Ma Che Pizza: Un Viaggio nel Significato e nella Storia di un'Icona Italiana

Alzi la mano chi non si è mai trovato in un momento di indecisione davanti al menù di una pizzeria! La pizza, simbolo indiscusso della cucina italiana, si presenta in una miriade di varianti, ognuna con un nome particolare e una storia da raccontare. Ma perché questa difficoltà nella scelta? E cosa significa l'espressione "Ma che pizza!"? Questo articolo esplora il mondo della pizza, dai suoi nomi alle sue origini, fino al suo significato culturale.

La Nomenclatura della Pizza: Un Labirinto di Sapori

Secondo una ricerca di E. Caffarelli, i nomi delle pizze possono essere suddivisi in diverse categorie, ognuna rivelatrice di un aspetto specifico di questo amato piatto.

Pizze "Storiche": Un Omaggio alla Tradizione

La pizza Margherita, un classico intramontabile, è un esempio perfetto di pizza "storica". L'aneddoto narra che il nome fu dedicato alla regina Margherita di Savoia, che la preferì tra le tre pizze proposte dal pizzaiolo Peppino Brandi. Ordinare una Margherita in qualsiasi ristorante d'Italia significa andare sul sicuro, un simbolo di tradizione e gusto autentico.

Pizze "Nazionali/Regionali/Locali in Percentuale": Un Mosaico di Identità

Questa categoria include pizze i cui nomi richiamano una regione o una nazione, anche se l'appartenenza non è sempre del tutto precisa. La pizza Americana, ad esempio, può riferirsi a ricette diverse, accomunate dall'abbondanza di ingredienti. La pizza Trevigiana deve il suo nome al radicchio rosso di Treviso, mentre la Tirolese è caratterizzata dallo speck. Allo stesso modo, le pizze Norvegese/Islandese/Nordica propongono il salmone affumicato, e la Messicana si distingue per i fagioli e le salse piccanti. Le pizze Siciliana, Pugliese, Calabrese, Napoletana e Napoli, pur non avendo ingredienti sempre identici, evocano sapori e preparazioni tipiche delle rispettive regioni.

Dalle Pizze "Tradizionali" alle Denominazioni Derivate: Un'Esplosione di Creatività

Dalla pizza Diavola, il cui nome deriva da un modo di cucinare il pollo, è nata una serie di pizze dai nomi evocativi come Etna, Mongibello, Vesuvio, Stromboli, Inferno, Infuocata, Lucifero e Mangiafuoco, che richiamano il fuoco e l'esplosività.

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Pizze che si Promuovono da Sé: Un Inno alla Bontà

Queste pizze si autodefiniscono attraverso nomi che ne esaltano la bontà, la fantasia o la combinazione di ingredienti: Appetitosa, Aristocratica, Delicata, Esagerata, Mitica, Superba, Troppobuona, ecc.

Pizze con un Nome che è una Garanzia: Un Impegno alla Qualità

In questa categoria, il nome vuole "garantire" il contenuto, come nel caso della pizza Riccardo Cocciante (Margherita) o Braccio di Ferro (con spinaci). La pizza Biancaneve, invece, si distingue per gli ingredienti che le conferiscono un aspetto chiaro e non colorato.

Pizze "di Marca": Un'Incursione nel Marketing

Alcune pizze vengono chiamate con il nome del marchio commerciale dell'ingrediente caratteristico, anche se quel prodotto non viene effettivamente utilizzato: Auricchio (provolone), Carcioghiotta (carciofo Carcioghiotto marca Ponti), Certosina (crescenza Galbani), Gran Biscotto (prosciutto cotto), Rio Mare (tonno).

Pizze "Divertenti": Un Gioco di Parole

Queste pizze si distinguono per i nomi creativi e giocosi: Pizza Al Pachino (con pomodorini di Pachino, rifatto sul nome dell'attore Al Pacino), É una bufala (con mozzarella di bufala; bufala colloquialmente vuol dire esagerazione), Tonno subito (con tonno; tonno in dialetto siciliano vuol dire torno).

Pizze Chiamate con Nomi "Macedonia" e Composti: Un Mix di Sapori

Questa categoria include pizze con nomi che combinano gli ingredienti principali, come Gamberucola (gamberetti+rucola) e Patapizza (patate+pizza).

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"Ma Che Pizza!": Un'Espressione Popolare

L'espressione "Ma che pizza!" viene utilizzata per esprimere fastidio o noia nei confronti di qualcosa. Ma da dove deriva questo modo di dire?

Una spiegazione, fornita dall'Accademia Pizzaioli di Gruaro, suggerisce che l'origine sia legata alla difficoltà di digestione che a volte la pizza può causare, provocando gonfiore e sete. Questo può essere dovuto a una lievitazione insufficiente o all'utilizzo di ingredienti di scarsa qualità.

Pizza e Fichi: Un Binomio Popolare

Il dialetto romano è ricco di espressioni, tra cui "Mica pizza e fichi", utilizzata per paragonare qualcosa a un piatto considerato povero in passato. La pizza e i fichi erano infatti un alimento consumato dalle classi meno agiate, con i fichi definiti "il cibo dei poveri". Oggi, tuttavia, la pizza con i fichi è apprezzata anche in contesti più raffinati, diventando un ingrediente prelibato per banchetti e degustazioni.

La Pizza nel Mondo: Un Successo Globale

L'amore per la pizza non è limitato all'Italia. Negli Stati Uniti, ad esempio, sono nate diverse varianti regionali, come la pizza newyorchese, la Chicago style (deep dish pizza) e la Sicilian Slice.

La Pizza Napoletana STG: Un Marchio di Garanzia

La pizza napoletana ha ottenuto il riconoscimento di Specialità Tradizionale Garantita (STG), un marchio che ne tutela la preparazione secondo le regole della tradizione. Questo significa che una pizza "napoletana margherita STG" deve essere realizzata con ingredienti, dosi e procedure codificate a Napoli, indipendentemente dal luogo in cui viene preparata.

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Secondo Antonio Pace, discendente da una famiglia di pizzaioli dal 1850, il marchio STG garantirà la pizza "verace" in tutta Europa. Pace sottolinea che la vera pizza è un disco di pasta condito con ingredienti semplici e di qualità, e si rammarica per le versioni svilite che spesso vengono proposte senza rispetto per la tradizione.

Come Preparare una Vera Pizza Napoletana: I Segreti di Antonio Pace

Antonio Pace condivide alcuni segreti per preparare una pizza napoletana degna di questo nome:

  • Farina: Utilizzare farina doppio zero rinforzata con farina di grano duro (10-20%).
  • Lievitazione: Impastare a lungo e far lievitare per almeno 8 ore.
  • Condimenti: Utilizzare 50-60 grammi di pomodoro fresco schiacciato grossolanamente e 70-80 grammi di mozzarella tagliata a fette.
  • Olio: Irrorare con un filo d'olio (4-5 grammi) prima di infornare.
  • Basilico: Aggiungere il basilico prima di infornare per esaltarne il sapore.
  • Cottura: Cuocere in forno a legna a 450-480 gradi per non più di 60 secondi.
  • Forma: La pizza napoletana deve essere sottile al centro con un cornicione alto e morbido.

La Storia della Pizza: Dalle Origini al Successo Mondiale

La pizza non è sempre stata come la conosciamo oggi. La prima notizia dell'uso del pomodoro risale al 1733, ma fu utilizzato regolarmente solo dopo la metà del 1800. In precedenza, la pizza era un disco di pasta condito con aglio, strutto, sale grosso e basilico, a volte arricchito con formaggio.

Nata come preparazione casalinga, la pizza cominciò a essere prodotta in laboratori e venduta per strada nel Settecento. Solo verso la metà del secolo comparvero i primi tavolini di marmo per la consumazione in loco, dando vita alle pizzerie moderne.

Nel 1889, il pizzaiolo Raffaele Esposito preparò tre tipi di pizza per il re Umberto I e la regina Margherita, tra cui una pizza con pomodoro, mozzarella e basilico che citava i colori della bandiera italiana. La regina preferì quest'ultima, e da allora la pizza Margherita divenne un simbolo dell'italianità.

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