La Confetteria Altamura: Storia, Tradizioni e Sapori Autentici di Puglia

Il Sud Italia è rinomato per la ricchezza e la varietà dei suoi paesaggi, ma anche per il suo altrettanto ricco patrimonio di prodotti gastronomici unici al mondo. In questo contesto, la Confetteria Altamura si distingue come un vero e proprio viaggio sensoriale nel cuore della tradizione dolciaria pugliese. Risulta indispensabile mantenere la fiducia dei consumatori, incoraggiando il loro coinvolgimento nella politica di sicurezza alimentare, garantendo il monitoraggio e la trasparenza in tutta la filiera alimentare e il maggior grado possibile di riconoscibilità delle caratteristiche essenziali dei prodotti.

Un Viaggio Attraverso le Murge: Terra di Sapori Autentici

L’altopiano delle Murge, con i suoi paesaggi che a tratti assumono sembianze lunari, rappresenta uno scenario unico. Questa terra, protetta dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia, offre uno spazio aperto dove lo sguardo può spaziare liberamente. Non lontano, il Parco della Murgia Materana in Basilicata, con i suoi Sassi di Matera, testimonia la dura e arida bellezza di questa regione.

In questo contesto geografico e culturale, la gastronomia locale si rivela un tesoro di sapori autentici. La Puglia è una regione di forte vocazione agricola, posizionata tra il mare Adriatico e le colline dalla Murgia. Ricca di incantevoli borghi autentici, e circondata dalla macchia mediterranea con i suoi ulivi secolari, ma il suo punto forte è anche l’enogastronomia.

La Confetteria Altamura non è solo un luogo dove acquistare dolci, ma un simbolo della tradizione e della cultura dolciaria pugliese. Per apprezzarne appieno il valore, è utile esplorare la storia di altre eccellenze gastronomiche della regione. Il sistema dell’enogastronomia Made in Italy solo per la “Dop Economy” ha messo segno un valore della produzione di 16,9 miliardi di euro e un export da 9,5 miliardi di euro con il contributo di oltre 180.000 operatori, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea-Qualivita.

Mucci Giovanni: La Storia del Confetto

Nel borgo antico della città di Andria, in Puglia, a pochi passi dalla cattedrale di origine normanna si trova il Museo del Confetto, aperto nel 2004 per raccontare la storia della famiglia, dei confetti e dell’azienda Mucci. La premiata fabbrica di confetti fu infatti inaugurata nel 1894 grazie al sogno di Nicola Mucci. Negli anni Trenta nascono gli inimitabili Tenerelli Mucci, con mandorle di Toritto e nocciole del Piemonte IGP, ricoperte da cioccolato fondente e bianco, e da un sottile strato di confettura colorata. Nel 1945 il figlio Giovanni eredita la fabbrica e ne consacra il successo. I confetti acquistano fama e la richiesta diventa altissima, superando i confini regionali prima e nazionali poi.

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Ad Andria potrai provare un’esperienza davvero straordinaria al museo dei confetti della confetteria Mucci. Un museo che si trova ancora nel centro di Andria, nella storica fabbrica creata nel 1894 da Nicola Mucci, ora seguito dalle successive generazioni. Un sito riconosciuto anche dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali dove scoprirai una storia di passione e dolcezza, nella quale regna ancora l’antica tradizione della famiglia Mucci. Confetti prodotti artigianalmente al 100%, con materie prime di altissima qualità, ma dove la vera differenza lo fa l’amore e la passione per questo lavoro che, i proprietari, ma anche i loro dipendenti conferiscono al prodotto finale. Fin dal primo assaggio capirai che sono dei veri e propri piccoli capolavori dolciari dal sapore autentico. Ogni confetto ha la sua peculiarità e la sua storia. La confetteria Mucci propone infatti un ricco assortimento per soddisfare tutti i clienti anche i più esigenti.

Amaro Lucano: Un'Altra Storia di Successo

La storia dell'Amaro Lucano, nato a Pisticci nel 1894 grazie a Pasquale Vena, è un esempio di come la passione per le erbe officinali e l'arte liquoristica possano portare alla creazione di un marchio esportato in tutto il mondo. Pasquale Vena, dopo aver imparato i segreti della pasticceria e delle erbe officinali, inventò la ricetta segreta dell'Amaro Lucano, un amaro dal gusto equilibrato e dalle note agrumate e floreali, capace di evocare i sapori della sua terra.

Amarelli: La Liquirizia di Calabria

Lungo la costa Ionica, la famiglia Amarelli ha legato il suo nome alla liquirizia. Fu il barone Nicola Amarelli che ebbe l’idea geniale di estrarre dalla radice il succo e che nel 1731 fondò il Concio, l’impianto protoindustriale concepito per attuare questo procedimento. L'azienda, ancora oggi a conduzione familiare, produce liquirizia in diverse forme, dai bastoncini grezzi ai confetti, liquori, cioccolato e biscotti.

I Prodotti Tipici della Confetteria Altamura

La Confetteria Altamura offre una vasta gamma di prodotti dolciari che riflettono la tradizione e la creatività pugliese. Tra questi, spiccano:

  • Il Centerbe della Murgia: Un liquore realizzato con le erbe spontanee della Murgia, dal colore verde intenso e dal sapore unico. La ricetta viene tramandata di generazione in generazione e presenta varianti a seconda delle famiglie. Tra le erbe utilizzate troviamo alloro, basilico, assenzio, cedrina, finocchio selvatico, maggiorana, malva, menta, mirto, origano, rosmarino, ruta, salvia, timo e camomilla.

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    • Preparazione del Centerbe: Le erbe vengono messe in infusione nell'alcol per 2-3 settimane, agitando il recipiente periodicamente. Successivamente, si filtra l'infuso e si aggiunge uno sciroppo preparato con acqua e zucchero. Dopo qualche giorno, si filtra nuovamente e si lascia riposare per qualche settimana prima del consumo.
  • Pasticceria di Semola di Grano Duro: Vincenzo Benvenuto, pasticcere di Altamura, è un pioniere nell'utilizzo della semola rimacinata di grano duro per la preparazione di dolci. La sua semola è prodotta localmente e analizzata per garantirne la purezza e la naturalità.

Altamura: Non Solo Pane

Se diciamo Altamura pensiamo al pane, anche se in verità la località, con i sobri palazzi e gli antichi forni, detiene altri primati, come ad esempio la cava di Altamura, un giacimento paleontologico dove si sono rivelate orme di dinosauro, insieme a manufatti normanni e aragonesi. E una ventina di anni fa, nella grotta di Lamalunga, sono stati rinvenuti i resti di uno scheletro umano del paleolitico di circa 200 mila anni fa, noto proprio come l’Uomo di Altamura. Poi c’è la sua meravigliosa Cattedrale romanica, anche sede del Museo diocesano. È l’unica chiesa in Puglia espressamente voluta da Federico II, costruita parallelamente alla rifondazione della città, nel 1232. I numerosi rimaneggiamenti non hanno stravolto le originarie linee del romanico pugliese, da alcuni definito addirittura “federiciano”, tanto è forte l’influsso della personalità dell’imperatore.

Il Pane di Altamura DOP: Un Simbolo della Città

Il pane di Altamura, definito da Orazio "il miglior pane del mondo", è un prodotto DOP (Denominazione di Origine Protetta) dal 2003. In piena pandemia il Pane di Altamura si è confermato il più apprezzato dagli italiani, un grande e meritato riconoscimento per il prodotto da forno altamurano che dal 2003 si fregia della certificazione europea “Denominazione di Origine Protetta”. Viene prodotto con semola di grano duro delle varietà Appulo, Arcangelo, Duilio e Simeto, coltivate nel territorio di Altamura e nei comuni limitrofi. La preparazione segue un metodo tradizionale che prevede l'utilizzo di lievito madre, acqua e sale, e cinque fasi di panificazione: impastamento, formatura, lievitazione, modellatura e cottura nel forno a legna.

  • Caratteristiche del Pane di Altamura DOP: Si presenta nella forma tradizionale "Accavallata" o "a Cappello di prete", con una crosta spessa e croccante e una mollica soffice di colore giallo paglierino. Il profumo è caratteristico e il sapore è unico.

La Pasticceria di Semola: Una Sfida Innovativa

Vincenzo Benvenuto, nel suo laboratorio di Altamura in quella Puglia dell’Alta Murgia che confina con la Basilicata di Matera, non ha paura di affermare con forza: “Sono stato il primo a lavorare in pasticceria a 360° con la semola rimacinata di grano duro”. Ma non solo, la “sua” semola è quella di qui: la mitica semola del grano duro di Altamura, quella che ne ha reso famoso il pane Dop (prodotto introvabile o quasi con la certificazione: basti pensare che su una settantina di panifici, solo 5-6 aderiscono al Consorzio!) e che di questa parte d’Italia è un po’ il simbolo. E non basta che sia locale: la “sua” semola Vincenzo se la fa produrre come dice lui e la analizza ogni volta affinché abbia le caratteristiche di purezza e di naturalità che lui ritiene giuste. “La mia non è una pasticceria medicinale: non prometto guarigioni! - afferma abbozzando uno dei suoi rari sorrisi - Ma prometto che non fa certamente male, che si digerisce tutto. Vero: assaggiare un suo prodotto significa fare un’esperienza di leggerezza. I sapori ci sono, eccome: la sua brioche di semola dolce o “salata” che sia è sapida, anche se non usa neppure un granello di sale per farla. I suoi “cornetti” sono giustamente burrosi, sfogliati, sono eccezionali… e ti lasciano leggero e con il palato perfettamente pulito. Idem il Pansanto.

Il Riconoscimento del Pane di Altamura come Patrimonio UNESCO

Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato una mozione che invita la Regione a chiedere il riconoscimento del pane di Altamura come patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO. Per Coldiretti Puglia il pane di Altamura rappresenta il bigliettino da visita per una Puglia che merita di essere visitata e gustata, con il cibo che è certamente divenuto - continua Coldiretti Puglia - infallibile leva di comunicazione verso i turisti nazionali ed internazionali.

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La cui produzione, nella Leonessa delle Puglie - definizione cucita sulla cittadina pugliese dopo la Rivoluzione altamurana del 1799, ispirata dalla coeva Repubblica Napoletana e basata sui principi di libertà della Rivoluzione francese - risale a più di 600 anni fa. Almeno da punto di vista documentale: la tradizionale attività di panificazione della cittadina, il cui territorio poggia in parte sul Parco Nazionale dell’Alta Murgia, trova infatti giustificazione e testimonianza negli “Statuti Municipali della città fatti nell’anno 1527”. Ma il primo riferimento al territorio di origine del Pane di Altamura si ritrova nelle “Satire” del poeta latino Orazio, che nella primavera del 37 a.C., tornato nei luoghi della sua infanzia (era nato a Venosa, in provincia di Potenza, 28 anni prima), celebrava “il pane migliore del mondo, tanto che il viaggiatore diligente se ne porta una provvista per il prosieguo del viaggio”. E d’altronde non brilla solo per il suo pane Altamura, fucina di storia adagiata là dove la Puglia si imparenta con la Lucania (Matera si staglia infatti misteriosa a poco più di 21 chilometri). E non c’è solo l’enogastronomia, ovviamente, a portare turisti a frotte ad Altamura, che annette al suo medagliere di motivi fascinosi anche l’Uomo di Altamura (scheletro di Homo neanderthalensis scoperto il 7 ottobre 1993 nella grotta di Lamalunga, incastrato tra stalattiti e stalagmiti e datato tra i 128.000 e i 187.000 anni fa), la Cava Pontrelli, dove nel 1999 sono state ritrovate circa quattromila impronte di dinosauri, e infine la Cattedrale dedicata all’Assunta, realizzata tra il 1232 ed il 1254 per volere di Federico II ed eretta come cappella palatina, perché ricadente sotto la diretta giurisdizione del sovrano dopo il miracolo grazie al quale erano guariti dalla malaria alcuni dei suoi soldati rimasti in città. E poi, venendo ai giorni nostri ma non troppo, un elemento circensem che ben si abbina al discorso del panem: la bella festa medievale “Federicus”, che si tiene (in genere, purtroppo, ma non di questi tempi) a fine aprile. E che racconta ai visitatori la storia, gli usi e i costumi di quei tempi. Pane che è sempre stato alla base della dieta delle popolazioni dell’Alta Murgia. Prodotto tradizionalmente in grandi pezzature nella sua forma caratteristica denominata “u sckuanète”, era in genere impastato dalle donne nelle case e poi portato a cuocere nei forni pubblici, dove per impedire che le pagnotte si confondessero il fornaio marchiava i singoli pezzi con le iniziali del capofamiglia. Fino agli anni Cinquanta del Novecento era prassi annunciare all’alba, per le strade del paese, il miracolo quotidiano della panificazione: agli inizi del '600 esistevano ad Altamura ben 26 impianti di trasformazione in piena attività. Questo pane così amato insomma dai gourmet di tutta Italia viene prodotto ancora oggi in ossequio all’antica ricetta, tramandata di generazione in generazione sin dal Medioevo: grano duro, lievito madre, sale e acqua, lavorati in ben cinque fasi, ovvero impastamento, formatura, lievitazione, modellatura e cottura nel forno a legna. La materia prima è costituita da un rimacinato di semola ricavato da grani duri delle varietà Appulo, Arcangelo, Duilio, Simeto - tutte prodotte in un territorio comprendente i comuni di Altamura, Gravina di Puglia, Poggiorsini, Spinazzola, Minervino Murge - in ragione di almeno l’80 per cento, mentre un 20 per cento di grano può provenire da altre varietà prodotte nel territorio.

Il Turismo Enogastronomico Pugliese

Il cibo, d’altronde, costituisce ormai il traino principale dell’economia turistica (e non solo) pugliese, che vanta ben 311 prodotti riconosciuti come tradizionali dal MIPAF, 10 prodotti DOP, 29 vini DOC e 6 IGP. Tra il cibo di strada e le specialità enogastronomiche si annoverano invece 13 bevande analcoliche, distillati e liquori, 24 carni fresche e loro preparazione, 1 condimento, 17 formaggi, 1 olio extravergine aromatizzato, 120 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati, 79 paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria, della pasticceria e della confetteria, 43 prodotti della gastronomia, 9 preparazioni di pesci, molluschi e crostacei e tecniche particolari di allevamento degli stessi, oltre a 4 prodotti lattiero-caseari: la ricotta fresca, la ricotta forte, la ricotta marzotica leccese e la ricotta salata o marzotica. Antichi racconti, artigianalità e sapori intramontabili che nascono da uno degli alimenti più semplici e che trasmette il senso di casa. C’era un tempo in cui molte donne si svegliavano verso le tre di notte, una o più volte la settimana, per compiere uno dei gesti di primaria importanza per la famiglia: impastare il pane. Siamo in Puglia e, per quanto il pane s’impasti in tutto il mondo, il ricordo si riferisce a un pane di semola, nello specifico al Pane di Altamura DOP, citato già nel I sec. a. C. La lunga storia del Pane di Altamura DOP. Un’importante testimonianza dell’attività di panificazione ad Altamura si trova anche negli Statuti Municipali della Città emanati nel 1527. Nel Bollettino dell’Archivio-Biblioteca-Museo Civico dell’anno 1954 si possono leggere alcuni articoli relativi al dazio del forno, trascritti da Gennaro De Gemmis, ingegnere, agronomo e bibliografo. La particolarità del Pane di Altamura DOP è la materia prima costituita da semola, un prodotto derivante dalla macinazione di grano duro. Le varie farine erano una vera ricchezza e le donne di casa le trasformavano con grande cura e attenzione. Nulla andava sprecato.

Dolce Puglia: Un Omaggio ai Vini Dolci Regionali

La macchina organizzativa dell’evento più dolce della Puglia del vino è partita. È tutto pronto, o quasi per la XVII edizione di Dolce Puglia, quella che in questo inizio intende suggellare il cammino virtuoso dei vini dolci regionali, che costituiscono una ulteriore e preziosa tessera del mosaico che oggi è il vino pugliese. Quest’anno l’evento si terrà nell’elegante location del D’Aragona Lifestyle Hotel di Conversano e partirà al pomeriggio alle ore 16.30 con un seminario dal tema “Aggiungi un vino dolce a tavola”. Storia utilizzo e disciplinare di produzione dei “Vini da Messa” sarà l’altro argomento da affrontare. “Lavoriamo da mesi a Dolce Puglia , e anche quest’anno promettiamo a tutti una nuova grande edizione, con tante novità, musica, spettacoli e divertimento, non dimenticando che l’evento si celebra nel sabato di Carnevale” ci ha detto Vincenzo Carrasso Delegato AIS Murgia.

Altre Delizie Pugliesi

A Surbo, ma anche negli altri comuni vicini, si usa fare merenda con qualcosa di salato, quindi si preferisce la cazzateddhra di Surbo ad una fetta di crostata o di dolce! Indipendentemente dal tipo di ricetta, il risultato finale sarà soddisfacente e professionale! Nel momento in cui anche la glassa si sarà solidificata, allora i vostri taralli glassati saranno pronti per essere serviti! Una volta pronti, mangiali tiepidi! Il pistofatru è un prodotto ampiamente diffuso e realizzato ancora oggi e viene servito come dessert in ogni occasione. Un trucco, per conferire più morbidezza e una conservazione più duratura puoi inserire nell'impasto delle "patate lesse".

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