Cioccolato Amaro e Colon Irritabile: Effetti, Benefici e Consigli

Il cioccolato, un cibo capace di mettere (quasi) tutti d’accordo, suscita spesso interrogativi in chi soffre di colon irritabile. Chi non apprezza il gusto ricco e raffinato e la tessitura cremosa e vellutata di un fondente di qualità? Ma il cioccolato fa bene o male in caso di colite? La risposta non è semplice e dipende da diversi fattori, come la tipologia di cioccolato, la fase della colite (acuta o di remissione) e la sensibilità individuale.

Origini e Storia del Cioccolato

Tutta questa bontà nasce dall’ingegno umano che ha saputo trarre dalle bacche di cacao, con semi terribilmente amari e astringenti, l’ingrediente principale della cioccolata. Come tanti altri cibi che sono presenze fisse nelle nostre dispense il cacao arriva dalle Americhe. Olmechi, Maya e Aztechi furono i primi consumatori e ne diffusero la coltivazione dall’area equatoriale del Sud America, nel Centro America e nel Messico. Gli aztechi utilizzavano il cacao, che chiamavano cacahuatl, come bevanda mescolato a peperoncino, miele, vaniglia, colorata con un succo rosso e consumata durante funzioni religiose.

Il primo cacao ad arrivare in Europa fu quello portato come bottino della quarta spedizione di Cristoforo Colombo, nel 1502. Inizialmente gli spagnoli si mostrarono perplessi di fronte a questa bevanda, che avevano visto servire alla corte di Montezuma tra lusso e sacralità, ma ben presto cominciarono ad apprezzarlo. Il conquistadores Cortez, tra un massacro e l’altro, trovò il tempo di impiantare colture di Cacao nei Caraibi, a Trinidad e in Africa Occidentale.

In Spagna intanto i forti aromi del centro-america venivano sostituiti da zucchero, vaniglia e panna e ben presto la bevanda al cacao iniziò ad essere consumata anche in Italia, Francia ed Inghilterra. Nella cucina italiana del ‘600 il cacao è utilizzato in piatti di pasta con salsa di mandorle, noci e cioccolato, per condire il fegato oppure la polenta. Raramente troviamo cioccolato solido, che è troppo granuloso e fragile. Solo ai primi dell’800, in Olanda, con l’introduzione di nuovi metodi per la produzione della polvere di cacao che prevedono contemporanea estrazione di abbondanti quantità di burro di cacao, si posero le basi per la creazione della tavoletta di cioccolato, introdotta dagli inglesi Fry & Sons nel 1847. Pochi anni più tardi, ad opera dello svizzero Peter, fu creata la prima tavoletta di cioccolato al latte, mentre nel 1878 l’altro svizzero Lindt introdusse la conca, una macchina che mescolando a lungo e finemente cacao, zucchero e vari ingredienti, permetteva di ottenere tavolette la cui consistenza è quella che attualmente troviamo sul mercato.

Da allora cacao e cioccolato, all’inizio semplici curiosità venute dalle Americhe, hanno visto una continua espansione del loro uso, dalle ricette più raffinate alle razioni d’emergenza dei soldati in prima linea. Il frutto del cacao, un bel colore violetto nel mezzo della giungla. Il nome scientifico del cacao, dovuto al buon Linneo, è Theobroma cacao, dove theobroma significa “cibo degi dei“, tanto per dare idea della considerazione di cui già nel ‘700 godeva questa pianta.

Leggi anche: Burro di Cacao: Usi nel Cioccolato e nella Cosmesi

Il Processo Produttivo del Cioccolato

Si tratta di una specie che può crescere fino a sette metri e che produce fiori tutto l’anno, di cui 30-40 circa vengono impollinati. I frutti sono delle bacche di 20/30 cm, dalla buccia spessa, rugosa e colorata. All’interno una polpa dolciastra circonda dai 30 ai 40 semi, detti mandorle o fave di cacao, di color rosa o violetto. Tutte richiedono un clima equatoriale per arrivare a maturazione: tutti i paesi produttori di cacao si trovano in una fascia tra i 20°nord e i 20° sud dell’equatore.

La fermentazione viene fatta subito dopo la raccolta ed è determinante nello sviluppare e caratteristiche del prodotto. Polpa e fave vengono lasciate a fermentare per azione di lieviti e batteri. Si forma acido acetico che penetra nelle mandorle e attacca la parete delle cellule, permettendo la liberazione del contenuto, grassi, proteine di riserva, enzimi e composti vari, che vanno incontro a ulteriori processi di degradazione. Le mandorle inoltre assorbono zuccheri, acidi e composti aromatici che si formano dalla fermentazione della polpa, con un’importante modifica del sapore amaro ed astringente iniziale. La fermentazione può avere una durata che va dai due ai sette giorni ed è lo stadio più importante della lavorazione.

La massa fermentata ha un elevato contenuto di acqua ed è suscettibile a ulteriori processi di fermentazione e crescita di muffe. L’eccesso di umidità viene eliminato facendo essiccare il cacao al sole per qualche giorno, fino a ridurne il contenuto di umidità al 7%, valore che inibisce ogni ulteriore crescita batterica o di lieviti, arrestando completamente la fermentazione. Le mandorle di cacao fermentate ed essiccate non hanno sviluppato completamente aroma e sapore e spesso hanno spiacevoli note di acido acetico. Vengon quindi torrefatte per 30/60 minuti tra i 120° e 160°C.

Le fave di cacao vengono macinate tra cilindri di acciaio a temperatura di circa 50°C. Si ottiene un fluido denso e scuro, il liquor o massa di cacao, grazie alla liberazione dei grassi dalle cellule frantumate. Se utilizzata per la produzione di polvere di cacao la massa è sottoposta a trattamento con alcali, il metodo “olandese”, per migliorarne la dispersione in soluzioni acquose. Il burro di cacao rappresenta circa il 55% della massa e mantiene in sospensione i frammenti derivanti dalle macinature successive: i frammenti dovrebbero avere un diametro massimo di 0.02/0.03 mm. Burro di cacao e pasta vengono separati con processi meccanici. La massa così ottenuta è ancora abbastanza amara. Può essere solidificata a questo stadio e usata per prodotti da pasticceria oppure può essere lavorata ulteriormente.

La concatura permette di mescolare a fondo il liquore di cioccolato con zucchero, per ottenere cioccolato fondente, con zucchero e latte, per ottenere il cioccolato al latte, e con aromi e burro di cacao. La miscela viene lavorata a lungo nella macchina a temperature tra i 50° e gli 80°C. Questo processo permette al burro di cacao di avvolgere le particelle presenti dando consistenza cremosa alla pasta ed elimina molti composti volatili che danno sapori e aromi non desiderati mentre sviluppa altri composti responsabili del gusto e dell’aroma finale. La lavorazione del cacao è un processo lungo e delicato. La massa fluida ottenuta dalla concatura viene raffreddata e lavorata per ottenere il prodotto finale. Il prodotto finale deve aspetto e consistenza al burro di cacao che raffreddato ad arte forma una rete di molecole cristallizzate in una struttura ordinata e stabile.

Leggi anche: Come fare la Torta al Cacao Senza Uova

Si va dal cioccolato di consumo, prodotto con materiali di minor pregio e con una ridotta quantità di cacao, al cioccolato artigianale che utilizza semi scelti, monocultura, con un elevatissimo contenuto di cacao e un sapore marcato. Il cioccolato fondente contiene soltanto burro di cacao e massa di cacao, uniti a zucchero: la percentuale con cui è commercializzato, 72%, 85%, 90%, indica la quantità di massa imputabile a burro e massa di cacao, mentre la restante parte è costituita da zucchero. Un buon cioccolato ha un aroma deciso, un colore tanto scuro e lucido, si spezza con un un rumore secco e un taglio netto. Non dovrebbe presentare bolle e dovrebbe fondere in bocca. Patine bianche possono indicare che il cioccolato ha sofferto sbalzi di temperatura, mentre una superficie opaca o biancastra indicano cattiva conservazione. Il cioccolato può essere conservato a temperatura ambiente per periodi anche lunghi, purché non venga esposto a umidità o calore. Le caratteristiche di cacao e cioccolato variano a seconda di provenienza e metodiche di preparazione.

Valori Nutrizionali del Cioccolato

Il cioccolato è un alimento molto ricco di calorie: 500 kcal circa per 100g di fondente, quasi 600 kcal per 100 g di cioccolato al latte. Sempre facendo riferimento a 100g di prodotto il contenuto in grassi varia dai 24g del cacao in polvere ai 31g del cioccolato al latte. Gli acidi grassi maggiormente rappresentati sono stearico al 37%, oleico al 32%, palmitico al 25% e linoleico attorno al 2%. Il contenuto in proteine è di 19g per il cacao in polvere, di 5 g per il cioccolato fondente e di 9/10g per quello al latte. Nei semi le proteine sono la componente più abbondante dopo quella lipidica. I carboidrati si attestano attorno ai 10g nella polvere di cacao, mentre nel cioccolato variano notevolmente a seconda delle tecniche di produzione: si va dai 10 ai 40g del cioccolato fondente fino ai 55g di quello al latte. Nelle fave di cacao si trova un ricco assortimento di zuccheri: fruttosio e saccarosio, seguiti da glucosio e stachiosio. Cellulosa, lignina e pectina costituiscono la fibra presente. Interessante il contenuto in minerali in particolare magnesio e ferro, particolarmente abbondanti nel cacao in polvere, accanto a rame, potassio e manganese.

Ricchissima la presenza di polifenoli suddivisi in tre gruppi: catechine, antocianine e proantocianidine. Queste sostanze sono accumulate nelle cellule pigmentate delle fave di cacao, in quantità diverse per le diverse varietà, e vengono liberate e trasformate durante le fasi di fermentazione e di trasformazione. Il contenuto di polifenoli è molto elevato nel fondente, dove si arriva a 8000 μg per grammo, molto inferiore nel cioccolato al latte. I polifenoli conferiscono al cioccolato il sapore amaro ed astringente. Cacao e cioccolato contengono anche numerose sostanze bioattive, che secondo alcuni lavori potrebbero spiegare l’effetto antidepressivo ed euforizzante da sempre attribuito a questo cibo. Tra le principali alcuni alcaloidi come caffeina, in quantità ridotte, e teobromina, molto abbondante. Sarebbero queste sostanze a svolgere azione stimolante sul sistema nervoso centrale, a stimolare la veglia, a svolgere una blanda azione diuretica. L’effetto della teobromina è comunque meno marcato di quello della caffeina, pur rimanendo apprezzabile. Sono presenti anche ammine biogene, che si formano nei processi di fermentazione da precursori azotati: la più importante è la 2-feniletilamina, un analogo delle anfetamine che mantiene lucidi e svegli mascherando la fatica. Ancora discussa è la presenza di Anandamide, un lipide in grado di legarsi ai recettori dei cannabinoidi, gli stessi a cui si legano i principi attivi di alcune droghe, inducendo sensazione di appagamento e soddisfazione (ananda in sanscrito significa beatitudine, poi dite che gli scienziati non sono spiritosi). Nel cacao sono presenti anche alcune sostanze antinutrienti o tossiche. L’acido fitico limita l’assunzione di calcio, ferro, magnesio e zinco, ma fortunatamente è eliminato in larga misura durante la lavorazione.

Cioccolato Fondente: Un Alleato per la Salute?

Non tutto il cioccolato è uguale. I potenziali benefici per la salute del cioccolato confezionato, altamente addolcito, sono praticamente nulli. I benefici per la salute del cioccolato fondente, invece, sono numerosi. Perché il cioccolato fondente “fa bene”? Il cioccolato fondente (per definizione con contenuto di cacao puro tra il 70 ed il 99%) contiene antiossidanti. Due gruppi di antiossidanti prevalgono nel cioccolato fondente: i flavonoidi e i polifenoli. E’ stato attualmente dimostrato che il cacao del cioccolato fondente ha un alto contenuto di polifenoli e flavonoidi, anche più del vino e del tè.

Benefici Cardiovascolari

I flavonoli sono il principale tipo di flavonoidi trovati nel cioccolato fondente. Sono antiossidanti naturali che si trovano anche in alcuni tipi di frutta, verdura, tè e vino rosso. L’assunzione di flavanoli del cacao può ridurre l’insorgenza di malattie cardiovascolari attraverso molteplici meccanismi. Questi componenti riducono infatti l’aumento dei trigliceridi, la glicemia a digiuno, la resistenza all’insulina e l’infiammazione sistemica, principali fattori di rischio per “malattie cardiometaboliche”. Hanno un effetto molto positivo sulla salute del cuore perché contribuiscono ad abbassare la pressione sanguigna e migliorano il flusso sanguigno al cuore oltre che al cervello. I flavonoli del cioccolato fondente possono aiutare anche a rendere le piastrine del sangue meno viscose e capaci di coagulare, riducendo il rischio di infarto ed ictus. Inoltre il cioccolato fondente è una fonte di acido oleico ed è utile nel controllo dei valori di colesterolo.

Leggi anche: Cacao Gelato Naturale

Effetti sull'Umore e sul Sistema Nervoso

Nel cacao sono contenute sostanze in grado di influenzare il tono dell’umore. La presenza di carboidrati, come gli zuccheri, facilita la produzione di endorfine che stimolano sensazioni di euforia e attenuano il dolore. In secondo luogo, nel cacao sono presenti sostanze come feniletamina e anandamide, che solitamente vengono prodotte quando gli esseri umani provano sentimenti, favorendo quindi una sensazione di benessere. Importante è anche la presenza di triptofano, un amminoacido responsabile delle proprietà antidepressive, che interviene nella produzione della serotonina.

La serotonina è un neurotrasmettitore sintetizzato nel sistema nervoso centrale e nell’apparato gastrointestinale. Conosciuta come l’ormone del buonumore, è coinvolta in effetti in varie funzioni per regolare digestione, sonno, dolore, apprendimento e memoria. I principali rischi da carenza di serotonina sono depressione, attacchi di panico, disturbi della personalità, fame nervosa, ipertensione, cattiva memoria, eiaculazione precoce, fino ai casi più gravi di rigidità muscolare e difficoltà di movimenti. Quando l’organismo non è in grado di produrre la giusta quantità di serotonina, diventa basilare integrarla con la dieta. È presente soprattutto in latticini, uova, carne, salmone, semi di girasole, soia, sesamo e zucca, patate, banane, farinacei integrali, noci, mandorle, ortaggi a foglia verde, cacao e cioccolato fondente. Considerato per eccellenza il migliore antidepressivo naturale, il cioccolato fondente, da prediligere nella variante biologica, stimola le endorfine e contribuisce a riportare il buon umore.

I flavonoidi contenuti nel cacao, infatti, sono in grado di stimolare la produzione e il rilascio di Ossido Nitrico, che porta a un aumento del flusso ematico cerebrale e della perfusione sanguigna del sistema nervoso centrale e periferico, tale da fornire ossigeno e glucosio ai neuroni, eliminando anche i metaboliti tossici nel cervello e negli organi sensoriali e stimolando l’angiogenesi nell’ippocampo.

Altri Benefici Potenziali

Molti gli studi sull’azione anti-stress e sull’effetto a livello cerbrale e del sistema nervoso:sono riportati diminuzione della sensazione di stress, un miglioramento delle capacità cognitive, una riduzione del rischio di ictus. Si tratta comunque di studi e risultati che richiedono un ulteriore approfondimento. Alcuni studi hanno dimostrato un’azione antitumorale dei flavonoli e delle procianidine del cacao. Si tratta tuttavia di studi in vitro su cellule tumorali, che necessitano di approfondimento per confermare analogo effetto in vivo.

Cioccolato e Colon Irritabile: Un Rapporto Complesso

La colite, nelle sue diverse forme (colite spastica, ulcerosa, nervosa o associata alla sindrome dell’intestino irritabile), è una condizione che può rendere difficile la scelta degli alimenti da portare in tavola. Tra i dubbi più frequenti c’è quello legato al consumo di cioccolato in caso di colite: è un piacere che si può concedere o rischia di peggiorare i sintomi intestinali?

Il cioccolato è infatti un alimento molto complesso: da un lato contiene cacao ricco di polifenoli e antiossidanti, che possono avere effetti benefici sul microbiota e sull’infiammazione; dall’altro, presenta anche sostanze eccitanti come caffeina e teobromina, oltre a zuccheri e grassi che, se in eccesso o di scarsa qualità, possono irritare il colon.

Effetti della Cioccolata sulla Colite: Benefici e Rischi da Conoscere

Il consumo di cioccolata in presenza di colite o colon irritabile può avere effetti sia positivi che negativi, a seconda della qualità del prodotto e della quantità assunta.

Componenti benefici del cacao:

  • Polifenoli e flavonoidi: il cacao è tra le maggiori fonti naturali di queste molecole antiossidanti. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che i flavonoidi hanno un’azione antinfiammatoria e contribuiscono a modulare la flora batterica intestinale, favorendo la crescita di batteri “buoni” come i Bifidobatteri.
  • Neurotrasmettitori naturali: il cacao stimola la produzione di serotonina, migliorando l’umore e riducendo lo stress, fattore che può aggravare la colite.

Componenti potenzialmente dannosi:

  • Caffeina e teobromina: sono alcaloidi stimolanti che aumentano la motilità intestinale.
  • Nichel e lattosio: il cacao è naturalmente ricco di nichel, un metallo che può causare reazioni infiammatorie in persone sensibili. Inoltre, il cioccolato al latte contiene lattosio, problematico per chi soffre di intolleranza o sindrome dell’intestino irritabile.
  • Rischio di intolleranze: lattosio, nickel o additivi chimici contenuti nei prodotti industriali possono rendere la cioccolata ancora più difficile da tollerare.

Quale Cioccolato Scegliere in Caso di Colite?

In generale, il cioccolato fondente di alta qualità, con una percentuale di cacao superiore al 80%, poco zuccherato e privo di latte, può in alcuni casi essere tollerato meglio e addirittura apportare benefici grazie al contenuto di flavonoidi antiossidanti. Tuttavia, va sempre consumato in quantità molto ridotte e con attenzione alla risposta personale dell’intestino.

Al contrario, il cioccolato al latte e quello bianco sono spesso ricchi di zuccheri raffinati, lattosio e grassi poco digeribili, sostanze che possono peggiorare i sintomi della colite aumentando gonfiore, crampi addominali e fermentazioni intestinali.

Come consumare la cioccolata in caso di colite:

  • Scegliere tavolette semplici e pure: meglio optare per cioccolato fondente biologico, con almeno il 80% di cacao, privo di latte, aromi artificiali e oli vegetali idrogenati.
  • Preparazioni casalinghe più leggere: dolci semplici fatti in casa con cacao amaro, farine senza glutine e dolcificanti naturali (come lo sciroppo d’acero o la stevia) sono più adatti rispetto ai dessert elaborati o confezionati.

Quanta Cioccolata si Può Mangiare in Caso di Colite?

Una delle domande più comuni è: quanta cioccolata può consumare chi soffre di colite senza peggiorare i sintomi?

Valutare sempre la risposta personale dell’intestino: se compaiono sintomi come diarrea, crampi o acidità, è meglio sospenderne l’assunzione.

È importante sottolineare che la quantità tollerata varia da persona a persona: alcuni soggetti con colite riescono a gestire piccoli assaggi senza problemi, mentre altri avvertono subito un peggioramento dei disturbi.

Il consiglio pratico è quello di introdurre la cioccolata gradualmente nella dieta, iniziando con piccolissime porzioni e osservando le reazioni del colon nelle ore successive.

Inoltre, è preferibile consumare la cioccolata dopo un pasto leggero e bilanciato, piuttosto che a stomaco vuoto, perché in questo modo l’assorbimento di caffeina e teobromina risulta più lento e meno irritante per l’intestino.

Alternative alla Cioccolata più Adatte in Caso di Colite

Se la cioccolata, anche in piccole dosi, tende a provocare gonfiore, crampi o diarrea, esistono diverse alternative più digeribili che permettono di soddisfare la voglia di dolce senza irritare ulteriormente l’intestino. Scegliere cibi che abbiano un gusto simile o che offrano benefici comparabili è fondamentale per chi soffre di colite.

Ecco alcune opzioni valide:

  • Cacao amaro puro (in piccolissime dosi): molto più tollerabile rispetto al cioccolato tradizionale perché privo di grassi aggiunti e zuccheri.
  • Smoothie cremosi: frullati a base di banane mature, latte vegetale e carrube sono un’ottima alternativa per ottenere dolcezza naturale e cremosità senza irritare l’intestino.

Scegliere queste alternative permette non solo di proteggere l’intestino, ma anche di sostenere la digestione e ridurre l’infiammazione. Inoltre, molte di queste opzioni apportano fibre prebiotiche che aiutano a riequilibrare la flora intestinale, fondamentale per chi soffre di colite.

Consigli Finali

La cioccolata può rappresentare un alimento piacevole ma controverso per chi soffre di colite. Introdurre gradualmente e monitorare sempre la risposta personale dell’intestino.

Ricorda che non esistono regole valide per tutti: ogni persona con colite ha una diversa soglia di tolleranza. Per questo è fondamentale ascoltare il proprio corpo ed eventualmente farsi guidare da un esperto.

Se soffri di colite e vuoi capire come gestire al meglio l’alimentazione, scoprire quali cibi ti fanno bene e quali evitare, puoi prenotare una consulenza naturopatica online con me. Insieme costruiremo un piano alimentare personalizzato che tenga conto delle tue esigenze e ti aiuti a ritrovare equilibrio, digestione serena e benessere intestinale.

È importante ricordare che non esiste una regola valida per tutti: alcune persone con colite riescono a concedersi un piccolo quadratino di cioccolato fondente senza particolari conseguenze, mentre altre notano un peggioramento immediato dei disturbi intestinali.

Per questo motivo, la scelta migliore è quella di testare gradualmente la propria tolleranza, partendo da piccole quantità e osservando con attenzione la risposta del colon. In caso di sintomi come diarrea, gonfiore marcato o dolore addominale, è consigliabile sospenderne il consumo e valutare alternative più delicate, come la carruba in polvere.

In sintesi, la scienza conferma che la cioccolata può avere effetti opposti in caso di colite: se scelta nella forma giusta e consumata con moderazione, può offrire supporto antinfiammatorio e migliorare l’umore; se invece assunta in eccesso o in versioni industriali, aumenta il rischio di infiammazione, gonfiore e dolore intestinale.

tags: #cacao #amaro #e #colon #irritabile