Confetteria Sulmona: Storia e Tradizione di un'Eccellenza Italiana

Situata nel cuore verde dell'Abruzzo, Sulmona è una città che incanta per il suo mix di storia, arte, natura e sapori. Celebre in tutta Italia e nel mondo per la sua tradizione dolciaria antica, Sulmona tramanda quest’arte nelle botteghe artigiane del centro storico. La città dei confetti non è solo il regno dello zucchero, ma anche la patria di Ovidio, un gioiello architettonico e un luogo dove la qualità della vita si intreccia con il senso della tradizione.

Perché Sulmona è Conosciuta Come la Città dei Confetti

Quando si parla di confetti di alta qualità, è impossibile non far riferimento a Sulmona. Oggi la sua fama nella realizzazione di questi piccoli capolavori è indiscussa, ma pochi sanno come è iniziata la tradizione. Tutto comincia nel XV secolo, quando la produzione dei confetti si sviluppa presso il Monastero di Santa Chiara. Le monache, utilizzando tecniche artigianali, creano queste meraviglie legando mandorle con fili di seta per formare decorazioni floreali, grappoli e rosari, destinati a cerimonie religiose e nobiliari.A questa iniziativa si affianca il vantaggio del clima secco della Valle Peligna e l'abbondanza di mandorli nelle zone limitrofe. In questo modo nasce una tradizione artigianale unica, capace di modulare gusto e bellezza in un'armonia naturale. I confetti di Sulmona si distinguono da sempre per la qualità delle materie prime e per l'estetica raffinata con cui vengono confezionati. Il Ministero delle politiche agroalimentari ha inserito i confetti prodotti a Sulmona nella lista dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani, attribuendo loro il marchio P.A.T.

Storia dei Confetti di Sulmona: Dalle Origini ai Giorni Nostri

L'uso del confetto ha una storia antica che risale addirittura all'antica Roma come dolcetto celebrativo. Per realizzarli i romani usavano un composto di miele e farina o spezie, talvolta arricchito con semi di coriandolo, per creare piccole sfere da offrire durante banchetti e cerimonie. In effetti, la parola "confetto" deriva proprio dal latino "confectum", cioè preparato, confezionato.

All’epoca non esisteva ancora lo zucchero, introdotto solo nel Medioevo grazie agli Arabi. Al suo posto veniva utilizzato il miele, considerato pregiato e simbolo di benessere. Per quanto riguarda Sulmona invece l'arte della confetteria, come oggi la conosciamo, viene affinata intorno al XV secolo. Ma la data più importante per questa attività è il 1783, anno in cui viene fondata la storica Fabbrica Pelino, destinata a diventare una delle più importanti d'Italia. L'evoluzione tecnologica ha poi permesso di migliorare la produzione senza snaturare la lavorazione artigianale, mantenendo viva una filiera basata su ingredienti semplici come mandorle pugliesi, zucchero, amido e aromi naturali. Una tradizione che la confetteria Pelino ha sempre protetto e che ha ora consegnato all’interesse di molti grazie alla creazione di un museo dedicato proprio ai confetti, visitabile tutto l'anno nella sua sede. Fondato dalla famiglia Pelino nel 1988, ospita la ricostruzione di un laboratorio di confetti del 18° secolo, tra cui utensili e apparecchiature speciali dell’epoca per macinare, tostare e lucidare (come il dispositivo utilizzato nella produzione di “confetti al rosolio”) oltre ad antichi contenitori di ingredienti. La storia della confetteria dal 1800 in poi si può seguire attraverso i macchinari esposti: dall’arrivo dell’energia a vapore fino ad arrivare all’introduzione dell’energia elettrica nel 1893. Sulle pareti, inoltre, sono visibili in bella mostra certificati, premi e partecipazioni a esposizioni internazionali dal 1800 fino ai giorni nostri, oltre ai molti brevetti registrati in giro per l’Europa.

Anni dopo, fu la famiglia Pelino a dare vita a una fiorente industria del confetto contribuendo alla fama della città, tanto che Sulmona è diventata nel tempo - ed è tuttora - sinonimo dei confetti per antonomasia. Fondata nel 1783 da Bernardino Pelino, la fabbrica Pelino ha tramandato la ricetta dei confetti per 7 generazioni e, per questo, rientra oggi nella rinomata lista delle Hénokiens, il club delle aziende familiari Europee e Giapponesi con 200 anni di storia e più. Alla guida dell’azienda attualmente ci sono Mario Pelino e i due figli Alfonso e Olindo che, insieme al padre, ne hanno attualizzato la produzione senza rinunciare alla qualità.

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La Fabbrica Pelino: Un'Eccellenza dal 1783

La Fabbrica Pelino rappresenta un pilastro nella storia della confetteria sulmonese. Fondata nel 1783 da Bernardino Pelino, l'azienda ha saputo tramandare di generazione in generazione la ricetta tradizionale dei confetti, diventando un simbolo di eccellenza e qualità. La famiglia Pelino, giunta alla settima generazione con Paola Pelino, ora senatrice, ha dedicato la propria vita a questa attività, preservando le antiche tecniche di lavorazione e utilizzando solo ingredienti di prima scelta.

Il Museo Confetti Pelino

Un'ampia superficie dell'insediamento produttivo è dedicata al Museo Confetti Pelino dove è possibile ammirare una vasta esposizione di macchine antiche per la produzione di confetti e varie attrezzature, cimeli e preziosi, oggetti rari riguardanti l’antica arte sulmonese della confetteria. Il museo è stato fondato dalla famiglia Pelino nel 1988 ed è destinato a celebrare non solo la storia illustre della società Pelino stessa, ma anche quella degli altri antichi artigiani che hanno contribuito alla fama di Sulmona con la loro abilità dal periodo tardo medievale in poi. Alle pareti fanno bella vista di sé certificati, premi e partecipazioni a esposizioni internazionali dal 1800 fino ai giorni nostri, oltre ai molti brevetti registrati in giro per l’Europa.

Altre Famiglie Storiche e la Tradizione Confettiera a Sulmona

Oltre alla Pelino, altre famiglie hanno contribuito a rendere Sulmona un centro di eccellenza nella produzione di confetti. É il 1833 quando Francesco Marcone si reca all'Anagrafe di Sulmona per registrare la nascita del figlio Filippo e denunciare, così, la sua professione già avviata di “confettaio”. Qualche anno prima, nel 1870, da Filippo nacque Achille. Gli anni della gioventù trascorsi nella fabbrica del padre furono per Achille un’inestimabile fonte di esperienza e gli permisero di diventare conosciuto e apprezzato da molti: quando il Re Umberto I di Savoia si trovò in visita a Sulmona, Achille oltre ad occuparsi del ricevimento e dell'intero servizio di catering gli donò una scatola di cioccolato con raffigurato il suo volto. Ma le soddisfazioni nella vita lavorativa di Achille non finirono lì. Fu lui, nel 1925, a realizzare la copia in cioccolato della statua di Ovidio appena inaugurata in piazza XX Settembre a Sulmona, per donarla al famoso scultore Ettore Ferrari che aveva realizzato l'originale. Gaetano veniva spesso accompagnato dal figlio Alfredo che si innamorò perdutamente di una bellissima ragazza del luogo di nome Rosina, sorella di Chiara e figlia di Panfilo La Civita proprietario dell'omonimo confettificio situato nei pressi del centro storico. In seguito, dal loro matrimonio nacque, nel 1903 a Giulianova, William Di Carlo. La neo-imprenditrice decise subito di scindere l’attività artistica relativa alla creazione dei famosi Fiori di Sulmona dall’attività di produzione dei confetti per la quale, nel 1921, creò una società ad hoc col Cav. Accadde così che Clotilde conobbe William, i due si innamorarono e decisero di sposarsi nonostante appartenessero a famiglie le cui aziende erano in forte concorrenza tra loro. Nel 1923 una quota della Industrie Riunite Confetti fu ceduta al nuovo socio Achille Marcone, rimasto dal 1924 solo assieme a Chiara La Civita, a seguito dell’uscita di scena di Pietro Celidonio. Un’attività profondamente amata da William, un vero e proprio artista nella lavorazione della pasta di mandorle: evidente e riconosciuta era, infatti, la sua abilità nel riprodurre qualsiasi cosa in forme talmente vicine alla realtà da trarre in inganno chi le ammirava. Dal 1995 il timone delle Industrie Riunite Confetti William Di Carlo è passato nelle mani di William Di Carlo junior, figlio di Italo e Rosetta. Considerata l’alta qualità riconosciuta, i prodotti William Di Carlo sono da sempre destinati ad un tipo di clientela medio-alta.

Queste famiglie, con la loro passione e dedizione, hanno contribuito a mantenere viva la tradizione confettiera di Sulmona, rendendola famosa in tutto il mondo.

La Tradizione del Lancio dei Confetti di Sulmona

A Sulmona, il confetto non è solo un dolce da gustare ma anche un simbolo carico di significati. Per questo motivo è il protagonista di rituali che affondano le radici nella storia. Una delle tradizioni più emblematiche è proprio il lancio dei confetti, particolarmente diffuso durante i matrimoni.

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All'uscita della chiesa, gli sposi vengono accolti da una pioggia di riso e confetti lanciati dagli invitati. Questo gesto, oltre a essere festoso, è carico di simbolismo: rappresenta un augurio di prosperità, fertilità e felicità per la nuova coppia. La scelta dei confetti di Sulmona per questo rito non è casuale: la loro qualità e bellezza li rendono ideali per celebrare momenti così significativi.

La tradizione assume forme diverse a seconda della zona in cui viene seguita. In altre località abruzzesi come Campo di Giove, le madri degli sposi lanciano riso, confetti e monete dalle finestre prima della cerimonia nuziale. Al termine di questa, poi, sono gli sposi a compiere lo stesso gesto. In alcuni comuni abruzzesi, a Campo di Giove, ad esempio, la tradizione vuole che le rispettive mamme degli sposi gettino dalla finestra, prima del rito nuziale, riso, confetti e soldi. Al termine della cerimonia, invece, sono gli sposi ad ottemperare al rito.

Cosa Vedere a Sulmona, Oltre Confetterie e Confetti

La ricchezza e la peculiarità di Sulmona non possono essere ridotte solamente alla fama dei suoi confetti: anche chi non ha un debole per i dolci può trovare tanti motivi di natura artistica per visitare la città. D’altronde si tratta di un centro antico. Le sue origini sono avvolte da un mix affascinante di leggenda e documentazione storica: una miscela che contribuisce a renderla uno dei centri più suggestivi dell’Italia centrale.

Nello specifico ecco cosa vedere assolutamente durante una visita a Sulmona:

  • Acquedotto Svevo (XIII secolo): simbolo cittadino, con i suoi archi gotici domina Piazza Garibaldi. È stato costruito sotto gli Svevi per portare l’acqua dalle sorgenti della Valle Peligna alla città. Oggi è uno degli scorci più fotografati di Sulmona.
  • Piazza Garibaldi: è la piazza più grande e scenografica della città, sede del tradizionale mercato del sabato e di eventi come la Giostra Cavalleresca. Sullo sfondo, l’acquedotto e la Maiella creano un effetto scenografico straordinario.
  • Complesso del Monastero di Santa Chiara: oggi sede del Museo dell’Arte e della Tecnologia Confettiera, custodisce reperti e strumenti legati alla produzione del confetto sulmonese.
  • Statua di Ovidio e Piazza XX Settembre: omaggio al celebre poeta latino, la statua si trova al centro di una delle piazze più frequentate, circondata da caffè storici e negozi.
  • Fontana del Vecchio: antica fontana medievale decorata con una maschera antropomorfa, è tra le più antiche fonti pubbliche di Sulmona.
  • Complesso dell’Annunziata e Torre dell’Orologio: capolavoro dell’architettura rinascimentale abruzzese, ospita anche il Museo Civico e la Pinacoteca. La torre campanaria con l’orologio è uno dei punti panoramici più suggestivi della città.

E per chi ama la natura, il Parco Nazionale della Maiella è a pochi chilometri di distanza, perfetto per escursioni e gite giornaliere.

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Vivere a Sulmona Oggi

Nonostante non possa essere considerato un piccolo borgo od un centro dalle proporzioni limitate, vivere a Sulmona porta con sé tutti i vantaggi di un luogo dove il tempo scorre ad un ritmo più lento. I suoi 23.000 abitanti circa godono di una qualità della vita elevata tra aria pulita, servizi efficienti e un centro cittadino a misura d’uomo.

Il Confetto: Un Simbolo di Feste e Celebrazioni

In molti sanno cosa sono: chicchi dolci a base di mandorle ricoperte di zucchero bianco o colorato, immancabili durante i matrimoni e le cerimonie in genere. E sanno anche quanto sia difficile resistergli. Pochi però conoscono la storia dei confetti, l’origine, le loro numerose varianti e le vicende storiche, o le leggende, che li hanno portati ad essere a tutt’oggi il simbolo di feste e celebrazioni. Tra queste, c’è quella di Napoleone che, entrato a Verdun, venne accolto da tre archi di confetti bianchi. O quella di Goethe che corteggiò la sua futura sposa regalandole una scatola colma di confetti.

Etimologia vuole che la parola confetti derivi dal latino "conficiere" ovvero “confezionare, fabbricare”, la stessa da cui - per il medesimo principio - ha origine anche l’italiana confettura. Altre fonti, invece, fanno risalire l’origine dei confetti all’impero bizantino e a un certo Al Razi che, per rendere i suoi preparati officinali meno amari, li ricopriva con un guscio dolce.

Le testimonianze più antiche della presenza di coltivazioni di zucchero di canna nel Nord Africa, in Spagna e in Sicilia risalgono al nono e al decimo secolo, ma fu solo con il Medioevo e con l’espansione genovese nelle Canarie e a Madera che la produzione e la disponibilità di zucchero - chiamato inizialmente “sale bianco” - crebbe e, con lui, anche il suo impiego in pasticceria. La vera e propria moda dei confetti dovrà però attendere ancora due secoli, ovvero quando lo zucchero, esportato nel Nuovo Mondo, tornerà in Europa per essere raffinato nelle città del nord come Bologna e Anversa.

Nel XVIII secolo, la scoperta dello zucchero di barbabietola, più conveniente di quello di canna e favorito dal Napoleonico blocco continentale, portò i confetti ad essere meno costosi e, in generale, meno ricercati: inizia in questo periodo, infatti, lo sviluppo della pasticceria dolce, quella cioè delle moderne torte farcite, più elaborata e ricca di quella di cucina, basata su più semplici procedimenti di dolcificazione degli ingredienti. E tuttavia, non per questo i confetti vengono dimenticati. Al contrario, molti sono i personaggi famosi e gli autori che, nei secoli, li hanno apprezzati e menzionati all’interno dei loro scritti. Tra loro anche Alessandro Manzoni, Giovanni Pascoli, Giovanni Verga, Gabriele D’Annunzio, Giosuè Carducci e Giacomo Leopardi.

Nonostante le ghiottonerie di corte, anche i confetti di Sulmona hanno vissuto momenti di fortune alterne, come confermato dai numerosi documenti di metà Ottocento in cui emerge la preoccupazione per la difesa del loro primato. In questo periodo, svariati furono gli autori che si pronunciarono in difesa dell’insuperabile confetto abruzzese, più bianco e più buono degli altri, per via - si diceva - del clima particolare della zona e dell’acqua con cui era prodotto. Molto più probabilmente, a fare la differenza tra i confetti di Sulmona e gli altri suoi simili, era l’assoluta purezza dello zucchero impiegato che, contrariamente a quanto succedeva nelle altre fabbriche, non veniva “corrotto” con addensanti a basso costo, come farina o amido.

Oggi la paternità dei confetti viene rivendicata anche da altri territori. Oltreconfine, la Francia vanta Metz, Nancy, Parigi, Tolosa e Verdun tra le città più famose per la produzione di dragées, confetti francesi la cui origine, al pari di quelli italici, va probabilmente ricondotta ai romani e ai loro tragemata (dal latino ‘dolcetti’).

Gli Ingredienti e la Fabbricazione dei Confetti

Gli ingredienti del confetto classico sono apparentemente semplici: mandorle e zucchero. Eppure, ottenere un confetto perfettamente ricoperto e liscio, non è banale. Il primo passaggio è la lavorazione delle due materie prime: le mandorle vanno essiccate, pulite e passate in forno per togliere l’umidità; mentre lo zucchero va sciolto lentamente, fino a ottenere uno sciroppo, prestando attenzione a non trasformarlo in caramello.

Mettere insieme le due cose è altrettanto delicato: le mandorle vanno innanzitutto gommate, ovvero rivestite di un leggero strato di gomma arabica per favorire l’adesione dello zucchero. Vengono poi versate all’interno delle cosiddette bassine, grandi contenitori di rame, oggi simili alle moderne betoniere che, girando continuamente, fanno sì che lo sciroppo di zucchero si distribuisca uniformemente, formando strati sempre più duri e bianchi a mano a mano che si solidifica ed evitando che le mandorle si appiccichino tra loro. Prima della motorizzazione, e in alcuni casi ancora oggi, le bassine erano mosse a mano per tutte le ore necessarie al completamento della lavorazione. Per avere un’idea di quanto questa attività possa essere lunga, il già citato Mario Pelino nel maggio 2018 dichiarava che per fare un confetto classico sono necessari due giorni e per quello alla cannella (“il cannellino” di cui era ghiotto Leopardi) fino a cinque.

Per donare maggiore candore al prodotto finito e rendere il processo decisamente più breve (circa 8 ore in tutto), tra la gommatura e la confettatura c’è chi aggiunge l’incamiciatura o inamidatura, ovvero il (deprecato) passaggio delle mandorle nell’amido di riso o mais.

A ben guardare, poi, anche parlare genericamente di mandorle è riduttivo. Mandorla d’Avola: originaria del Siracusano, questa particolare mandorla dalla forma piuttosto larga e piatta, è considerata il non plus ultra per la produzione di confetti perché particolarmente saporita e costosa (tra i 18 e i 24 euro al chilo). Ma perché, di tanta frutta secca, proprio la mandorla è diventata per tradizione l’anima del confetto? Sicuramente per via della sua resistenza e facilità di reperimento: non scordiamoci che oltre alla Sicilia, altre regioni del Sud Italia sono note per la loro ingente produzione di mandorle, alla base ad esempio di numerose specialità pugliesi. Si consideri poi, sostengono alcuni, il valore simbolico di questo frutto: simile all’ogiva in cui sono storicamente rappresentati il Cristo e la Vergine, la mandorla sarebbe infatti icona di verginità.

Confetti: Usanze, Colori e Significati

E proprio alle feste nuziali sono infatti genericamente associati i confetti, secondo una ritualità variata nel tempo che li vede prima come dono per gli sposi e ora come regalo della coppia agli invitati. Comunque sia, dal sodalizio nozze-confetteria derivano alcune abitudini e costumi entrati ormai nell’uso e nel linguaggio comune. È il caso della cosiddetta “sciarra”, termine di probabile derivazione araba che sta ad indicare la rissa che si generava tra i ragazzi intenti a raccogliere i confetti rimasti dopo il lancio agli sposi.

Tuttavia, dalla nascita dei confetti, le usanze sono cambiate molto: matrimoni, sì, ma non solo. Oggi i confetti sono utilizzati in molte altre occasioni e in altrettante varianti come quella del “Riccio di Pistoia” o “birignoccoluto” dalla forma tondeggiante e bitorzoluta e dal ripieno di semi di coriandolo o anice, o ancora di nocciole, cioccolato, canditi o caffè.

Oltre che durante il banchetto nuziale, i confetti vengono oggi offerti agli ospiti di lauree, battesimi e altre ricorrenze, per cui vige un rigido codice colore:

  • Bianchi: per le nozze, la prima comunione, la Cresima e i 60 anni di matrimonio.
  • Rosa: per il battesimo delle bambine e il primo anno di matrimonio.
  • Azzurri: per il battesimo dei bambini.
  • Rossi: per le lauree e per le nozze di rubino (45 anni).

Da non trascurare, infine, la quantità: i confetti si regalano sempre dispari e, per ogni numero, c’è un significato ben preciso.

Come Conservare i Confetti

Se ben conservati, i confetti possono durare parecchio tempo: il consiglio è quindi quello di tenerli al riparo dalla luce e dagli sbalzi di temperatura, possibilmente in un luogo fresco e asciutto, tra i 18 e i 22 gradi. Sono da escludere pertanto il frigorifero, le cui temperature molto basse rischierebbero di rompere l’involucro zuccherino e l’esposizione diretta ai raggi del sole che, al contrario, potrebbe portarlo a scioglimento. La soluzione perfetta?

La Bomboniera: Custode di Ricordi

Dal francese bonbon (dolcetto), la bomboniera non sarà chiamata così prima del XIX secolo, ma la sua esistenza è ben più datata. Senza voler ripercorrere la storia di un oggetto che fa la sua prima comparsa nel mondo gentilizio della Roma antica, sarà sufficiente sapere che la tradizione del cofanetto decorato da donare agli sposi troverà particolare successo nel Romanticismo ottocentesco fatto di porcellane, argenti, incisioni, smalti e pietre dure. Un crescendo che arriverà a compimento nel Novecento Liberty e nel gusto floreale e prezioso della Belle Epoque. Nate per custodire confetti e simili dolciumi, una volta vuote queste scatolette venivano impiegate come portacipria, tabacchiere e portasali.

Questi esempi aiutano a dare la misura di quanto sia radicata la cultura del confetto in Italia e di quanta umanità ne è stata coinvolta. Morale della favola? Dietro a quei chicchi apparentemente semplici, e ormai anche un po’ scontati, si nasconde una storia lunga, fatta di ingegno e gusto, simbologie e credenze, (dis)equilibri economici e arti applicate.

Sulmona: Un Tesoro d'Abruzzo

Sulmona è uno dei centri più ricchi di storia dell’intero Abruzzo e ha dato i natali al poeta latino Ovidio. Ma in tutto il mondo Sulmona è nota come la “città dei confetti”. Il visitatore non può fare a meno di apprezzare il gusto dei confetti passeggiando lungo il corso Ovidio pieno di negozi dove sono in mostra meravigliose e artistiche composizioni realizzate con i confetti colorati e dal sapore variegato. Si presentano sotto forma di fiori meravigliosi, spille, calamite, segnalibro oppure i confetti sono custoditi in preziose bomboniere. Se inizialmente il confetto era bianco e tassativamente alla mandorla ora ce ne sono di teneri, colorati e dal gusto sapientemente creato per stupire il palato anche delle persone più esigenti. Si acquistano per festeggiare particolari occasioni o semplicemente per offrirli in un simpatico porta bob bon agli ospiti, magari anche dopo il caffè.

Il Museo dell'Arte e della Tecnologia del Confetto

Per approfondire il legame fra Sulmona e i suoi dolci più famosi vale la pena visitare il Museo Confetti Pelino, ospitato all’interno dell’omonima fabbrica, attiva dal lontano 1783. Qui è possibile ammirare una vasta esposizione di macchine antiche per la produzione di confetti e varie attrezzature, cimeli e preziosi, oggetti rari riguardanti l’antica arte sulmonese della confetteria. Fondato dalla famiglia Pelino nel 1988, ospita la ricostruzione di un laboratorio di confetti del 18° secolo, tra cui utensili e apparecchiature speciali dell’epoca per macinare, tostare e lucidare (come il dispositivo utilizzato nella produzione di “confetti al rosolio”) oltre ad antichi contenitori di ingredienti. La storia della confetteria dal 1800 in poi si può seguire attraverso i macchinari esposti: dall’arrivo dell’energia a vapore fino ad arrivare all’introduzione dell’energia elettrica nel 1893. Sulle pareti, inoltre, sono visibili in bella mostra certificati, premi e partecipazioni a esposizioni internazionali dal 1800 fino ai giorni nostri, oltre ai molti brevetti registrati in giro per l’Europa. Visitando il museo del confetto è possibile dare un’occhiata anche al procedimento di fabbricazione dei confetti attraverso dei finestroni che danno sulle scale di accesso al museo che permettono di vedere donne al lavoro rendendo affascinante “la nascita” dei confetti.

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