Il salame, simbolo della gastronomia italiana, è molto più di un semplice insaccato: è un'icona di convivialità e tradizione. La sua storia affonda le radici in tempi antichi, evolvendo nel corso dei secoli fino a diventare l'eccellenza che conosciamo oggi. Ma come mai questo delizioso alimento è diventato anche un termine dispregiativo? Esploriamo l'origine, l'evoluzione e il significato dell'espressione "non fare il salame".
Le origini del salame: un viaggio nella storia
La preparazione del salame ha origini antichissime, che risalgono agli Etruschi e ai Romani. Il primo passo verso l'insaccato moderno si compie con gli Egiziani, ma è il greco Omero, nell'Odissea, a scrivere per primo di un composto a base di sangue e grasso. Con l'arrivo degli Etruschi e dei Romani, la tradizione si consolida. Dopo la caduta dell'Impero Romano, l'arrivo dei Longobardi in Italia porta un'importante innovazione: si perfezionano i procedimenti per trattare e conservare in sicurezza anche la carne cruda.
Nel Medioevo maturo, con l'affermarsi delle Corporazioni, la preparazione si specializza e si raffina, con protocolli diversi in ogni Comune. Nel Rinascimento, avviene la consacrazione definitiva: i salumi entrano nelle corti dei Principi. Oggi, i salumi italiani hanno conquistato il mondo, forti di una tradizione che non teme la modernità.
In origine, presso i romani, era insicia e salumen, nel Medioevo divenne salamem e salacca, per poi evolversi in salame per gli italiani e infine salami in quasi tutte le lingue del mondo. Sono questi i nomi che nel tempo si sono succeduti per indicare il principe dei salumi, generalmente composto di carne suina scelta, macinata prima, speziata in vari modi poi, infine insaccata nel budello e lasciata stagionare. E ognuno di quei nomi (eccetto insicia da cui deriva però insaccato) contiene il riferimento al sale, che per il salame non rappresenta solo un ingrediente, ma una tecnica di conservazione.
L'evoluzione del significato: da alimento prelibato a termine dispregiativo
Come mai, allora, un alimento così apprezzato è diventato sinonimo di stupidità e goffaggine? Per capirlo, dobbiamo analizzare l'evoluzione del termine "salame" nel corso dei secoli.
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Spiega l’Accademia dei Georgofili: “Tutto deriva da un cambiamento di uso di un termine che fino al XVIII secolo e oltre identifica il pesce salato e quindi il salame o salamen è il baccalà che identifica ancora oggi una persona inespressiva da qui il detto di “essere un baccalà”. La parola salume deriva dal latino tardo antico salumen per indicare l’impiego del sale per conservare gli alimenti. Inizialmente e nel basso Medioevo, almeno per quanto ne sappiamo, il termine salamen indica i più diffusi alimenti conservati con il sale, i pesci e in particolare quello che ora è chiamato o baccalà o anche erroneamente stoccafisso. Non solo, ma il pesce salato, fino al Quattrocento, è venduto nelle botteghe dei Lardaroli, insieme alla carne e ai salumi.
È certamente a quest’antico periodo che il termine salame fu usato per indicare una persona ottusa e con un cervello duro, come il baccalà od il pesce secco o salamen. Ecco spiegata la vera origine dell’espressione “salame” per indicare una persona poco espressiva, anche se in fondo buona, come buono diventa un baccalà ben dissalato e preparato.
Josette Bavarez Blanco afferma che dire di una persona che è proprio un salame è come dire in Emilia “sei proprio un Sandrone”, una figura sempliciotta, credulona, limitata nel suo intendimento ma che appare comunque bonacciona e simpatica. Una definizione che l’autrice non è riuscita a datare ma che ritiene essere tipicamente italiana e molto antica e che potrebbe essere legata all’impasto, dall’essere il salame insaccato e legato, od infine dal fatto che era un salume del contadino e quindi grezzo e semplice.
"Non fare il salame": un'espressione popolare e i suoi sinonimi
L'espressione "non fare il salame" significa quindi "non fare lo stupido" oppure "non startene lì impalato". È un invito a essere più svegli, intelligenti e reattivi.
Simile a "non fare il salame" è l'espressione "avere le fette di salame sugli occhi", che indica una persona sciocca, di poca intelligenza o che non ha buon senso.
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Altre espressioni simili sono:
- "Essere un baccalà": anche in questo caso, si fa riferimento a una persona poco intelligente e inespressiva.
- "Fare la figura del baccalà (ma anche dello stoccafisso)": essere impacciati e goffi.
- "Essere un Sandrone": essere sempliciotti, creduloni e limitati.
Il salame e il baccalà: un legame inaspettato
Come abbiamo visto, le espressioni "non fare il salame" e "non fare il baccalà" hanno un significato simile. Ma qual è il legame tra questi due alimenti? In realtà, fra questi due alimenti un legame, nascosto, c’è. Ma per trovarlo dobbiamo andare indietro nel tempo e arrivare al XVIII secolo. Fino ad allora, infatti, quando si parlava di salame si intendevano tutti gli alimenti conservati con il sale, in particolare le carni e il pesce. Non a caso il baccalà veniva venduto nelle botteghe dei lardaroli.
Il salame nel linguaggio popolare: tra ironia e affetto
Nonostante il significato dispregiativo che può assumere in alcune espressioni, il salame è anche un simbolo di convivialità e tradizione. A Napoli, ad esempio, "baccalà" è quasi un termine affettuoso, usato in modo ironico e affezionato per indicare una persona un po’ tonta, ma comunque simpatica.
Non solo il salame: modi di dire legati al cibo
La lingua italiana è ricca di espressioni colorite legate al cibo. Alcuni esempi sono:
- "Rendere pan per focaccia": ricambiare un torto con un altro altrettanto grave.
- "Non essere né carne né pesce": non avere una posizione definita.
- "Essere buono come il pane": essere generosi e altruisti.
- "Avere l'argento vivo addosso": non riuscire a star fermi, essere molto irrequieti o vivaci.
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