L'Hamburger in Chiesa: Storia e Significato di un'Apparente Antinomia

L'immagine di un hamburger consumato in chiesa può apparire, a prima vista, come un'irriverente dissonanza, un cortocircuito tra sacro e profano. Tuttavia, scavando nella storia delle pratiche alimentari e religiose, si scopre che il rapporto tra cibo e fede è complesso e ricco di sfumature, e che l'accostamento di un simbolo del cibo moderno come l'hamburger a un luogo di culto può aprire interessanti prospettive. Questo articolo esplora le radici storiche delle restrizioni alimentari cristiane, il significato simbolico del cibo e come queste tradizioni si confrontano con le abitudini alimentari contemporanee, esaminando infine la possibilità di una coesistenza, se non di una vera e propria integrazione, tra l'hamburger e la sfera religiosa.

Astinenza dalla Carne: Una Penitenza Medievale

Nel Medioevo, il precetto di astenersi dal consumo di carne durante la Quaresima era vissuto come una vera e propria penitenza. Fino agli inizi del XVI secolo, ogni cristiano dell'Europa occidentale era tenuto a rinunciare alla carne e a qualsiasi grasso animale per una parte considerevole dell'anno, seguendo una dieta "di magro". Questo divieto, caduto in disuso nel diritto canonico a partire dal XIX secolo, può essere paragonato a pratiche contemporanee come il vegetarianismo buddista, le cure detox periodiche o il flexitarismo, che limita il consumo di carne a determinati giorni.

Nel 1563, l'incisore Pieter van der Heyden realizzò due stampe basate sui disegni preparatori di Pieter Brueghel il Vecchio. Una raffigura un interno contadino ricco di provviste e utensili da cucina, con persone intente a mangiare e bere tra marmitte, prosciutti, salsicce, polli e teste di maiale. Uno di questi personaggi scaccia un individuo magro e malvestito, con la didascalia: "Fuori di qui, seccaccio dall'orrendo aspetto / Tu non hai niente da fare qui poiché si tratta di Cucina Grassa". La seconda stampa rappresenta la cucina magra, caratterizzata da estrema povertà. Queste due immagini illustrano la netta distinzione tra i giorni "grassi", in cui era permesso mangiare di tutto, inclusa la carne, e i giorni "magri", in cui i fedeli dovevano astenersi dalla carne e spesso anche dai grassi animali.

Questo dualismo, che divideva l'anno e la settimana, generava una tensione, soprattutto tra le classi popolari, dove la disponibilità di pesce fresco era limitata. Questa tensione è stata rappresentata in opere letterarie e teatrali incentrate sulla lotta tra la Quaresima e i giorni di "charnage" (periodo in cui la Chiesa autorizzava il consumo di carne). In una delle prime attestazioni di questo motivo, un poema del XIII secolo, le armi dei protagonisti erano formate da prodotti alimentari. Durante il periodo "grasso", si assisteva a un tripudio di carne, selvaggina, insaccati, volatili, grassi animali, latticini e uova.

Il sistema alimentare basato sulla distinzione tra grasso e magro non nacque nel XVI secolo, ma affonda le sue radici nelle origini del Cristianesimo. Tuttavia, fu nel Medioevo che questo sistema si stabilizzò progressivamente. Il diritto canonico medievale offre scorci parziali su questa costruzione, senza spiegare completamente le origini del "magro". Ancora più antico è il termine "digiuno" (ieiunium in latino), che nel diritto canonico indicava ogni forma di privazione alimentare, dal consumare un solo pasto al giorno all'astensione da determinate categorie di cibo, in primis la carne.

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Ma perché l'astinenza dalla carne era considerata una penitenza? Nel XIII secolo, San Tommaso d'Aquino affrontò la questione, affermando che "il digiuno è stato istituito dalla Chiesa per reprimere la brama dei piaceri del toccare, che hanno per oggetto il cibo e la voluttà". In altre parole, la carne è allo stesso tempo deliziosa e pericolosa: può portare direttamente alla lussuria (a causa del legame tra la carne animale e il peccato della carne, cioè quello sessuale) ed è l'alimento più ricercato nel sistema di valori medievale. Per questo motivo, i monaci, che dovevano rimanere puri, erano sottoposti a una sorta di "magro" perpetuo. La regola di San Benedetto, la più influente, proibiva loro il consumo di carne, salvo in caso di malattia, limitando il divieto alla "carne dei quadrupedi".

La "Disputa dei Volatili" e le Sacche di Resistenza

La "disputa dei volatili", dibattito sull'ammissibilità del consumo di volatili durante i periodi di magro, ebbe inizio durante l'epoca carolingia (VIII-IX secolo). Il Concilio di Aquisgrana (817) optò per un'interpretazione moderata, consentendo il consumo di volatili ai monaci per quattro giorni dopo Natale e Pasqua, ovvero dopo i rigorosi periodi di digiuno dell'Avvento e della Quaresima. Tuttavia, il tema tornò in auge nel XII secolo, e la posizione proibizionista finì per prevalere, almeno nei costumi. Si discusse anche della cacciagione d'acqua, che molti cercavano di assimilare al pesce. Naturalisti, moralisti e teologi si interrogarono sulla natura di alcune anatre e sull'origine dei cirripedi, artropodi che si ritenevano nati per generazione spontanea da vegetazione galleggiante o conchiglie, e che erano apprezzati da alcune popolazioni costiere.

Queste abitudini si trasmisero ai fedeli. Ancora nel XVIII secolo, Nicolas Andry de Boisregard classificava un'anatra, l'orchetto marino (Melanitta nigra), tra gli anfibi consumati in Quaresima, insieme a rane, tartarughe e lumache. L'animale anfibio che simbolizzava per eccellenza la "carne" della Quaresima era il castoro, in particolare la sua coda, che, immergendosi nell'acqua, poteva essere assimilata a un pesce. Diversi pontefici orientali l'avevano vietata alle popolazioni germaniche convertite da San Bonifacio, vescovo di Magonza. Ma nel XIII secolo, il teologo Alberto Magno di Bollstadt constatò che la coda di castoro veniva ancora consumata, e tre secoli dopo, il grande trattato culinario tedesco di Marx Rumpolt ne fornì una ricetta dettagliata.

Un'altra sacca di resistenza dei "carnisti" era il consumo di grasso animale. Dall'XI secolo, il regolamento di Ulrich de Zell consentiva ai monaci cluniacensi di Hirsau di preparare le fave con il lardo, a condizione di aggiungerlo dopo la cottura. Nel XIV secolo, alcuni benedettini sostenevano che la carne tritata finemente perdesse la sua natura "carnosa". Pierre Bohier, prelato originario della Linguadoca, definì questo composto tritato "mortarolium", considerandolo uno dei piatti più desiderati nel refettorio vicino a Maguelone. Anche l'utilizzo della carne tritata come ripieno era un modo per "alterarne" la natura.

Durante gli ultimi due secoli del Medioevo, periodo in cui il consumo di carne raggiunse livelli elevati, i sostenitori della carne si fecero sentire anche in ambito monastico. Uno dei maggiori dottori del tempo, Arnaud de Villeneuve, iniziò tra il 1301 e il 1305 a difendere l'ordine dei Certosini, famoso per il suo rigore e la fedeltà alla Quaresima. Egli affermava che prescrivere l'astinenza dalla carne era inutile quando il malato aveva bisogno di medicine, che la carne produceva un eccesso di calore nocivo per la guarigione, che ristorava i muscoli ma non la forza vitale, e che le Sacre Scritture non presentavano la carne come un alimento sano e necessario.

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L'offensiva "carnivora" contro la Quaresima rimase comunque marginale in una società in cui i fedeli rispettavano globalmente le prescrizioni dell'astinenza. Le raccolte di ricette culinarie erano spesso divise in due parti, una per i giorni di "carne" e l'altra per i giorni di "pesce". In alcuni casi, si parlava di piatti "contraffatti", simili alle preparazioni vegetali dei monasteri buddisti, che imitavano la forma, la consistenza e il colore della carne. I cuochi che lavoravano alla tavola dell'abate svilupparono una cucina di astinenza raffinata, capace di adattarsi alla diversità delle prescrizioni ecclesiastiche.

Jean Louis Flandrin (1931-2001), pioniere della storia dell'alimentazione, riteneva che la Riforma protestante dovesse parte del suo successo alla soppressione della Quaresima. Nel XVI secolo, dopo la critica di Lutero all'ipocrita frugalità della Chiesa romana, le infrazioni alla Quaresima si moltiplicarono di pari passo con la diffusione delle idee protestanti. Nelle terre in cui si produceva e si consumava burro, si poteva improvvisamente mangiarne tutto l'anno, abbandonando succedanei costosi come l'olio.

Esenzioni e Irrigidimenti

Il Ci nous dit, una raccolta di exempla morali di Gerard Blangez del 1310-1330, individuava almeno sette categorie di persone che potevano beneficiare dell'esenzione dalla Quaresima: ragazzi (minori di vent'anni) e anziani (oltre i 60 anni), lavoratori poveri senza terra, casa o risorse per mantenere moglie e figli, mendicanti, donne incinte, malati inappetenti e insonni, e pazzi incapaci di intendere ciò che facevano. Queste esenzioni individuali non erano sufficienti a soddisfare le esigenze dei fedeli. Alla vigilia della Riforma, la tipologia dei giorni di astinenza era diventata molto complessa. I conti dei rifornimenti redatti in Inghilterra costituiscono un buon indicatore: mentre quelli del XIV secolo conoscevano appena tre tipi di giorni (grasso, di pesce e di uova), un conto del 1461 ne contava almeno cinque, con l'aggiunta di giorni in cui si consumavano solo uova e latticini, e soprattutto giorni misti, in cui si mangiavano carne e pesce (a volte anche con latticini). Sebbene ancora minoritari, questi tipi di giorni dal profilo alimentare meno rigido si ripartivano su quasi tutta la settimana, rappresentando il 20% del lunedì, il 22% del mercoledì, il 10% del giovedì, il 35% del sabato e il 6% della domenica.

Di fronte ai protestanti che giudicavano le esigenze cattoliche troppo rigorose in materia di astinenza, la Controriforma coincise con un certo irrigidimento. L'austero Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1564 al 1584, ricordò i vincoli dell'astinenza dalla carne e dal grasso, che iniziavano con il mercoledì delle Ceneri. Malati, infermi e anziani potevano essere esentati, a patto di mangiare carne solo nel segreto delle loro case, acquistandola presso i rari macellai autorizzati e accontentandosi del vitello, carne considerata molto sana.

Il rapporto tra queste norme e la realtà dei fatti finì comunque per allentarsi. Il rigore dei giorni magri suscitò ben presto l'incomprensione dei filosofi dell'Illuminismo. Da allora, il mondo e la cristianità sono profondamente cambiati. L'ultimo retaggio delle prescrizioni sull'astinenza dalla carne è contenuto nel Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992.

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Sacramenti e Riti Sociali: Il Significato Profondo

Nella teologia cristiana, i sacramenti hanno un ruolo di grande rilievo, scandendo la vita del cristiano e accompagnandone il percorso terreno. Ad ogni tappa essenziale dell'esistenza, il fedele accede alla conoscenza di Dio attraverso la dimensione sacramentale del mistero, percorrendo una via che lo conduce a Dio e lungo la quale la prospettiva escatologica si profila costantemente all'orizzonte. La celebrazione dei sacramenti rientra nei principali riti della liturgia cristiana, ma non tutti i riti sono di natura sacramentale.

Il numero dei sacramenti riconosciuti dalla Chiesa non è sempre stato lo stesso, ma ha subito variazioni nel corso della storia del cristianesimo. Solo nel XII secolo i teologi stabilirono di fissare a sette il numero dei sacramenti, canonicamente riconosciuto dal quarto concilio lateranense (1215): battesimo, confermazione o cresima, penitenza e riconciliazione, unzione dei malati, ordine sacro, matrimonio e funerale (estrema unzione ed esequie). Un caso a parte è l'Eucaristia, considerata nel Medioevo come un memoriale istituito da Cristo stesso, sacramento del patto eterno rinnovato ogni giorno dal popolo di Dio che dà compimento a tutti gli altri sacramenti. Per la Chiesa, i due sacramenti essenziali e indispensabili sono il battesimo e la comunione durante la messa.

I sacramenti del battesimo e della confermazione corrispondono a riti di iniziazione, integrazione e aggregazione a una comunità. Il battesimo costituisce il passaggio obbligato che conduce alla vita cristiana, ma ha sempre suscitato dibattiti e controversie sfociate in scismi ed eresie. La confermazione, amministrata dal vescovo, suggella la maturità del battezzato. Il suo significato teologico e le relative pratiche hanno subito variazioni nelle diverse epoche. Un altro dittico sacramentale è costituito dalla penitenza e dalla riconciliazione, che permettono al cristiano di espiare le colpe e i peccati e di sperare nella loro remissione. L'unzione dei malati, praticata a partire dall'epoca carolingia, si basa sull'idea che la guarigione operata da Gesù sia connessa alla remissione dei peccati.

La morte del cristiano segna il punto finale della sua vita terrena e apre la via alla risurrezione, e deve essere preceduta dalla confessione e dalla comunione. La liturgia delle esequie esprime la volontà della Chiesa di accompagnare, attraverso la preghiera comunitaria, il tempo che separa la morte del fedele dalla sua sepoltura. Il riconoscimento del matrimonio come sacramento da parte della Chiesa avvenne solo nel XII-XIII secolo, a causa della difficoltà di gestire le relazioni familiari, sociali ed ecclesiali che il matrimonio implica. Le usanze profane della cerimonia tesero progressivamente a cristianizzarsi, fino all'introduzione della benedizione impartita dal sacerdote prima della messa.

Il sacramento dell'ordine sacro trae origine dalla definizione dei gradi gerarchici all'interno delle prime comunità cristiane, secondo la tradizione biblica. Nell'Antichità e nel Medioevo esisteva una distinzione tra ordini maggiori (episcopato, presbiterato e diaconato) e ordini minori (lettorato, accolitato ecc.).

Oltre ai sacramenti, esistono anche i riti sociali, cerimonie con cui determinati attori sociali e gruppi riaffermano la loro sacralità o quella del loro gruppo. Ad esempio, i cori ultrà o le "sciarpate" riaffermano il carattere sacro del gruppo dei tifosi, mentre l'inaugurazione dell'anno giudiziario, con toghe ed ermellini, sottolinea il carattere sacro della legge. Anche rituali meno cerimoniali, come un esame universitario o una tesi di laurea, trasmettono valori di appartenenza al gruppo, mentre l'arringa di un sostituto procuratore può essere un rituale di degradazione. La dimensione rituale rende la vita sociale calma e densa, perché ne costituisce il ritmo e la forma, nel bene e nel male.

Riti, Consumismo e la Sovrapposizione di Simboli

Il concetto di rituale è quello di una forma di comportamento, più o meno standardizzato, che ha lo scopo di riaffermare la solidarietà dei gruppi o la coesione sociale. Chi va allo stadio non va semplicemente per tifare, ma per compiere una serie di azioni rituali, come sbandierare, sciarpare e urlare, seguendo regole precise. La vita sociale non si esaurisce nel lavoro o nello studio, ma è ricca di pratiche rituali. Tutte queste situazioni interferiscono con la nostra esistenza razionalizzata e dominata dall'economia.

L'utilizzo di riti e di feste può allontanare dal vero senso delle cose, avvicinando le persone solo all'aspetto esteriore? Bisogna fare delle distinzioni. Le feste esistono, sono situazioni che nascono e si sviluppano nel corso dei secoli. Ci sono riti "caldi", che producono emozioni, e riti più formali. Il Natale, ad esempio, ha poco a che fare con la religione cattolica, ma è un'occasione consumistica. I riti non fanno perdere di vista il contenuto o il senso, ma anzi, cosa sarebbe uno stadio di calcio senza i rituali coreografici? Oppure, quale emozione avrebbe suscitato Tangentopoli senza il processo Cusani e le immagini di Forlani che balbettava? Senza questi rituali, l'emozione di queste situazioni non sarebbe stata la stessa.

Non esiste "l'Uomo" con la U maiuscola, ma tanti tipi diversi di uomini in situazioni diverse. Il sacro è una parola che ha a che fare con situazioni di coinvolgimento emotivo. Non è necessariamente legato alla religione, ma è presente in ogni situazione in cui un nucleo emotivo viene invocato per affermare la superiorità del gruppo. Nessuno pensa coscientemente ai riti, ma semplicemente li compie. L'esame universitario o il diploma di maturità sono riti di iniziazione, necessari per disegnare il percorso sociale e collocare ognuno nella sua casella. Il rito ha una funzione conformista, ma è anche necessario per evitare un'esplosione di comportamenti individuali.

Oggi, molti riti sono diventati oggetto di consumismo. A Casablanca, in Marocco, un'enorme insegna di McDonald's si erge tra due moschee, simbolo di come il rito di consumare un hamburger si sovrapponga ai simboli religiosi. I riti di carattere mondiale, unificati da un'economia globale, tendono a cancellare le ritualità più specifiche e locali. Anche nel calcio, la televisione ha trasformato il rito, rendendolo un evento consumato passivamente anziché partecipato attivamente.

In riferimento ai riti di iniziazione, come le mutilazioni sessuali in Somalia, è importante sottolineare che non si tratta di riti di iniziazione al mondo degli adulti, ma di riti di subordinazione sessuale. Il loro significato è quello di definire l'inferiorità della donna. Pratiche come il battesimo o la circoncisione, invece, segnano l'ingresso nel mondo dei credenti, incidendo la carne con un simbolo di appartenenza. Anche una discoteca, paradossalmente, può offrire situazioni di iniziazione, introducendo i partecipanti a un'ebbrezza di gruppo.

Anche le emozioni espresse durante un funerale sono regolate. Il funerale non serve solo a controllare le emozioni, ma è un modo per dire: "Noi siamo vivi". Il funerale esprime un pacchetto di possibilità, che includono il dolore per lo scomparso, ma anche il piacere collettivo. Esistono moduli espressivi in cui ognuno si inserisce, e le possibilità non sono illimitate.

Il Giorno del Ringraziamento: Un Rituale Americano

Il Giorno del Ringraziamento, o Thanksgiving, è una delle festività più importanti negli Stati Uniti, un'occasione per riunirsi in famiglia e con gli amici e condividere un pasto sontuoso. Celebrato il quarto giovedì di novembre, segna l'inizio delle festività natalizie. Anche in Canada si celebra una festa simile, l'Action de grâce, il secondo lunedì di ottobre.

Il Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti è una festività nazionale in cui si esprime gratitudine per le cose buone ricevute durante l'anno. Introdotto dai coloni del New England come ringraziamento per l'abbondanza del raccolto, oggi è una festa dedicata alla famiglia e alla gratitudine. La storia del Thanksgiving Day ha origini religiose antiche, risalenti al Seicento e alla tradizione della Chiesa cristiana protestante.

Nel 1621, un gruppo di cristiani puritani in fuga dalle persecuzioni religiose, i Padri Pellegrini, approdò sulle coste dell'attuale Massachusetts. L'inverno rigido e le terre inospitali misero a dura prova la loro sopravvivenza, ma i nativi americani della tribù Wampanoag intervennero in loro soccorso, insegnando loro a coltivare il mais e a cacciare animali locali come il tacchino. Per celebrare il primo raccolto abbondante, i Padri Pellegrini organizzarono una Festa di Ringraziamento insieme ai Wampanoag. La prima Festa del Ringraziamento ufficiale risale al 1623, e nel 1863 Abraham Lincoln stabilì la data ufficiale al quarto giovedì di novembre.

Il menù tradizionale del Giorno del Ringraziamento include il tacchino ripieno, preparato secondo ricette tramandate di generazione in generazione. Le ricette più diffuse prevedono il tacchino al forno farcito di castagne e salsiccia, ma ogni famiglia ha il suo ingrediente segreto. A non mancare sono i contorni e le salse, come la salsa gravy e la salsa di mirtilli rossi (cranberry sauce). Altri piatti tipici includono il purè di patate, il cornbread, le patate dolci, le carote al forno, i fagiolini gratinati, la pumpkin pie, la torta di mele e la pecan pie.

Il tacchino è il piatto simbolo del Giorno del Ringraziamento per ragioni storiche, culturali e ambientali. Sebbene non vi siano prove certe che fosse presente al primo Thanksgiving del 1621, si sa che la selvaggina era parte dei pasti della zona. Il tacchino era una fonte di carne particolarmente abbondante nel New England e facile da reperire. Nel XIX secolo, figure come Sarah Josepha Hale promossero l'idea del tacchino come piatto principale e "signorile", associandolo a un simbolo di abbondanza.

Ogni anno, in occasione del Giorno del Ringraziamento, il Presidente degli Stati Uniti concede la grazia a due tacchini, risparmiandoli dal destino di finire sulle tavole americane. Questa usanza, conosciuta come National Thanksgiving Turkey Presentation, fu introdotta nel 1963 da John F. Kennedy e formalizzata da Ronald Reagan.

Altre curiosità sul Giorno del Ringraziamento includono il turducken (tacchino ripieno di anatra e pollo), la canzone Jingle Bells (originariamente scritta per il Giorno del Ringraziamento), i nomi dei tacchini graziati (scelti tramite sondaggio) e le partite di football americano trasmesse in televisione.

Ebrei Cattolici e la Liturgia Domestica

Di fronte a situazioni di emergenza, come il lockdown durante la pandemia, si può riscoprire il valore della liturgia domestica. In Francia, durante il lockdown, i vescovi hanno fatto appello al Consiglio di Stato per denunciare una violazione della libertà di culto, e molti preti hanno ripreso con le dirette della Messa sui social, mentre altri hanno disposto dei complementi sacramentali, invitando i fedeli a seguire la Messa sui social e poi a passare in chiesa per fare la comunione. Alcuni segmenti di laicato cattolico stanno anche rispolverando le "celebrazioni domestiche della Parola".

Piuttosto che improvvisarsi liturgisti e trasferire in ambito domestico ciò che si pratica in chiesa, ci si potrebbe mettere alla scuola di chi al Tempio ha dovuto rinunciare nel 70 d.C., e che per sopravvivere spiritualmente ha dato alla Parola tutto lo spazio che fino ad allora essa condivideva col luogo santo, affiancando ai riti sinagogali quelli domestico/familiari. Un cattolico non si appropria di una liturgia come si va a provare un hamburger in un fast food sconosciuto. Esistono però, almeno dal 1979, degli Ebrei Cattolici che vivono la loro appartenenza alla prima e contemporaneamente alla seconda alleanza.

Arista: Un Taglio di Carne con un Nome Storico

L'arista è un taglio di carne della parte della lombata con le costole, tradizionalmente preparata al forno o arrosto e servita fredda. Il nome deriva da un episodio storico avvenuto a Firenze a metà del XV secolo, durante il concilio di Basilea, Ferrara e Firenze. In questa occasione, i fiorentini allestirono un banchetto per accogliere i vescovi greci, e una delle portate principali fu la schiena di maiale arrostita allo spiedo. I vescovi apprezzarono talmente tanto la pietanza da esclamare "àrista!", e i presenti, non conoscendo il greco, pensarono che "àrista" fosse il modo in cui i bizantini chiamavano quel particolare taglio di carne.

Per preparare l'arista, bisogna scegliere una carne di qualità e steccarla con aglio, rami di rosmarino e chiodi di garofano. Quindi, la si condisce con sale, pepe e olio di oliva e la si cuoce al forno o allo spiedo per circa un'ora. Si può anche marinare la carne con vino rosso e latte intero. Una volta cotta, l'arista si serve a fette, bagnandola con il fondo di cottura.

Il Santo Volto di Genova: Un'Effige Miracolosa

Il Santo Volto, più noto ai genovesi come “Santo Mandillo”, è ritenuto il più antico ritratto del Cristo. Secondo la tradizione, Abgar, re di Edessa, malato di lebbra, mandò il pittore Anania a raffigurare il volto di Gesù. Non riuscendo l'artista a ritrarre il Messia, Gesù prese il telo appoggiandovi il volto intriso di sudore, lasciandovi impressa la Sua immagine. Nel 639, Edessa fu occupata dagli Arabi, che offrirono la reliquia a Bisanzio in cambio di denaro e prigionieri. Da Bisanzio, poi, nel 1362 la reliquia arrivò a Genova, dove ancora oggi è custodita e venerata.

San Giovanni in Laterano: La Madre di Tutte le Chiese

San Giovanni in Laterano è una delle quattro basiliche papali di Roma, conosciuta come "madre di tutte le chiese" in quanto la più antica del mondo. La basilica viene chiamata San Giovanni in Laterano perché situata nella zona del Laterano. Secondo la leggenda, l'imperatore Nerone, possessore di molte terre in questa zona, si mise in testa di diventare "madre", ossia di partorire. Per fronteggiare la sua follia, i medici gli fecero ingoiare un girino vivo, che sarebbe poi cresciuto nel suo stomaco, diventando una rana.

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