Pagnottelle di San Biagio: Un Tesoro di Sapori e Tradizioni Campane

Le pagnottelle di San Biagio sono delle delizie originarie della Campania, precisamente di Procida, che vengono preparate in occasione della ricorrenza del santo, il 3 febbraio. Queste paste economiche sono un vero e proprio tesoro di sapori, che racchiudono in sé storia, tradizione e devozione popolare.

Origini e Tradizioni

La tradizione procidana vuole che il 3 febbraio un cestino ricolmo di pagnottelle venga fatto benedire, insieme a chi lo porta, dal parroco locale. Questo gesto, intriso di significato religioso, è un rito propiziatorio per la salute della gola, in quanto San Biagio è il protettore da tutti i mali ad essa collegati.

Come tutte le specialità regionali, anche le pagnottelle sono soggette a un numero pressoché infinito di varianti. Alcuni le preferiscono più morbide, altri le cucinano facendo attenzione a renderle leggermente fragranti e biscottate. Quale che sia la loro consistenza, sono perfette inzuppate nel tè o nel latte.

Oggi è possibile trovarle nelle pasticcerie (e, naturalmente, prepararle) in qualsiasi momento dell’anno, soprattutto in inverno. Perfette a colazione e a merenda, sono ottime anche sbocconcellate dopo i pasti principali, insieme a un espresso o a una tisana calda, mentre guardi un film.

Un Ricordo d'Infanzia

Costellano i ricordi d’inverno di molti ex bambini procidani. Quando ero piccola, il pomeriggio del 2 o la mattina presto del 3 febbraio il profumo delle pagnottelle accompagnava tutti i gesti degli abitanti di casa. Due ricordi legati a questi tipici dolci fanno capolino nella mia memoria: il primo, la preparazione solenne di un cestino per portare le pagnottelle a benedire con la scuola il 3 mattina (evento capitato almeno una volta negli anni delle elementari). Quel gesto aveva una doppia valenza e benevolenza:

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  1. portare dei dolcini a una bimba con la febbre.
  2. Darle un antidoto contro il mal di gola.

Sì, perché San Biagio è il protettore della gola. “Mangt a pagnuttedd ca po’ ste’ bbon cchiù ampress”* mi diceva con affetto la vicina. E io prendevo con cura un pezzo di pagnottella diventata magica dopo la benedizione e lo masticavo convinta che poi il mal di gola sarebbe sparito a breve.

Un Aneddoto Divertente

Un ricordo fa ancora sorridere papà quando si parla di pagnutted, San Biagio e benedizioni. Correva l’anno 1958. All’epoca mio padre arrotondava i guadagni guidando un microtaxi (a motorett) nei periodi di sbarco da marinaio di lungo corso. La mattina del 3 febbraio di quell’anno, lui e un collega tassista, si ritrovarono ad accompagnare dei fedeli alla funzione liturgica della benedizione delle pagnottelle. Mentre veniva celebrata la Santa messa, i tassisti chiacchieravano all’uscita della Chiesa della Madonna della Libera. Una cesta piena di pagnottelle (versione morbida) era in bella mostra proprio sulla porta principale dell’edificio sacro. Il collega di mio padre, tra una chiacchiera e l’altra, faceva due passi, stendeva la mano, afferrava lesto una pagnottella e la mangiava in un paio di bocconi, più o meno discretamente. Mangia la prima, azzanna la seconda, ingoia la terza… A un certo punto, l’uomo si rese conto di aver svuotato la cesta. I colleghi lo guardarono allibiti “Ma comm, te mangiat tutt r pagnuttedd?”** e lui “Ern bell modd modd”***. Le donne della chiesa, addette al trasporto della cesta sull’altare, sconcertate dall’inspiegabile miracolo della sparizione delle pagnottelle, dovettero farsi accompagnare in varie panetterie dell’isola a prenderne delle altre.

“Mangt a pagnuttedd ca po’ ste’ bbon cchiù ampress”: “Mangia la pagnottella così guarisci più in fretta”.**“Ma comm, te mangiat tutt r pagnuttedd?”: “Ma come, ti sei mangiato tutte le pagnottelle?”***“Ern bell modd modd””: “Erano così morbide”.

San Biagio: Storia e Leggenda

Biagio di Sebaste (Armenia) era un vescovo cattolico e santo. Visse tra il III e il IV secolo a Sebaste e oggi è venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica (Vescovo e Martire) che da quella ortodossa.

San Biagio era medico e venne nominato vescovo della sua città. Venne imprigionato dai Romani a causa della sua fede, che rifiutò di rinnegare durante il processo.

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Il suo potere taumaturgico sulla gola è dovuto a un episodio leggendario. Si narra infatti che durante una persecuzione contro i cristiani, San Biagio venne prima processato e poi condannato a morte. Mentre veniva condotto al martirio, una donna gli si avvicinò portandogli il figlioletto che stava soffocando a causa di una lisca di pesce conficcata in gola. San Biagio lo benedisse toccandogli la gola e il gesto fece guarire il bambino.

La Ricetta Tradizionale (e una Variante con il Bimby)

La ricetta delle pagnottelle di San Biagio varia da famiglia a famiglia, ma gli ingredienti base sono sempre gli stessi: farina, zucchero, burro (o strutto), uova, liquore Strega e scorza di limone.

Una versione semplificata prevede l'utilizzo del Bimby:

  1. Mettere nel boccale lo zucchero e la scorza di limone: 10 sec. vel. 4.
  2. Aggiungere il burro a tocchetti e la farina: 30 sec. vel. Spiga.
  3. Aggiungere tutti gli altri ingredienti: 20 sec. vel. Spiga.

Tuttavia, la ricetta tradizionale prevede un impasto a mano:

Mia madre per le pagnottelle fa una pasta frolla praticamente. ‘A ‘ssogn (lo strutto). Impastare tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere un impasto compatto. Passata l’ora, prendere porzioni di impasto e fare tante piccole pagnottelle. Infornarle in forno preriscaldato a 180° per 30-45 minuti (dipende dai forni). Sorvegliare la cottura e quando le pagnottelle risultano belle dorate, sfornarle e lasciarle raffreddare.

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Le Ciambelle di San Biagio: Un'Alternativa Golosa

In alcune zone, in occasione della festa di San Biagio, si preparano anche le ciambelle. Sono delle sofficissime ciambelle dolci preparate con l’ aggiunta di semi di anice, o di finocchio e altri pochi e semplici ingredienti, come la farina, lo zucchero, l’olio di semi e il latte. Hanno un profumo straordinario, ottime da gustare per la prima colazione o per la merenda del pomeriggio!!

Pan d'Anice di San Biagio: Un Dolce Lombardo per la Gola

In Lombardia, in particolare nell’area di Varese/Busto Arsizio, la tradizione vuole che si prepari il "Pan d’anice" in occasione della festa di San Biagio. Questo dolce affonda le sue radici in una tradizione antica, che intreccia devozione, simboli e cucina di casa.

La leggenda narra che San Biagio salvò un bambino dal soffocamento facendogli inghiottire una mollica di pane. Per questo motivo, in molte zone del Nord Italia, si porta in chiesa un pezzo di panettone avanzato dal Natale oppure un dolce semplice preparato apposta per l’occasione. È un dolce senza eccessi, nato per essere condiviso in famiglia, che profuma la casa durante la cottura e sa di inverno, di gesti lenti e di piccoli riti che si ripetono ogni anno.

Ricetta del Pan d'Anice

  1. Nella ciotola della planetaria mettere le uova, lo zucchero semolato e il pizzico di sale. Montare ad alta velocità per una ventina di minuti, facendo incorporare tanta aria e ottenendo così un impasto con volume triplicato, soffice chiaro e spumoso.
  2. A questo punto setacciare la farina e la fecola di patate sulle uova montate.
  3. Versare l’impasto nella tortiera e infornate per 45 minuti. A questo punto spegnere il forno, aprirlo e far raffreddare per 5 minuti.

Esiste anche una variante con una piccola percentuale di farina gialla, che richiama i pani contadini invernali.

Preparazione della Crema all'Anice

  1. Ricava i tuorli dalle uova e mettili in una ciotola in vetro o metallo, poi unisci anche l’uovo intero.
  2. Aggiungi lo zucchero e adagia la ciotola sulla pentola d’acqua che dovrà sobbollire leggermente.
  3. Aggiungi anche il liquore all’anice e inizia a sbattere il composto con una frusta a mano.
  4. Porta l’impasto a una temperatura di 45 °C e quando avrà raggiunto i gradi desiderati, traferiscilo nella ciotola della planetaria munita di frusta e continua a montare il tutto fino a che non otterrai un composto molto cremoso e ben montato.
  5. Trasferisci adesso l’impasto all’interno di uno stampo da plumcake imburrato e infarinato e cuoci il tuo pan d’anice a 160°C per circa 40 minuti.
  6. Prima di sformarlo lascialo raffreddare e poi servilo.

Il Pan d’anice, non contenendo farciture né ingredienti facilmente deperibili, si conserva bene a temperatura ambiente. Riponilo in un contenitore ermetico o avvolgilo in pellicola alimentare, e conservalo in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore e umidità. Si può congelare intero o a fette, avvolgendolo con cura in pellicola e poi in un sacchetto per freezer. Si conserva fino a 2 mesi.

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