In cucina, spesso utilizziamo nomi di piatti, ingredienti e preparazioni senza conoscerne la storia e l'origine. Questo articolo esplora i segreti semantici della cucina internazionale, rivelando le storie affascinanti dietro i nomi di alcuni piatti. Intraprenderemo un viaggio che spazia dall'Occidente all'Oriente, da nord a sud dell'Italia, per scoprire le storie fantasiose, le leggende e gli eventi che hanno dato origine all'etimologia di un gustoso vocabolario culinario.
Gli Hot Dog: Un'Illustrazione Diventata Icona
I bambini li adorano, gli adulti li apprezzano, sono perfetti come cibo da strada, per le feste e per i barbecue primaverili. L'hot dog è un panino ripieno di würstel, condito con salse come ketchup, maionese, senape o cipolle fritte. La teoria più accreditata sull'origine del nome attribuisce la sua nascita a una vignetta di un artista americano. Avendo visto panini ripieni di würstel durante le partite di football, l'artista disegnò un bassotto dentro un panino, poiché il würstel gli ricordava questa razza canina, entrambi lunghi, rossi e di origine tedesca. Così, il nome "hot dog" divenne di uso comune.
Hamburger: Un Omaggio alla Bistecca di Amburgo
L'hamburger deve il suo nome alla "Hamburger steak", ovvero bistecca di Amburgo. La carne inserita in un panino fu mangiata per la prima volta in Germania. Questa bistecca di Amburgo ebbe un tale successo negli Stati Uniti che, in pochi anni, il panino farcito di carne divenne il simbolo di un intero Paese, dando vita a catene di ristoranti e fast food in tutto il mondo. Gli hamburger, panini ripieni di carne macinata e conditi con salse, insalate, formaggio e pomodori, sono tra i panini più famosi al mondo.
Ketchup: Un Viaggio dalla Cina all'Occidente
Il ketchup deriva da una salsa cinese chiamata "Ke Tsiap", una salsa a base di pesce sott'aceto importata in Occidente dai marinai inglesi nel XVIII secolo. La salsa, composta da succo di pomodoro, cipolla, aceto, zucchero e aromi, è diventata un condimento imprescindibile per hamburger e hot dog, oltre che per le patatine fritte.
Caciocavallo: Una Tradizione Appesa a un Filo
Il caciocavallo prende il nome dal metodo di asciugatura, in cui viene appeso "a cavallo" di un'asta. Un'altra teoria suggerisce che il nome derivi dall'abitudine di trasportare formaggi e latte in carrozza. Le lunghe distanze facevano cagliare il latte durante il trasporto, trasformandolo in formaggio fresco.
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Mozzarella in Carrozza: Un Classico con Pane e Formaggio
La mozzarella in carrozza è preparata con fette di pane in cassetta o pane casereccio, immerse nell'uovo, infarinate e nuovamente immerse nell'uovo. La ricetta tipica prevede solo pane e formaggio, farcito con mozzarella ben scolata o scamorza, un formaggio a pasta filata asciutto.
Insalata Russa: Un'Origine Moscovita con Molteplici Interpretazioni
L'insalata russa deve il suo nome alle sue origini moscovite. Negli anni Sessanta, il cuoco belga Lucien Olivier aprì a Mosca un ristorante francese, dove inserì nel menu un piatto con petti di pernice, code di gamberi e quaglie ricoperte di maionese e gelatina, decorato con uova, patate e sottaceti. Questo piatto, mescolato dagli ospiti, divenne un'insalata. Varianti successive aggiunsero cetrioli, capperi, caviale e polpa di granchio, eliminando la gelatina. Un'altra ipotesi fa risalire la creazione del piatto al Regno Savoia nell’Ottocento, quando il cuoco di corte, in occasione della visita dello zar in Italia, volle ricreare un piatto con verdure comuni in Russia come patate e carote, unite da una cremosa panna che doveva ricordare la neve.In Italia, l'insalata russa si chiama così a giusta ragione se proprio dobbiamo dirla tutta: a inventarla è stato (pare) chef Lucien Olivier, cuoco nato effettivamente in Russia da famiglia franco-belga, mentre lavorava all'Ermitage di Mosca. Olivier è stato uno dei primi chef della storia ad essere uscito dal mondo della servitù: era infatti imprenditore e titolare del proprio ristorante insieme al socio Yakov Pegov, un ricco uomo d'affari. Il ristorante sito al centro di Mosca, omaggio al famoso museo capitolino, è stato uno dei locali più famosi del mondo dell'epoca. Lo frequentavano intellettuali, nobili (per cui Olivier in precedenza aveva lavorato come chef privato) e appassionati che giungevano qui da tutta Europa. Il piatto di punta, a partire dal 1864, era appunto questa insalata fatta con circa 100 ingredienti. Proprio così: mentre qui siamo a scervellarci sulle ricette "originali", carbonara su tutte, l'insalata russa "vera" è fatta con 100 ingredienti tra cui carne di gallo cedrone, patate, cetrioli freschi, carne di fagiano, lingua di vitello, caviale, lattuga, anatra affumicata, uova sode, capperi e code di gambero. Essendo un piatto previsto per tutto l'anno ma non avendo a disposizione tutti gli ingredienti né i congelatori, è impossibile risalire a una ricetta "originale" anche perché gli ingredienti cambiavano di volta in volta. La ricetta non la conosciamo e non la conosceremo mai perché Olivier se l'è portata nella tomba.
L'insalata russa e il suo nome nei vari paesi del mondo: Lo chef morì nel 1883 e venne celebrato come personaggio di spicco dagli Zar. Ancora oggi in Russia e nella maggior parte dei Paesi del blocco sovietico l'insalata Olivier si chiama così in suo onore e viene preparata per le grandi occasioni, sia pubbliche sia private. In Russia, Ucraina, Kazakistan, Estonia, Lituania e Georgia il suo nome è un omaggio allo chef. In Bulgaria, Albania, Serbia, Macedonia settentrionale è chiamata insalata russa ed è preparata con patate, carote, piselli, sottaceti e dadini di salame o di prosciutto. In Ungheria, Moldavia e Romania è l’insalata di carne alla russa ma i rumeni spesso semplificano il tutto chiamandola "insalata di manzo". La cosa divertente è che non contiene solo manzo: ci puoi trovare anche pollo, patate, carote, maionese e i murturi, dei tipici sottaceti rumeni. Non è raro trovare anche una versione vegetariana, simile a quella che facciamo in Italia. In Turchia e Polonia si chiamava insalata russa fino alla Guerra Fredda quando divenne "insalata americana", un oblio linguistico che abbiamo rimesso in piedi per il Moscow Mule negli ultimi anni. In Repubblica Ceca e Slovacchia la preparazione è chiamata semplicemente insalata di patate. Così come in Italia, un po' tutto il Sud Europa la chiama insalata russa: Grecia, parte della Francia, soprattutto la Spagna. Qui l’ensaladilla rusa è una delle tapas più popolari nei bar. La sorpresa la troviamo in Nord Europa: in Islanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Germania e perfino in Finlandia, nazione che fino al 1917 è stata sotto il dominio russo, questo piatto si chiama "insalata italiana". Viene fatta con carote, piselli, patate e maionese tranne, per l'appunto, in Finlandia dove ci aggiungono gli spaghetti o altri formati di pasta. Supponiamo per renderla "più italiana".
Il collegamento tra l'Italia e l'insalata russa: Ci sono ben tre ipotesi che collegano il nostro Paese alla nascita di questo piatto. Secondo alcuni studiosi questa insalata era diffusa in Francia ancor prima di arrivare in Russia. Merito sarebbe di Caterina de' Medici che introdussero questa ricetta in Francia. Altra ipotesi (più accreditata della precedente) ci porta nel Piemonte del 1800 con l'insalata rusa: una esse, perché non indica la nazionalità bensì il colore. Rusa in piemontese significa "rossa", una tinta data dall'uso delle barbabietole. Il piatto sarebbe nato in casa Savoia in occasione della visita dello zar Nicola II in Italia, nell'ottobre del 1909. Un omaggio dei cuochi del Regno d'Italia con gli ingredienti tipici della cucina degli ospiti come le patate e le carote. Lo zar avrebbe poi portato con sé la ricetta e il piatto sarebbe divenuto rapidamente molto noto. A conferma di questa ipotesi c'è una ricetta francese, chiamata "insalata piemontese" che prevede uova sode, sottaceti e prosciutto cotto conditi con maionese e senape. Il colore rosso è dato dai pomodori e non dalla barbabietola. Il colpo di scena ce lo siamo riservati per la fine però: è molto probabile che l'insalata russa fatta in Italia e quella nata nell'Est Europa condividano solo il nome. Effettivamente le due ricette hanno poco a che vedere tra loro. Secondo la più probabile origine del nome, il termine "russa" relativo all'insalata non si riferirebbe alla provenienza dalla Russia, ma deriverebbe da "servizio alla russa", ossia un tipo di pasto in cui le portate venivano servite tutte insieme sulla tavola.
Fagioli all'Uccelletto: Un Omaggio all'Arrosto Toscano
I fagioli all’uccelletto devono il loro nome all'uso di salvia e aglio, ingredienti che caratterizzavano l’arrosto di uccelletti toscano. Un'altra teoria attribuisce il nome all'assenza di uccelletti, indicando che il piatto, di origine contadina, conteneva solo fagioli a causa del costo elevato della carne.
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Pizza Margherita: Un Tributo alla Regina
La pizza Margherita prende il nome dalla regina Margherita. Nel 1889, durante una visita a Napoli, re Umberto I e la regina Margherita assaggiarono le pizze preparate dal pizzaiolo Raffaele Esposito. Tra le tre pizze proposte, la regina si innamorò di quella condita con pomodoro, mozzarella, origano e olio, realizzata con i colori della bandiera italiana. Il pizzaiolo, onorato, decise di chiamare questa pizza tricolore con il nome della regina.
Pastasciutta: Un Metodo di Cottura
La pastasciutta prende il nome dal suo metodo di cottura. Il termine, diffuso dagli inizi del Novecento, descrive la pasta cotta all'italiana: l'acqua viene portata a ebollizione, si aggiunge il sale e si cuoce la pasta, che viene poi scolata, risultando "asciutta". "Pastasciutta" si riferisce quindi alla preparazione iniziale, indipendentemente dal condimento.
Pasta alla Carbonara: Un Piatto dei Boscaioli
Il nome della pasta alla carbonara deriva dal lavoro dei boscaioli che raccoglievano il carbone da legna sull’Appennino. Si narra che la pasta condita con uova, pecorino, pepe nero, acqua di cottura e guanciale fosse il piatto preferito dei boscaioli. Un'altra teoria attribuisce le origini del piatto a una donna dell’aristocrazia del Polesine che preparava questa ricetta per gli affiliati della Carboneria nascosti nella sua dimora.
Tagliatelle: Strisce di Pasta Tagliate a Mano
Le tagliatelle si chiamano così perché la sfoglia viene tagliata con il coltello. La sfoglia viene divisa in strisce e arrotolata, quindi tagliata con il coltello a una larghezza di 5 mm. La porosità delle tagliatelle le rende perfette per sughi corposi come il ragù o il sugo alla bolognese, ma sono ottime anche con sughi di pesce.
Pesce San Pietro: Un Nome Legato alle Macchie Scure
Il pesce San Pietro è caratterizzato da un colore giallo e da macchie scure sulla parte laterale del corpo, circondate da un alone più chiaro.
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Salame Felino: Un Salume dalla Città di Felino
Il salame felino prende il nome dalla città di Felino, in Emilia Romagna, dove viene prodotto. È un salume morbido e delicato, con un aroma tenue, preparato con sola carne suina.
Noce Moscata: Un Profumo di Muschio
La noce moscata prende il nome dal termine medievale "nuces muscatae", che significa "noce dal profumo di muschio". Il suo uso in cucina si è diffuso nel Settecento.
Pan di Spagna: Un Dolce Nato a Genova e Adottato in Spagna
Il Pan di Spagna deve il suo nome al fatto che questa torta venne preparata a Madrid sulla base della pâte génoise. Quando il marchese Pallavicini della Repubblica Marinara di Genova fu mandato in Spagna, si fece accompagnare dal pasticcere Giovanni Battista Cabona, che preparò la pâte génoise per un banchetto ufficiale. Il dolce piacque talmente tanto che in Spagna cominciarono a realizzarlo, eliminando il burro e chiamandolo Pan di Spagna.
Bagnomaria: Un Metodo di Cottura che Ricorda un'Alchimista
Il bagnomaria prende il nome da Maria, la sorella del profeta Aronne, considerata un'alchimista. Cucinare a bagnomaria significa scaldare una pietanza non a contatto diretto con la fonte di calore, mettendo la pietanza in una ciotola all'interno di una pentola con acqua in ebollizione. Inizialmente, questo metodo di cottura si chiamava "kaminos Marias" e poi "balneum Mariae".
Castagne del Prete: Una Leggenda di un Prete e un Mulo
Le castagne del prete si chiamano così perché una leggenda narra che questa ricetta fu inventata da un prete. Dopo aver ricevuto in regalo una grande quantità di castagne, il prete le mise in un cesto sul dorso di un mulo che, attraversando un fiume, le fece cadere in acqua. Il prete cercò di recuperare le castagne mettendole in forno per farle asciugare.
Fichi d'India: Un Errore Geografico di Cristoforo Colombo
I fichi d’India si chiamano così perché Cristoforo Colombo, una volta approdato sulle coste americane, credette di aver scoperto l’India.
Insalata: Un Condimento che Definisce un Piatto
La parola "insalata" deriva dal participio passato del verbo "insalare", ovvero cospargere di sale. L'insalata è quindi "ciò che si sala", o per meglio dire "la verdura che si condisce con sale".
Caesar Salad: Un'Invenzione Messicana con Radici Italiane
La Caesar Salad non ha nulla a che fare con Giulio Cesare o l’Impero Romano. A dire il vero, il piatto non è nemmeno nato in America, ma in Messico, più precisamente in un ristorante di Tijuana. Leggenda vuole che proprio qui, nel 1924, si ritrovò una comitiva di piloti statunitensi in vacanza per festeggiare il 4 luglio. Ancora non lo sapevano, ma sarebbero stati i primi ad assaggiare uno dei piatti più celebri di sempre. Per loro, il cuoco improvvisò infatti un’insalatona “svuota dispensa” con lattuga romana, crostini di pane tostato, scaglie di parmigiano e una salsa a base di uova e Worcestershire. Quel cuoco del ristorante di Tijuana non era un cuoco qualunque, ma un italo americano di nome Cesare Cardini.