Nausea Dopo Sushi: Cause, Sintomi e Prevenzione

Il consumo di sushi, una prelibatezza culinaria di origine giapponese, è diventato sempre più popolare in tutto il mondo. Tuttavia, insieme al piacere di gustare il pesce crudo, possono insorgere alcuni rischi per la salute, tra cui la nausea. Questo articolo esplora le cause più comuni di nausea dopo aver mangiato sushi, i sintomi associati e le strategie di prevenzione.

Anisakiasi: un rischio nascosto nel pesce crudo

Una delle principali cause di nausea dopo aver mangiato sushi è l'anisakiasi, un'infezione parassitaria del tratto gastrointestinale causata da larve di nematodi appartenenti alla famiglia Anisakidae, come l'Anisakis simplex. Questi parassiti sono comuni in molti pesci che vengono utilizzati per preparare il sushi, come tonno, salmone, sardine, acciughe, merluzzo e sgombro.

Ciclo di vita dell'Anisakis

Gli anisakis adulti vivono nello stomaco dei mammiferi marini. Le uova prodotte dai parassiti vengono espulse con le feci e si sviluppano in larve. Queste vengono ingerite da piccoli crostacei, a loro volta ingeriti da altri organismi marini, come pesci e calamari. Nel passaggio tra i vari ospiti, le larve si sviluppano, fino a raggiungere un mammifero marino, dando nuovamente avvio al ciclo.

Come si contrae l'anisakiasi

L'infezione umana si verifica quando si consuma pesce crudo o poco cotto contenente larve di anisakis. Una volta ingerite, le larve possono attaccare lo stomaco o l'intestino tenue, causando una serie di sintomi.

Sintomi dell'anisakiasi

I sintomi dell'anisakiasi possono variare a seconda della localizzazione dell'infezione. Quando è coinvolto lo stomaco, si possono avvertire dolore addominale, nausea e vomito, solitamente entro poche ore dall'ingestione. L'infezione che colpisce l'intestino tenue è meno comune e può causare febbre, aumento dei globuli bianchi nel sangue, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. In rari casi, le larve possono perforare la mucosa gastrointestinale, causando emorragie.

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In alcuni casi, si possono manifestare reazioni allergiche, come orticaria, congiuntivite o shock anafilattico. Esiste anche una forma di allergia all'anisakis che può essere scatenata dalla semplice contaminazione, senza presenza di larve vive.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi di anisakiasi può essere difficile, in quanto i sintomi sono aspecifici e possono essere confusi con quelli di altre malattie del tratto gastrointestinale. Solitamente, l'anisakiasi viene diagnosticata attraverso un esame endoscopico, durante il quale possono essere rimosse le larve. In alcuni casi gravi, può essere necessario un intervento chirurgico. Sono stati descritti alcuni casi trattati con successo con farmaci antiparassitari.

Prevenzione dell'anisakiasi

La prevenzione dell'anisakiasi si basa su alcune fondamentali norme di igiene e buonsenso. La normativa europea prevede l'ispezione del pesce destinato alla vendita e l'obbligo, per i rivenditori di pesce crudo o in salamoia e per i ristoranti, di effettuare una procedura preventiva di abbattimento della temperatura dei prodotti, portandoli a temperature inferiori a -20 °C per un periodo continuativo minimo di 24 ore o di almeno 15 ore a -35 °C.

Inoltre, la legge prevede che nelle pescherie e nei supermercati sia esposto un cartello che ricorda che, in caso di consumo di pesce crudo, marinato o non completamente cotto, il prodotto debba essere preventivamente congelato per almeno 96 ore a -18 °C in un congelatore domestico contrassegnato con tre o più stelle.

È importante ricordare che l'uso di limone, aceto e marinature varie non sono efficaci nella prevenzione dell'infezione.

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Sindrome sgombroide: un'intossicazione da istamina

Un'altra possibile causa di nausea dopo aver mangiato sushi è la sindrome sgombroide, un'intossicazione alimentare causata dall'ingestione di istamina, una sostanza che si forma nel pesce mal conservato.

Come si sviluppa la sindrome sgombroide

L'istamina si forma a seguito della decomposizione dell'istidina, un amminoacido presente in alcune specie di pesce, come tonno, sgombro, sarde, sardine e acciughe. Questa decomposizione è favorita da temperature elevate e tempi di conservazione prolungati.

Sintomi della sindrome sgombroide

I sintomi della sindrome sgombroide compaiono rapidamente, da pochi minuti a 2-3 ore dopo l'ingestione dell'alimento contaminato, e comprendono mal di testa, congiuntive arrossate, bocca che brucia, rossore diffuso della cute, orticaria, nausea, vomito, diarrea e dolori crampiformi addominali. Nelle forme più gravi, possono insorgere difficoltà respiratorie, palpitazioni, ipotensione e ischemia miocardica.

Trattamento della sindrome sgombroide

Il trattamento della sindrome sgombroide prevede l'impiego di antistaminici. In caso di grave intossicazione, è necessario rivolgersi al pronto soccorso o al centro antiveleni.

Prevenzione della sindrome sgombroide

La prevenzione della sindrome sgombroide si basa sulla corretta conservazione del pesce. È fondamentale rispettare la catena del freddo, utilizzare borse termiche per il trasporto del pesce, evitare di ricongelare prodotti scongelati e non lasciare a lungo a temperatura ambiente pietanze a base di pesce.

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Altre possibili cause di nausea

Oltre all'anisakiasi e alla sindrome sgombroide, la nausea dopo aver mangiato sushi può essere causata da altre infezioni, come quelle da Enterobatteri, Salmonella, Bacillus cereus, Vibrio paraheamolyticus, Vibrio vulnificus e Listeria. Queste infezioni possono essere contratte a causa di una cattiva conservazione del pesce o di una preparazione non igienica.

Consigli per un consumo sicuro di sushi

Per ridurre il rischio di nausea e altre malattie trasmesse da alimenti, è importante seguire alcuni consigli:

  • Acquistare il sushi da ristoranti o rivenditori affidabili, che rispettino le norme igienico-sanitarie.
  • Verificare che il pesce sia fresco e ben conservato.
  • Consumare il sushi il prima possibile dopo l'acquisto.
  • Evitare di consumare sushi se si è particolarmente sensibili al pesce crudo o se si hanno problemi di salute preesistenti.
  • In caso di dubbi, è sempre meglio cuocere il pesce prima di consumarlo.

Intossicazione alimentare: sintomi e durata

L'intossicazione alimentare può manifestarsi con diversi sintomi, tra cui nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e febbre. La durata dell'intossicazione alimentare può variare da poche ore a diversi giorni, a seconda del tipo di tossina ingerita e della quantità.

In caso di intossicazione alimentare, è importante bere molti liquidi per prevenire la disidratazione e seguire una dieta leggera, evitando cibi grassi, fritti e piccanti.

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