Il teatro popolare, con la sua capacità di risuonare profondamente con il pubblico, trova espressione nello spettacolo "I Mezzalira - panni sporchi fritti in casa". Questa pièce teatrale affonda le sue radici nelle storie comuni, quelle che accomunano gli spettatori al di là delle loro origini e dei loro nomi, ricordandoci che siamo tutti ancorati alla storia e intrisi del passato mentre affrontiamo il presente.
Un Affresco Popolare
Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, autori rispettivamente della drammaturgia e delle musiche originali, si presentano con i soli nomi, quasi a voler sottolineare la loro aderenza al contesto popolare da cui traggono ispirazione. "I Mezzalira" narra una storia di paese che si trasforma in un giallo, svelando i suoi segreti solo nel finale. La narrazione si sviluppa attraverso scene cronologiche, raccontate al passato dal figlio minore, ormai adulto, Giovanni Battista Mezzalira detto “Petrusino” (interpretato da Adriano Evangelisti), il cui sguardo funge da filtro per il pubblico.
La Trama: Un Errore e le Sue Conseguenze
I Mezzalira sono una famiglia che, a causa di un errore compiuto con le migliori intenzioni, si ritrova a scontare una pena sproporzionata. La loro storia è intessuta di preghiere, sogni e una forte determinazione a liberarsi dalla schiavitù, cercando fortuna in città. Tuttavia, una vendetta inaspettata cambierà il destino di ciascun membro della famiglia.
Dietro la trama principale, emerge una riflessione più ampia sulla relazione tra potere e popolo, una sottile critica alla lotta di classe. Nonostante alcune ingenuità nella regia (curata da Raffaele Latagliata) e qualche momento retorico, lo spettacolo si distingue per la sua vigorosa interpretazione. Il dialetto del sud Italia conferisce ai personaggi una caratterizzazione precisa, permettendo loro di passare dal tragico al comico con naturalezza. La musica e il canto, composti da Tiziano Caputo, tessono con intensità i fili della narrazione.
Un Gioco Linguistico: Frittura come Metafora
Il titolo "I Mezzalira - panni sporchi fritti in casa" nasce da un gioco linguistico che fonde il celebre detto popolare "i panni sporchi si lavano in casa" con il concetto di "frittura". Quest'ultima diventa un simbolo dello spartiacque tra servo e padrone, tra chi produce l'olio e chi lo possiede, tra chi può permettersi di friggere ogni giorno e chi non può farlo mai.
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La saggezza popolare suggerisce di mantenere segrete le questioni familiari all'interno delle mura domestiche. Tuttavia, queste mura non sempre riescono a contenere i segreti, i tabù e i non detti della famiglia Mezzalira. Come l'olio che raccoglie, la famiglia scivola in una spirale di eventi infausti che la costringono a confrontarsi con il mondo esterno.
"Petrusino": Un Narratore dal Passato
Il racconto è visto e narrato da Giovanni Battista Mezzalira, detto "Petrusino", il più giovane della famiglia. Da adulto, ripercorre la sua esistenza attraverso un caleidoscopio di ricordi, affrontando i fantasmi del passato e scoprendo di non essere stato l'unico a custodire segreti. La narrazione delle vicende, in cui tragedia e commedia si mescolano, procede attraverso una vorticosa sequenza di ricordi rivissuti dal protagonista, ma sempre restituiti "in assenza". Egli presta la voce al sé stesso bambino, ragazzo e uomo, rimanendo però fisicamente defilato dalla scena. Questo permette al passato di incarnarsi nel presente, disarticolando e riarticolando il tempo della storia nel tempo del racconto.
L'Obiettivo: Recuperare la Tradizione Orale
L'obiettivo dello spettacolo è quello di recuperare la potenzialità della grande tradizione orale italiana, in cui, attraverso la rievocazione, ogni individuo può ricostruire e dare forma al proprio passato. In questo caso, il tempo passato del monologo prefigura ciò che per il pubblico è ancora a venire.
Alla parola si alternano contrappunti sonori, realizzati in scena dagli attori stessi, per restituire le atmosfere e creare suggestioni. La musica, composta appositamente da Tiziano Caputo ed eseguita dal vivo, interviene quando le parole non riescono a esprimere appieno il peso del sentimento, sublimandolo attraverso il canto.
La Trilogia degli Ultimi
"I Mezzalira - panni sporchi fritti in casa" rappresenta il terzo capitolo di una trilogia ideale iniziata da Agnese Fallongo con "Letizia va alla guerra - la suora, la sposa e la puttana" e "…Fino alle stelle! - scalata in musica lungo lo stivale". Insieme ad Adriano Evangelisti, che li ha diretti in "Letizia va alla guerra", Fallongo e Caputo portano in scena un racconto tragicomico che mescola i toni brillanti della commedia all'italiana con le tinte fosche del giallo.
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Un Invito a Guardare Dentro
Lo spettacolo invita lo spettatore a guardare attraverso il buco della serratura di una casa "qualsiasi" per rintracciare il proprio passato e ricostruire la propria storia familiare, non sempre perfetta. Le scenografie sono curate da Andrea Coppi, i costumi da Daniele Gelsi.
Il duo artistico Agnese&Tiziano nasce dall'incontro tra Agnese Fallongo, attrice-cantante e autrice teatrale, e Tiziano Caputo, attore-cantante e musicista. La collaborazione con i registi Adriano Evangelisti e Raffaele Latagliata ha portato alla nascita della "Trilogia degli ultimi".
Sfiorare il Presente Attraverso il Passato
L'elemento che contraddistingue la ricerca di questo collettivo artistico è la capacità di sfiorare il presente attraverso il passato. Raccontare le storie delle generazioni che ci hanno preceduto permette di comprendere meglio il momento presente, ricordandoci che "non saprai mai dove vai se non sai da dove vieni". Per raggiungere questo obiettivo, il gruppo utilizza un codice teatrale che attinge al "teatro di narrazione", rielaborandolo in chiave moderna e originale. L'obiettivo è dare voce alle persone comuni, agli "ultimi", coloro che sono rimasti nell'ombra durante alcuni degli eventi più significativi della storia italiana.
Un'Esperienza Teatrale Coinvolgente
"I Mezzalira - panni sporchi fritti in casa" è uno spettacolo genuino, ricco di emozioni e ricordi infantili. È una storia familiare che cattura l'attenzione del pubblico grazie alla sua resa scenica corale e alla cura di ogni dettaglio, dalle scene ai costumi, dalle luci alla regia. Lo spettacolo è in grado di "arrivare" sia a un pubblico abituato alla visione dal vivo sia a spettatori meno esperti, spogliandoci di ogni sovrastruttura e restituendoci il dono comunitario di una nenia d'altri tempi.
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