La Storia del Gang del Panino e l'Ascesa della Catena Burghy: Un'Epoca Iconica Italiana

La storia dell'azienda Panini è profondamente intrecciata con la storia di Modena, sebbene la vera storia del marchio, che ha reso le terre modenesi il cuore pulsante dei fumetti e delle figurine italiane (e non solo), sia sconosciuta ai più.

Le Origini dell'Azienda Panini

L'azienda Panini, nella sua forma attuale, fu fondata nel 1961 dai fratelli Panini. Intuirono il potenziale commerciale delle figurine, comprendendo gli interessi del consumatore finale, soprattutto dei più giovani, grazie all'esperienza maturata nel settore della distribuzione di giornali e dei chioschi. Commercializzarono la prima collezione Calciatori Panini nel 1961-1962.

Cambi di Proprietà

Dal 1988, la proprietà dell'azienda Panini è passata attraverso diverse mani: dal Gruppo Maxwell a Bain Gallo Cuneo, da De Agostini al Marvel Entertainment Group, il gruppo di fumetti più importante al mondo. L'8 ottobre 1999, l'azienda è tornata ad essere italiana, quando è stata ceduta a una cordata guidata dalla Fineldo S.p.A di Vittorio Merloni.

Oltre le Figurine di Carta: L'Era Digitale

Panini non si è limitata alle figurine di carta, ma ha anche creato collezioni virtuali. Nel 2006, in collaborazione con The Coca-Cola Company, ha lanciato la prima raccolta di figurine virtuale in occasione dei mondiali di calcio, sfruttando il progresso tecnologico per raggiungere un pubblico più ampio.

La Nascita del Fenomeno Paninaro e l'Ascesa di Burghy

L'insegna rossa con la scritta gialla di "Burghy", le tende a strisce degli stessi colori con al centro una B incastonata in un hamburger stilizzato, e la vicinanza alla metro San Babila a Milano, creavano una scenografia unica. Ragazzi e ragazze vestiti con divise appariscenti, piumini Moncler, Timberland, cinture El Charro, pantaloni ricorciati e capelli cotonati, animavano questo scenario.

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Milano, nei primi anni Ottanta, stava vivendo un periodo di cambiamento, con i Paninari, una sottocultura Made in Italy ossessionata da marche e modelli iconici, che si prendeva la scena. Il nome "Paninari" derivava dal Bar il Panino di Piazza Liberty, a Milano, ma nel 1981 il loro quartier generale si spostò in Piazza San Babila, con l'apertura di Burghy, il primo fast food italiano. Burghy voleva portare un assaggio del sogno americano in un Paese desideroso di superare l'austerità degli anni precedenti, preparando il terreno per l'era berlusconiana e delle TV private.

La storia del Gang del Panino è strettamente legata all'ascesa di Burghy, una catena di fast-food che ha segnato un'epoca in Italia.

Burghy: Il Primo Fast Food Italiano

Burghy è una catena di fast-food fondata nel 1981 da Supermercati GS. Il primo store è quello dei Paninari di Piazza San Babila a Milano, a poche centinaia di metri dal Duomo. I panini più popolari erano il King Chees e il King Fish.

L'immagine della catena era affidata alla mascotte Willy Denti, con labbra carnose, dentatura perfetta, occhi spalancati e gambine che inseguivano un hamburger (Mr. Burgy), un pacchetto di patatine (Patty) e una cola (Freddy). Grazie a queste intuizioni commerciali e a importanti investimenti pubblicitari, il successo fu immediato, con l'apertura di altri cinque punti vendita a Milano in pochi anni.

Difficoltà Economiche e l'Intervento del Gruppo Cremonini

Nonostante il successo, Burghy si trovò ad affrontare difficoltà economiche, e Supermercati GS dovette cedere la catena. Il Gruppo Cremonini, azienda modenese attiva nel settore alimentare e già fornitore di carne di Supermercati GS, rilevò Burghy. Il Gruppo Cremonini continuò ad acquisire fast food in tutta Italia, incorporando anche marchi internazionali come Quick. Alla fine degli anni '80, tutti i ristoranti furono uniti sotto il marchio Burghy. A metà degli anni '90, al culmine della sua espansione, la catena contava 96 punti vendita con un fatturato di 200 miliardi di lire.

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L'Arrivo di McDonald's e il Declino di Burghy

Mentre Burghy cresceva, McDonald's preparava il suo ingresso in Italia. Dopo aver aperto in Europa, l'apertura del primo ristorante McDonald's in Italia, a Bolzano nel 1985, passò inosservata. L'annuncio dell'apertura di un McDonald's a Roma, in Piazza di Spagna, suscitò invece un dibattito nazionale.

L'apertura romana, avvenuta il 20 marzo 1986, scatenò proteste da parte di intellettuali e personaggi dello spettacolo, come Renzo Arbore e Claudio Villa, che mangiarono spaghetti davanti all'insegna del McDonald's, e Valentino, che minacciò querele per l'odore che avrebbe impregnato i suoi abiti. Da queste critiche nacque il movimento Slow Food. Nonostante le polemiche, l'inaugurazione fu un successo, con 4.000 persone che entrarono nel McDonald's di Piazza di Spagna solo la mattina.

Nonostante un inizio promettente, McDonald's incontrò difficoltà in Italia e, a metà degli anni '90, non riuscì a tenere il passo di Burghy. Come aveva fatto il Gruppo Cremonini in precedenza, anche McDonald's optò per l'acquisizione, comprando Wendy's e, infine, Burghy stessa. Il 22 marzo 1996, il Corriere della Sera annunciò l'acquisizione di Burghy da parte di McDonald's.

L'Eredità di Burghy

L'eredità di Burghy non si limitò alle forniture di carne, ma contribuì all'immaginario collettivo della rivoluzione estetica paninara.

Il Furto del Secolo e il Panino al Salame

Nel 2003, Leonardo Notarbartolo mise a segno il colpo del secolo, rubando diamanti per mezzo miliardo di dollari ad Anversa. Notarbartolo, palermitano con una memoria eidetica, pianificò il furto nei minimi dettagli, reclutando una squadra di esperti. Dopo essere entrato nel caveau, la squadra rubò i diamanti e cancellò le tracce del loro passaggio.

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Tuttavia, un dettaglio banale compromise il piano: Notarbartolo gettò la spazzatura con gli avanzi della cena in una boscaglia, lasciando cadere alcuni sacchi. Tra i rifiuti, furono trovate fatture intestate all'azienda di Notarbartolo e un panino al salame da cui gli investigatori estrapolarono il suo DNA. Grazie a questi indizi, la polizia arrestò Notarbartolo e smantellò la banda.

La Polemica sul Costo del Taglio del Toast

Recentemente, una polemica è scoppiata sul costo del taglio di un toast e di un piattino per un bambino in un locale. Questa polemica solleva la questione del valore dei servizi offerti da bar e ristoranti. Oltre al costo degli ingredienti, i clienti pagano per il servizio, l'energia, l'affitto e il lavoro del personale.

Alcuni ristoranti, come lo storico Da Mauro di Torino, specificano che le mezze porzioni sono servite al prezzo delle intere meno 0,50 euro, sottolineando che i costi fissi rimangono invariati indipendentemente dalla quantità di cibo servita. Sebbene sia facile indignarsi per un addebito come "taglio toast: 2 euro", è importante considerare tutti i fattori che contribuiscono al costo finale.

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