L'orzotto alla salsiccia è un primo piatto rustico, perfetto per le stagioni più fredde. Preparato come un risotto ma con l’orzo perlato, un cereale antico ricco di fibre e naturalmente cremoso quando viene mantecato. L’abbinamento con la salsiccia dona al piatto un gusto intenso e saporito. Una preparazione davvero facile ma ricca di gusto, che potete personalizzare come meglio credete.
Ingredienti e Preparazione: Un Classico Rivisitato
La base di questo piatto è un orzotto, preparato in modo simile a un risotto, ma utilizzando l'orzo perlato al posto del riso. Questo cereale, una volta mantecato, sviluppa una cremosità naturale che lo rende particolarmente adatto a questo tipo di preparazione. Per iniziare, preparate un soffritto classico con cipolla, sedano e carote. Rimuovete il budello della salsiccia, sgranatela e unitela al soffritto. Aggiungete l’orzo perlato e fatelo tostare per 2-3 minuti mescolando rapidamente.
Cottura e Mantecatura: Il Segreto della Crema
La cottura dell'orzotto segue il metodo del risotto: aggiungete il brodo vegetale caldo un mestolo alla volta, mescolando e attendendo che venga assorbito. Questo processo permette all'orzo di rilasciare il suo amido, creando una consistenza cremosa. A fine cottura, a fuoco spento, aggiungete burro e Parmigiano per ottenere una consistenza cremosa e se gradite, timo o prezzemolo fresco.
Personalizzazioni e Varianti: Un Piatto Versatile
L'orzotto alla salsiccia è un piatto estremamente versatile, che si presta a numerose varianti e personalizzazioni. Per una versione autunnale, potete aggiungere radicchio, zucca o funghi, in abbinamento alla salsiccia. Ottimo con salsiccia e funghi, champignon o porcini trifolati durante la cottura.
Orzotto Salsiccia e Funghi: Un Abbinamento Vincente
L'aggiunta di funghi, come champignon o porcini trifolati, esalta ulteriormente il sapore rustico dell'orzotto, creando un abbinamento perfetto con la salsiccia.
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Alternative creative
Ognuno lo fa alla propria maniera, la ricetta di oggi viene da un’amica di mia madre: “un pò di questo, un pò di quello.” Ovvio no?! Bene, io ho pesato e dato una misura a tutto per scriverla su questo nostro grande raccoglitore di ricette. E’ semplicissimo ed è un ottima variante per un primo diverso, oltre al fatto che l’orzo perlato fa benissimo alla nostra dieta.
L'Orzo Perlato: Un Cereale dalle Mille Proprietà
L’orzo è particolarmente ricco di fibre che possono contribuire a ridurre il colesterolo, contiene Proteine vegetali. Circa il 70% della composizione dell’orzo è costituita da carboidrati, rendendolo un’ottima fonte di energia. Davvero versatile in cucina e utilizzabile in diversi tipi di preparazioni, dalle zuppe alle insalate, l'orzo perlato è un ingrediente che vale la pena di scoprire. Si cuoce all'incirca nello stesso tempo del riso ed è un'alternativa valida per creare ricette nuove e nutrienti, infatti è ricco di fibre, proteine, vitamine, potassio e magnesio.
Orzo Perlato, Decorticato o Integrale: Quale Scegliere?
Se non avete molto tempo a vostra disposizione scegliete un orzo perlato, possibilmente biologico, che non necessita di ammollo. Se invece preferite le preparazioni tradizionali comperate orzo decorticato, più rustico e ricco di fibre, ricordatevi che necessita di almeno 13 ore di ammollo, altrimenti scegliete orzo integrale: ricordate che i tempi di ammollo si allungano fino a raggiungere le 24 ore. Orzo perlato, sicuramente più comune, una variante più lavorata, in cui la crusca esterna è completamente rimossa, rendendolo più veloce da cuocere.
L'orzo nella dieta
E’ semplicissimo ed è un ottima variante per un primo diverso, oltre al fatto che l’orzo perlato fa benissimo alla nostra dieta.
Consigli e Trucchi: Per un Orzotto Perfetto
- Brodo Vegetale: Come un tradizionale risotto, l’orzo viene cotto a fuoco dolce aggiungendo man mano brodo caldo, scegliete di prepararlo in casa con verdure fresche o di avvalervi del dado vegetale o di brodo granulare fatto in casa.
- Precottura: Buongiorno ma per accelerare i tempi al momento del pranzo si può pre cuocere prima ovverosia qualche ora prima l'orzoAdmin:Sì, lo può fare. L'ideale sarebbe precuocerlo con la sua salsa e toglierlo dal fuoco 10 minuti prima facendolo raffreddare il più velocemente possibile.
- Mantecatura: A fine cottura, togliere dal fuoco il recipiente e mantecare a caldo ma fuori dalla fiamma con burro e formaggio grattugiato. A fine cottura, mantecate con due cucchiai di panna o un po’ di formaggio (es. Grana Padano) per una maggiore cremosità.
Abbinamenti: Quale Vino Scegliere?
Per quanto riguarda il vino, con un piatto rustico servite un rosso giovane tipo Pinot Nero o Chianti. Ottimi anche un Lambrusco, un Barbera o un Valpolicella.
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Un Piatto che Richiama l'Autunno
Questo piatto mi fa molto “autunno”, da noi l’orzo perlato è usato e famoso per fare l’orzetto che è una zuppa di orzo e verdure. Meno diffuso è l’uso per farne un piatto tipo risotto (orzotto, appunto) ma a me piace tantissimo. La consistenza dell’orzo mi fa impazzire, leggermente resistente, molto corposo. E’ l’ideale per queste giornate di pioggia e primo freddo, gustoso e semplice.
Ricetta passo a passo
- In una padella fate tostare l’orzo perlato, fino a che al tatto non risulterà caldo.
- Spezzettare le salsicce e farle soffriggere a fuoco dolce, fino a quando il grasso sarà sciolto.
- Aggiungete un mestolo alla volta l’acqua salata e mescolate spesso con un cucchiaio di legno.
- Portate a cottura l’orzo aggiungendo un mestolo d’acqua quando si sarà asciugato, ci vorranno circa 20/25 minuti.
- A cottura ultimata aggiungete il condimento che avrete tenuto da parte e una noce di burro, mantecate.
Un'alternativa all'Orzotto: Il Brovadâr
A Moggio la coltivazione delle rape, la loro lavorazione e trasformazione in brovadâr, pietanza da sempre consumata in ogni famiglia, era fiorente, mentre ora va quasi scomparendo.
IL BROVADÂR
Il brovadâr è una tipica peculiarità della cucina moggese che il progetto Donne per il brovadâr, finanziato nel 2009 dal servizio per le pari opportunità della regione fvg, ha voluto riscoprire e riportare alla luce, per non dimenticare gli antichi sapori del territorio stesso e, nel contempo, farlo conoscere, valorizzarlo ed utilizzarlo come attrattiva per i turisti.
La preparazione del Brovadâr
La semina del brovadâr inizia a tarda estate, per poi procedere con il paziente lavoro di raccolta delle rape alle prime gelate, la scrupolosa preparazione secondo il metodo tramandato da tempo immemorabile ed ormai consolidato, ed infine la loro utilizzazione. Le rape vengono raccolte dopo che le stesse hanno subito almeno una gelata, in quanto così diventano più dolci e croccanti. Dopo questa operazione preliminare, vengono sbollentate, quindi disposte a sgocciolare e quando sono fredde vengono sistemante nel contenitore, sul cui fondo vengono collocate delle foglie di verza, (come si fa per i crauti) e quindi le rape e le foglie vengono pressate con la forza delle mani. Lultimo strato viene sempre coperto con foglie di verza ed a questo punto si versa nel contenitore lacqua salata e fredda e per ultimo si dispone una tavoletta di legno, il cappello, con sopra un peso, per far sì che il prodotto resti sempre coperto dallacqua salata, perché se a contatto con laria si ossida. Dopo un mese abbondante, avvenuta la fermentazione, le rape diventano brovadâr. Quando sulla superficie dellacqua compare un velo chiaro, simile ad una sottile lastra di vetro leggermente appannata, si ha la certezza dellavvenuta fermentazione. Prima delluso culinario, le radici e le foglie vengono lavate con acqua fredda corrente, quindi sgocciolate per bene, vengono sistemate su un apposito tagliere (la pestadorie) e tagliate con un pestello, fino a ridurre il tutto in un trito omogeneo. Il metodo di conservazione dei cavoli cappucci e delle rape sono sostanzialmente simili, e per questo motivo si può pensare che abbiano avuto la medesima origine: i paesi nordici, da dove provengono sia le rape che i Celti. In alcun paesi della Carnia, dopo aver utilizzato le radici delle rape, vengono utilizzate separatamente anche le foglie, in quanto non era concepibile alcuno spreco. Dopo aver lavato accuratamente le foglie, si mettevano in un mastello con acqua bollente e leggermente salata e si lasciava macerare a lungo. Al bisogno, si prendeva la quantità di verdura che serviva, e lavata ed asciugata, veniva condita in insalata, oppure rosolata con pancetta e costicine di maiale.
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