Cardioaspirina 100 mg: Indicazioni, Uso e Considerazioni

La cardioaspirina, contenente acido acetilsalicilico a basso dosaggio (tipicamente 100 mg), è un farmaco ampiamente utilizzato nella prevenzione cardiovascolare. Questo articolo esamina in dettaglio le indicazioni, il meccanismo d'azione, le modalità d'uso, le controindicazioni e gli effetti collaterali associati all'uso di cardioaspirina.

Introduzione

Le malattie cardiovascolari (CVD) rappresentano una delle principali cause di mortalità a livello globale. La prevenzione farmacologica, in questo contesto, svolge un ruolo cruciale. La cardioaspirina, grazie al suo effetto antiaggregante, è un cardine nella prevenzione cardiovascolare, contribuendo significativamente alla riduzione del rischio di eventi trombotici.

Che cos'è la Cardioaspirina?

La cardioaspirina è il nome commerciale di un farmaco contenente acido acetilsalicilico (ASA) a basso dosaggio, generalmente 100 mg. Appartiene alla classe dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), ma a questo dosaggio, il suo principale effetto è quello di antiaggregante piastrinico. Esistono farmaci equivalenti (o generici) per la cardioaspirina, riconoscibili dalla dicitura "Medicinale Equivalente" sulla confezione.

Come Funziona la Cardioaspirina?

L'acido acetilsalicilico, al dosaggio contenuto nella Cardioaspirina, inibisce irreversibilmente l'enzima cicloossigenasi-1 (COX-1). Questa inibizione è particolarmente rilevante nelle piastrine, cellule anucleate incapaci di sintetizzare nuovamente l'enzima. Pertanto, le piastrine presenti al momento dell'assunzione del farmaco vengono bloccate, inibendo l'aggregazione piastrinica attraverso il blocco della sintesi del trombossano A2. Questo meccanismo rende il sangue più fluido, riducendo il rischio di formazione di trombi.

Indicazioni Terapeutiche della Cardioaspirina

Cardioaspirina è indicata per:

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  1. Prevenzione Secondaria:
  • Dopo infarto del miocardio.
  • Dopo ictus cerebrale o attacchi ischemici transitori (TIA).
  • In pazienti con angina pectoris instabile.
  • In pazienti con angina pectoris stabile cronica.
  • Prevenzione della riocclusione dei by-pass aorto-coronarici e nell'angioplastica coronarica percutanea transluminale (PTCA).
  1. Prevenzione Primaria:
  • Prevenzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti con malattia ateromasica conclamata.
  • Nei pazienti in emodialisi e nella prevenzione della trombosi durante circolazione extracorporea.
  • Prevenzione degli eventi cardiovascolari in pazienti ad elevato rischio (rischio a 10 anni > 20% in base alle carte di rischio del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanità).
  • Adulti con età compresa tra 40 e 59 anni, con rischio a 10 anni di sviluppare patologie cardiovascolari superiore o uguale al 10%.

L'uso della cardioaspirina nella prevenzione primaria è oggetto di dibattito e deve essere attentamente valutato dal medico, considerando il profilo di rischio cardiovascolare del paziente e il rischio di sanguinamento.

Cardioaspirina nella Prevenzione Cardiovascolare Primaria

L'uso della cardioaspirina in prevenzione cardiovascolare primaria, ovvero in individui che non hanno ancora manifestato una malattia cardiovascolare, rimane una questione controversa. In questa popolazione, la probabilità di sviluppare un evento trombotico è inferiore rispetto a chi ha già subito un evento. È fondamentale valutare il rischio cardiovascolare complessivo, bilanciandolo con il potenziale rischio di effetti indesiderati associati alla terapia. Il rischio cardiovascolare viene stimato dal medico in base a diversi fattori di rischio, tra cui età, sesso, abitudine al fumo, pressione arteriosa, livelli di colesterolo totale e HDL, e presenza di diabete. Sulla base di questa valutazione, la cardioaspirina può essere prescritta in prevenzione primaria a individui considerati ad alto rischio cardiovascolare, ovvero con una probabilità superiore al 20% di sviluppare un evento cardiovascolare nei successivi 10 anni.

I pazienti diabetici presentano un rischio cardiovascolare significativamente più elevato rispetto ai non diabetici. Pertanto, l'uso della cardioaspirina può essere considerato anche in pazienti diabetici senza una storia di eventi trombotici, a condizione che non vi siano controindicazioni all'uso del farmaco.

Recenti revisioni della letteratura scientifica hanno portato ad aggiornamenti nelle raccomandazioni sull'uso della cardioaspirina per la prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari, in particolare in relazione all'età. In individui di età pari o superiore a 40 anni con un aumentato rischio cardiovascolare ma senza una storia di malattie cardiovascolari, il farmaco offre un beneficio modesto nella riduzione del rischio di infarto del miocardio e ictus cerebrale. Tuttavia, l'uso cronico di cardioaspirina comporta il potenziale rischio di effetti collaterali, come sanguinamento gastrico o cerebrale, che sono tra i più gravi. Il rischio di sanguinamenti aumenta con l'età, in particolare dopo i 60 anni, per i quali l'inizio della terapia con cardioaspirina in prevenzione primaria potrebbe non essere raccomandato.

Cardioaspirina nella Prevenzione Cardiovascolare Secondaria

Il beneficio dell'uso cronico di cardioaspirina nella prevenzione cardiovascolare secondaria, ovvero in individui che hanno già manifestato una malattia cardiovascolare, è stato ampiamente dimostrato in numerosi studi clinici. In questi casi, le linee guida raccomandano l'uso di cardioaspirina a causa del suo comprovato beneficio nella riduzione del rischio di eventi vascolari ricorrenti.

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Prevenzione Dopo Interventi Cardiovascolari

Dopo un intervento cardiovascolare, la cardioaspirina è spesso prescritta come parte della terapia di prevenzione. In pazienti sottoposti a impianto di stent coronarico, la cardioaspirina viene solitamente associata a un secondo farmaco antiaggregante per circa un anno, in particolare dopo un infarto. In situazioni più stabili, il trattamento può essere di durata inferiore, seguito dalla sola cardioaspirina. Dopo un bypass coronarico, l'aspirina viene iniziata immediatamente e mantenuta a lungo termine. In interventi sulle carotidi, la cardioaspirina svolge un ruolo importante, affiancata da un altro antiaggregante per alcune settimane dopo l'impianto di stent, mentre dopo l'endarterectomia rimane la terapia principale a lungo termine. In procedure come la TAVI (impianto di valvola aortica transcatetere), si preferisce spesso la sola aspirina per garantire protezione riducendo il rischio di sanguinamenti. In caso di rivascolarizzazione degli arti inferiori, la cardioaspirina può essere utilizzata da sola o in combinazione con altri farmaci per un periodo limitato, a seconda del rischio del paziente.

La decisione su come e per quanto tempo assumere la cardioaspirina deve essere presa dal medico, valutando attentamente il rapporto tra benefici e rischi per il singolo individuo.

Modalità d'Uso e Posologia

Se non diversamente prescritto, la dose raccomandata è di 1 compressa (100 mg) al giorno, in un'unica somministrazione. Si consiglia di ingerire la compressa con abbondante acqua (½ - 1 bicchiere), preferibilmente almeno 30 minuti prima dei pasti. Le compresse gastroresistenti non devono essere schiacciate, masticate o rotte per garantire il rilascio del principio attivo nell'ambiente alcalino dell'intestino. La contemporanea assunzione di cibo può ritardare la velocità dell'assorbimento dell'acido acetilsalicilico ma non il grado di assorbimento.

Controindicazioni

Cardioaspirina è controindicata nei seguenti casi:

  • Ipersensibilità al principio attivo, ai salicilati o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
  • Pazienti con mastocitosi preesistente.
  • Anamnesi di asma indotta dalla somministrazione di salicilati o sostanze ad attività simile (FANS).
  • Ulcera gastroduodenale.
  • Diatesi emorragica.
  • Grave insufficienza renale, epatica o cardiaca.
  • Trattamento concomitante con metotrexato a dosi di 15 mg/settimana o più.
  • Ultimo trimestre di gravidanza.

Avvertenze e Precauzioni

L'acido acetilsalicilico deve essere utilizzato con cautela nei seguenti casi:

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  • Ipersensibilità ai farmaci analgesici, anti-infiammatori o antireumatici e in presenza di altre allergie.
  • Anamnesi di ulcere gastrointestinali o emorragie gastrointestinali.
  • Trattamento concomitante con anticoagulanti.
  • Compromissione della funzionalità renale o cardiocircolatoria.
  • Deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD).
  • Alcuni FANS come l'ibuprofene e il naprossene possono attenuare l'effetto inibitorio sull'aggregazione piastrinica dell'acido acetilsalicilico.
  • L'acido acetilsalicilico può provocare broncospasmo e indurre attacchi d'asma o altre reazioni di ipersensibilità.
  • Soggetti di età superiore ai 70 anni.
  • Cardioaspirina non è indicato per l'uso nella popolazione pediatrica.

Interazioni Farmacologiche

L'effetto del trattamento può essere modificato se Cardioaspirin è assunto in concomitanza con altri medicinali quali:

  • Anticoagulanti (es. warfarin).
  • Farmaci antirigetto (es. ciclosporina, tacrolimus).
  • Antiipertensivi (es. diuretici e ACE-inibitori).
  • Antidolorifici e antiinfiammatori (es. steroidi, FANS).
  • Farmaci per la gotta (probenecid).
  • Farmaci anticancro e per l'artrite reumatoide (metotrexato).

L'assunzione di alcool con Cardioaspirin provoca un aumento del danno sulla mucosa gastrointestinale e un prolungamento del tempo di sanguinamento.

Effetti Indesiderati

Gli effetti indesiderati più comuni sono i disturbi gastrointestinali, che possono includere:

  • Emorragia gastrointestinale (melena, ematemesi).
  • Dolore addominale, nausea, dispepsia, vomito.
  • Ulcera gastrica, ulcera duodenale, esofagiti, duodeniti erosive, gastriti erosive, ulcere esofagee, perforazioni.
  • Ulcere del piccolo (digiuno ed ileo) e grande intestino (colon e retto), coliti e perforazioni intestinali.

Altri effetti indesiderati possono includere:

  • Ipoprotrombinemia, anemia, emolisi (in pazienti con deficit di G6PD).
  • Sindromi emorragiche (epistassi, sanguinamento delle gengive, urogenitali, porpora, ecc.).
  • A dosi elevate prolungate: sudorazione, cefalea e confusione, emorragia intracranica, vertigini, tinnito e sordità.
  • Rinite, broncospasmo parossistico, dispnea grave, edema polmonare non cardiogeno.
  • Epatotossicità, aumento degli enzimi epatici.
  • Orticaria, eruzione cutanea, angioedema, sindrome di Steven-Johnson, sindrome di Lyell.
  • Sindrome di Reye (in pazienti di età inferiore ai 16 anni).

Cardioaspirina e Gravidanza

L'uso di Cardioaspirina in gravidanza non è raccomandato. L'inibizione della sintesi delle prostaglandine può influire negativamente sulla gravidanza e/o sullo sviluppo embrio/fetale. Durante il primo o il secondo trimestre, assumere il farmaco solo in caso di effettiva necessità e sotto stretto controllo medico. Nel terzo trimestre, l'uso è controindicato a dosi superiori a 100 mg/die.

Cardioaspirina e Allattamento

I salicilati ed alcuni loro derivati passano nel latte materno in piccole quantità. Non sono stati osservati effetti indesiderati nel lattante in seguito ad un uso occasionale; pertanto, l'interruzione dell'allattamento non è di norma necessaria.

Avvelenamento da Salicilati

L'avvelenamento cronico da salicilati può essere insidioso, con sintomi aspecifici come capogiro, vertigini, tinnito, sordità, sudorazione, nausea e vomito, cefalea e stato confusionale. L'intossicazione acuta è caratterizzata da una grave alterazione dell'equilibrio acido-base. La gestione dell'intossicazione è determinata dall'entità, dallo stadio e dai sintomi clinici.

Cardirene e Cardioaspirina: Sono la Stessa Cosa?

No, Cardirene e Cardioaspirina non sono lo stesso farmaco, anche se entrambi contengono acido acetilsalicilico (ASA) e sono usati per scopi cardiovascolari. La differenza principale risiede nel principio attivo e nella formulazione: Cardirene è a base di Lisina Acetilsalicilato, analogo all’Aspirina, ma salificato diversamente Cardioaspirina contiene acido acetilsalicilico nella sua forma standard e si presenta come un'aspirina a basso dosaggio e gastroresistente.

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