente per lavatrici), "Sole Piatti" e "Sole Bucato".
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Una svolta significativa avvenne nel 1967, quando la Saponerie Italiane Panigal rilevò le Conserve Pecori, una ditta con stabilimento in via Gobetti rinomata per le sue marmellate di frutta. In questo modo, si costituì la Panigal SpA. Oltre ai prodotti detergenti per uso domestico, la Panigal iniziò a produrre prodotti chimici per uso industriale, come stearina, glicerina e acidi grassi distillati. La collegata Wrapmatic si specializzò nella fabbricazione di macchinari per imballaggio.
L'Ascesa della Marmellata Santa Rosa e di Pomodorissimo
Nel 1968, la Confettura Santarosa fece il suo debutto sul mercato, segnando l'ingresso dell'azienda nel settore alimentare. Nel 1976, nacque "Pomodorissimo", il primo passato di pomodoro in bottiglia, ampliando ulteriormente la gamma di prodotti offerti dalla Panigal.
Nel 1974, fu costruito un grande stabilimento a Calderara di Reno per la produzione di detersivi in polvere e liquidi. Nel 1985, sempre a Calderara, entrò in funzione un nuovo stabilimento alimentare.
Cessione del Marchio e Acquisizione da Parte di Valsoia
Nel 1988, il Gruppo Gentili vendette il settore detergenti della Panigal, la storica fabbrica del rione Santa Viola, alla ditta tedesco-olandese Benckiser. Nel giugno 1989, anche il ramo alimentare della Panigal, quello della marmellata Santarosa, attivo dal 1968, fu venduto alla CPC Knorr (poi Unilever). La fabbrica di Borgo Panigale fu smantellata all'inizio degli anni '90, e al suo posto fu costruito nel 1997 un grande complesso residenziale.
Nel 2011, si verificò un nuovo cambio di proprietà per gli impianti produttivi delle confetture Santa Rosa di Sanguinetto. Valsoia, un'azienda bolognese specializzata in prodotti a base di soia, acquisì lo storico marchio di marmellate e conserve di pomodoro da Unilever per 25,260 milioni di euro, superando le offerte di altri concorrenti del settore e di alcuni fondi di private equity.
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L'azienda bolognese rilevò il 100% del capitale di J&T Italia, la società proprietaria dei marchi Santa Rosa e Pomodorissimo, acquisita senza debiti o crediti finanziari. Valsoia si impegnò inoltre a continuare la produzione nello stabilimento Unilever di Sanguinetto per tre anni, mantenendo la proprietà della multinazionale.
Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Valsoia e azionista di maggioranza, dichiarò che l'acquisizione avrebbe praticamente raddoppiato il fatturato dell'azienda, che nel 2010 aveva superato i 56 milioni di euro. Il ramo d'azienda Santa Rosa aveva fatturato circa 49 milioni di euro nel 2010, con un Ebitda di poco superiore ai tre milioni.
Secondo Sassoli de Bianchi, Valsoia era interessata a marchi leader con grande visibilità nel panorama nazionale e l'acquisizione di Santa Rosa rappresentava un'opportunità per diversificare ulteriormente il business verso prodotti della dieta mediterranea, come confetture e conserve di pomodoro. L'intenzione era di mettere più frutta e meno zucchero nella marmellata.
Strategie di Marketing e Campagne Pubblicitarie
Valsoia ha recentemente stretto un accordo con un consorzio che le consente di commercializzare gelati e yogurt bio a marchio Almaverde Bio, che identifica vari prodotti da agricoltura biologica venduti nel circuito della grande distribuzione. L'acquisizione di Santa Rosa non ha avuto un impatto significativo sull'equilibrio finanziario di Valsoia.
La nuova campagna istituzionale di Santa Rosa mira a consolidare il marchio come specialista della vera confettura, rafforzandone la leadership attraverso una comunicazione emozionale. Lo slogan della campagna è "Santa Rosa, la vera confettura, da sempre".
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La pianificazione pubblicitaria sfrutta il periodo delle festività per affiancarsi a eventi di grande audience e di qualità, come il concerto della Scala la Vigilia di Natale, il concerto di Natale su Rai1, il Circo di Montecarlo la sera di Natale, il concerto di Vienna e il concerto di Capodanno su Rai 1, oltre ai principali film e ai Tg della sera.
La campagna è proseguita nel 2019 con un secondo flight, on air dal 20 gennaio al 2 febbraio 2019, raggiungendo una copertura dell'80% del target RA, con una frequenza media pari a 16. Il planning strategico è curato da Mariacristina Michiara, mentre la creatività è della coppia creativa Mauro Biagini (copywriter) e Michael Engelbrecht (art director). La casa di produzione è Filmmaster Productions.
Dati Economici e Performance
Nell'esercizio 2010, le vendite dei prodotti Santa Rosa hanno sfiorato i 48,9 milioni di euro. Il business Santa Rosa nel 2010 ha presentato un margine prima dei costi indiretti pari a 5,7 milioni di euro e altri costi commerciali pari a 400mila euro.
Gli accordi raggiunti comprendono l'acquisto degli impianti dedicati alla produzione di confetture, che rimarranno presso lo stabilimento di Sanguinetto (Vr) in virtù del contratto pluriennale stipulato con Unilever per la loro produzione e fornitura. L'operazione è stata perfezionata entro il 30 settembre, con efficacia a far data dal 1° ottobre 2011.
Lorenzo Sassoli de Bianchi ha espresso la sua soddisfazione per il ritorno del marchio storico Santa Rosa sotto il controllo di un'azienda italiana.
Santa Rosa: Più di una Marmellata, un Simbolo di Tradizione e Qualità
La marmellata Santa Rosa non è solo un prodotto alimentare, ma un simbolo di tradizione, qualità e italianità. La sua storia, fatta di passaggi di proprietà, innovazioni e strategie di marketing, testimonia la capacità di un marchio di adattarsi ai cambiamenti del mercato e di rimanere leader nel suo settore.
L'acquisizione da parte di Valsoia ha rappresentato un momento importante per il marchio, segnando il suo ritorno sotto il controllo di un'azienda italiana e aprendo nuove opportunità di crescita e sviluppo nel mercato dei prodotti salutistici e della dieta mediterranea.
Con la sua attenzione alla qualità degli ingredienti, alla tradizione e all'innovazione, Santa Rosa continua a essere una delle marche di marmellata più apprezzate dai consumatori italiani, portando sulle loro tavole il sapore autentico della frutta e della vera confettura. La promessa di "più frutta e meno zucchero" riflette un impegno verso un'alimentazione più sana e consapevole, in linea con le tendenze del mercato e le esigenze dei consumatori moderni.
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