L'originale storia dei Sushi Cats, piccoli, carini e virali sui social, affonda le radici in un'idea tanto semplice quanto geniale: combinare due elementi iconici della cultura giapponese, i gatti e il sushi. Questi curiosi gattini, che sembrano felini adagiati su un letto di riso, hanno conquistato il cuore del web, diventando una vera e propria mania tra la Gen Z e non solo.
Nascita e Sviluppo del Fenomeno Sushi Cats
I Sushi Cats sono un'idea della compagnia giapponese Tange & Nakimushi Peanuts. L'idea nasce come un progetto artistico e fotografico, con immagini umoristiche che presentano i gatti in improbabili pose da sushi. Il progetto, chiamato Neko Sushi (che significa "gatto sushi"), è stato accompagnato da una narrazione fantastica, che ha contribuito al fascino e al successo del fenomeno.
I Sushi Cats hanno fatto il loro debutto nel 2014, principalmente attraverso una serie di foto e video virali pubblicati dalla Tange & Nakimushi Peanuts, che catturarono immediatamente l'attenzione per la loro stravaganza e il loro aspetto adorabile. La loro forma ricorda quella dei nigiri di pesce, uno dei piatti principali del sushi. Allo stesso modo i sushi cat ricordano questo piatto e esistono tantissimi gadget di questo tipo. I deliziosi micini infatti si trovano sotto forma di peluche, portachiavi, meme, libri e tanto altro.
Il Fascino Irresistibile dei Sushi Cats
Il successo dei Sushi Cats risiede nella loro capacità di unire due elementi amati a livello globale: l'estetica kawaii giapponese, caratterizzata da figure con tratti infantili o esagerati, e l'amore universale per i gatti. La combinazione di questi due elementi crea un'immagine irresistibile, capace di suscitare tenerezza e divertimento.
Vuoi per il loro aspetto inconfondibile o per la varietà dei soggetti, questi pupazzetti stanno facendo impazzire gli utenti del web, sempre più impegnati a collezionarli tutti e a trovare il più raro.
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Sushi Cats e Sonny Angel: un Confronto
Accanto ai Sushi Cats, un altro fenomeno che spopola sui social è quello dei Sonny Angel, bambolotti in miniatura dagli stravaganti copricapi. Soeya creò questi pupazzetti ispirandosi al personaggio americano Kewpie, alla figura di cupido e ai putti per il design: li connotò di un’espressione tanto tenera quanto buffa, aggiunse sulla schiena due piccole ali e li soprannominò Sonny Angel come omaggio al suo soprannome. L’elemento distintivo (nonché il più amato) divennero però i copricapo ispirati alla frutta, alla verdura e ad altri elementi decorativi tipici dell’estetica kawaii (estetica giapponese caratterizzata da figure con tratti infantili o esagerati, come occhi grandi, colori pastello e linee morbide). Al momento del lancio vennero sì apprezzati dal pubblico, ma il vero successo arrivò quasi vent’anni dopo, grazie ai social.
Ad oggi, ci sono 58 serie ufficiali, con oltre 500 varianti di Sonny Angel. Le più famose includono temi come animali, fiori, frutta, dolci e marini, e alcune collezioni speciali sono prodotte in edizioni limitate, spesso in occasioni come l'arrivo della primavera, dell'estate o del Natale.
I Sonny Angel sono venduti in più di 30 paesi, sia in negozi fisici che online su piattaforme come Amazon, sono particolarmente popolari in Giappone, essendo il luogo d'origine del brand, ma anche in altri paesi asiatici come Corea del Sud, Taiwan e Cina, dove la cultura kawaii ha una forte presenza.
Negli ultimi anni, il successo di questi pupazzetti è arrivato anche negli Stati Uniti e in diverse nazioni europee, come Francia, Regno Unito e Italia.
Entrambi i fenomeni, Sushi Cats e Sonny Angel, condividono l'estetica kawaii e la capacità di generare un forte coinvolgimento emotivo nel pubblico, spingendo alla collezionismo e alla condivisione sui social media.
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Il Valore Economico dei Sushi Cats
Ma non lasciatevi ingannare dalle loro ridotte dimensioni: questi piccoli oggetti possono raggiungere prezzi piuttosto alti online, fino a 50 euro per i Sonny Angel e 20 euro per i Sushi Cats. A contribuire alla loro smisurata fama c'è sicuramente la modalità di acquisto.
Sushi Cats nella Cultura Popolare
L'influenza dei Sushi Cats si estende oltre il mondo dei gadget e dei social media, influenzando anche altri settori come la moda e l'arte. Non è raro trovare riferimenti ai Sushi Cats in opere d'arte contemporanea o in collezioni di abbigliamento ispirate all'estetica kawaii.
Altre Curiosità dal Mondo Giapponese
Ieri è stata una giornata densa come la salsa teriyaki, così densa che non so da dove iniziare. Ci siamo alzati mediamente tardi, verso le 10:30, l’appuntamento con la nostra amica giapponese era all’una. Stranamente i miei due coinquilini erano a casa, ovviamente a sporcare qualsiasi cosa toccassero, come due porcellini nani. Dina l’inglese buttava capelli nel lavandino del bagno, sputava dentifricio sullo specchio e non vi dico la doccia com’era messa. Patrick l’americano invece cucinava di prima mattina uova strapazzate, bacon e succo di pomodoro, ci mancava solo la peperonata e ci avrebbe steso tutti con la sua fiatella. E io che sognavo una casa tradizionale giapponese, con il tatami e il futon, pareti in legno con carta di riso, vasche termali, invece mi sembra di vivere in una fogna a cielo aperto. Maledetti zozzoni!Quando mi parlano insieme vado in tilt, perché poi iniziano a litigare fra di loro sulla pronuncia esatta delle parole. La mia amica Piera invece fa la gnorri come al solito, piuttosto che interagire con loro fa finta di ascoltare la musica con le cuffiette. “Prendi metro sotto casa uscita est, poi fai due fermate cambia linea gialla, prendi metro per direzione Ginza, fai due fermate, fai una giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù e dai un bacio a chi vuoi tu!” Chiaro no? “Gabry io non capisco niente di quello che dice il signore della Metro” “Ovvio sta parlando in giapponese hahahahahahah” “Cretino! Lo sai che non usciremo mai più?” “Lo so! Abbiamo appuntamento con l’insegnante d’italiano di Mia San, nota per essere puntuale, tenace, sportiva, frizzante e molto pragmatica. Con i miei poteri sono riuscito a ritrovare la strada, ho aperto uno Star Gate e in un battibaleno ci siamo catapultati alla fermata giusta. Solo 10 minuti di ritardo. Cosa? Quindi ci hai messo alla prova! “Scusate il ritardo, ci siamo fermati a comprare dei dolcetti, sappiamo che in Giappone è usanza portare un regalino quando si viene invitati da qualche parte o quando si ritorna da un viaggio…giusto? Cosa? “Mia San non ti preoccupare ho comprato due scatole!” “Bravo! Perché non capisce mai le mie battute? “Io vi presento mia amica insegnante. Come comportarsi davanti a un italiano che abita in terra straniera da un sacco di anni? Boh. Forse cercando di capire da dove proviene, cosa lo ha portato via dalla sua terra, intervallando il tutto con barzellette sporche e con delle ricette regionali. “Ciao piacere io sono Piera, ma nel mio paese mi chiamano Yu Morisawa. Ti ricordi chi è? Non guardavi Creamy? Noi siamo pazzi dei cartoni animati e ci stiamo spendendo la liquidazione in Giappone. Ho già fatto fuori due carte di credito e mia mamma non sa più come rimpinguare il mio conto corrente. A me serve denaro perché devo comprare tutto il set da cucina di Rilakkuma, poi vorrei dei vestiti da Lolita Gotica, sette parrucche, una teiera a forma di gatto, dei fumetti originali di Glass no Kamen. Sai chi è? “Comunque lui è il mio amico Gabriele, schiavetto personalizzato che fa tutto quello che dico. Siamo andati a mangiare il famoso Tonkatsu: maiale fritto in letto di riso, con uovo semicrudo. Almeno qui lo servivano così. Mentre cercavo di spostare l’uovo crudo dal piatto, visto che non lo digerisco, notavo che la dolce Vicky parlava in giapponese con Mia San. Non ci degnava neanche di uno sguardo. Dio parla benissimo. A un certo punto, non so per quale motivo, l’insegnante di Mia San ha iniziato ad intavolare un discorso con noi. In effetti non hanno il testosterone di noi latini, però sono simpatici e gentili e alcuni vestono molto trendy. Poi il discorso ha preso una piega sessuale. Sembrava di stare al circolo delle femministe in menopausa. Abbiamo scoperto tutti i lati negativi del maschio giapponese. Che figo, siamo dei tester. Siamo stati scelti per stilare un profilo psicologico. Devo ritrovare la mia laurea in psicologia che avevo comprato in edicola insieme al giornale “Giardini e Terrazzi”. Finito di mangiare, Vicky ha fatto una cosa che in Giappone si usa poco: ci ha invitato a casa sua. Vive in una villetta stile cartone animato, sembra quella di Ataru Moroboshi. “Gabry che bello sembra di stare in Kiss Me Licia” “Piera, piantala di parlare di cartoni animati” “Ma cosa c’è di male?” “Sicuramente ci ha portati a casa sua per ucciderci” “Ma va, sta solo cercando dei nuovi amici” “E allora tutte quelle scarpe all’ingresso? Le ho contate sono 26 paia. Vicky abita a Yotsuya, una zona molto verde e piena di parchi. All’uscita della metro c’è una piccola stazione della polizia, tanto carina, con attaccati i poster dei ricercati, che sembrano tanto carini anche loro, perché qui tutto diventa carino, anche gli assassini. Ci sono business hotel e ristoranti di ogni genere, konbini ogni trenta metri, un fiorista e manco un cestino. Questa cosa dei cestini ci sta facendo uscire pazzi da giorni. Questa mi sembra un’ottima soluzione. Cosa fumano in Parlamento? “Volete un caffè?” “Grazie volentieri” “Zucchero?” “No, grazie. Mio nonno, mio zio e mio padre sono diabetici. Gelo nella stanza. Vicky però ha iniziato a spiegarmi che ci sono un sacco di verdure giapponesi che aiutano a non far salire la glicemia, che la dieta nipponica è molto salutare, se non si comprano quelle schifezze sintetiche che vendono ai Konbini, piene di alcol, conservanti, coloranti e uranio impoverito. Stare qui non è poi così male. Perché vivi una dimensione famigliare, scopri un sacco di cose sul Giappone e ti senti un po’ come dalla zia, che cerca sempre di sgridarti per tutto quello che fai, ma alla fine ti vuole bene. La Piera ha preparato con le sue mani due collane. Una è verde e l’altra è rosa. Non conoscevo questo suo lato creativo “hand made”. “Non saprei. “Non saprei” “A bella del Sol Levante, se stiamo ad aspettare te facciamo Natale. Ci congediamo dalle nostre amiche ruttando il Tonkatsu. La nostra giornata non è ancora finita. Stasera abbiamo appuntamento con un’altra mia amica che vuole farci assaggiare l’Okonomiyaki. Boccaccia mia statte zitta! Siamo finiti in uno di quei posti da turisti pieni di cianfrusaglie e souvenir da 4 soldi: l’Oriental Bazar. Famoso per i suoi kimono sintetici e le magliette 80% poliestere, la mia amica Piera ha avuto una sublimazione. Non spirituale. È diventata una sostanza aeriforme ed ha iniziato a vagare per tutti i reparti inglobando qualsiasi cosa. Siamo usciti con 34 set per il sushi, 12 portafogli, dieci katane di legno, un ombrello, un cappellino, fornitura di bacchette da qui all’apocalisse e 40 bicchierini da tè. Non vi dico per impacchettare tutto. C’erano le commesse impazzite perché era finita la carta da pacco. Non contenti abbiamo fatto anche una capatina al vicino KiddyLand, il negozio di giocattoli più stordito del mondo, nel senso che sono tutti matti qui dentro, dai clienti ai commessi. La Piera è riuscita a svuotare lo scaffale di calzine per ragazzine molto carine. E io? Fuori dal ristorante di Okonomiyaki abbiamo incontrato Alice. Abita a Tokyo da un anno e sta studiando giapponese. Con lei ci conosciamo da una vita. Era la webmster del primo sito italiano sul Giappone. Su internet è considerata come la dea Amaterasu. Fa piacere vederla dal vivo e non solo dietro a una chat. Abbiamo aspettato un po’ fuori dal locale. Nel frattempo la cameriera per scusarsi dell’attesa ci ha portato tre birre, coperte, gatti da coccolare, biglietti da visita, tric & trac da esplodere, magliette di Maradona, fagiolini da sgranare e noccioline da tirare ai passanti. 😛 Quante attenzioni! L’Okonomiyaki è una specie di frittata con dentro di tutto, era quello che cucinava Marrabbio in Kiss Me Licia! Alice la sa lunga sul Giappone e io ho una lista interminabile di cose da chiederle, purtroppo è super impegnata e non potrà starci dietro come speravo. Mi toccherà portare ancora sacchi e sacchettini della Piera fino alla fine di questo viaggio. Me tapino. Il bagno del ristorante è quello più complicato che abbia mai trovato, perché il tasto dello sciacquone è sul computerino e non dietro al gabinetto! Ci ho messo un quarto d’ora per capire e nel frattempo la fila alla porta diventava lunghissima. Un consiglio: provateli tutti! Per essere gentile e cortese ho invitato Alice a casa mia, giusto per un caffè come si deve visto che ho portato la Moka, come il classico italiano medio. Appena abbiamo aperto la porta, chi ci troviamo davanti? Patrick l’americano completamente ubriaco. Si è lasciato con la fidanzata. Ecco perché sta affogando i suoi dispiaceri nell’alcol. “Mi dispiace molto Patrick per quello che è successo” “Fuck” “Ok. E io che volevo solo fare un caffè. E invece mi tocca ascoltare tutte le sue pene d’amore. Ma perché continuo a fargli domande!!!!!?????? Ha iniziato a raccontarci tutti particolari di questa breve storia d’amore. Lei pare fosse molto procace, sexy e vogliosa. Forse meglio tornare a fare il turista!
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