Batman: Cavaliere Bianco - Un'Analisi Approfondita della Rivisitazione di Sean Murphy

Se non avete ancora avuto il piacere di immergervi nel mondo di "Batman: Cavaliere Bianco", la miniserie in otto capitoli ideata da Sean Murphy, vi siete persi un'interpretazione rivoluzionaria del rapporto tra Batman e Joker. Questa saga, acclamata per il suo audace ribaltamento dei ruoli, ha generato un universo narrativo ricco e complesso, esplorato in sequel e spin-off, tra cui "Batman: La maledizione del Cavaliere Bianco" e "Batman Cavaliere Bianco: Generazione Joker".

Un Universo Alternativo Accattivante

Sean Murphy ha creato un universo alternativo che si distingue per la sua estesa opera di world-building e la naturale evoluzione dei personaggi. In questo "Murphyverse", i ruoli tradizionali vengono sovvertiti, i segreti del passato vengono svelati e i confini tra eroe e villain si fanno sempre più sfumati.

Murphy è riuscito a portare avanti più che degnamente la trama imbastita in precedenza e a offrire un’immersione ancora più profonda in un universo alternativo sempre più accattivante.

Batman: La Maledizione del Cavaliere Bianco

In questo secondo capitolo, Murphy continua la sua opera di decostruzione del personaggio di Batman, esplorando un interrogativo inquietante: e se il passato di Batman nascondesse qualche segreto che ne rovinerebbe l’aura di purezza? Anche se è tornato dietro le sbarre, Jack Napier nasconde un asso nella manica, una carta che potrebbe porre fine definitivamente alla carriera del giustiziere.

I segreti di questo successo vanno ricercati nella maniera in cui migliora la gestione di Bruce Wayne e di Napier: adesso, Bruce appare più umano e travagliato, in perenne lotta con i suoi sensi di colpa e i suoi fallimenti, mentre ritroviamo la follia perversa di un Joker che, solo a tratti, lascia emergere la sua umanità.

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Mentre seguiamo le macchinazioni di Joker e l’inserimento di Azrael come variabile nella battaglia tra i due avversari, l’artista statunitense distilla gradualmente gli elementi che ci svelano come è nata Gotham, le lotte intestine alla comunità nata nel Diciottesimo secolo e la genesi delle famiglie che ne hanno determinato fortune e sventure. Murphy convince anche sotto quest’aspetto giocando con il lettore, portandolo a credere determinate verità salvo poi fare marcia indietro, confondere un po’ le acque e mostrarci solo sul finale verità ancora più scomode. In tal senso, lo speciale dedicato a Viktor Von Freeze contribuisce a rendere il quadro di insieme ancora più inquietante e dai risvolti inattesi.

Batman Cavaliere Bianco: Generazione Joker

Questo nuovo capitolo si concentra sui figli di Harley Quinn e Joker, Jackie e Bryce, lasciando da parte il crociato incappucciato. Nonostante questo, l’opera di world-building e la costruzione della storia a più ampio spettro prosegue con ogni pagina, spesso in maniera imprevedibile. Jack Napier porta i figli alla propria tomba, in un viaggio alla scoperta del passato e dell'identità.

Harleen Quinzel si accorge della fuga dei suoi figli. Una volta scoperta la fuga dei propri figli, Harleen è costretta a chiedere il rientro di Bruce Wayne, ma questo gli viene negato, toccherà a Stewart e Prince recuperare Jackie e Bryce. Ma una madre diventa implacabile quando i suoi figli sono in pericolo, così decide di tornare a vestire i panni di Harley Quinn e si mette alla loro ricerca. Sulla sua strada trova Neo Joker che, inaspettatamente, decide di aiutarla. Comincia così una sorta di caccia all’uomo, dove ogni inseguitore ha i propri interessi nel voler trovare i ragazzi e l’I.A.

L'Inversione dei Ruoli: Joker come Cavaliere Bianco

L'opera originale di Murphy sovverte il classico rapporto tra Joker, Batman e Gotham, invertendo del tutto (o quasi) i ruoli. Il racconto comincia in medias res, mostrandoci sin dal primo istante un’inversione dei ruoli: Joker, o meglio Jack Napier, è l’uomo per bene, mentre Batman si ritrova in manette.

Tutta la rabbia, l’imprudenza e la cattiveria quasi disumana di Bruce ci vengono esposte subito nel primo dei vari scontri tra i due arcinemici, ottenendo un effetto insolito: la pietà per Joker. Sean Murphy mette subito in chiaro le cose, qua il cattivo non è più il pagliaccio, è quell’animale del pipistrello.

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Se finora abbiamo letto quasi di una decostruzione del personaggio di Batman, da metà fumetto circa Sean Murphy comincia a ricostruire la sua figura, controbilanciando tutta la parte precedente, arrivando a un finale meraviglioso in cui ciascun personaggio ha avuto il suo momento di gloria, la sua crescita e le sue cadute.

La Redenzione di Joker e la Crescita di Batman

Con “Batman: Il Cavaliere Bianco“, Sean Murphy ci dona un’opera dolceamara. Dolce perché realizza con estrema cura il rapporto tra Jack Napier e Harleen Quinzel, dandogli, per la prima volta, un lieto fine, con i due che riescono a sposarsi all’ultimo secondo, sebbene Jack sia ritornato Joker proprio nel momento della promessa.

Per la prima volta, abbiamo anche un Joker che si redime (almeno in parte) e si cura, entrando nel cuore del lettore per la sua caparbietà e l’alta crescita personale vissuta. Amara, invece, chiaramente perché la storia del povero mister J. non riesce ad avere un vero e proprio lieto fine, dato il ritorno della controparte folle.

Chi, al contrario, ha un percorso di crescita che termina con un grande cambiamento è Batman. Presentato all’inizio come un uomo burbero, sconsiderato e bestiale, a tratti un villain, alla fine del fumetto diventa un eroe giusto, saggio, portatore di speranza. Si passa dall’iniziale pestaggio di Joker a una collaborazione parzialmente serena tra i due e il GCPD, a cui fa persino dono di tutto il suo parco di batmobili!

Temi Profondi e Riflessioni Etiche

Intorno alle figure di Jack e Bruce si genera, poi, un discorso bellissimo legato all’etica, a cosa sia giusto fare e cosa no per salvare Gotham. Quali sono i veri limiti della giustizia? Fin dove può spingersi la polizia per tenere al sicuro una città dominata da supercriminali, considerata da sempre con problemi “speciali”?

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Sean Murphy ci porta in un mondo dove tutto viene messo in discussione con Batman: Cavaliere Bianco. E se fosse Batman il cattivo della storia? La storia vi lascerà fino all’ultimo istante col fiato sospeso, in un crescendo di colpi di scena ben congeniati.

Quest’opera è una serie che analizza gli aspetti psicologici più profondi del nostro antieroe e dei suoi nemici. Ci fa vedere in maniera ancora più chiara come nel mondo di Batman non esistano veri cattivi: sono tutti mossi da personali contraddizioni o sofferenze emotive.

Harley Quinn: Da Vittima a Protagonista

La figura di Harley, che negli ultimi anni sta rinascendo, prende una connotazione positiva; riporta alla luce l’intelligenza e la forza di quella psicologa matta d’amore per cui Batman ha sempre avuto un occhio di riguardo. In questo senso, Murphy piazza in monto intelligentissimo una simili-critica alla versione New 52 di Harley Quinn, quella più moderna (apprezzabile nelle vesti di Neo-Joker), preferendole la versione classica di Dini e Timm (ovviamente reinterpretata).

Harley era molto importante nei primi due volumi, l'essere diventata protagonista assoluta ci permette di vederne l'intera evoluzione. Molto interessanti i flashback che delineano il suo rapporto con Joker e Batman, prima del Cavaliere Bianco.

L'Arte di Sean Murphy: Un Trionfo Visivo

C’è poco da dire sul reparto tecnico, perché è veramente privo di difetti. Avendo già parlato abbastanza della scrittura, è giusto riservare spazio alla parte grafica, sia alle tavole di Sean Murphy sia ai colori di Matt Hollingsworth. Murphy sembra nato per ritrarre Batman.

Le sue tavole sono puro piacere per ogni amante del Fumetto: il suo tratto peculiare tratteggia in maniera unica e accattivante la città di Gotham e i suoi abitanti, sia nel passato, sia nel presente, risultando sempre credibile e convincente. Non di meno, l’artista si ammalia con la realizzazione di più Batmobili, molte delle quali richiamano il design della serie animata degli anni ’90. Pochi esponenti della Nona Arte possano vantare uno stile così riconoscibile e Murphy è, senza dubbio, uno di questi.

L’artista rappresenta il Cavaliere Oscuro in modo massiccio, quasi bestiale, però è in grado di umanizzarne la figura tramite alcune piccolezze: la barba incolta e ruvida e i segni dell’età che avanza. All’apparenza, Bruce può sembrare un essere sovrumano, ma alla fine, se si osserva attentamente, rimane una persona. Stupiscono molto anche le matite di Matt Hollingsworth, sempre adatte all’atmosfera e sempre in grado di aumentare emozioni, sensazioni, impersonificazione.

Critiche e Considerazioni Finali

Mentre alcuni ritengono che la serie sia in calando dopo il primo volume, altri apprezzano l'evoluzione dei personaggi e l'approfondimento dei retroscena.

Onestamente, il peggiore dei tre. Questa serie è in calando. Ciò non toglie che sia comunque un bel volume, è solo che il primo era veramente eccezionale. Disegni sempre ottimi, ma trama un po' banale.

Non so neanche se augurarmi che il "Murphyverse" continui, perché se dobbiamo continuare a scendere di qualità è meglio fermarsi qua…

Per godere pienamente del racconto occorre una buona dose di sospensione dell’incredulità, per apprezzare i disegni di Murphy l’unico sforzo richiesto è di passare sopra al riciclo di una suggestione: l’artista si ostina a raffigurare l’ombra di Batman dietro a Bruce Wayne ogni volta che questi non indossa il costume.

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