Quelli del Don Panino: Una Storia di Indignazione, Silenzi e la Mercificazione della Mafia

L'indignazione per il "Don Panino" viennese, un pub che omaggiava la mafia, ha acceso un dibattito importante, ma ha anche rivelato ipocrisie e silenzi complici. Mentre si condannano le violenze all'estero, spesso si tace sulla repressione in Italia. Come disse Ericlea, la nutrice di Ulisse, "Un bel tacer mai scritto fu", parole che risuonano ancora oggi. Il silenzio è una forma subdola di complicità con l'arroganza e la prepotenza del potere, un modo comodo per voltarsi dall'altra parte, credendosi puri e innocenti.

Il Tacere Parziale e la Complicità

Nei tempi moderni, è emersa una variante del silenzio: il tacere parziale. Si parla o si tace a comando, per convenienza, per lavarsi la coscienza e mantenere una parvenza di integrità. Si finge di cantare per l'Amazzonia, ma si guarda sempre al guadagno. Come affermava Martin Luther King, nulla giova del silenzio degli onesti, nulla nutre le mafie più della complicità di chi si volta dall'altra parte. L'ala militare e i tentacoli economico-finanziari delle mafie possono agire indisturbati solo quando il silenzio di una fitta rete di complicità sociali e politiche è operante.

L'Indignazione Selettiva e il Caso "Don Panino"

In queste settimane, televisioni e giornali hanno espresso indignazione per un pub viennese che inneggiava alla mafia. Hanno descritto il menù con precisione e tirato sospiri di sollievo quando il governo italiano ha protestato con le autorità austriache. Qualche giornalista ha persino scoperto un ristorante in Argentina con la stessa tematica. Tuttavia, non si è parlato del fatto che gli ideatori di questi locali sono italiani, figli del Sud Italia. Queste voci indignate contro l'ostentazione commerciale della convivenza con le mafie sono rare.

"Don Panino": Un Menù di Cattivo Gusto

A Vienna, il "Don Panino" associava panini a nomi importanti della storia italiana, ridicolizzandoli. Giovanni Falcone veniva descritto come "Si è guadagnato il titolo di più grande rivale della mafia di Palermo, ma purtroppo sarà grigliato come un wurstel," e Peppino Impastato come "Siciliano dalla bocca larga fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecue".

Questi fatti sono gravi, e l'intervento delle autorità diplomatiche italiane è stato giusto. Questi ristoranti pubblicizzano la mafia in modo esplicito, facendola passare come una cosa positiva. Offrono un'immagine distorta e denigratoria del nostro paese, alimentando uno stereotipo che ci contraddistingue da anni: quello dell'italiano mafioso.

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Il "Brand della Mafia" e la sua Diffusione

Questi ristoranti si inseriscono in una categoria più grande, il "Brand della Mafia", che comprende tutti quei settori che sfruttano l'immagine della mafia per scopi di marketing, soprattutto all'estero. Cinema, televisione, videogiochi, musica e moda contribuiscono ad alimentare questo stereotipo.

La Mafia in Italia: Un Problema di Silenzi e Complicità

Le mafie prosperano grazie al silenzio degli onesti, alla complicità delle "anime candide". Ci si ricorda dei "martiri dell'antimafia" negli anniversari, ma poi si tace e ci si rende complici della prepotenza e dei criminali affari delle mafie. Questo accade a Palermo come a Milano. È facile declamare la memoria di Falcone, Borsellino e Peppino Impastato, ma è ancor più facile convivere con le mafie, facendo sfoggio quotidiano di ipocrisia e omissioni.

Femminicidio e Ipocrisia Quotidiana

Un meccanismo simile si osserva nel contrasto al femminicidio. Fiumi di parole e indignazioni, ma quando accade realmente, vicino a casa, arrivano i dubbi e i perbenismi bigotti. Sono pochi coloro che rimangono al fianco delle vittime, ne raccolgono e condividono la denuncia e la richiesta di giustizia.

La Repressione in Italia e il Silenzio dei Media

Spesso, i media parlano delle violenze in Turchia, dando voce ai manifestanti, ma non menzionano che queste violenze sono simili alla repressione avvenuta in Italia, come a Niscemi, in Val di Susa, o durante il G8 di Genova nel 2001.

Le Tragedie del Mare e le Responsabilità Politiche

Le tragedie del mare, con migranti morti mentre sognavano le coste italiane, non sono colpa del destino. Hanno responsabilità ben precise, di Stato, di chi ha promosso leggi xenofobe, razziste e disumane.

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Combattere le Mafie: Un Impegno Quotidiano

Le mafie non si combattono con le belle parole, con le cerimonie di un momento. Si combattono con l'impegno quotidiano, togliendo le mani dalle tasche e rifiutando di tacere. Bisogna disarticolare le complicità di chi pensa che con la mafia si possa convivere, di chi ostenta di essere la "città della mafia", di chi esporta all'estero la stessa sottocultura e mentalità che tace e s'inchina ai boss.

"Siciliano Dalla Bocca Larga": Un'Offesa a Peppino Impastato

Nel menù del "Don Panino" di Vienna, Peppino Impastato veniva descritto come un "Siciliano dalla bocca larga". Dobbiamo domandarci quanti la pensano ancora così in Italia.

Esempi di Vandalismo e Rimozione della Memoria di Peppino Impastato

La memoria di Peppino Impastato è spesso oggetto di attacchi e tentativi di rimozione:

  • Torino: Sfregio a una lapide di Peppino nei giardini di via Sempione.
  • Alpignano: Targa dedicata a Peppino divelta e gettata a terra.
  • Isnello: Rimozione e successiva reinstallazione di un ceppo di pietra con l'indicazione di una via intitolata a Peppino.
  • Cinisi: Scritta "La mafia è bella" su un muro dell'ITGC, poi cancellata. Sovrapposizione della scritta "Via Gaetano Badalamenti - vescovo" ai cartelli indicatori di "Via Peppino Impastato". Imbrattamento del negozio di Giovanni Impastato con vernice rossa.
  • Prizzi: Contestazione dell'intestazione di un campetto di calcio a Peppino Impastato.
  • Terrasini: Scomparsa delle targhe del Lungomare intitolato a Peppino, poi ripristinate.
  • Mazara del Vallo: Danneggiamento di una lapide dedicata a Peppino.
  • Padania: Rimozione del nome di Peppino Impastato dalla biblioteca comunale.
  • Catania: Rifiuto di realizzare un murales con il volto di Peppino e la frase "La mafia uccide, il silenzio pure" sul muro esterno di un liceo.

Questi episodi dimostrano la persistenza di una mentalità che ostacola la memoria e la lotta contro la mafia.

La Reazione al "Don Panino" e l'Importanza della Denuncia

La vicenda del "Don Panino" ha suscitato una forte reazione, con una petizione online che ha raccolto numerose firme e l'intervento del ministro degli Esteri. Tuttavia, alcuni hanno criticato la mobilitazione, sostenendo che i panni sporchi si sarebbero dovuti lavare in famiglia o che la paninoteca fosse chiusa.

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Paolo Federico, un ricercatore italiano a Vienna, ha sottolineato che il problema non è solo il "Don Panino", ma l'uso diffuso del marchio mafia/camorra in molti esercizi commerciali. Ha espresso soddisfazione per l'intervento del ministro degli Esteri e ha auspicato un continuo impegno dello Stato italiano nel contrasto alla mafia.

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