Il legame tra Totò, pseudonimo di Antonio De Curtis, e gli spaghetti è diventato un simbolo indelebile nella cultura italiana, celebrato attraverso il cinema, la cucina e l'immaginario collettivo. La sua figura, intrinsecamente legata alla napoletanità e alla comicità, si fonde con questo piatto semplice ma rappresentativo, elevando un gesto quotidiano a icona di un'epoca.
Dalle Origini Popolari all'Arte Cinematografica
Alla fine del Settecento, gli spaghetti, insieme alla "pummarola" (pomodoro), divennero un cibo di strada popolare a Napoli, sfamando la popolazione. Questa umile origine è in contrasto con l'immagine nobile che Totò, principe di Costantinopoli e di numerosi altri titoli nobiliari, portava con sé. Tuttavia, è proprio questa dicotomia a rendere ancora più affascinante il suo rapporto con gli spaghetti.
Totò e gli Spaghetti: Scene Indimenticabili
Diverse scene cinematografiche hanno immortalato Totò alle prese con gli spaghetti, diventando cult nel panorama cinematografico italiano.
Miseria e Nobiltà: L'Apoteosi della Fame e della Comicità
Una delle scene più iconiche è sicuramente quella tratta dal film "Miseria e Nobiltà" (1954) di Mario Mattoli, dove Totò interpreta Felice Sciosciammocca, uno scrivano squattrinato. In questa sequenza, Felice, insieme alla sua famiglia, si ritrova di fronte a una tavola imbandita di ogni ben di Dio, ma è un fumante piatto di spaghetti al pomodoro a scatenare la loro voracità. La scena è un vero e proprio capolavoro di comicità fisica e mimica, con Totò che afferra gli spaghetti con le mani, se li infila in bocca e persino nelle tasche, in previsione della fame futura.
Elena Anticoli de Curtis, nipote del comico, afferma che questa scena è la chiave di lettura della filosofia di Totò, nata dal ricordo della fame patita e trasfigurata in un gesto universale.
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Un aneddoto raccontato da Valeria Moriconi, che interpretava Pupella nel film, rivela che durante le riprese di questa scena, Totò improvvisò, infilandosi gli spaghetti nelle tasche. Il regista fu costretto a interrompere la scena perché Totò aveva preso anche uno zampirone, che gli stava bruciando la giacca.
Oggi, questa scena è così iconica che a Napoli si possono trovare gadget e murales che la riproducono.
Un Americano a Roma: Gli Spaghetti come Simbolo di Identità
Un'altra scena memorabile è quella presente in "Un Americano a Roma" (1954) di Steno, dove Totò interpreta Nando Mericoni, un giovane romano ossessionato dall'America. Inizialmente, Nando rifiuta gli spaghetti, considerandoli un cibo "da carrettieri" inadatto a un vero americano. Tuttavia, la fame e l'irresistibile profumo del piatto lo inducono a cedere, divorando gli spaghetti con voracità. Questa scena è una critica all'omologazione culturale e alla perdita di identità nazionale, con gli spaghetti che diventano simbolo della genuinità e dell'autenticità italiana.
La Filosofia di Totò e il Rapporto con il Cibo
Totò aveva un rapporto complesso con il cibo, segnato dalle difficoltà economiche vissute durante la sua infanzia. Non amava abbuffarsi, ma apprezzava il buon cibo e i sapori autentici della cucina napoletana. Sua nonna Nannina, la madre di Totò, era una cuoca eccezionale e preparava spesso spaghetti all'aglio e olio come spuntino.
Quando si trovava lontano da Napoli, Totò sentiva la mancanza dei sapori di casa e cercava di ricrearli, spesso con l'aiuto di amici come Aldo Fabrizi, che era un ottimo cuoco. Amava la pizza marinara e, soprattutto, la mozzarella, che all'epoca non era facile da trovare a Roma.
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La Ricetta degli Spaghetti al Pomodoro alla Totò: Un Omaggio alla Semplicità
Non esiste una ricetta ufficiale degli spaghetti al pomodoro alla Totò, ma possiamo ispirarci alla scena di "Miseria e Nobiltà" per immaginare un piatto semplice e gustoso, preparato con ingredienti umili ma di qualità.
Ingredienti:
- Spaghetti di buona qualità
- Pomodori pelati San Marzano DOP
- Aglio
- Olio extravergine d'oliva
- Basilico fresco
- Sale
- Pepe nero (facoltativo)
- Pecorino romano grattugiato (facoltativo)
Preparazione:
- In una padella capiente, scaldare abbondante olio extravergine d'oliva con uno spicchio d'aglio in camicia.
- Aggiungere i pomodori pelati San Marzano, schiacciati con le mani o passati al passaverdure.
- Salare, pepare (se gradito) e cuocere a fuoco dolce per circa 20-30 minuti, mescolando di tanto in tanto.
- Nel frattempo, cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata bollente, seguendo le indicazioni sulla confezione.
- Scolare gli spaghetti e versarli nella padella con il sugo di pomodoro.
- Mantecare per qualche minuto, aggiungendo basilico fresco spezzettato a mano e, se gradito, una spolverata di pecorino romano grattugiato.
- Servire immediatamente, fumanti e profumati.
L'Eredità di Totò: Un Sorriso Amaro e un Piatto di Spaghetti
La scena di Totò che mangia gli spaghetti, nelle sue diverse interpretazioni, rappresenta un elemento fondamentale del suo lascito artistico e culturale. Va oltre la semplice gag comica, elevandosi a simbolo di un'epoca, di una cultura e di un modo di fare cinema che ha reso Totò un'icona immortale.
La sua capacità di trasformare la miseria in risata, di affrontare temi seri con leggerezza e ironia, di incarnare i vizi e le virtù del popolo italiano, trova in queste scene una delle sue espressioni più emblematiche. Gli spaghetti, in questo contesto, non sono solo un alimento, ma diventano un simbolo di identità, di tradizione, di sopravvivenza, di piacere semplice e genuino.
Totò, mangiando gli spaghetti con voracità e gusto, ci ricorda l'importanza di non perdere mai il contatto con le nostre radici, di apprezzare le piccole gioie della vita, anche nei momenti più difficili, e di affrontare le avversità con un sorriso, magari un sorriso un po' amaro, ma sempre un sorriso.
La Tutela dell'Immagine di Totò
Gli eredi di Totò sono impegnati a tutelare l'immagine del grande artista, chiedendo alle attività commerciali di non utilizzare il suo nome e la sua immagine per fini di lucro senza autorizzazione. Pur consapevoli dell'affetto che il pubblico nutre verso Totò, ritengono necessario regolamentare l'utilizzo della sua immagine, al fine di preservarne l'integrità e il valore artistico.
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