L'idea di coltivare piante di cacao in Italia può sembrare, a prima vista, un'utopia. Tuttavia, grazie alle moderne tecniche di coltivazione e alla crescente attenzione verso pratiche agricole innovative, la coltivazione del cacao in Italia, seppur in nicchie specifiche e con approcci particolari, sta diventando una realtà interessante da esplorare. Il Theobroma cacao, la pianta da cui si ricava il cacao, è originaria delle regioni tropicali dell'America Latina, caratterizzate da un clima caldo-umido costante, ben diverso da quello italiano.
Il Clima Italiano e la Coltivazione del Cacao: Una Sfida Complessa
Il fattore climatico rappresenta l'ostacolo principale. Le piante di cacao richiedono temperature costanti tra i 18°C e i 32°C, elevata umidità (tra il 70% ed il 100%) e protezione dai venti forti. Al di sotto dei 15° i frutti del cacao iniziano a soffrire e possono subire dei danni. La temperatura alta, a condizioni di elevata umidità, riesce ad essere sopportata senza problemi. Il clima italiano, con le sue variazioni stagionali, inverni freddi e estati calde e secche, non si adatta naturalmente a queste esigenze. Questo rende la coltivazione all'aperto estremamente difficile, se non impossibile, nella maggior parte delle regioni.
Tuttavia, il cambiamento climatico in atto sta portando a temperature sempre più alte anche in Sicilia, rendendo teoricamente possibile la coltivazione del cacao in alcune aree.
Microclimi Favorevoli e Coltivazione in Serra
Nonostante le difficoltà, esistono alcune zone in Italia dove si possono individuare microclimi leggermente più favorevoli alla coltivazione del cacao. Ad esempio, alcune aree costiere della Sicilia e della Calabria, protette dalle montagne e influenzate dal Mar Mediterraneo, presentano temperature medie più miti e un'umidità leggermente più elevata. Tuttavia, anche in queste zone, la coltivazione all'aperto rimane rischiosa e richiede l'implementazione di sistemi di protezione (come frangivento e ombreggiamento).
La soluzione più promettente per la coltivazione del cacao in Italia è rappresentata dalle serre. Le serre permettono di ricreare artificialmente le condizioni climatiche ideali per la crescita delle piante, controllando temperatura, umidità, illuminazione e ventilazione. Questa tecnica, sebbene richieda un investimento iniziale significativo, offre la possibilità di coltivare il cacao in modo controllato e di ottenere rese soddisfacenti.
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Nel mio laboratorio ho una piccola serra in grado di ricreare l’habitat ideale per il cacao. Ho provato a piantare dei semi riportati dal Perù ed è spuntata una piantina stupenda.
Parametri Fondamentali per la Serra Tropicale
Se anche tu vuoi vedere il cacao crescere ed hai a disposizione una serra tropicale, ecco i parametri da impostare:
- Temperatura: Tra i 18° ed i 32°. Io ho impostato a 25°.
- Umidità: Deve essere molto alta, tra il 70% ed il 100%. Io ho impostato 72%.
- Luce: Deve essere intensa, ma indiretta. Per uno sviluppo ottimale le piante non devono trovarsi sotto il sole diretto. Nella giungla vengono coltivate al riparo da piante più alte che le proteggono dall'esposizione troppo forte nelle ore più calde della giornate. Queste piante prendono il nome di “madri del cacao” e, avendo la funzione di proteggere le altre, sono quelle che tendono ad indebolirsi prima e ad essere attaccate dai parassiti. Le serra tropicali sono dotate di luce artificiale che riproduce quella tropicale per cui (in teoria!) dovremmo essere a posto così.
- Piogge: Necessita di acqua abbondante e costante. La pianta del cacao, essa cresce nelle zone calde e umide del pianeta, ad una temperatura tra 24 e 28 gradi centigradi, nella fascia equatoriale compresa tra +20 e -20 gradi di latitudine, ed esiste in molteplici varietà.
Tecniche di Coltivazione Innovative
Oltre alla creazione di un ambiente climatico adeguato, la coltivazione del cacao in Italia richiede l'adozione di tecniche innovative che tengano conto delle specificità del territorio e delle esigenze delle piante. Alcuni aspetti cruciali includono:
Scelta delle Varietà: Non tutte le varietà di cacao sono uguali. Alcune sono più resistenti al freddo, alla siccità o alle malattie. È fondamentale selezionare varietà che si adattino meglio alle condizioni climatiche italiane e che siano in grado di produrre cacao di alta qualità. Le varietà Criollo e Trinitario, note per la loro finezza aromatica, potrebbero essere considerate, ma richiedono particolare attenzione e cura.
- il Criollo, che è il più pregiato e il più aromatico.
- il Forastero, che rappresenta la gran parte (circa 80%) della produzione globale, è principalmente coltivato in Amazzonia e in Africa ed ha un gusto alquanto amaro.
- il Trinitario, che è un ibrido dei primi due, è nato nel secolo XVII nell’isola di Trinidad e oggi è coltivato principalmente in Asia (circa 18% della produzione mondiale). Ha le caratteristiche di robustezza del Forastero e quelle di aromaticità e dolcezza del Criollo.
Gestione dell'Irrigazione e del Drenaggio: L'irrigazione è fondamentale per garantire un apporto costante di acqua alle piante, soprattutto durante i periodi secchi. Tuttavia, è altrettanto importante assicurare un buon drenaggio del terreno per evitare ristagni idrici, che possono favorire lo sviluppo di malattie radicali. L'utilizzo di sistemi di irrigazione a goccia e la preparazione di un terreno ben drenato sono essenziali. Un lasso di tempo ridotto, l'acqua potrebbe saturare i campi e impedire alle radici di assorbire ossigeno, vitale per i processi di crescita fisiologica degli alberi.
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Fertilizzazione: Le piante di cacao richiedono un apporto costante di nutrienti per crescere e produrre frutti. È importante utilizzare fertilizzanti organici e minerali bilanciati, che forniscano alle piante tutti gli elementi necessari. L'analisi del terreno è fondamentale per determinare le carenze nutrizionali e per scegliere i fertilizzanti più adatti.
Controllo delle Malattie e dei Parassiti: Le piante di cacao sono suscettibili a diverse malattie e parassiti, che possono compromettere la produzione. È importante monitorare costantemente le piante e intervenire tempestivamente in caso di infestazioni. L'utilizzo di prodotti fitosanitari biologici e la promozione della biodiversità nell'ambiente di coltivazione possono contribuire a ridurre il rischio di malattie e parassiti.
Potatura e Gestione della Chioma: La potatura è una pratica importante per mantenere le piante in salute e per favorire la produzione di frutti. È necessario rimuovere i rami secchi, danneggiati o malati e modellare la chioma per garantire una buona illuminazione e ventilazione. La potatura deve essere eseguita con cura, seguendo le tecniche appropriate per evitare di danneggiare le piante.
Aspetti Economici e Potenzialità del Mercato
La coltivazione del cacao in Italia, seppur ancora di nicchia, presenta interessanti potenzialità economiche. La crescente domanda di cacao di alta qualità, proveniente da fonti sostenibili e tracciabili, offre opportunità di mercato per i produttori italiani. Il cacao coltivato in Italia potrebbe essere commercializzato come prodotto di lusso, destinato a cioccolatieri artigianali e a consumatori attenti alla qualità e all'origine degli ingredienti.
Valorizzazione del Territorio e Turismo Gastronomico
La coltivazione del cacao in Italia può anche contribuire alla valorizzazione del territorio e allo sviluppo del turismo gastronomico. Le aziende agricole che coltivano il cacao possono organizzare visite guidate, degustazioni e laboratori didattici, offrendo ai visitatori l'opportunità di scoprire il mondo del cacao e di apprezzare i prodotti locali. Questo può creare nuove opportunità di reddito per le comunità rurali e contribuire alla conservazione del patrimonio culturale e ambientale.
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Considerazioni Etiche e Sostenibilità
La coltivazione del cacao, ovunque essa avvenga, deve essere improntata a principi di etica e sostenibilità. È importante garantire condizioni di lavoro dignitose per i lavoratori, proteggere l'ambiente e promuovere pratiche agricole che preservino la biodiversità e la fertilità del suolo. La certificazione del cacao, ad esempio attraverso marchi Fairtrade o biologici, può contribuire a garantire che il prodotto sia stato coltivato nel rispetto di questi principi.
Impatto Ambientale e Mitigazione
La coltivazione del cacao, anche in serra, ha un impatto ambientale. È importante minimizzare questo impatto attraverso l'utilizzo di energie rinnovabili, la gestione efficiente delle risorse idriche e la riduzione dell'utilizzo di prodotti chimici. La coltivazione biologica e l'agroecologia rappresentano approcci promettenti per ridurre l'impatto ambientale della coltivazione del cacao.
Alternative al Cacao: Il Carrubo Siciliano
In Sicilia cresce un frutto dalle potenzialità straordinarie: il carrubo. Tradizionalmente legato alla cultura mediterranea, questo frutto sta riscoprendo un ruolo centrale nell’alimentazione moderna come valida alternativa al cacao. Il carrubo è il frutto dell’albero omonimo, una pianta straordinariamente resiliente, capace di crescere in terreni marginali e di resistere a condizioni climatiche estreme, come i lunghi periodi di siccità. Questa caratteristica lo rende ideale per le aree a bassa fertilità, tipiche del Sud Italia e del bacino del Mediterraneo.
Coltivare carrubi non richiede grandi risorse, rendendo questa pianta una scelta sostenibile e rispettosa dell’ambiente. La polpa del carrubo può essere trasformata in una polvere simile al cacao, ma con significativi vantaggi nutrizionali. Rispetto al cacao tradizionale, la carruba è naturalmente dolce, non contiene sostanze eccitanti ed è povera di grassi (ben otto volte meno del cacao). Grazie a startup italiane che stanno investendo nella trasformazione del carrubo, sono stati sviluppati prodotti innovativi e sostenibili, utilizzando ingredienti naturali e grassi vegetali che replicano il burro di cacao.
Oltre alla polpa, i semi del carrubo sono preziosi per l’industria alimentare. Da essi si ricava una farina nota come E410, utilizzata come addensante naturale in gelati, biscotti e creme spalmabili. Sebbene sia un ingrediente comune, spesso viene importato dall’estero, poiché l’Italia non riesce a soddisfare la crescente domanda interna. In un momento in cui il costo del cacao è in costante aumento e la sostenibilità è una priorità globale, il carrubo si presenta come una soluzione ideale. È un prodotto italiano, radicato nella tradizione e capace di soddisfare le esigenze di un mercato in evoluzione.
Il Cambiamento Climatico e il Futuro del Cacao
Ormai il tema del cambiamento climatico è all’ordine del giorno e si può verificare costantemente il suo impatto diretto sulla vita quotidiana. A farne le spese è anche il cibo e, in particolare, uno degli alimenti più desiderati dai golosi: il cioccolato.
In sostanza, gli alberi di cacao sono estremamente sensibili alle variazioni climatiche, pertanto i cambiamenti nel loro habitat stanno minacciando l’intera filiera del cioccolato.Si tratta di piante molto delicate, che richiedono un microclima ben preciso per prosperare. Crescono solo in una fascia geografica molto ristretta, compresa tra i 20 gradi a nord e a sud dell’equatore. Le regioni ideali per la loro coltivazione, in particolare il Ghana e la Costa d’Avorio, sono responsabili di oltre il 50% della produzione globale di cacao. Tuttavia, questi Paesi stanno affrontando le conseguenze dell’innalzamento delle temperature in modo sempre più palese.Eventi meteorologici estremi, come precipitazioni intense o ondate di calore, stanno destabilizzando l’ecosistema in cui crescono gli alberi di cacao, con ripercussioni dirette sulla produzione delle preziose fave.
Negli ultimi anni, la variabilità climatica ha portato a condizioni meteorologiche irregolari in molte delle principali aree produttrici di cacao. Precipitazioni record hanno favorito la diffusione d’infezioni fungine tra gli alberi, riducendo la capacità di produrre semi di cacao di qualità. Al tempo stesso, temperature sempre più elevate mettono a rischio la sopravvivenza delle piante, poiché il caldo eccessivo compromette la crescita e la maturazione delle fave.Secondo alcune stime, se il riscaldamento globale continuerà ai ritmi attuali, entro il 2050 molte delle terre attualmente coltivate a cacao potrebbero non essere più idonee alla produzione.
Alternative e Innovazioni
Tra le misure adottate, alcune aziende stanno cercando di rendere la produzione più sostenibile, ad esempio con l’introduzione di metodi agricoli innovativi, come la riforestazione e la promozione di pratiche rispettose dell’ambiente. Tuttavia, queste iniziative potrebbero non essere sufficienti a lungo termine. Di fronte alla minaccia crescente del cambiamento climatico, alcune imprese stanno sperimentando alternative radicali.
Una delle innovazioni più promettenti arriva dal settore dei sostituti del cioccolato. Aziende come Planet A Foods stanno lavorando per sviluppare prodotti che imitino il gusto e l’aspetto del cioccolato tradizionale, ma senza utilizzare cacao. Questi prodotti sono realizzati con ingredienti diversi, come cereali e proteine vegetali, combinati con tecnologie avanzate di lavorazione alimentare per replicare la texture e il sapore del cioccolato. Questi nuovi prodotti, spesso definiti “cioccolato sintetico” o “cioccolato alternativo“, non solo offrono una soluzione più sostenibile, ma possono anche aprire nuove opportunità di mercato. Infatti, potrebbero essere particolarmente appetibili per i consumatori attenti all’ambiente e per coloro che seguono diete vegane o con restrizioni alimentari.
Oltre all’innovazione tecnologica, l’industria del cioccolato sta anche esplorando altre vie per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Alcuni esperti suggeriscono di puntare sulla diversificazione delle colture, introducendo varietà di cacao più resistenti al caldo e alla siccità. Altri propongono un miglioramento delle pratiche di gestione delle piantagioni, come l’uso di tecniche agricole di precisione pensate per monitorare meglio le condizioni ambientali, così da essere in grado di intervenire tempestivamente per prevenire malattie o stress idrico.
La Sicilia e le Nuove Coltivazioni Tropicali
Il raccolto degli agrumi, meno redditizio, è crollato negli ultimi anni. Nell’isola si moltiplicano gli esperimenti di nuove coltivazioni fino a ieri impensabili. Ma le temperature sempre più alte rischiano di compromettere le nuove produzioni.
Anche quest’anno le sue piantagioni sono al riparo dalla condanna che come ogni estate accade si abbatte anche stavolta sui monti siciliani. Il territorio è però perfetto per la coltivazione di frutti tropicali: dalle pendici dell’Etna ai Nebrodi, fino a Terrasini, nel Palermitano, più giù nel meridione dell’isola dove si attestano gli ultimi esperimenti (alcuni falliti) nelle zone dell’Agrigentino e poi nel Belice: sotto i colori della Trinacria sorgono ogni anno nuove aziende che coltivano piante esotiche dove prima c’erano agrumeti. Dove c’erano agrumeti, limoni e arance, tipici prodotti siciliani, adesso si parla una lingua straniera.
La Riorganizzazione delle Colture
«Quando questi terreni li coltivava mio nonno non c’erano le condizioni per i frutti tropicali. Adesso produciamo mango dove c’erano aranceti e limoneti, ma in alcuni terreni abbiamo ringiovanito gli agrumeti. Non mi piace parlare di sostituzione ma di riorganizzazione», racconta Maruzza Cupane.
Un ex pescheto è adesso coltivato con frutti tropicali, mentre i cambiamenti climatici hanno portato alcuni a spostarsi perché in alcune zone non c’è più acqua. Ha trovato la condizione perfetta: «La nostra è una innovazione che ha portato a fare delle scelte anche economiche in quanto i frutti esotici rendono di più. Il motivo essenziale sta nella vocazionalità dei terreni e di questo ambiente, dove non c’è una grande escursione termica, dove l’acqua non manca grazie ai Nebrodi e i terreni sono tendenzialmente “sciolti”». Terreni ottimi per i nuovi frutti che prendono così il posto di quelli tradizionali, alcuni dei quali non vengono neanche più raccolti negli agrumeti ancora in attività.
Secondo Coldiretti, il terreno coltivato ad arance è diminuito del 31% negli ultimi 15 anni, mentre quello dei limoni ha subito una riduzione del 50%. Minore quantità ma maggiore qualità per gli imprenditori che adesso mirano da un lato agli agrumi selezionati, come l’arancia rossa, e alle piante tropicali, per cui il caldo non rappresenta un problema. Almeno fino a qualche tempo fa. Il paradosso è infatti che gli stessi cambiamenti climatici favorevoli alle coltivazioni tropicali anche in Sicilia, adesso rischiano di inficiare il raccolto: «Il forte caldo ha portato molti frutti a bruciarsi, ad aumentare lo scarto e a portare problemi al mango. Speriamo sia solo una estate torrida straordinaria e quindi un problema momentaneo, ma se queste estati così calde dovessero continuare sarebbe un serio problema per le nostre colture».
Le Sfide e le Opportunità
Dai Nebrodi a Giarre, vicino Catania, le ambizioni e i problemi sono gli stessi. La tecnologia ha aiutato Andrea, che otto anni fa si era lanciato nell’e-commerce dell’avocado di Sicilia con ottimi risultati e adesso mira a raggiungere nuovi mercati, non solo con l’avocado ma anche con gli altri frutti che lavora in maniera costante per una richiesta che continua a salire. Il forte caldo ha portato qualche problema nei 130 ettari e nelle 24 aziende agricole con cui collabora Andrea Passanisi, che guarda con orgoglio i suoi campi verdi di avocado sotto gli occhi di “mamma Etna”, la cui cenere è un rinforzo in più per i terreni. «Il clima, se prima era un fattore favorevole, oggi influisce negativamente, il cambio di stagionalità è diventato drastico, violento», spiega Passanisi, che ricopre anche il ruolo presidente di Coldiretti Catania.
«Il nostro resta però un territorio ideale per l’avocado, sia per il terreno che per l’escursione climatica. La speranza è che il forte caldo non ci sia anche i prossimi anni. Il cambiamento è un’arma a doppio taglio ma la soluzione per me è solo una: piantare». Nei suoi campi sembra di stare in Brasile, ma nonostante l’avocado e il frutto della passione lui però non vuole abbandonare i limoni: «Estirpare le vecchie colture sarebbe un fallimento».
Adattamento e Innovazione
Dall’Etna al mare di Terrasini, di cambiamento climatico si parla anche nel Palermitano: «Quest’anno, in queste zone, la produzione di mango sarà in negativo dell’80% rispetto al 2020 a causa dell’inverno troppo caldo», racconta un altro giovane imprenditore agricolo, Rosolino Palazzolo, tra quelli che si stanno facendo strada in Sicilia, regione che oggi rappresenta la maggiore produttrice di frutti esotici in Italia. «Prima l’inverno era più lungo: adesso la stagione si è accorciata, la vegetazione non ha fatto la fioritura. Dall’altro lato vanno bene le coltivazioni di papaya e banane. Il forte caldo di quest’anno mi ha però permesso di sperimentare le coltivazioni di cacao che negli anni scorsi invece non mi erano riuscite. Considerato il cambiamento climatico aumenterò le produzioni. Bisogna adattarsi: ad esempio lo stesso clima ha ucciso la mosca dell’ulivo, quindi ci sono lati positivi e lati negativi, bisogna rinnovarsi».
A differenza di quello che accade a Palermo, dove Rosolino nel suo “Orto di Rosolino” è riuscito ad adattarsi ai cambiamenti climatici, testando nuove colture, in alcune zone climatiche gli esperimenti non sono però riusciti. A Menfi, ad esempio, nell’Agrigentino, le coltivazioni di mango non sono andate a buon fine per il troppo caldo.
«La pluviometria è cambiata in Sicilia. A Licata, ad esempio, arrivano 300 millimetri di acqua all’anno, nel Messinese mille», spiega il giovane agronomo Piero Cumbo. «Negli ultimi anni c’è una maggior durata dei periodi secchi mentre i periodi caldi sono elevati, ciò comporta la coltivazione di frutti esotici da un lato, ma dall’altro l’abbandono di vecchie colture a causa del clima ma anche per cause economiche, perché la produzione di queste colture nuove rende di più».
I frutti esotici infatti hanno più mercato e un’espansione che è nel pieno della sua esplosione a differenza di agrumi, ulivi e vitigni che subiscono la concorrenza dei Paesi stranieri. Il paradosso è anche questo: se negli anni la Sicilia si converte all’esotico, adesso colture tipicamente siciliane si spostano verso Nord. «Gli ulivi siciliani e del sud Italia adesso subiscono la concorrenza di quelli della Pianura Padana, portando a un deprezzamento delle colture storiche siciliane», racconta ancora Piero Cumbo.
Conclusioni
La coltivazione del cacao in Italia è una sfida complessa, ma non impossibile. Grazie alle moderne tecniche di coltivazione, alla passione degli agricoltori e alla crescente attenzione verso la sostenibilità, il cacao italiano può diventare una realtà interessante e di valore. Seppur limitata a nicchie specifiche e con un approccio innovativo, questa coltivazione può contribuire alla diversificazione dell'agricoltura italiana, alla valorizzazione del territorio e alla creazione di prodotti di alta qualità, apprezzati dai consumatori più esigenti.
È importante capire bene che direzione prendere poiché l’intera catena di produzione del cioccolato rischia di essere gravemente compromessa. L'idea di coltivare piante di cacao in Italia può sembrare, a prima vista, un'utopia, ma con l'impegno e l'innovazione, il futuro del cacao in Sicilia, e in Italia, potrebbe essere più dolce di quanto si pensi.
Se il presente è quello dell’incremento del mercato, il futuro della “Sicilia tropicale” è in continuo cambiamento, ma i giovani e arrembanti imprenditori agricoli non hanno intenzione di fermarsi a guardare: «Noi studiamo metodi per consumare meno acqua», spiega ancora Maruzza: «Dobbiamo pensare ai nostri figli, per loro dobbiamo rispettare la natura».
Caratteristiche “terapeutiche” del cioccolato
Restano, infine, da sottolineare le caratteristiche “terapeutiche” del cioccolato ricavato dalla pianta del cacao. È certa l’affinità con il vino rosso, per la presenza in entrambi dei polifenoli, molecole in grado di avere una positiva azione protettrice a livello circolatorio. È stato, inoltre, accertato da John Harwood, biochimico dell’Università del Galles, che il grasso contenuto nel cacao ricavato dalla pianta del cacao avrebbe scarsi effetti sul livello di colesterolo. Uno degli effetti, poi, più noti è quello euforizzante, energizzante e antidepressivo dato dalla presenza di teobromina (la stessa che combatte le patologie respiratorie!), caffeina, teofillina, feniletilamina; sostanza quest’ultima responsabile di quel sottile e voluttuoso piacere che ognuno di noi prova assaporando una pralina o una barretta dei più raffinati maitre chocolatier. Senza, poi, dire, dell’uso del cioccolato a fini di bellezza: avete mai provato le creme, gli olii o i profumi al cacao o al cioccolato?
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