Le figurine Panini, icone culturali italiane, hanno segnato generazioni, intrecciando ingegno imprenditoriale, passione per il calcio e nostalgia. Dagli inizi modesti negli anni '60 all'era digitale, hanno saputo evolversi, mantenendo intatto il loro fascino.
Gli Albori: Nascita di un Mito (Anni '60)
La storia inizia a Modena negli anni '60, durante il boom economico italiano. Benito e Giuseppe Panini, gestori di un'agenzia di distribuzione di giornali, nel 1960 acquistarono a Milano un lotto invenduto di vecchie figurine delle Edizioni Nannina. Intuendo il potenziale, crearono un nuovo packaging: una bustina bianca con cornicette rosse contenente due figurine.
Il successo fu immediato. Nel 1961 nacque la Casa Editrice Panini, iniziando a raccontare per immagini i protagonisti del calcio italiano, stampando nuove figurine e abbinandole al primo album "Calciatori". Sulla copertina troneggiava Nils Liedholm, attaccante del Milan, mentre la prima figurina raffigurava Bruno Bolchi, giocatore dell'Inter soprannominato "Maciste".
La Nannina iniziò il 2 aprile 1947 pubblicando, a trenta lire, un giornaletto per "piccoli tifosi". In copertina c’erano, insieme, le figurine di Ingrid Bergman e di Tazio Nuvolari. I Panini capirono che esisteva un mercato per quel sogno. Cominciarono a imbustare le figurine della Nannina e ne vendettero un sacco e allora iniziarono a stamparle in proprio. Per mischiarle le gettavano con un badile contro il muro in modo che si mescolassero bene e poi le raccoglievano e imbustavano.
L'Ascesa e l'Evoluzione (Anni '60-'80)
Dal 1961 al 1988, l'azienda fu gestita dai fratelli Giuseppe, Benito, Umberto e Franco. La crescita fu direttamente proporzionale all'aumento del fatturato. Nuovi prodotti vennero lanciati, tra cui il primo Almanacco Illustrato del Calcio Italiano nel 1970 e le figurine autoadesive a partire dal 1972.
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Nel corso degli anni, la struttura dei ritratti dei giocatori ha subito modifiche. Nel 1969-70, i calciatori venivano ritratti a figura intera, mentre nel 1971-72 si passò al classico mezzobusto. La popolarità delle collezioni crebbe a tal punto che molti club iniziarono ad adottare un vero e proprio logo.
Fabrizio Melegari non è solo il direttore editoriale della Panini. È come Fabio Paratici, un uomo che ha fatto della sua passione il suo lavoro. Collezionista dal 1961, cultore della storia della figurina, geloso conservatore di album e di singoli pezzi oggi è come un goloso che, in una pasticceria, può scegliere cosa produrre.
Il Rito dello Scambio e le Figurine Introvabili
La collezione divenne un rito per le famiglie italiane. C'era un tempo in cui nei portafogli si tenevano le figurine dei calciatori come fossero dei santini, e la ricreazione a scuola era il momento ideale per scambiare i "doppioni" con i compagni di classe.
E poi c'erano le figurine introvabili, quelle che sembravano non uscire mai dalle bustine. Il calciatore più raro sembra sia stato il portiere dell'Atalanta Pierluigi Pizzaballa. Ma non solo, ci sono anche figurine snobbate diventate invece le più costose di sempre, come il caso Faustino Goffi, con un carriera tra serie B e serie C, giocatore del Padova nel ’67-’68 con in capo 18 partite e 4 goal, un giocatore quasi anonimo eppure la sua figurina è la più cara nella storia delle figurine Panini, 121€ per una sola figurina.
Lo scambio delle figurine era un vero e proprio campo di battaglia, un momento di tensione e di eccitazione in cui si mettevano alla prova le proprie capacità di negoziazione. Che fosse tra i banchi di scuola, al parchetto o in casa con gli amici, durante questo scambio tiravamo fuori i nostri lati diplomatici, duri e persuasivi.
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Anni '80 e '90: Cambiamenti di Proprietà e Sfide di Mercato
Nel 1986, il 25% del capitale Panini fu rilevato dalla società Sabaudia di Carlo De Benedetti e il 10% da Mondadori. L'idea era di quotare l'azienda in borsa, ma il progetto non ebbe il successo sperato. Negli anni successivi, la proprietà passò più volte di mano.
Nel 1992, grazie a "Bain Gallo Cuneo Capital Investments" e De Agostini, l'azienda tornò in Italia, ma solo per poco tempo. Nel 1994, il gruppo americano Marvel Entertainment ne prese possesso, pur mantenendo una gestione italiana.
Perché un'azienda italiana tornasse a tutti gli effetti, bisognò aspettare l'8 ottobre del 1999, quando le azioni furono acquisite da Fineldo Spa e Aldo Hugo Sallustro (attuale proprietario insieme a Anna e Maria Teresa Baroni, subentrate nel 2016).
Gli anni ’90 e 2000 presentarono nuove sfide. L’avvento dei videogiochi e di nuove forme di intrattenimento digitale minacciava di ridurre l’interesse per le collezioni fisiche. La Panini rispose con innovazione e diversificazione. Nel 1992, la Panini fu acquisita dalla Marvel Comics, una mossa che portò a una maggiore internazionalizzazione e all’introduzione di nuovi prodotti legati ai supereroi. In questi anni, il brand rafforzò la sua presenza nel settore del collezionismo sportivo con l’introduzione di carte da gioco collezionabili (Trading Card Games), in particolare negli Stati Uniti con licenze di alto profilo per sport come NBA e NFL.
Le Figurine Oggi: Tra Tradizione e Innovazione
Ancora oggi, la Panini è un colosso nel mondo delle figurine e dell'editoria per ragazzi. Ogni anno, l'uscita del nuovo album "Calciatori" è attesa con trepidazione da milioni di appassionati. L'azienda ha saputo adattarsi ai tempi, affiancando alle tradizionali figurine cartacee anche le figurine virtuali e sviluppando il marchio Panini Interactive.
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L'album "Calciatori" continua a essere un oggetto ambito, ricco di novità e curiosità. L'edizione più recente, ad esempio, presenta 748 figurine, 132 pagine, una copertina realizzata con verniciatura ibrida e inserti metal, e l'iconica immagine della rovesciata di Carlo Parola, simbolo delle collezioni "Calciatori". Per festeggiare il 60esimo anniversario, l’album presenta quattro pagine dedicate alle storiche copertine della raccolta, il calendario della Serie Tim e gli scudetti della Serie C.
Inoltre, trovano spazio la Seria A e B di calcio femminile e la celebrazione dei 40 anni della Nazionale cantanti in doppia pagina.
L’avanzamento tecnologico degli anni 2010 ha portato la Panini a confrontarsi con la realtà digitale, e in quest’ottica l’azienda ha saputo integrare il mondo fisico delle figurine con quello virtuale. Nonostante l’avanzata del digitale, la figurina fisica Panini ha mantenuto intatto il suo fascino. L’atto di aprire una bustina, incollare una figurina sull’album e completare una pagina rimane un rito generazionale.
Nella capacità della figurina di resistere alla concorrenza tecnologica c’è qualcosa di straordinario e dunque di poetico. Oggi siamo nel tempo della reperibilità totale delle immagini. Di ogni giocatore in rete si possono trovare fotografi e filmati. La figurina è come il teatro. È un’esperienza fisica che combatte con quella virtuale. È la carnalità di un rapporto che non viene risolto dagli algoritmi. Allegra così descrive la meraviglia del contatto tra acquirente e figurina: "C’è l’effetto sorpresa, il rumore della strappo, l’odore della figurina, a condivisione dello scambio…". Ma per gli adulti le figurine sono qualcosa di più. Ricordano l’odore della Coccoina e la raccolta delle bisvalide e l’arrivo della cellina biadesiva… Fino a che, nel 1972-73 arrivarono le figurine adesive.
L'Errore Panini: Un Marchio di Autenticità
Un aspetto curioso e peculiare delle collezioni Panini è la presenza di errori. Che si tratti di refusi, errori di stampa o informazioni errate, gli "errori Panini" sono diventati un vero e proprio marchio di autenticità. Anzi, per molti collezionisti, la ricerca dell'errore è diventata un rito, quasi più importante della ricerca delle figurine mancanti.
Quando i Panini iniziarono, dipingevano i colori delle maglie su foto in bianco e nero. Sbagliavano i soggetti, talvolta. Confusero De Marchi e Zoppelletto del Lanerossi Vicenza, Bui e Franzini del Bologna e Rosato e Scesa del Torino. Quelle figurine sono preziose come i Gronchi rosa. Pizzaballa può valere più di cento euro: non c’era il giorno in cui fecero la foto della squadra e andò in tiratura più tardi.
Panini: Un Fenomeno Culturale e Sociale
A decretare il successo di un’azienda come Panini sono state, in primo luogo, le famiglie italiane per le quali la collezione di figurine è diventata un rito irrinunciabile. C’è stato un tempo in cui nei portafogli si tenevano i santini dei calciatori e la ricreazione a scuola era il momento propizio per scambiare “i doppioni” con i compagni di classe.
Oltre al valore economico, il collezionismo delle figurine Panini è un fenomeno sociale che ha attraversato generazioni. Negli anni ’80 e ’90, scambi nei cortili delle scuole e mercatini di quartiere erano quasi rituali. La risposta sta nella combinazione di nostalgia, calcio e rarità. Le figurine non raccontano solo statistiche o volti di calciatori, ma portano con sé memorie personali: la prima raccolta completata, lo scambio più memorabile, il calciatore preferito da trovare.
Poche aziende italiane possono vantare un impatto culturale e una riconoscibilità globale pari a quelli della Panini. La storia della Panini inizia in una piccola edicola di Corso Duomo a Modena, gestita dai quattro fratelli Giuseppe, Benito, Franco e Umberto Panini. Fu Giuseppe, il maggiore, a intuire per primo il potenziale delle figurine. L’idea vincente, tuttavia, arrivò nel 1961. Questa fu la vera innovazione: la sorpresa di scoprire quali figurine si trovavano all’interno di ogni bustina creò un’immediata dipendenza e diede il via al fenomeno del “celo, celo, manca”, lo scambio tra i bambini per completare le collezioni. Il successo fu travolgente.
Oggi, Panini è una multinazionale con sedi e attività in numerosi paesi del mondo. Ha saputo trasformare un semplice gioco in un fenomeno culturale e sociale che ha unito generazioni. Dalle piccole bustine di figurine ai complessi sistemi di licenze internazionali, dalla stampa alle applicazioni digitali, la sua storia è un esempio straordinario di come un’intuizione semplice ma geniale possa dare vita a un’azienda di successo planetario, il cui nome è ormai indissolubilmente legato alla gioia del collezionismo e alla passione per lo sport.