Il sushi, un piatto tradizionale giapponese, è diventato sempre più popolare in tutto il mondo. Tuttavia, il consumo di sushi può talvolta essere seguito da disturbi gastrointestinali, comunemente indicati come mal di stomaco. Comprendere le cause di questo malessere e conoscere i rimedi efficaci è fondamentale per godere appieno dell'esperienza culinaria senza spiacevoli conseguenze. Questo articolo analizza in dettaglio le possibili cause del mal di stomaco post-sushi e fornisce una guida completa ai rimedi, spaziando dalla prevenzione alle soluzioni immediate.
Cause Potenziali del Mal di Stomaco Dopo Aver Mangiato Sushi
Il mal di stomaco dopo aver mangiato sushi può derivare da una varietà di fattori, che vanno dalla qualità e freschezza degli ingredienti alla sensibilità individuale.
1. Infezioni Alimentari (Intossicazione Alimentare)
Il pesce crudo, ingrediente chiave del sushi, può essere contaminato da batteri come la Salmonella, il Vibrio (in particolare Vibrio parahaemolyticus e Vibrio vulnificus) o il Clostridium botulinum, soprattutto se non conservato o preparato correttamente. I sintomi di un'infezione alimentare possono includere nausea, vomito, diarrea, crampi addominali e febbre. La rapidità di insorgenza dei sintomi varia a seconda del tipo di batterio coinvolto.
La presenza di Anisakis, un parassita nematode, è un'altra preoccupazione legata al consumo di pesce crudo. L'anisakiasi si manifesta con forti dolori addominali, nausea e vomito entro poche ore dall'ingestione del pesce contaminato. La legge impone l'abbattimento termico (congelamento a -20°C per almeno 24 ore o di almeno 15 ore a -35 °C) del pesce destinato al consumo crudo per uccidere il parassita, ma non sempre questa procedura viene eseguita correttamente.
L’anisakiasi, conosciuta anche con il nome di anisakidosi, è un’infezione parassitaria del tratto gastrointestinale causata da organismi classificati tra i nematodi e chiamati “vermi” nel linguaggio comune. Si tratta di piccoli animaletti caratterizzati da un corpo cilindrico non segmentato e da un tubo digerente dotato di due aperture, all’interno del quale il movimento del cibo è a senso unico. I nematodi possono causare vari disturbi che colpiscono parti del corpo diverse a seconda della specie coinvolta, e l’anisakiasi è tra questi. Il primo caso di anisakiasi negli esseri umani venne descritto nel 1876 dallo zoologo e parassitologo tedesco Rudolf Leuckart.
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L’infezione è scatenata da nematodi appartenenti alla famiglia Anisakidae, che include le specie Anisakis simplex, Pseudoterranova decipiens e Contracaecum osculatum. Gli anisakis adulti vivono nella mucosa dello stomaco di alcuni animali, soprattutto mammiferi marini. Le uova prodotte dai parassiti vengono espulse dai mammiferi con le feci e si sviluppano in larve. Queste vengono ingerite da piccoli crostacei, a loro volta ingeriti da altri organismi marini, come per esempio pesci e calamari, e quindi, risalendo la catena trofica, da altri pesci più grandi e così via. Nel passaggio tra i vari ospiti lungo la catena alimentare le larve si sviluppano nello stadio adulto, finché, raggiunto un mammifero marino, danno nuovamente avvio al ciclo.
Può capitare che le larve siano presenti in pesci o molluschi pescati per essere messi in commercio. Se consumati crudi o poco cotti, questi possono causare l’infezione e la conseguente malattia negli esseri umani. Quando si ingeriscono inavvertitamente larve di anisakis attraverso l’alimentazione, in molti casi queste muoiono e non causano disturbi; in altri possono invece attaccare lo stomaco o l’intestino tenue dello sfortunato consumatore.
I sintomi dell’infezione gastrica si manifestano solitamente entro poche ore. Quando è coinvolto lo stomaco si avvertono dolore addominale, spesso localizzato alla bocca dello stomaco, nausea e vomito. L’infezione che colpisce l’intestino tenue è meno comune, e può causare febbre, aumento dei globuli bianchi nel sangue, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e addirittura emorragie nel caso in cui le larve riescano a perforare la mucosa gastrointestinale. In questo caso i sintomi si manifestano a una o due settimane di distanza dall’ingestione. Quando, in seguito a perforazione, le larve migrano in altre parti del corpo, dando origine a sintomi molto vari a seconda dell’organo interessato, si parla di anisakiasi ectopica.
Talvolta, nella forma cosiddetta gastroallergica, sono presenti manifestazioni allergiche di vario tipo (come orticaria e congiuntivite), fino allo shock anafilattico. Esiste anche una forma di allergia all’anisakis, che può essere scatenata dalla semplice contaminazione, senza presenza di larve vive, e che si manifesta con dermatite, asma, congiuntivite, o con sintomi più gravi. Le forme che causano reazioni allergiche si riscontrano più spesso nelle persone esposte agli allergeni, per esempio quelle che lavorano nel settore della conservazione e della lavorazione di prodotti ittici.
2. Reazioni Allergiche
Le allergie alimentari sono una causa frequente di mal di stomaco. Il sushi contiene diversi ingredienti potenzialmente allergenici, tra cui pesce (tonno, salmone, sgombro), crostacei (gamberi, granchi), molluschi (vongole, ostriche), alghe (nori), soia (salsa di soia) e sesamo. Le reazioni allergiche possono variare da lievi (orticaria, prurito, gonfiore) a gravi (anafilassi, con difficoltà respiratorie e calo della pressione sanguigna). Anche l'aggiunta di maionese o altri condimenti può introdurre allergeni nascosti.
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3. Intolleranza all'Istamina (Sindrome Scombroid)
Alcune specie di pesce, come il tonno, lo sgombro e il pesce spada, possono contenere elevate quantità di istamina se non conservate correttamente. L'istamina è un composto che si forma quando i batteri degradano l'amminoacido istidina nel pesce. L'ingestione di pesce con alti livelli di istamina può causare la sindrome sgombroide, caratterizzata da sintomi simili a quelli di un'allergia alimentare, tra cui mal di testa, arrossamento cutaneo, prurito, nausea, vomito, diarrea e crampi addominali. A differenza di un'allergia, la sindrome sgombroide non coinvolge il sistema immunitario.
Se durante una cena, o poco dopo, si cominciano a sentire prurito, mal di testa, affanno, tachicardia, eritema diffuso del collo e volto (reazione allergica viso rosso), difficilmente metteremo in relazione questi sintomi con il cibo. Ma se abbiamo mangiato pesce, ci sono pochi dubbi: abbiamo la sindrome sgombroide. A provocare questa reazione è l’ingestione di una sostanza che si chiama istamina, che troviamo nei prodotti ittici come risultato della decomposizione dell’istidina, un amminoacido presente nelle specie appartenenti alle famiglie Scombridae e Scomberascidae: tonno, sgombro, sarde, sardine, acciughe (da cui il nome della sindrome). I sintomi della sindrome sgombroide compaiono rapidamente (da pochi minuti a 2-3 ore, in media 90 minuti) dopo l'ingestione dell'alimento e comprendono mal di testa, congiuntive arrossate, bocca che brucia, rossore diffuso della cute, orticaria, nausea, vomito, diarrea e dolori crampiformi addominali. Nelle forme più gravi di sindrome sgombroide, comunque rare, possono insorgere difficoltà respiratorie, palpitazioni, ipotensione e ischemiamiocardica.
4. Sensibilità agli Ingredienti
Anche in assenza di allergie o intolleranze specifiche, alcune persone possono essere sensibili a determinati ingredienti del sushi. Ad esempio, il riso per sushi è spesso condito con aceto di riso, zucchero e sale, che possono irritare lo stomaco di individui particolarmente sensibili. L'alto contenuto di sale nella salsa di soia può causare ritenzione idrica e gonfiore addominale. Anche il consumo eccessivo di alghe nori può contribuire al mal di stomaco in alcune persone.
5. Cattiva Digestione
La combinazione di pesce crudo, riso glutinoso e condimenti può essere difficile da digerire per alcune persone. La mancanza di enzimi digestivi specifici per il pesce crudo, unita alla fermentazione del riso nell'intestino, può causare gonfiore, gas e crampi addominali. Anche la velocità con cui si consuma il sushi può influire sulla digestione: mangiare troppo velocemente può sovraccaricare il sistema digestivo.
6. Contaminazione Crociata
La contaminazione crociata si verifica quando alimenti sicuri entrano in contatto con alimenti contaminati, trasferendo batteri o allergeni. In un ristorante di sushi, la contaminazione crociata può avvenire se gli stessi utensili o superfici vengono utilizzati per preparare sia il pesce crudo che altri ingredienti. Questo è particolarmente problematico per le persone con allergie alimentari, anche se l'allergene è presente in quantità minime.
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7. Consumo Eccessivo
Anche se gli ingredienti sono freschi e di alta qualità, mangiare troppo sushi può causare mal di stomaco. Il sushi è un alimento relativamente denso, ricco di carboidrati e proteine. Un consumo eccessivo può sovraccaricare il sistema digestivo, causando gonfiore, gas e indigestione.
8. Igiene del Ristorante
Le pratiche igieniche del ristorante di sushi sono fondamentali per prevenire le infezioni alimentari. Un ristorante sporco o con personale che non segue le corrette procedure di igiene può aumentare il rischio di contaminazione batterica del cibo. È importante scegliere ristoranti con una buona reputazione e che rispettino gli standard di sicurezza alimentare.
Rimedi per il Mal di Stomaco Dopo Aver Mangiato Sushi
Fortunatamente, esistono diversi rimedi che possono aiutare ad alleviare il mal di stomaco dopo aver mangiato sushi. La scelta del rimedio più appropriato dipende dalla causa del malessere e dalla gravità dei sintomi.
1. Rimedi Immediati
- Riposo: Sdraiarsi e riposare può aiutare a calmare lo stomaco e ridurre la nausea.
- Idratazione: Bere piccoli sorsi di acqua, brodo chiaro o tisane allo zenzero può aiutare a prevenire la disidratazione causata da vomito o diarrea.
- Evitare Cibi Solidi: Per alcune ore, è meglio evitare cibi solidi e concentrarsi su liquidi leggeri per dare al sistema digestivo il tempo di riprendersi.
- Farmaci da Banco: In caso di nausea o vomito, farmaci antiemetici da banco come il dimenidrinato (es. Xamamina) possono fornire sollievo. Per il dolore addominale, farmaci antidolorifici come il paracetamolo (es. Tachipirina) possono essere utili, ma è importante evitare l'ibuprofene (es. Brufen) o altri FANS, che possono irritare ulteriormente lo stomaco.
2. Rimedi Naturali
- Zenzero: Lo zenzero è un rimedio naturale efficace per la nausea e il vomito. Può essere consumato fresco, in tisana o in capsule.
- Menta Piperita: La menta piperita ha proprietà antispasmodiche e può aiutare a ridurre i crampi addominali. Può essere consumata in tisana o in olio essenziale (diluito e applicato esternamente sull'addome).
- Camomilla: La camomilla ha proprietà calmanti e può aiutare a ridurre l'infiammazione dello stomaco. Può essere consumata in tisana.
- Carbone Attivo: Il carbone attivo può aiutare ad assorbire le tossine nell'intestino e a ridurre il gonfiore e il gas. È importante bere molta acqua quando si assume carbone attivo per prevenire la stipsi.
3. Rimedi a Lungo Termine
- Probiotici: I probiotici sono batteri benefici che possono aiutare a ripristinare l'equilibrio della flora intestinale. Possono essere assunti sotto forma di integratori o consumati attraverso alimenti fermentati come yogurt o kefir.
- Dieta Leggera: Dopo un episodio di mal di stomaco, è importante seguire una dieta leggera e facilmente digeribile per alcuni giorni. Evitare cibi grassi, fritti, piccanti e ricchi di fibre.
- Identificare gli Allergeni: Se si sospetta un'allergia alimentare, è importante consultare un allergologo per effettuare test specifici e identificare gli allergeni responsabili.
- Consultare un Medico: Se i sintomi persistono per più di 24 ore o sono particolarmente gravi (febbre alta, vomito persistente, diarrea con sangue), è importante consultare un medico per escludere cause più serie e ricevere un trattamento adeguato.
Non è semplice fare una diagnosi di anisakiasi, in quanto i sintomi sono aspecifici e possono essere confusi con quelli di altre malattie del tratto gastrointestinale, come, per esempio, appendicite, ulcera e morbo di Crohn. Solitamente l’anisakiasi viene diagnosticata attraverso un esame endoscopico, mentre specifici test sono eseguiti per le forme allergiche. Nel corso dell’esame endoscopico possono essere rimosse le larve a cui è dovuta l’infezione, facendola regredire. In alcuni casi gravi è invece indicato un intervento chirurgico. Sono stati descritti alcuni casi trattati con successo con farmaci antiparassitari.
Prevenzione del Mal di Stomaco Dopo il Sushi
La prevenzione è la chiave per evitare il mal di stomaco dopo aver mangiato sushi. Ecco alcuni consigli utili:
- Scegliere Ristoranti Affidabili: Optare per ristoranti con una buona reputazione e che rispettino gli standard di sicurezza alimentare. Verificare che il ristorante abbia licenze e certificazioni appropriate.
- Verificare la Freschezza del Pesce: Il pesce crudo deve essere fresco, con un odore gradevole e un aspetto brillante. Evitare il pesce con un odore sgradevole o un aspetto opaco.
- Informarsi sulla Provenienza del Pesce: Chiedere al ristorante informazioni sulla provenienza del pesce e sulle procedure di conservazione e preparazione.
- Moderare il Consumo: Evitare di mangiare troppo sushi in una sola volta. Mangiare lentamente e masticare bene il cibo per facilitare la digestione.
- Comunicare le Allergie: Informare il personale del ristorante di eventuali allergie alimentari prima di ordinare. Verificare che gli ingredienti utilizzati siano sicuri per la propria dieta.
- Evitare il Sushi Durante la Gravidanza: Le donne in gravidanza dovrebbero evitare il consumo di pesce crudo a causa del rischio di infezioni alimentari.
- Prestare Attenzione alla Salsa di Soia: La salsa di soia è spesso ricca di sodio. Utilizzare la salsa di soia a basso contenuto di sodio o limitarne l'uso.
Per tenersi lontani dall’anisakiasi, è sufficiente applicare alcune fondamentali norme di igiene e buonsenso, congelando o cuocendo i prodotti ittici prima del consumo. La normativa europea in materia è rigorosa e prevede l’ispezione del pesce destinato alla vendita e l’obbligo, per i rivenditori di pesce crudo o in salamoia e per i ristoranti, di effettuare una procedura preventiva di abbattimento della temperatura dei prodotti. Questa viene eseguita attraverso l’uso di freezer che portano l’alimento a temperature inferiori a -20 °C per un periodo continuativo minimo di 24 ore o di almeno 15 ore a -35 °C. Inoltre la legge prevede che nelle pescherie e nei supermercati sia esposto un cartello che ricorda che, in caso di consumo di pesce crudo, marinato o non completamente cotto, il prodotto debba essere preventivamente congelato per almeno 96 ore a -18 °C in un congelatore domestico contrassegnato con tre o più stelle. Simili sono le norme suggerite dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) statunitensi. È importante ricordare che l’uso di limone, aceto e marinature varie, così come altri trattamenti tradizionali degli alimenti, non sono efficaci nella prevenzione dell’infezione. Al consumo di pesce marinato e di sushi sono legati i principali casi di anisakiasi segnalati nel nostro Paese. Una particolare attenzione al consumo di prodotti ittici va posta nel corso di viaggi, informandosi sulle norme in vigore e sul trattamento degli alimenti consumati.
Per scongiurare i rischi di anisakiosi molti Paesi obbligano per legge a congelare preventivamente il pesce destinato al consumo crudo, mediante il processo di abbattimento. Se invece si preferisce preparare il pesce a casa propria, per eliminare il rischio di anisakis è indispensabile cuocere o congelare il pesce a temperature adeguate per un tempo sufficientemente lungo, pari ad almeno 96 ore. Tra i congelatori domestici solo quelli a tre o quattro stelle sono in grado di raggiungere la temperatura richiesta. I congelatori a una o due stelle raggiungono temperature troppo basse. Per debellare il parassita non sono invece efficaci né la marinatura, né la salatura, né l’affumicatura. Quanto alla cottura, l'efficacia nella prevenzione dell'insorgenza dell'anisakiosi dipende dalla durata e dalla temperatura. In particolare, l'EFS (Autorità europea per la sicurezza alimentare) suggerisce di portare la parte più interna del pesce a una temperatura superiore a 60 °C per almeno un minuto. Per ottenere questo risultato è necessario cuocere il pesce per un tempo maggiore e a una temperatura più alta.
Sindrome Sgombroide: un'Intossicazione Simile all'Allergia
Attenzione al pesce crudo. Se mal conservato può causare un’intossicazione, la “sindrome sgombroide” a cui spesso ci si riferisce come “mal di sushi”. Cambiano le abitudini alimentari, cambiano anche i rischi per la salute: a Milano sono aumentati i casi di questa forma di intossicazione alimentare, fa sapere l’Agenzia di Tutela della Salute della Città metropolitana di Milano. La “sindrome sgombroide” è una delle più comuni intossicazioni alimentari da consumo di pesce. La sostanza responsabile dell’intossicazione è l’istamina che si sviluppa per l’azione di alcuni enzimi. In poche parole l’istidina, a causa della cattiva conservazione del pesce, può trasformarsi in istamina. Le quote più elevate di questo aminoacido - si legge in un bollettino dell’Istituto superiore di Sanità - sono state riscontrate nei tonni, negli sgombri, nelle sardine e nelle aringhe. Il problema può riguardare il sushi, quindi il pesce preparato per essere consumato crudo secondo la tradizione della cucina giapponese, ma non solo. «I sintomi più frequenti sono crampi addominali, nausea, vomito, diarrea, rush cutaneo, prurito, ma anche mal di testa, bruciore oculare e difficoltà respiratorie. Questi sintomi cominciano a manifestarsi subito dopo l’ingestione del pesce, da 30 minuti a 2 ore dopo il pasto.
A Milano, per esempio, è allarme mal di sushi: così è stato soprannominata la sindrome sgombroide dal personale medico e infermieristico dei reparti di pronto soccorso della città. I casi rilevati negli ultimi mesi sono più di 40 e derivano tutti dal consumo di tonno e altro pesce azzurro mal conservato. A essere sotto accusa, tuttavia, non sono solo i sempre più diffusi ristoranti giapponesi dove l'all you can eat è di casa, ma anche bar e ristoranti italiani, dove si serve tonno crudo o scottato. Tra i sintomi più diffusi della sindrome sgombroide ci sono cefalea, crampi addominali, vomito, nausea, palpitazioni, diarrea, arrossamento della pelle e difficoltà respiratorie.
Anisakis: un Parassita da Non Sottovalutare
Forti dolori addominali, nausea e vomito. Se abbiamo consumato pesce crudo o poco cotto all’origine dei disturbi potrebbe esserci l’anisakiosi. Si tratta di un’infezione del tratto gastrointestinale causata, appunto, dall’ingestione di prodotti ittici crudi o cotti non a sufficienza contenenti larve di anisakis, un verme parassita. Ecco perché, più ancora della freschezza, per gustare sushi, tartare, carpacci e pesce marinato, bisogna essere sicuri di non correre rischi. I sintomi possono manifestarsi da un’ora fino a due settimane dopo l’ingestione di alimenti infetti. Se non vengono espulse entro le 48 ore successive, le larve del parassita possono penetrare nella mucosa gastrica causando un forte dolore addominale, accompagnato da nausea e vomito. Nei casi più gravi l’infezione provocata dall’anisakis può portare a un’ostruzione dell’intestino tenue. In caso di sospetta anisakiosi, è necessario rivolgersi al medico. Per individuare l’anisakis si utilizza l’endoscopio, un dispositivo a fibre ottiche che permette allo specialista di esaminare l’interno dello stomaco. Un’estremità dell’endoscopio è dotata di una piccola pinza meccanica che può essere usata per rimuovere il parassita. Un’altra soluzione per individuare l’anisakis è la radiografia. Se il verme si è annidato nelle pareti dell’apparato digerente, potrebbe essere necessario rimuoverlo con un intervento chirurgico.
L’anisakidosi (o anisakiasi) è un disturbo causato dagli anisakis, nematodi (vermi) parassiti capaci di annidarsi nelle pareti dello stomaco. Le larve producono una sostanza che attrae nella zona colpita diversi agenti del sistema immunitario (globuli bianchi eosinofili) che tendono a formare un granuloma nei tessuti che circondano il parassita (un granuloma è come una piccola pallina dura, formata dall’accumulo delle cellule del sistema immunitario). L’anisakis, durante lo stadio di sviluppo tipico dell’infestazione del pesce, è visibile ad occhio nudo e si presenta come un verme di lunghezza compresa tra 1-3 cm; il colore è variabile, di gradazione tra il bianco ed il rosato (nel pesce può prendere in parte il colore della carne). Il corpo, a sezione tonda, è piuttosto sottile e tende a presentarsi arrotolato su sé stesso in una spirale. Una volta fecondate le uova vanno incontro a maturazione fino a diventare larve che vengono ingerite da piccoli crostacei, a loro volta preda di pesci, seppie e calamari. Alcune persone, dopo o durante l’ingestione di pesce crudo o poco cotto, avvertono una sensazione di prurito in gola: si tratta del verme che si muove nella bocca o nella gola. Anche se ben cotte, le larve di Anisakis possono ancora rappresentare un pericolo per gli esseri umani. Quando infettano il pesce le anisakidi rilasciano diverse sostanze biochimiche nei tessuti circostanti e a causa di queste si possono verificare manifestazioni allergiche acute, ad esempio orticaria e shock anafilattico, accompagnate o meno dai sintomi gastrointestinali. Negli altri casi può essere necessario l’endoscopio, cioè un dispositivo a fibre ottiche che permette al medico di esaminare l’interno dello stomaco e la parte iniziale dell’intestino tenue (gastroscopia). In alternativa per diagnosticare il disturbo spesso ci si basa sulla storia del paziente, che riferisce di aver mangiato pesce o calamari crudi o non ben cotti.
Consigli Aggiuntivi
È importante ricordare che la suscettibilità al mal di stomaco dopo aver mangiato sushi varia da persona a persona. Alcune persone possono consumare sushi regolarmente senza problemi, mentre altre possono essere più sensibili. Fattori come l'età, lo stato di salute generale e la presenza di condizioni mediche preesistenti possono influenzare la reazione individuale al sushi.
Inoltre, è fondamentale distinguere tra un semplice mal di stomaco e una reazione allergica grave. I sintomi di un'allergia alimentare possono progredire rapidamente e mettere in pericolo la vita. Se si manifestano difficoltà respiratorie, gonfiore della lingua o della gola, vertigini o perdita di coscienza, è necessario chiamare immediatamente i servizi di emergenza.
Infine, è consigliabile tenere un diario alimentare per monitorare le proprie reazioni al cibo e identificare eventuali alimenti scatenanti.