Il Museo Correr di Venezia custodisce uno dei dipinti più emblematici e affascinanti di Vittore Carpaccio: "Due dame veneziane", noto anche come "Le Cortigiane". Quest'opera, databile intorno al 1490-95, è un esempio superbo della capacità narrativa e simbolica dell'artista veneziano, capace di condensare in un'unica immagine molteplici livelli di lettura e interpretazione. La storia del dipinto è complessa e affascinante, intrecciandosi con le vicende del collezionismo veneziano e con le interpretazioni critiche che ne hanno segnato la fortuna.
La Storia di un Dipinto Diviso e Ricomposto
La storia de "Le due dame" è indissolubilmente legata a quella di un altro dipinto di Carpaccio, "Caccia in laguna", oggi conservato al J. Paul Getty Museum di Malibu. Per lungo tempo, i due dipinti hanno avuto destini separati, fino a quando, nel 1963, lo storico dell'arte Ludovico Ragghianti ipotizzò che potessero essere parti di un'unica opera originaria.
La scoperta di Ragghianti si basava su diverse evidenze materiali: le stesse dimensioni delle tavole, lo stesso tipo di legno e lavorazione, gli stessi colori e, soprattutto, la corrispondenza delle gallerie scavate dai tarli sui margini dei due frammenti. Ulteriori indagini hanno confermato che la tavola era stata tagliata in due in un'epoca imprecisata, trasformando un'unica scena in due opere separate.
L'ipotesi più accreditata è che il dipinto originario fosse una sorta di portella di armadio, pannello di un paravento o imposta interna di finestra. Sul retro della "Caccia in laguna" è presente una decorazione pittorica in trompe-l'oeil con un'edicola architettonica e delle lettere sospese a un nastro, suggerendo che la portella, quando era aperta e piegata, rivelava un'ulteriore scena decorativa.
Tuttavia, anche accostando i due frammenti, l'opera non appare del tutto completa. La scena delle "Due dame" si interrompe bruscamente sulla sinistra, con la balaustra in marmo, il paggio e il cane tagliati. Questo suggerisce che l'insieme originario comprendeva una parte corrispondente, presumibilmente di uguale misura, che completava la scena e la riequilibrava.
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Descrizione dell'Opera: Dettagli e Simbolismi
Il dipinto raffigura due donne veneziane sedute su una terrazza, vestite con abiti sontuosi e acconciature elaborate. La loro espressione è enigmatica, lo sguardo assorto verso qualcosa che si trova al di fuori del dipinto. Una delle due donne tiene in mano un fazzolettino bianco ricamato, mentre l'altra gioca con due cani.
Lo sfondo è costituito da una loggia con pavimento decorato, balaustra in marmo e colonnette cilindriche. Nello spazio chiuso abbondano elementi vegetali e animali: tortore, un pappagallo, un pavone, un'arancia, un alberello di mirto e un gambo reciso di giglio in un vaso decorato.
Ogni elemento del dipinto è carico di significati simbolici e allegorici. I cani, simbolo di fedeltà, alludono alla fedeltà tra gli sposi. Le tortore rappresentano il legame coniugale e la fertilità del matrimonio. L'alberello di mirto, sacro a Venere, è un riferimento all'amore e alla riproduzione. L'arancia e il giglio rinviano alla verginità e all'amore coniugale, mentre la femmina del pavone è simbolo di fecondità.
Il pappagallo, capace di ripetere il nome dell'amato lontano e di formulare parole di devozione religiosa, aggiunge un ulteriore livello di significato all'opera. L'insieme di questi simboli suggerisce che il dipinto faceva parte di un arredamento di camera nuziale, celebrando le virtù, i pregi e i caratteri del matrimonio e della sposa.
Interpretazioni e Significato
Nel corso del tempo, "Le due dame" sono state oggetto di diverse interpretazioni. In passato, il dipinto era noto come "Le Cortigiane", un titolo derivato dalla letteratura romantica. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che l'intento della rappresentazione è allegorico e morale, volto a celebrare le virtù del matrimonio e della sposa.
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Gli elementi simbolici presenti nell'opera, come le perle, il fazzoletto bianco, le tortore, i cani e il mirto, sottolineano la purezza, la fedeltà e la concordia coniugale. La donna più matura, che somiglia alla giovane, potrebbe essere la madre o la sorella maggiore, garante delle virtù della sposa.
La presenza dello stemma sul vaso, non ancora identificato, aggiunge un ulteriore elemento di mistero all'opera. Alcuni studiosi ritengono che lo stemma possa appartenere alla famiglia committente del dipinto, fornendo indizi sulla sua origine e sul suo significato.
Nonostante le diverse interpretazioni, "Le due dame" rimangono un'opera enigmatica e affascinante, capace di suscitare emozioni e interrogativi nello spettatore. La sua bellezza e la sua complessità simbolica ne fanno uno dei capolavori indiscussi di Vittore Carpaccio e un tesoro prezioso del Museo Correr di Venezia.
Le Vicende Collezionistiche
La storia collezionistica del dipinto è altrettanto affascinante. Le prime notizie de "Le due dame" risalgono al 1830, quando sono registrate nel catalogo delle collezioni lasciate da Teodoro Correr alla città di Venezia. Non si conosce la provenienza esatta del dipinto, ma si sa che Correr acquistò diverse opere dalla collezione dei fratelli Algarotti, nel cui catalogo è registrata la presenza della "Caccia in laguna", ma non quella delle "Dame".
La "Caccia in laguna", invece, ha una storia collezionistica più documentata. Nel XVIII secolo, il dipinto faceva parte della collezione di Francesco Algarotti, per poi passare al cardinale Joseph Fesch, zio materno di Napoleone Bonaparte. Dopo la morte del Cardinale, l'opera passò per varie mani fino a quando fu acquistata da un collezionista romano e, successivamente, da un antiquario presso il quale fu casualmente ritrovata nel 1944.
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La ricomposizione ideale dei due frammenti, grazie agli studi di Ragghianti e di altri studiosi, ha permesso di ricostruire la storia e il significato dell'opera originaria, restituendo a "Le due dame" la loro interezza e la loro complessità simbolica.