Dolci Romani Tipici: Un Viaggio nel Gusto e nella Tradizione

La cucina romana, celebre in tutto il mondo per i suoi primi piatti iconici come la pasta alla carbonara, la gricia, la cacio e pepe e l'amatriciana, vanta anche una ricca tradizione dolciaria, spesso meno conosciuta ma altrettanto meritevole di essere scoperta e apprezzata. I dolci romani, semplici e genuini, evocano le feste religiose, le ricorrenze speciali e i momenti di convivialità familiare.

Un'Antica Tradizione Dolciaria

Già nell'antica Roma, i dolci erano considerati un piacere irrinunciabile. Oltre alla frutta fresca come uva, mele, pere e fichi, molto apprezzati erano i datteri ripieni di noci. Durante i banchetti più importanti, comparivano dolci elaborati preparati dai pasticceri, che utilizzavano il miele come dolcificante principale, poiché lo zucchero non era ancora conosciuto. Le botteghe di pasticceria si specializzarono nella produzione di diverse tipologie di dolci, tra cui il libum, un pane dolcissimo a base di latte e miele, il globus, simile alle moderne bombe fritte, e il luncunculus, antenato dei bignè.

Il Carnevale Romano e i suoi Dolci

Un'antica tradizione romana legata al cibo è quella del Carnevale. Semel in anno licet insanire: una volta l’anno è lecito fare follie, recitava un antico proverbio latino tradizionalmente associato al Carnevale romano, ispirato ai Saturnali dell’antica Roma, festività pagane celebrate in occasione del solstizio d’inverno. Dedicate all'insediamento nel tempio del dio Saturno e alla mitica età dell'oro, le ricorrenze erano caratterizzate da divertimento sfrenato, lussuria, sacrifici, balli, scherzi, maschere e, soprattutto, abbondanza di cibo. Era usanza scambiarsi doni - ceri, noci, datteri e dolcetti, detti Frictilia. Questi ultimi venivano preparati in gran quantità dalle donne romane e distribuiti profusamente al popolo in festa. Rappresentavano una sorta di antenate delle nostre “frappe”: si trattava, infatti, di “frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e poi tuffate nel miele”, come riportato nel De re coquinaria di Apicio, cuoco e scrittore romano vissuto tra il I secolo a.C.

Ancora oggi, i romani non rinunciano ai “capricci di carnevale”: le castagnole alla romana, morbide palline di pasta fritta passate nello zucchero; i bocconotti, pasticcini di pasta frolla ripieni di ricotta, cannella e frutti canditi; le frappe, sfoglie friabili e sottili, spolverate di zucchero a velo. Insieme a un caffè, per merenda o al termine di un buon pasto, questi dolci sono l’ideale per condividere un momento di convivialità, facili da preparare in casa, fritti - secondo le ricette classiche - o al forno, in versione più “light”. Dolci simbolo della festa più giocosa dell’anno, le castagnole ricordano nella forma e nelle sfumature di colore il frutto per eccellenza dell’autunno, da cui prendono il nome.

Cinque Dolci Romani da Non Perdere

Come per tutte le ricette della tradizione italiana, anche per i dolci romani esistono numerose varianti, con ingredienti e dosi che cambiano da quartiere a quartiere e da famiglia a famiglia. Scopriamo insieme cinque dolci tipici romani da conoscere, gustare e amare:

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  1. Maritozzo: Soffici panini dolci farciti con abbondante panna montata, spesso arricchiti con pinoli, uvetta e scorza d'arancia candita. Il nome deriva dall'usanza di offrire questo dolce nel periodo del matrimonio, e le future spose lo ricevevano dai loro promessi mariti, soprannominati "maritozzi". L'impasto per il maritozzo richiede lunghe ore di preparazione e lievitazione, ma negli ultimi anni è tornato in voga e tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Farina, olio, zucchero e vino: sono questi gli ingredienti delle ciambelle al vino bianco dei Castelli Romani. Poche cose, quelle che si avevano in casa, sono in grado di dare vita a ricette semplici che possono durare per sempre.

  2. Crostata di Ricotta e Visciole: Un guscio di pasta frolla croccante che racchiude un ripieno cremoso di ricotta di pecora zuccherata e marmellata di visciole, un tipo di ciliegia dal sapore acidulo che conferisce al dolce un gusto unico. La crostata di ricotta e visciole affonda le sue radici nella tradizione del ghetto ebraico di Roma.

  3. Bignè di San Giuseppe: Simili alle zeppole napoletane, questi bignè rotondi fritti o al forno sono ripieni di crema pasticcera e tradizionalmente preparati per la Festa del Papà, il 19 marzo. La tradizione dei bignè di San Giuseppe è molto antica e legata a una serie di celebrazioni in onore del Santo. Molte di queste prevedevano banchetti in diverse zone della città, dove venivano direttamente fritti e distribuiti i dolci poi divenuti simbolici.

  4. Pangiallo: Un dolce natalizio a forma di pagnotta dorata, preparato con farina, miele, frutta secca (mandorle, noci, pinoli, nocciole), uva passa, canditi, cioccolato e spezie. Il pangiallo veniva regalato in occasione del solstizio d'inverno come augurio per il ritorno del sole. Nonostante la gran quantità di ingredienti utilizzati per la preparazione, il pangiallo è semplice e veloce da preparare. Molto simile al panpepato è il pangiallo romano: un dolce tipico romano che di solito si prepara il giorno del Solstizio d'Inverno - il 21 di dicembre - come dolce di buon augurio, nella speranza che “torni presto a splendere il sole” (ecco il perché della sua crosta gialla, dorata come il sole).

  5. Ciambelle al Vino dei Castelli Romani: Biscotti rustici e croccanti a base di farina, zucchero, olio e vino bianco dei Castelli Romani, spesso aromatizzati con semi di anice. Le ciambelline al vino, bianco o rosso, nascono da una ricetta antica diffusa in più varianti soprattutto nelle Regioni del Centro Italia. A Roma e nel Lazio chiamano necessariamente il vino dei Castelli, che diventa protagonista di questi saporiti biscotti croccanti e conviviali, adatti a tutte le occasioni. L’impasto classico non prevede l’uso delle uova né del burro.

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Altri Dolci Tipici Romani

Oltre ai dolci sopra elencati, la tradizione romana offre molte altre prelibatezze, tra cui:

  • Mostaccioli Romani: Biscotti a forma romboidale preparati con farina, albumi, noci, miele, pepe e cannella, cotti al forno e gustati soprattutto durante le feste natalizie. Un tempo preparati in occasione della vendemmia utilizzando il mosto d’uva - e da qui con buone probabilità il nome - la ricetta dei mostaccioli romani è evoluta nel tempo rimanendo molto apprezzata e diffusa in tutto il Lazio e non solo.

  • Grattachecca: Una rinfrescante bevanda estiva a base di ghiaccio grattato a mano e aromatizzato con sciroppi di frutta e pezzi di frutta fresca. L'invenzione magica e irripetibile tipicamente romana che appare alla fine dell'800 è la Grattachecca. Oggi diventato "cibo di strada" servito nei chioschi in gran parte della la città. Il nome deriva dal modo in cui si prepara: il ghiaccio viene grattato da un grosso blocco con un apposito attrezzo a cui viene aggiunto succo o sciroppo di frutta e pezzi di frutta fresca.

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