Spaghetti alla Mafiosa: Un piatto tra crimine e cucina

L'articolo esplora l'inaspettato legame tra la cucina italiana e la mafia, concentrandosi sulla figura di David Ruggerio, un ex chef stellato con un passato nel clan Gambino, e sul ruolo del cibo come elemento identitario e di potere all'interno della cultura mafiosa.

L'ascesa e la caduta di David Ruggerio

David Ruggerio, nato Sabatino Antonino Gambino, a Brooklyn, ha scalato le vette della ristorazione newyorkese negli anni '90, dirigendo cucine prestigiose e cucinando per personalità di spicco. Il suo talento culinario gli valse riconoscimenti dalla critica e un programma televisivo. Tuttavia, la sua carriera subì un brusco arresto nel 1998, quando fu accusato di frode ai danni di una società di carte di credito. Dichiaratosi colpevole, Ruggerio perse tutto e scomparve dal mondo della cucina.

Dopo anni di silenzio, Ruggerio rivela la sua doppia vita: per decenni è stato un membro attivo del clan mafioso dei Gambino. La sua storia, a metà strada tra "Quei bravi ragazzi" e "Kitchen Confidential", svela un mondo di crimini efferati e violenza, ma anche di passione per la cucina e ricerca di riscatto.

L'infanzia e l'iniziazione alla mafia

L'infanzia di Ruggerio a Brooklyn è segnata da eventi tragici e dalla precoce esposizione alla criminalità. Il padre, Saverio, era un trafficante di eroina legato al clan Gambino. Ruggerio crebbe in un ambiente violento, dove la cucina della nonna rappresentava un'oasi di conforto. Fin da giovane, fu coinvolto in attività illegali, guadagnando ingenti somme di denaro con lo spaccio. All'età di tredici anni, fu iniziato alla mafia in Sicilia, ricevendo un tatuaggio sulla spalla come segno di appartenenza.

La cucina come via di fuga e strumento di potere

Negli anni '80, Ruggerio scoprì la passione per la cucina francese e decise di intraprendere una carriera nella ristorazione. Lavorò duramente per imparare le tecniche culinarie e scalare le gerarchie. Allo stesso tempo, continuò a essere coinvolto nelle attività del clan Gambino. La cucina divenne per lui una via di fuga dalla violenza e un modo per ottenere rispetto e riconoscimento.

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Il suo talento culinario attirò l'attenzione di Danny Marino, un boss del clan Gambino, che lo invitava a cucinare per la sua cerchia ristretta. Ruggerio raggiunse l'apice del successo quando Pierre Cardin gli affidò la gestione del ristorante Maxim's, frequentato anche dal boss John Gotti.

Il declino e la redenzione

Nonostante il successo nella ristorazione, Ruggerio non riuscì a sfuggire al suo passato criminale. L'accusa di frode con le carte di credito segnò la fine della sua carriera e lo allontanò dalla mafia. La morte del figlio, causata da un'overdose, lo spinse a riflettere sulla sua vita e a violare il giuramento di omertà, raccontando la sua storia a un giornalista.

Oggi, Ruggerio vive a Long Island e sta scrivendo un'autobiografia in cui racconta la sua vita tra crimine e cucina, cercando di trovare una redenzione per i suoi errori passati.

Il cibo come elemento identitario nella cultura mafiosa

Il ruolo del cibo nella cultura mafiosa è un tema ricorrente nei film e nella letteratura. I mafiosi sono spesso rappresentati come abili cuochi, capaci di preparare piatti elaborati e sontuosi. Il cibo diventa un simbolo di potere, di convivialità e di appartenenza al gruppo.

Come afferma De Stefano (2006: 218): "Ogni appassionato di film sulla mafia sa che il cibo, la sua preparazione e il consumo in grandi quantità, è una convenzione del genere".

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Il cibo è un elemento estremamente importante anche per i mafiosi siciliani, e sicuramente questo elemento di caratterizzazione fittizia deriva dal suo contesto di origine.

Spaghetti all'assassina: un piatto simbolo di Bari

L'articolo cita anche gli spaghetti all'assassina, un piatto tipico della cucina pugliese, nato a Bari nel 1967. Questo piatto, a base di spaghetti cotti direttamente nel sugo piccante, rappresenta un esempio di cucina povera e creativa, capace di trasformare ingredienti semplici in un'esperienza gustativa unica.

La ricetta prevede l'utilizzo di pomodorini freschi, olio d'oliva, trito aromatico e peperoncino. Gli spaghetti vengono scolati direttamente nel sugo e cotti fino a raggiungere la giusta consistenza, mescolando energicamente per evitare che si attacchino al fondo della padella.

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