La novella di Chichibio, cuoco di Currado Gianfigliazzi, appartenente alla sesta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, è un esempio fulgido di come l'arguzia e la prontezza di spirito possano trasformare una situazione potenzialmente disastrosa in un momento di riso e riconciliazione. Ambientata in Toscana, la storia si concentra sulla risposta arguta del protagonista, un cuoco veneziano, che salva la sua posizione e, forse, la sua incolumità. La narratrice della storia è Neifile che, sotto la regina Elissa, dopo che si conclude il commento della terza novella della giornata (Nonna de’ Pulci), viene incaricata di raccontare la sua novella.
La Trama: Una Coscia di Gru Mancante
La vicenda ruota attorno a Chichibio, cuoco al servizio del nobile Currado Gianfigliazzi. Un giorno, Currado riesce a cacciare una gru e ordina a Chichibio di cucinarla per cena. Chichibio, però, cede alle lusinghe di Brunetta, una giovane popolana civettuola, la "femminetta della contrada" di cui è innamorato, e le regala una coscia della gru. Quando Currado si accorge, durante la cena, che alla gru manca una coscia, chiede spiegazioni a Chichibio. Il cuoco, con prontezza, risponde che le gru hanno una sola gamba. Currado, infuriato, pretende una dimostrazione.
Le Macrosequenze Narrative
La novella si articola in tre macrosequenze principali:
- La scena in cucina: Questa prima parte vede protagonisti Chichibio e Brunetta, impegnati in un dialogo dal tono dialettale che dà il via all'azione narrativa. Brunetta, con le sue moine, convince Chichibio a cederle una coscia della gru.
- La cena e la scoperta: La seconda scena si svolge nella sala da pranzo di Currado, dove il nobile interroga Chichibio sulla mancanza della coscia. Lo scambio di battute tra i due, con la risposta audace del cuoco, scatena l'ira del signore, che a stento si trattiene per la presenza degli invitati.
- La dimostrazione e la salvezza: Currado, il giorno seguente, conduce Chichibio in campagna per dimostrargli che le gru hanno due zampe. Fortuna vuole che i due uomini si imbattano in un gruppo di gru appollaiate su una sola zampa per dormire. Currado le indica a Chichibio, ma il cuoco, con prontezza, grida "oh oh" e le gru, spaventate, tirano fuori l'altra zampa. Currado, allora, ammette che Chichibio avrebbe avuto ragione se avesse fatto lo stesso la sera prima, quando si era accorto della mancanza della coscia.
I Personaggi: Un Confronto Sociale
La novella mette a confronto due figure appartenenti a classi sociali distinte:
- Currado Gianfigliazzi: Nobile fiorentino realmente esistito, appartenente a una famiglia di ricchi banchieri. Boccaccio lo descrive come un uomo ricco, raffinato e intelligente. Currado rappresenta l'aristocrazia, il potere e la ragione.
- Chichibio: Cuoco veneziano, descritto come un personaggio goffo e poco avveduto. Non è un uomo di grande ingegno, ma la paura e la necessità lo spingono a una prontezza di riflessi e a una sfrontatezza che gli permettono di salvarsi. Chichibio incarna il popolo, l'istinto e l'improvvisazione. Il suo nomignolo deriva da una onomatopea veneta, cicibio, usata per indicare il fringuello ispirandosi al suo verso.
Nonostante le differenze sociali, i due personaggi sono accomunati dall'intelligenza e dalla prontezza di spirito. Currado, infatti, apprezza l'arguzia di Chichibio, dimostrando intelligenza razionale e generosità.
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Il Linguaggio: Un Riflesso della Società
Boccaccio utilizza sapientemente il linguaggio per caratterizzare i personaggi e riflettere le differenze sociali. Il linguaggio è contemporaneamente popolare e raffinato per evidenziare la distanza sociale dei due protagonisti. Il tono è vivace e colloquiale, grazie anche all'uso dei dialoghi, che rendono la narrazione fluida e coinvolgente.
- Il linguaggio di Chichibio è ricco di espressioni dialettali e colloquiali, che sottolineano la sua origine popolare.
- Il linguaggio di Currado è più formale e ricercato, tipico di un nobile.
L'uso di questi due diversi registri linguistici contribuisce alla caratterizzazione sociale dei personaggi ed evidenzia le differenze di ceto.
Fortuna e Arguzia: Chiavi di Salvezza
Il tema centrale della novella è il ruolo della fortuna e dell'arguzia nella vita dell'uomo. La novella è incentrata sulla fortuna che a volte aiuta più dell’ingegno e inaspettatamente fa sì che vi sia una pronta risposta, un motto arguto, che si rivela salvifico per il protagonista permettendogli di scampare un pericolo e di cavarsela nella vita. Chichibio non è un eroe, ma un uomo comune che, grazie a una combinazione di fortuna e prontezza di spirito, riesce a superare una situazione difficile.
L'arguzia di Chichibio rappresenta un riscatto dal suo comportamento scorretto e rimanda a un concetto di morale nuova, in cui sono mutati i valori di riferimento, rispecchiando i cambiamenti avvenuti nella società trecentesca, in cui prevale il ceto mercantile borghese. Ora emerge che le qualità che portano l’uomo al successo non sono più l’onestà, l’amore per la verità, lo spirito di sacrificio, ecc., ma sono la scaltrezza, l’astuzia, il sapersela cavare cogliendo con prontezza le occasioni fortuite. Boccaccio dimostra come anche l’improvvisazione può rappresentare una soluzione all’arte del vivere.
Boccaccio e Venezia: Un Sottotesto Polemico
È interessante notare che Boccaccio affida a un cuoco veneziano il ruolo di protagonista di questa novella. Alcuni critici hanno interpretato questa scelta come una manifestazione dei sentimenti antiveneziani di Boccaccio, peraltro già espressi in altre opere. Sottolineare la provenienza geografica specifica ulteriormente l’inferiorità di Chichibio rispetto a Currado, già evidente per ceto sociale, e fa trapelare i sentimenti antiveneziani di Boccaccio, peraltro già manifestati nella seconda novella della quarta giornata con Pampinea che apostrofa Venezia come d’ogni bruttura ricevitrice.
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