Il lievito di birra è un prodotto ampiamente utilizzato sia negli impasti, sia come integratore alimentare. Ma quali sono i suoi effetti durante l'allattamento? Questo articolo esplora i benefici, i rischi e le alternative del lievito di birra durante questo periodo delicato.
Cos'è il Lievito di Birra?
Per lievito di birra si intende un fungo microscopico, formato da colonie di Saccharomyces cerevisiae, ottenute per fermentazione. In particolare, le cellule del lievito vengono coltivate su un substrato di malto (orzo germogliato) all'interno di fermentatori dove si moltiplicano migliaia di volte. Nella produzione moderna, il lievito di birra può essere ricavato anche da colture in brodo nutritivo, che permettono di modulare il contenuto minerale, arricchendolo.
Dal punto di vista nutrizionale, il lievito di birra contiene un’elevata quantità di proteine ed è ricco di vitamine del gruppo B, ad eccezione della B12. Fornisce inoltre diversi minerali essenziali per la nostra salute come selenio, fosforo, potassio, magnesio e, se presente nel substrato di crescita, cromo. È disponibile in diverse forme, tra cui polvere, panetti, fiocchi o compresse. Storicamente, è stato utilizzato per la produzione di birra, pane e bevande fermentate.
Il lievito di birra si distingue dagli altri lieviti per la specie di lieviti utilizzata, le modalità di produzione e l’impiego finale. Altri tipi di lieviti, come il lievito madre, hanno caratteristiche diverse. Il lievito madre è un composto vivo formato da saccaromiceti e batteri lattici e acetici, la cui fermentazione produce acidi e composti che modificano sensibilmente sia il profumo sia il gusto dell’impasto. I lieviti chimici, come bicarbonato, cremor tartaro o ammoniaca per dolci, non prevedono alcuna fermentazione microbica.
Proprietà del Lievito di Birra
Il lievito di birra possiede alcune proprietà interessanti:
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- È ricco di proteine, vitamine (in particolare vitamine del gruppo B) e minerali.
- Contiene beta glucani, ai quali vengono associati effetti positivi sul sistema immunitario e sul metabolismo.
- Si ritiene possa supportare la salute di pelle, capelli e unghie e si ipotizza possa essere impiegato come aiuto per contrastare l’acne.
- Si ipotizza possa essere di supporto per le persone con sindrome del colon irritabile, riducendo infiammazione e dolore.
- Le caratteristiche simbiotiche del lievito di birra possono renderlo un aiuto efficace per prevenire la diarrea.
- Oltre ad abbassare il colesterolo, il lievito di birra può migliorare la salute del cuore abbassando la pressione sanguigna. Le elevate quantità di potassio, magnesio e calcio presenti nel lievito di birra possono spiegare questa riduzione della pressione sanguigna.
- Il cromo è utile per migliorare la tolleranza al glucosio in pazienti affetti da diabete di tipo II o iperglicemia, favorendo la normalizzazione glicemica attraverso l’aumento della sensibilità all’insulina.
- Il selenio è invece molto importante per il corretto funzionamento della tiroide ed espleta una preziosa azione antiossidante.
- Il lievito di birra è una fonte alimentare naturale di nucleotidi. L’integrazione di nucleotidi ha il potenziale per aumentare la resistenza e il recupero post allenamento negli atleti.
Lievito di Birra e Allattamento: Cosa Sapere
Vista l'assenza di studi relativi alla sicurezza e all'efficacia a lungo termine nelle gestanti, l'uso di integratori a base di lievito di birra andrebbe evitato durante la gravidanza e nel successivo periodo di allattamento al seno.
Tuttavia, è importante considerare che il lievito di birra costituisce una fonte ricca e completa di vitamine B, spesso assunte in scarse quantità nelle diete iperlipidiche, o iperglucidiche, o iperproteiche, oppure quando il consumo di alcool, sigarette o caffè è elevato. Il gruppo B è un insieme di vitamine molto importante anche per gli sportivi, i bambini in crescita e le persone convalescenti, perché facilita la trasformazione di proteine, carboidrati e lipidi in energia. Il lievito di birra contiene tutte le vitamine del gruppo B, dosate in buone proporzioni per una loro corretta integrazione (le vitamine del complesso B agiscono in sinergia fra loro, intervenendo sui sistemi di regolazione del metabolismo).
Controindicazioni del Lievito di Birra
Il consumo di lievito di birra presenta alcune controindicazioni che occorre tenere presenti:
- Le persone con sensibilità o intolleranza al lievito dovrebbero evitare di assumerlo, poiché potrebbero sviluppare effetti collaterali come gonfiore addominale, meteorismo, flatulenza o crampi addominali, soprattutto se utilizzato in combinazione ad altri lieviti. In alcuni casi può svilupparsi disbiosi intestinale. Qualora ciò avvenga può essere utile chiedere ad un medico se assumere probiotici e prebiotici.
- Sebbene sia rara, l’allergia al lievito esiste e in caso di manifestazioni allergiche occorre sospendere l’assunzione immediatamente.
- Anche in caso di malattie infiammatorie intestinali è, in genere, consigliato evitare di assumere lievito di birra in quanto potrebbe peggiorare la sintomatologia.
Possibili Interazioni Farmacologiche
Il lievito di birra può interagire con alcuni medicinali, pertanto prima di consumarlo occorre tenerne conto:
- Alcuni prodotti a base di lievito di birra possono contenere litio, per cui l’assunzione contemporanea con farmaci a base di litio può aumentare i livelli della sostanza nell’organismo, con il rischio di sviluppare effetti indesiderati soprattutto in caso di uso prolungato.
- La presenza di tiramina rende potenzialmente controindicato anche l’uso insieme ai farmaci antidepressivi della classe degli inibitori delle monoamino-ossidasi, poiché l’uso combinato può causare un aumento significativo della pressione arteriosa.
- Il lievito di birra può interferire con la glicemia, e qualora si utilizzino farmaci per controllarla si può andare incontro a ipoglicemia.
- Il lievito di birra può interagire con diverse classi di farmaci. Inibitori delle monoaminossidasi (IMAO - MAO Inibitori): questi includono farmaci come tranilcipromina, selegilina e isocarbossazide, usati per il trattamento della depressione. La grande quantità di tiramina nel lievito di birra può scatenare una crisi ipertensiva se l’integratore viene assunto assieme agli IMAO. Meperidina: questo è un antidolorifico narcotico. Farmaci per il diabete: il lievito di birra può ridurre la glicemia.
Come Usare il Lievito di Birra
Il lievito di birra può essere utilizzato in diverse forme, che prevedono modalità di impiego distinte. In particolare, ne esistono due varianti principali: fresco in panetto e secco in granuli. Il lievito di birra fresco contiene cellule vive attive e richiede una fase di scioglimento in acqua o latte tiepido insieme a un pizzico di zucchero, utile ad avviare la fermentazione batterica. È pensato per impasti che lievitano fuori dal forno; il lievito di birra secco è l’equivalente essiccato del lievito fresco, ha una conservazione più lunga ed è pronto all’uso, ma va “attivato” direttamente nell’impasto mescolandolo alla farina con una piccola quantità di zucchero. Un grammo di lievito secco corrisponde a tre grammi di lievito fresco.
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In cucina, il lievito di birra serve a favorire la lievitazione degli impasti grazie all’attività dei microrganismi che fermentano gli zuccheri presenti nella farina. Questi fermenti hanno, infatti, bisogno di nutrimento, umidità, aria e calore per svilupparsi. Nell’impasto trovano l’ambiente adatto per moltiplicarsi e produrre gas, che a sua volta permette al panetto di aumentare di volume.
Il lievito fresco viene in genere utilizzato per pane, focacce, brioche e altri prodotti che richiedono lievitazioni “esterne” al forno. Il lievito secco, al contrario, viene mescolato direttamente alla farina e può essere conservato più a lungo.
Lievito di Birra come Integratore
Il lievito di birra può essere utilizzato anche come integratore. A esso vengono attribuite diverse possibili funzioni, tra le quali:
- Supporto alla salute della pelle, dei capelli e delle unghie.
- Aiuto nel riequilibrio della flora intestinale.
- Possibili effetti positivi sul metabolismo, in particolare grazie al contenuto di beta glucani.
- Migliora le malattie dermatologiche come la seborrea e l’acne.
- Poi supporta le azioni probiotiche al fine di consentire la corretta funzionalità gastro-enterica e nel preservare il corretto funzionamento immunitario.
- Inoltre esercita funzioni rimineralizzanti, importanti nello sportivo per riequilibrare le perdite saline dovute alla sudorazione eccessiva legata all’esercizio fisico.
- Promuove funzioni immunostimolanti, cicatrizzanti (utili in caso di ferite e ustioni), rivitalizzanti, per l’elevato contenuto di vitamine del gruppo B.
Gli integratori a base di lievito, utilizzano lievito di birra secco ovvero quello preparato facendo essiccare i microrganismi per mantenerne intatte le qualità nutrizionali. L’integratore a base di lievito di birra deve contenere non meno di 400 mg di lievito per capsula. Il dosaggio consigliato è di almeno una compressa al giorno per un periodo di 1-2 mesi.
Come Sostituire il Lievito di Birra
Sostituire il lievito di birra è possibile, poiché esistono diverse alternative che permettono comunque di ottenere impasti lievitati. In particolare, esistono due opzioni, che sono anche le più utilizzate: l’uso del lievito madre oppure la combinazione di cremor tartaro e bicarbonato di sodio. Il lievito madre è un agente naturale che permette di preparare pane, pizza e dolci a lunga lievitazione, conferendo una struttura morbida e donando un sapore caratteristico. Il suo utilizzo richiede una certa pazienza, poiché la produzione domestica prevede diversi giorni di “rinfreschi” e una gestione praticamente costante; per chi vuole sapere come sostituire il lievito e preferisce una soluzione più rapida, il cremor tartaro attivato dal bicarbonato è un’altra alternativa utile. Si tratta di una reazione immediata, che non necessita dei tempi lunghi caratteristici della lievitazione “tradizionale”. Questa combinazione è utile per impasti che richiedono una crescita rapida e può essere incorporata direttamente nella miscela degli ingredienti secchi; in alcune preparazioni salate, come pizze e focacce, è possibile anche sfruttare la schiuma della birra, preferibilmente non pastorizzata e torbida. L’aggiunta graduale della birra può favorire una lievitazione leggera, pur modificando il sapore finale dell’impasto, motivo per cui non è una scelta adatta a tutti.
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Stimolare la Lattazione: Approccio Olistico
L'allattamento è un processo naturale, ma a volte le madri che allattano al seno possono avere difficoltà a produrre abbastanza latte per soddisfare i bisogni del loro bambino. Per stimolare la lattazione è necessario un approccio olistico che comprenda l'allattamento frequente e a richiesta, una buona idratazione e alimentazione, il sostegno emotivo e il riposo.
- Allattamento frequente: La domanda crea l'offerta. Più si allatta, più si stimola la produzione di latte.
- Alimentazione e idratazione: Una buona alimentazione e un'adeguata idratazione sono fondamentali. Una dieta equilibrata ricca di frutta, verdura, proteine e cereali integrali può favorire la salute generale e, di conseguenza, la produzione di latte.
- Riposo e gestione dello stress: La mancanza di sonno e alti livelli di stress possono ridurre la produzione di latte. Tecniche di rilassamento come la meditazione, lo yoga o semplicemente esercizi di respirazione profonda possono aiutare a ridurre lo stress e a promuovere un ambiente favorevole alla produzione di latte.
È importante distinguere i veri segnali di una produzione di latte insufficiente dalle preoccupazioni comuni delle neomamme. Una buona posizione di allattamento è fondamentale per stimolare efficacemente la lattazione.
Allattamento al Seno e Fabbisogni Nutrizionali della Madre
Una corretta alimentazione materna durante la fase di allattamento è fondamentale per il benessere della madre e del bambino. Durante questo periodo, il corpo della donna affronta un aumento del fabbisogno energetico e nutrizionale per produrre il latte materno, un alimento completo che fornisce al neonato tutti i nutrienti necessari per crescere in salute. Per sostenere questo processo, è essenziale garantire un apporto adeguato di macronutrienti - carboidrati, proteine e grassi - e micronutrienti come vitamine (in particolare A, D, C, B6 e B12), minerali (calcio, ferro, magnesio) e acqua, che sono fondamentali per il mantenimento della salute materna e per la qualità del latte. Non soddisfare tali fabbisogni può portare non solo a carenze nutrizionali nella madre, ma anche a una riduzione della produzione di latte o a una sua composizione meno ottimale.
Inoltre, durante l’allattamento, la madre deve porre particolare attenzione al consumo di alimenti nutrienti e di alta qualità, come frutta fresca, verdura, cereali integrali, proteine magre e grassi sani, evitando cibi trasformati e bevande zuccherate. Bere molta acqua è altrettanto importante per rimanere idratata, visto che una buona idratazione favorisce la produzione di latte materno. Infine, un’alimentazione bilanciata e adeguata aiuta anche a contrastare la stanchezza post-partum, sostenendo la madre fisicamente ed emotivamente in questa fase delicata. Per personalizzare al meglio la dieta durante l’allattamento, il supporto di un nutrizionista esperto può rivelarsi fondamentale.
Valori Nutrizionali del Latte Materno
Il latte materno è l’alimento migliore per i neonati, fornisce loro tutti i nutrienti di cui hanno bisogno nei primi sei mesi di vita e aiuta il bambino a proteggersi da malattie ed infezioni. Il volume e la composizione del latte umano sono variabili da donna a donna ed anche nella stessa donna variano in base al periodo di lattazione ma in media il latte materno è composto per l’1-2% da proteine, il 3,5% da grassi, il 6,5-7% da carboidrati e per il 0.5% da sali; la restante percentuale è rappresentata da acqua. Durante l’allattamento al seno, la sua produzione comporta un aumento di tutti i fabbisogni nutrizionali materni. La ghiandola mammaria è in grado di estrarre attivamente dal sangue molti nutrienti, per mantenere l’adeguata concentrazione nel latte anche in caso di insufficiente assunzione materna. Numerosi complessi meccanismi di adattamento metabolico e ormonale intervengono nel preservare la salute del lattante dagli eventuali danni che potrebbero derivare da uno stato nutrizionale non adeguato della madre, sebbene un’assunzione materna inadeguata protratta nel tempo possa condizionare la concentrazione di acidi grassi, vitamine del gruppo B, selenio e iodio. L’assunzione supplementare giornaliera di energie nutrienti nella donna durante la fase di allattamento viene calcolata sulla base del volume della composizione del latte materno secreto giornalmente.
Alimentazione in Allattamento: Raccomandazioni Generali
Per quanto riguarda l’alimentazione in allattamento, si raccomanda di seguire una dieta il più possibile varia e bilanciata, che comprenda gli alimenti appartenenti a tutti i gruppi alimentari, come carboidrati complessi, proteine di qualità, grassi buoni, frutta e verdura fresca. Questo approccio è essenziale per evitare carenze nutrizionali che potrebbero compromettere la salute della madre e lo sviluppo del neonato. Una dieta equilibrata in questa fase delicata della vita fornisce l'energia necessaria per affrontare il periodo post-partum e garantisce un apporto adeguato di micronutrienti come ferro, calcio, vitamina D e vitamine del gruppo B. Inoltre, è fondamentale mantenere una corretta idratazione bevendo acqua a sufficienza per sostenere la produzione di latte materno.
Cosa Mangiare in Allattamento
Durante la fase di allattamento, è fondamentale seguire un’alimentazione equilibrata che supporti il benessere della mamma e favorisca la crescita sana del neonato. I carboidrati rappresentano una delle fonti energetiche principali: consumare carboidrati complessi come cereali integrali, legumi, patate e verdure ricche di amido aiuta a sostenere la produzione di latte materno e a fornire energia costante. Un aspetto altrettanto cruciale è l’idratazione. Bere molta acqua è indispensabile per garantire una produzione ottimale di latte materno, ridurre la stanchezza e contrastare la stitichezza post-partum. È consigliato preferire acque carbonato-calciche, evitando un eccessivo consumo di tisane o infusi contenenti teina.
Gli ortaggi e la frutta fresca non devono mai mancare nella dieta quotidiana: sono ricchi di vitamine, minerali e antiossidanti che beneficiano sia la mamma che il bambino. Inoltre, questi alimenti aiutano a risolvere problemi digestivi comuni nel post-partum e a prevenire patologie croniche come il diabete e l’obesità. Le proteine sono altrettanto importanti perché supportano lo sviluppo cellulare e cerebrale del neonato. Fonti di proteine di alta qualità includono la carne magra, i legumi, i latticini e i prodotti a base di soia, che contribuiscono anche al senso di sazietà nella mamma, aiutando a gestire l’appetito dopo la gravidanza. Non bisogna dimenticare il consumo di pesce, soprattutto quello ricco di omega-3 come il salmone, le sardine e il tonno a basso contenuto di mercurio. Gli omega-3 sono fondamentali per lo sviluppo cerebrale e visivo del neonato. È preferibile evitare pesci grandi e predatori, che tendono ad accumulare più sostanze inquinanti.
L’olio extravergine di oliva è il condimento ideale durante l’allattamento. Ricco di grassi sani e polifenoli, apporta benefici alla salute cardiovascolare e aggiunge sapore naturale ai piatti, rendendolo perfetto per insalate, carni e pesci. Infine, è importante assumere verdure ricche di ferro come rucola, spinaci e radicchio, accompagnandole con alimenti ad alto contenuto di vitamina C come pomodori, kiwi e agrumi. La vitamina C facilita l’assorbimento del ferro, un minerale essenziale durante l’allattamento per sostenere la produzione di emoglobina e prevenire carenze.
Cibi da Evitare in Allattamento
Durante il periodo di allattamento, è importante prestare particolare attenzione alla propria alimentazione per garantire non solo il benessere della mamma ma anche quello del bambino. Alcuni alimenti e bevande, infatti, possono interferire con la qualità del latte materno o provocare reazioni indesiderate nei neonati. Il consumo di alcol è da evitare completamente, in quanto passa facilmente nel latte materno e può compromettere lo sviluppo neurologico del neonato. Anche la caffeina merita particolare cautela: un’assunzione eccessiva derivante da caffè, tè o bevande energetiche può rendere il bambino più irritabile e disturbare il suo sonno. È preferibile limitarsi a non più di due tazze di caffè al giorno.
Un altro aspetto da considerare è il consumo di pesce ad alto contenuto di mercurio, come tonno, pesce spada e squalo. Queste varietà contengono livelli elevati di metalli pesanti che potrebbero danneggiare lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. Al contrario, pesci come salmone, sardine e trota, ricchi di acidi grassi omega-3 e poveri di mercurio, rappresentano un’alternativa sicura e salutare. Gli alimenti altamente trasformati, come snack industriali, cibi fritti e junk food, andrebbero evitati poiché ricchi di grassi saturi, zuccheri raffinati e sale. Non solo forniscono poche sostanze nutritive, ma possono anche interferire con il recupero fisico della mamma in questa delicata fase. Parallelamente, è bene prestare attenzione a cibi che possono causare gonfiore, come legumi, cavoli, broccoli e cipolle. Anche se non è necessario eliminarli del tutto, è consigliabile introdurli gradualmente nella dieta e osservare eventuali reazioni del bambino.
Anche le spezie piccanti e gli alimenti dai sapori molto intensi potrebbero alterare il gusto del latte materno, risultando poco graditi ai neonati. Sebbene non siano dannosi, un eccesso di peperoncino o aromi troppo forti potrebbe rendere il latte meno appetibile per alcuni bambini. Allo stesso modo, se il neonato manifesta irritabilità, reflusso o coliche, potrebbe esserci una sensibilità alle proteine del latte vaccino. In questo caso, è opportuno consultare un nutrizionista per individuare alternative adeguate come latte vegetale arricchito. Infine, è fondamentale prestare attenzione al consumo di carni crude, uova non cotte o alimenti a rischio di contaminazioni batterichecome sushi, carpacci e tartare. Questi cibi espongono la mamma a infezioni che, pur non trasferendosi direttamente nel latte, possono avere effetti negativi sul benessere complessivo.
Adottare un’alimentazione equilibrata durante l’allattamento significa non solo evitare questi cibi potenzialmente problematici, ma anche assicurarsi un adeguato apporto nutrizionale. Un piano alimentare personalizzato, costruito con il supporto di un nutrizionista esperto, è la scelta migliore per affrontare questa fase in serenità, garantendo al contempo il massimo benessere per mamma e bambino.
Allattare al Seno Dopo un Tumore: È Possibile?
Molte neomamme temono che sia pericoloso allattare dopo un cancro del seno e dopo i successivi interventi chirurgici o di chemio e radioterapia, ma in realtà non bisogna avere paura. "Allattare al seno dopo un tumore mammario non solo è possibile, ma è anche sicuro" e mamma e bimbo possono trarne beneficio. Ovviamente bisogna che l'allattamento sia gradito e accettato dalla madre, e questo vale per chiunque: se una donna proprio non se la sente, non deve sentirsi colpevole.
È importante però sfatare ogni dubbio su eventuali rischi per il figlio di una ex paziente: "Non è mai stato descritto un passaggio di cellule tumorali al bambino attraverso il latte materno e i trattamenti oncologici effettuati dalla mamma non modificano la qualità del latte e i suoi benefici". Molte donne hanno però comunque dubbi sulla possibilità di allattare al seno dopo il cancro, magari per il timore di non riuscire a soddisfare il proprio piccolo allattando solo da una mammella se l'altra non c'è più o non funziona per via degli interventi. "Anche in questo caso vorrei rassicurare le mamme, una sola mammella è sufficiente: del resto esistono molti casi in cui il bimbo si nutre da un solo seno, come nel caso dei gemelli, dei bimbi allattati da balie o di alcune etnie, che per ragioni culturali allattano solo da una mammella". E anche la mammella sottoposta in passato a radioterapia produce latte, anche se in quantità un po' ridotta: la scelta di allattare al seno dipende in questo caso anche dal desiderio materno.
"Non dimentichiamo che l'allattamento al seno è una forma di comunicazione tra mamma e neonato. Per molte donne operate di tumore del seno, riuscire ad allattare ha portato benefici anche psicologici: è la paziente che si riappropria a pieno diritto del proprio ruolo di donna e di madre".
Controindicazioni Assolute all'Allattamento al Seno
Pur essendo molto limitati, ci sono dei casi in cui l'allattamento al seno non è consigliato o è addirittura controindicato. Non è opportuno, per esempio, che la mamma allatti al seno in caso di sieropositività o trattamento con farmaci contro l'AIDS, in caso di uso di droghe o di trattamento con chemio o radioterapia ancora in corso. Esistono anche situazioni in cui una particolare conformazione fisica della mammella, magari dopo un intervento per rimuovere un tumore o per cause congenite, impedisce il corretto allattamento al seno: in questi casi è necessario dire no all'allattamento al seno, sapendo che dal punto di vista nutrizionale i latti in polvere prodotti oggi sono ottimi e sicuri.
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