La pizza, un disco dorato di pasta lievitata, condito con un'infinità di possibili ingredienti, è molto più di un semplice cibo. È un simbolo culturale, un'esperienza sensoriale e un'ispirazione artistica. Questo articolo si propone di esplorare la poesia dedicata alla pizza, analizzando diverse prospettive e approcci, partendo da esempi concreti di rime e filastrocche per poi giungere a una riflessione più ampia sul rapporto tra poesia e gastronomia, con particolare attenzione alla pizza come soggetto poetico.
Rime e Filastrocche sulla Pizza: Esempi Particolari
Prima di addentrarci in un'analisi più complessa, osserviamo alcuni esempi concreti di poesie in rima dedicate alla pizza. Molte di queste, spesso brevi e giocose, si concentrano sugli aspetti più immediati e sensoriali del cibo: il profumo, il gusto, la consistenza. Una filastrocca potrebbe descrivere la morbida pasta, il succulento pomodoro, la filante mozzarella, creando un'immagine vivace e gustosa. Altre potrebbero focalizzarsi sulla varietà di gusti e ingredienti, celebrando la pizza Margherita, la capricciosa, la marinara, in un susseguirsi di rime che esaltano la ricchezza gastronomica.
Possibili Esempi di Poesie sulla Pizza
- Rime semplici e infantili, adatte per coinvolgere i bambini.
- Poesie più elaborate, che utilizzano metafore e figure retoriche per descrivere la pizza in modo più artistico e suggestivo.
- Sonetti o altre forme poetiche più strutturate, che affrontano il tema della pizza con maggiore profondità e complessità.
L'Analisi Critica: Varietà di Prospettive
L'analisi della poesia sulla pizza richiede un approccio multidisciplinare. Non basta apprezzare la bellezza delle rime o la musicalità dei versi; è necessario considerare anche altri aspetti, come l'accuratezza delle descrizioni, la coerenza logica, la chiarezza del linguaggio, la credibilità delle immagini create, la struttura del testo e la sua comprensibilità per diversi tipi di pubblico.
Criteri di Valutazione: Completezza, Accuratezza e Coerenza Logica
Una poesia di successo sulla pizza deve essere completa, accurata e logicamente coerente. La completezza si riferisce alla capacità di descrivere in modo esaustivo le caratteristiche del cibo, senza tralasciare dettagli importanti. L'accuratezza implica la precisione delle descrizioni sensoriali e la correttezza delle informazioni fornite.
Altri Elementi Chiave: Comprensibilità, Credibilità e Struttura
La comprensibilità del testo è fondamentale per garantire che il messaggio poetico arrivi al lettore. La credibilità delle immagini create contribuisce a rendere la poesia più coinvolgente ed emozionante. Infine, la struttura del testo, l'organizzazione delle idee e la progressione del discorso poetico, sono elementi cruciali per la sua efficacia. L'uso di una struttura "dal particolare al generale" permette di partire da descrizioni specifiche per arrivare a riflessioni più ampie sul significato della pizza.
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Considerazioni Aggiuntive: Pubblico e Originalità
Un altro aspetto importante da considerare è la comprensibilità per diversi tipi di pubblico. Una poesia sulla pizza può essere scritta per i bambini, per gli adulti, o per un pubblico di esperti di gastronomia. Il linguaggio e lo stile devono essere adattati al pubblico di riferimento. Infine, l'originalità è un elemento fondamentale per rendere la poesia memorabile e significativa. Evitare cliché e luoghi comuni è essenziale per creare un'opera poetica che si distingua.
La Pizza come Metafora: Riflessioni Più Ampie
Oltre alla semplice descrizione del cibo, la poesia sulla pizza può assumere un significato più profondo, trasformandosi in una metafora della vita, della convivialità, della cultura italiana. La pizza, con la sua semplicità e la sua versatilità, può rappresentare la bellezza della diversità, l'importanza della condivisione, il piacere dei piccoli momenti di felicità. In questo senso, la poesia sulla pizza può trascendere l'aspetto puramente culinario, diventando una riflessione sulla condizione umana.
La Pizza: Un Viaggio nella Storia e nella Cultura
Dobbiamo attendere l’arrivo del pomodoro a Napoli, a inizio del XVII secolo, per vedere le prime forme di pizza a noi conosciute: Margherita e Marinara. Paradossalmente non furono gli Italiani, dopo i Napoletani, i primi a gustare questo prezioso alimento, ma gli Americani, grazie a Gennaro Lombardi, un emigrato che giunse a New York nel 1897 e nel 1905 vi aprì la prima pizzeria negli Stati Uniti, che fu anche la prima pizzeria nel mondo, dopo quelle Napoletane ovviamente. Sull’etimo della parola si sono peraltro confrontate, tra linguisti, varie teorie (v. Mario Alinei ed Ephraim Nissan «L’etimologia semitica dell’it. pizza e dei suoi corradicali est-europei, turchi, e dell’area semitica levantina» in Quaderni di semantica, n. A loro volta i Romani, che appresero l’arte della panificazione dai Greci e dai Macedoni, vi arrivarono relativamente tardi visto che Plinio il Vecchio, nella «Naturalis Historia» del 77 d.C. Risale invece al 1780 la Pizzeria Brandi a Chiaia che rivendica l’invenzione, nel 1889, della «Pizza Margherita», con pomodoro, mozzarella e basilico.
Scriveva Matilde Serao agli inizi del ‘900: «Un giorno, un industriale napoletano ebbe un’idea. Sapendo che la pizza è una delle adorazioni cucinarie napoletane, sapendo che la colonia napoletana in Roma è larghissima, pensò di aprire una pizzeria in Roma. Il rame delle casseruole e dei ruoti vi luccicava, il forno vi ardeva sempre; tutte le pizze vi si trovavano: pizza al pomidoro, pizza con muzzarella e formaggio, pizza con alici e olio, pizza con olio, origano e aglio. Sulle prime la folla vi accorse, poi andò scemando.
Ancora la Serao scriveva: «la pizza rientra nella larga categoria dei commestibili che costano un soldo, e di cui è formata la colazione o il pranzo, di moltissima parte del popolo napoletano». «La pizza est a l’huile, la pizza est au lard, la pizza est au saindoux, la pizza est au fromage, la pizza est aux tomates, la pizza est aux petits poissons» (all’olio, al lardo, alla sugna, al formaggio, al pomodoro, ai pesciolini) scriveva Dumas, mentre la Serao osservava: «vi sono anche, per la notte, dei garzoni che portano sulla testa un grande scudo convesso di stagno, entro cui stanno queste fette di pizza e girano pei vicoli e dànno un grido speciale, dicendo che la pizza ce l’hanno col pomidoro e con l’aglio, con la muzzarella e con le alici salate.
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Seppure non mancano elementi comuni con altre forme di ristorazione come le osterie e le trattorie le pizzerie si differenziarono per un elemento immancabile: la confezione e la cottura della pizza, rigorosamente in forno a legna, in piena vista, addirittura come forma di esibizione e di spettacolarizzazione coinvolgendo, come ha riconosciuto l’Unesco, «gesti, canzoni, espressioni facciali, gergo locale, abilità nel manipolare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere. Secondo Tommaso Esposito, («La pizza New York Style? L’alimento più buono del mondo, non poteva che nascere a Napoli.
La Pizza: Un Alimento "Totale" e la Sua Simbologia
La poesia sulla pizza dimostra come anche un soggetto apparentemente semplice, come un piatto di cibo, possa essere fonte di ispirazione artistica. All’inizio del Terzo Millennio vi è qualcuno che ha tremila anni. Chi è questa creatura antica e immortale? E' presto detto: la pizza, una delle glorie nazionali o, meglio, mediterranee, nata nelle casarecce-goderecce terre del Sud, che fa della sua cucina, anche quando è "povera", una spinta verso l'abbondanza, l'impinguamento, la soddisfazione del palato e dello stomaco. La pizza è un alimento "totale", perche essa segna il trionfo dei cinque sensi. L'occhio è catturato dal contrasto tra il bianco della mozzarella, il rosso della salsa e il verde del basilico; l'orecchio dallo scoppiettio del forno a legna; l'olfatto dall'inconfondibile profumo; il gusto dall'ovvio atto del manducare.
Le Origini Mediterranee e il Mito della Pizza
La data di nascita della pizza, riconducibile a tre millenni fa, è stata ormai stabilita da una Commissione di storici, riunitisi addirittura davanti ad un giudice di San Francisco nel corso di un regolare processo, svoltosi presso la Court of historical review and appeals. I medesimi studiosi hanno diradato i dubbi anche sul luogo di nascita, che, secondo loro, è inequivocabilmente l'area mediterranea e l’Italia in particolare. E’ caduta dunque l'orgogliosa rivendicazione di parte cinese: non era mancato infatti chi, conferendo un che di esotico a un piatto tutto mediterraneo, aveva ricondotto la pizza alla vivanda cinese denominata ping tze, prediletta presso la Corte imperiale del XIII sec. E una creatura cosi antica non poteva non avere un'origine divina. E sì; perchè vi sarebbe addirittura un mito che nell'antica letteratura greca spiega la genesi della pizza. E' quello contenuto nell'inno pseudo-omerico A Demetra. Il racconto e il seguente. Demetra, la Grande Madre, e alla ricerca della figlia Persefone o Kore, che e stata rapita da Plutone, dio dell'Oltretomba. Ella, nelle sue peregrinazioni, giunge ad Eleusi, in Attica, e, ospitata da Celeo e Metanira, ricambia la loro cortesia, salvando il loro figlio Trittolemo, privo del latte materno, dandogli il proprio latte. Inoltre, di nascosto, per conferirgli l'immortalità, lo fa passare su delle fiamme ardenti. Si tratta, come si vede, dei fatidici ingredienti della pizza, che, poi, si sarebbe diffusa nelle Feste Eleusine, celebrate da donne greche, provenienti da Napoli e da Velia, e nelle botteghe a Pompei dei placentari (gli antenati dei pizzaioli): placenta deriva dal greco plax, che significa “superficie schiacciata”.
Il Simbolismo degli Ingredienti: Acqua, Farina, Sale, e Altro
Tutti conoscono i mitici ingredienti di base della pizza, elementari eppur insostituibili: acqua, farina, sale, lievito, pomodoro, basilico, origano, aglio e olio. Pochi però si soffermano a riflettere sui valori simbolici che essi esprimono, nella storia dell'immaginario collettivo e delle culture antiche e moderne, e che conferiscono ulteriore nobiltà alla pizza. Proviamo allora a ripercorrere insieme la storia della loro simbologia. Cominciamo dall'acqua. Ricettacolo di tutte le energie, essa è la sostanza rituale per eccellenza: sostenta e guarisce a livello fisico, assicura la salvezza a livello spirituale. La farina, invece, simbolicamente rappresenta l'elemento essenziale del nutrimento dell'uomo, che è rappresentato dal pane, il quale viene generalmente visto anche come cibo spirituale. Il sale e simbolo di saggezza (fin troppo nota e l'espressione popolare "avere sale nella zucca"), ma anche di incorruttibilità: se nella cucina popolare "metter sotto sale" equivale a preservare gli alimenti, nel linguaggio biblico l' “alleanza del sale” indica un'alleanza fra l'Uomo e Dio che non si puo infrangere. Un capitolo a parte è il significato del pomodoro. E' l'ultimo ingrediente arrivato nella millenaria storia della pizza. Originario dell'America Meridionale e, in particolare, del Perù, e stato introdotto nel 1500 in Europa e nel secolo successivo in Italia, dove pero il termine è attestato fin dal 1544. Con il suo rosso rimanda a vari simboli. Innanzitutto alla forza della passione: non a caso, fu anche denominato “pomo d'amore” (vedi il francese “pomme d'amour”). Altrettanto regale è il basilico, il cui nome deriva dall'aggettivo greco “basilikos” (da “basileus”, che significa “re”). Alle sue foglie vengono attribuiti poteri magici: erano percio usate per fare scongiuri e per tener lontani gli spiriti maligni. Altrettanto esotico è l'origano. Pianta medicamentosa, di origine africana, esso fu ben conosciuto presso i Greci, nella lingua dei quali è attestata un’espressione che indicava potenza: guardare “origanon” significava "guardar truce o biecamente". Ed eccoci all’aspetto magico della pizza. Esso è rappresentato dall'aglio. Conosciuto gia dagli Egiziani, che lo consideravano un dio in quanto antidoto contro i serpenti a causa del suo odore, veniva mangiato dagli schiavi addetti alla costruzione delle Piramidi per il suo alto potere nutritivo. Dall’elemento magico a quello corroborante, rappresentato dall’olio. Esso e simbolo di ricchezza e di predilezione divina: tutti i grandi Re ebraici venivano "unti" con l'olio (la parola stessa “Cristo” significa “l’Unto”). Il suo dispiegarsi sulle vivande si traduce in linee sinuose, quasi sensuali. Il suo trionfo è celebrato dal pizzaiolo, che dalla caraffa con il suo becco affusolato disegna artisticamente mobili flussi debordanti sul rosso mare del pomodoro.
La Pizza Margherita: Un Omaggio alla Regina
La più celebre specialità di pizza è la pizza Margherita, che fu inventata (o, forse, solo resa famosa) dal cuoco Raffaele Esposito per la Regina Margherita in visita a Napoli nel giugno del 1889. L'Esposito, un pacioccone dal volto simpatico, allora gestiva a Napoli una pizzeria dall'originale nome, Pietro…e basta così. Essa derivava da uno dei primi proprietari, di nome Pietro Calicchio, a tutti noto con il soprannome "Pietro il pizzaiuolo". Su invito del re Umberto I, in visita a Napoli, Raffaele si recò, accompagnato dalla moglie Pasqualina Brandi, alla Reggia di Capodimonte, dove giunse su un carrozzino, trainato da un asinello. Il bravo Raffaele si sbizzarri nella sua arte culinaria, offrendo al sovrano e alla consorte ben tre tipi di pizze: una con i cecinielli, un'altra con olio, formaggio e basilico e la terza (il cui destino fu più "regale") con pomodoro, mozzarella e basilico. Quest'ultima il geniale pizzaiolo la chiamò Margherita appunto in onore della Regina. La quale gratificò vistosamente Raffaele, inviandogli una lettera, datata 11 giugno 1889, che recita testualmente così: "Pregiatissimo Signor Raffaele Esposito, Napoli. Le confermo che le tre qualità di pizze da Lei confezionate per Sua Maestà la Regina vennero trovate buonissime. Mi creda di Lei devotissimo Galli Camillo, Capo dei Servizi di Tavola della Real Casa." Il testo è conservato ed esposto nel locale, che è l'erede della mitica antenata Pietro…e basta cosi, cioe la Pizzeria Brandi, sita in Via Salita Sant'Anna di Palazzo (angolo Via Chiaia), nn.1-2.
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La Pizza a Napoli: Tra Musica e Letteratura
L'ultima tappa del nostro itinerario è rivolta a gustare i testi di alcuni poeti contemporanei in vernacolo sulla pizza. Apre la nostra breve rassegna il brano dal titolo 'O pizzaiuolo nuovo, che e una canzone, scritta da Giovanni Capurro e musicata da Salvatore Gambardella. Due nomi che sono tra le glorie della canzone napoletana: il primo è l'autore di 'O sole mio e il secondo, umile garzone di un negozio di ferramenta, fu il compositore di Marenariello. E passiamo ora a 'O pizzaiuolo, una poesia di Raffaele Viviani (1888-1950): altro contesto, altro pizzaiolo, altri sentimenti. Siamo nei primi anni '40 del nostro secolo: c'è la guerra, c'e la disperazione, c'è il freddo, ma soprattutto c'è la fame. Un povero pizzaiolo è uscito per i vicoli di Napoli con il suo ruoto in testa, pieno di pizze che spera di rifilare agli infreddoliti e squattrinati passanti. Passano cinque ore, ma di acquirenti nemmeno l'ombra: e intanto le pizze son diventate fredde, quasi delle taccuscelle, cioe delle suole per le scarpe. Beh! si consola il miserello: almeno gli serviranno per farsene chianelle, vale a dire delle umili babbucce. Prova egli allora ad invitare ad affrettarsi all'acquisto tutti quelli che incontra, dicendo che egli sta ormai per andarsene. Ed eccoci all'ultimo testo: 'A pizza, poesia di Amedeo Mammalella (1889-1968). L'autore, diplomatico e docente di Letteratura italiana all'Università di Curityba in Brasile, esponente del Gruppo 'O sciaraballo, che dedicò nell'ottobre del 1963 un suo "Quaderno" alla pizza, ha scritto questa suggestiva lirica che chiude la nostra carrellata.
L’Immortale Successo della Pizza: Un Simbolo di Resistenza
La pizza oggi è diventata un alimento ineliminabile dalla tavola mediterranea, ma anche europea e mondiale. Un po’ esagerando e scherzando, si potrebbe dire che le civilta passano e la pizza -novella Sfinge o Araba fenice- resta immortale. L'aggettivo "immortale" sembra sproporzionato? Non si direbbe. Ci hanno provato un po' tutti a distruggere la pizza. Ci ha provato il dialetto romano usando il termine "pizza" per indicare qualcosa di noioso. Ci ha provato anche uno scrittore "crumiro": il napoletano Gaetano Valeriani, che nel 1847 nel racconto Porta Capuana ha riunito nelle sue pagine (ma come avrà mai fatto?) tutto quel che si poteva dir di male della pizza. Ci ha provato la società dello spettacolo, coniando l'espressione pizza connection. Ma la pizza resiste. E come! Il nostro auspicio, allora, è che fra tremila anni ci sia ancora chi celebri i fasti della pizza.
La Pizza nella Poesia Contemporanea: Emozioni e Ricordi
L’angelo dalle ali spezzate è una silloge che descrive una donna triste. Ho voluto però dare un tocco di brillantezza alle mie opere. Così mi è balenata l'idea di scrivere di un piatto italiano: la pizza. L'ho scritto non solo a livello personale, ma anche nazionale. Abbiamo attraversato un periodo infausto, tutta l’Italia divisa, sofferente… Quindi che cibo fa abbracciare gli italiani da nord a sud? Le mie poesie narrano sentimenti che fanno riaffiorare ricordi passati nei luoghi in cui si è in quel dato momento. Oppure, stati d'animo attuali… prendo carta e penna e via! Scrivo.
Pizzeria Lombardi 1892: Un Tesoro Gastronomico Napoletano
Napoli è una città che vive e respira la sua tradizione culinaria e nel cuore di questa tradizione si trova la celebre Pizzeria Lombardi 1892 a Via Foria. L’atmosfera di autentica tradizione si fonde con l’incanto di Via Foria, un luogo storico ricco di fascino e significato. La storia della famiglia Lombardi, che ha dato vita a uno dei tesori gastronomici di Napoli, è un intreccio di avventure, sacrifici e dedizione. I primi documenti, rintracciabili nell’archivio della questura di Napoli, rivelano l’esistenza di una pizzeria in via di Porto 161 sin dal 1892. Questo locale apparteneva a Errico Lombardi, il capostipite della famiglia e a sua moglie Concetta Scialo’, anch’essa proveniente da una famiglia di pizzaioli. Tuttavia, nel 1902 Errico compie un “colpo di testa” e insieme al fratello Antonio e al cugino Gennaro Lombardi, decide di emigrare alla ricerca di fortuna nel nuovo mondo, lasciando dietro di sé moglie e tre figli. Errico si stabilisce negli Stati Uniti per un certo periodo, mentre Gennaro Lombardi fonda la celebre pizzeria Lombardi’s. Tuttavia, Errico decide di tornare a Napoli e, insieme a suo figlio Luigi, apre una pizzeria alla Pietrasanta. Nel 1929, viene acquistata e data in gestione un’antica pizzeria in via Foria, che diventerà la sede di uno dei figli di Luigi Lombardi, Enrico. La storia della famiglia Lombardi è stata costellata da difficoltà e ostacoli, ma è la passione, l’umiltà e l’attitudine di sempre a rendere questa storia straordinaria. Il locale di via Foria è stato uno dei precursori nell’unire pizzeria e ristorante sotto un’unica insegna, anticipando il concetto di “ristorante-pizzeria” che oggi è così diffuso. Questa pizzeria storica è cresciuta e si è evoluta nel corso degli anni, passando attraverso il passaggio di responsabilità da padre a figlio. L’ambiente è accogliente e familiare, con uno staff attento e professionale. L’impasto della pizza è realizzato con cura da pizzaioli esperti, mantenendo viva la tradizione di qualità che ha reso famosa la Pizzeria. Lombardi a Via Foria è molto più di un semplice ristorante: è un pezzo di storia napoletana, un luogo in cui le generazioni si fondono attraverso il cibo e la passione.
Espressioni Dialettali Napoletane Legate alla Pizza
- Jammo cu’ ‘a pala!
- Ceceniello: Con il termine ceceniello a Napoli si indicano i piccolini delle alici o delle sardini.
- Neh! Favurite, favurite. Questa espressione ha più di qualche significato. E’ la voce del garzone che indicava che con una lira si poteva avere una pizza con l’aggiunta di una fetta più piccola. Spesso i pizzaioli intonavano delle canzoni, o delle filastrocche, con parole o versi inventate al momento.
- Ogg a otto: nel dialetto napoletano indica lo stesso giorno della settimana successiva. Un vero e proprio metodo di finanziamento molto diffuso nelle friggitorie napoletane: si mangiava oggi e si pagava tra otto giorni.
PizzAut: Inclusione Sociale Attraverso la Pizza
PizzAut è un innovativo modello di inclusione sociale, un laboratorio sempre in fermento che dimostra come le barriere sono spesso solo nelle nostre teste e non nei nostri cuori. È l’occasione per molti ragazzi autistici di guadagnare dignità e autonomia attraverso il lavoro, perché insieme possiamo nutrire l’inclusione. La pizza è semplice e genuina, famigliare e alla portata di tutti. Portiamo la nostra esperienza anche nelle scuole, nelle aziende e in tutti i contesti che vogliono imparare ad essere più inclusivi. I ristoranti PizzAut sono interamente gestiti da ragazzi autistici, con il supporto di alcuni neurotipici. Inoltre aiutiamo le aziende a costruire percorsi di inserimento lavorativo di persone autistiche. PizzAut non è solo formazione e lavoro ma anche autonomia. Grazie alle nostre Palestre di Autonomia Abitativa aiutiamo le ragazze e i ragazzi autistici ad imparare a vivere da soli così che, un domani, non saranno costretti ad un destino in istituto. Il Dopo di Noi inizia adesso. In Italia ci sono oltre 600.000 persone autistiche e quasi nessuna di loro è inserita nel mondo del lavoro. PizzAut nasce per offrire ai ragazzi autistici un presente fatto di dignità e lavoro, per costruire il loro futuro. Il primo ristorante PizzAut è stato aperto a Cassina de’ Pecchi nel 2021 come coronamento di un sogno che sembrava irrealizzabile. Un locale gestito interamente da ragazzi autistici, un ambiente curato e inclusivo dove nutrire anche l’anima.