Il fritto misto è molto più di una semplice ricetta; è un'esperienza culinaria che racconta la storia e la tradizione di una terra attraverso ogni singolo boccone. Questo piatto, radicato nella cucina veneta, in particolare nella zona della laguna, ha saputo conquistare un posto d'onore anche nei ristoranti dell'entroterra, arrivando a essere reinterpretato in diverse regioni italiane, ognuna con le sue peculiarità e ingredienti.
Il Fritto Misto Veneto: Un Classico Intramontabile
Nelle tavole venete, il fritto misto è una presenza storica. L'Ostaria dai Garbo eleva questo piatto a un'arte, prestando particolare attenzione alla scelta della farina per la panatura. Dopo anni di ricerca, la Farina Petra Molino Quaglia è stata selezionata per conferire al fritto una croccantezza e una fragranza uniche.
Il fritto misto dell'Ostaria dai Garbo è pensato per essere condiviso, un momento di convivialità e gusto. Grazie al servizio d'asporto, è possibile gustare questa prelibatezza anche a casa, senza rinunciare alla qualità e alla croccantezza che lo contraddistinguono.
Fritto Misto alla Piemontese: Un Rito Gustoso
Il fritto misto "alla piemontese" è una preparazione culinaria che si trasforma in un rito conviviale, con una successione di carni, verdure e interiora preparate al momento e servite calde in più portate.
La sequenza tipica include:
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- Peperone, cotoletta di vitello, costolette d’agnello, mela
- Cavolfiore, animelle di vitello, salsiccia nostrana, amaretto
- Zucchine, fegato di maiale, coscette di rana, semolino
- Melanzane, fegato di vitello, cervella di vitello, banana
A conclusione, vengono serviti dei Pavesini fritti con la Nutella, un tocco goloso e originale. Ad accompagnare il fritto misto, un Barbera del Piemonte e, per finire, torcetti e Moscato d’Asti.
L'esperienza offerta dall'Enoteca Zanini è stata riconosciuta con il "Diploma di benemerenza" dal Club Buongustai di Bergamo, a testimonianza della qualità e della varietà delle proposte.
Fritto Misto di Pesce: Un Omaggio al Mare
Il fritto misto di pesce evoca immediatamente l'estate e i pranzi in riva al mare. La ricetta proposta dal team di Callmewine prevede:
- 15 gamberetti
- 15 alici
- 350 grammi di calamari
- 4 triglie
- 200 grammi di semola
- Sale q.b.
- Olio di semi q.b.
- Limone (opzionale)
La preparazione inizia con la pulizia accurata del pesce. Le triglie e le alici vengono eviscerate, mentre i calamari vengono puliti e tagliati ad anelli e a pezzettini. I gamberi vengono semplicemente sciacquati.
Il pesce viene poi infarinato con la semola e fritto in olio caldo fino a doratura. Per esaltare il sapore del fritto misto di pesce, si consiglia di abbinare vini freschi, beverini e di buona acidità, come un Franciacorta Nature o un Bianco ‘G’ Barraco.
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Un Nuovo Modo di Gustare il Fritto Misto: L'Esperienza a Bergamo
A Bergamo, un nuovo locale ha reinventato il concetto di fritto misto, offrendo un'esperienza che ricorda i chioschi sulla spiaggia. L'arredamento spartano, con riferimenti al mare e alla spiaggia, crea un'atmosfera informale e accogliente.
Il menu è incentrato sul pesce fritto, con alcune varianti iconiche come il fish and chips, gli anelli di totano, i latterini, i gamberi e le alici. Il gran fritto misto permette di assaporare tutte le tipologie. Le salse di accompagnamento, come quella alla senape e miele o la remoulade, aggiungono un tocco originale.
La qualità del pesce e della frittura è al primo posto, con un'attenzione particolare all'assenza di contaminazioni glutiniche. Il pesce risulta asciutto e cotto alla perfezione, senza eccessivo assorbimento di olio.
Fish and Chips: Un Classico della Cucina Britannica
Il fish and chips è uno dei piatti più popolari della cucina britannica, soprattutto nelle zone costiere. Si tratta di merluzzo (o eglefino) pastellato e fritto, servito con una montagna di patatine fritte.
Pandorato: Un'Alternativa Sfiziosa
Prima che ci fosse bisogno di aperitivi per stuzzicare la fame, nei ricettari di casa comparivano non poche ricette per merende che oggi definiremmo rinforzate. A Roma in molti ne ricordano - oppure fanno ancora - una particolarmente semplice e ugualmente sostanziosa: il Pandorato.
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Da non confondersi col Pangiallo, che invece è una specialità dolce natalizia, sta a metà tra la mozzarella in carrozza e il raffinato French Toast d’Oltralpe, rimanendo però sul versante salato e suggerendo dal nome il risultato nel piatto: fette di pane passate nel latte e uovo sbattuto, poi fritte in padella. Una preparazione semplicissima, raccontata già dalla maestra della cucina romana Ada Boni negli Anni Venti e cantata da Aldo Fabrizi, che ne era grande fan.
‘Bread is gold’, dice Massimo Bottura. La massima contemporanea sembra però fatta apposta per il Pandorato di Roma, che, a dire il vero, pare avere le sue radici in Ciociaria. Magari per reimpiegare le fette di pane di Lariano non più fragranti impiegando altri ingredienti sempre disponibili, ovvero latte e uova.
Non proprio adatto “a chi soffre di colesterina” - a loro consiglia di rinunciare e “andare a letto con la minestrina” -, per il Pandorato servono “Le fette de pagnotte un po’ rifatte, vanno tajate inerte, no a sfojetta come er’ pane che chiameno a cassetta. Quelle nun ponno mai rimane intatte. E mo ve spiego come vanno fatte: S’hanno da mette in una terinetta a mollo a no sbattuto d’ova e latte e ce se fanno stà na mezzoretta.
Dalla prima base con pochi elementi, il Pandorato è ‘evoluto’ in versioni ancora più sostanziose. Si chiamano ‘cuscinetti’ ad esempio le fette di pane di un paio di centimetri di spessore tagliate da un lato e farcite con filetti di acciughe e ‘provatura’ (un formaggio a pasta filata di vacca o bufala che serviva a ‘testare’ la qualità della mozzarella), prima di venire fritte nello strutto o nell’olio. O nel burro, come suggerisce Fabrizi.
Nella Capitale, invece, l’antico pandorato continua a ispirare qualche chef. Ad esempio l’oste originario dei Castelli Arcangelo Dandini - ci ha detto la sua anche sulla storia e i falsi miti del supplì - che al suo Ristorante L’Arcangelo lo ha usato come base per una minestra asciutta di stoccafisso, cavolfiore e cavolo nero.
Ricetta Base del Pandorato
- Tagliare due fette di pane tenendole spesse un dito e ricavandone, dopo aver portato via la crosta, dei pezzi quadrati di circa sei centimetri di lato.
- Allineare le fette in un piatto e spruzzarle leggermente con del latte tiepido ricoprendole poi con un uovo sbattuto.
- Aggiungere un pizzico di sale e lasciare riposare le fette per almeno un'ora per dare modo al pane di assorbire completamente l'uovo.
- Sollevare le fette con una palettina ed immergerle nell'olio bollente per la frittura.
- Servire calde.
Presentazione del Fritto Misto di Verdure con Salsa allo Zafferano
La presentazione del fritto misto di verdure con salsa allo zafferano è molto importante.
- Iniziate scegliendo un piatto di ceramica, ardesia o vetro trasparente che faccia risaltare i colori delle verdure fritte e della salsa.
- Cercate di optare per piatti abbastanza grandi in modo che ci sia abbastanza spazio per disporre le verdure in maniera ordinata.
- Potete organizzarle a cerchio o a ventaglio, sovrapponendole leggermente per creare un effetto visivo interessante.
- Cercate di posizionare le verdure in modo da distribuire i diversi colori uniformemente sul piatto.
- Versate la salsa allo zafferano in una piccola ciotola o salsiera e posizionala al centro del piatto o accanto alle verdure. Potete anche fare dei puntini di salsa intorno al piatto per un effetto decorativo.
- Per un tocco finale, aggiungete anche decorazioni fresche come foglie di basilico, prezzemolo o fiori commestibili sopra il piatto. Questi dettagli aggiungeranno un tocco di freschezza e bellezza al tuo piatto.
- Suggeriamo anche di mettere alcuni spicchi di limone fresco accanto al piatto.
Il segreto per fare in modo che il piatto venga apprezzato da tutti sta nel potare in tavola il fritto misto di verdure appena cucinato.
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Il Pescatore del Lago d'Iseo e il Ristorante Al Guelfo Negher
All’ombra del primo sole, tutt’altro che assopito è l’ultimo pescatore del Lago D’Iseo sulla sponda bergamasca. Danilo Baiguini è rimasto l’unico a pescare ogni mattina, una ventina di pesci circa in media che poi vende a privati e ristoranti sul lago.
Quello stesso lago dove è venuto a mancare l’ingegnere Carlo Riva nella sua casa di Sarnico. Carlo Riva aveva 95 anni ed è stato il pioniere della nautica mondiale che ha creato i motoscafi in legno più eleganti e stilosi del mondo, come l’Ariston o il Corsaro. Negli anni del boom economico i suoi motoscafi sono divenuti l’emblema della Dolce Vita, l’oggetto del desiderio di famiglie, campioni, uomini d’affari e celebrità.
E negli stessi anni, quelli della rivoluzione industriale italiana, mentre dominava il mito della velocità, delle auto da corsa e delle prime barche bimotori come il Tritone, su quelle rive c’è sempre stato anche Danilo, che quel lago è andato avanti ad attraversarlo con la sua barchetta, ad un ritmo completamente differente, ostinato ma mai contrario. Pazienza e costanza sono stati a bordo della barca Baiguini per tutte le generazioni di una famiglia che non si è mai infranta su altre rotte, che è sempre rimasta presente sul suo percorso, per cui il peschereccio non è mai stato un passatempo o un diletto, ma un mestiere libero.
Per gustare il pescato di Danilo, tra gli indirizzi migliori c’è il ristorante Al Guelfo Negher di Cristian Negrinotti, che fedele lo attende ogni giorno. Negher è il soprannome della famiglia Negrinotti, che da 15 anni si è fatta portavoce dell’importanza, non così ovvia, di mangiare pesce di lago sul lago.
Per anni il pesce di lago è stato maltrattato e abbandonato dalla ristorazione locale, con la motivazione che veniva poco richiesto dalla clientela, tant’è che troppo spesso si trovano più diffusamente piatti a base di pesce di mare. Al Guelfo invece no, in questa casetta verde prima nelle mani di Anita, oggi in quelle del figlio Cristian, ben equipaggiati anche da un’ottima troupe in cucina, si mangia solo pesce di lago pescato tutte le mattina da Danilo, che chissà che cosa porterà nella sua cassetta.
Ricetta Base per Filetti di Pesce Fritti
- Passare ogni filetto di pesce nell’uovo sbattuto e, successivamente, nel pangrattato.
- Disporli in un vassoio.
- Intanto scaldare in una padella antiaderente l’olio e il burro per rendere più croccante l’impanatura.
- Quando l’olio è caldo iniziare a friggere il pesce inizialmente dalla parte della carne e, successivamente, dalla pelle.
- Disporre i filetti fritti, prima in carta assorbente, per rimuovere l’olio in eccesso, e impiattare a piacimento.
E mi raccomando, ricordate che non c’è bisogno di aggiungere nemmeno un pizzico di sale, chiaro?
Al Guelfo Negher. Via IV Novembre, 34. Riva di Solto (Bergamo).
Torta di Pane al Cioccolato: Un Dolce Tradizionale Bergamasco
Torta paesana, torta nera, michelacc, paciarella …. Ma fra le ricette tradizionali la mia preferita, da golosa quale sono, era torta di pane al cioccolato. Come vi accennavo, così come questa torta non ha un unico nome, non ha nemmeno un’unica ricetta. Vero è che una componente di cereali, oltre al pane, c’è; un elemento al cioccolato, che sia cacao o cioccolato in barretta, c’è; un arricchimento in frutta secca c’è. Era da tantissimi anni che non la preparavo: mio figlio e mio marito non l’avevano mai mangiata ed è andata a ruba.
Ricetta della Torta di Pane al Cioccolato
- Spezzettate il pane grossolanamente, sbriciolate gli amaretti e mettete il tutto in una ciotola, unite il latte e lasciate ammorbidire il tutto per almeno 4 ore: io l’ho lasciato tutta la notte, se potete fatelo anche voi.
- Una volta ammollato il pane lavorate con un cura il composto in modo da renderlo il più possibile uniforme.
- Unite il burro fuso e mescolate; aggiungete il cacao, l’ uvetta precedentemente ammolata, la frutta secca spezzata in modo grossolano ed , infine le uova sbattute.
- Terminate unendo il cioccolato fondente tagliato a dadini e mescolate per l’ultima volta il tutto.
- Trasferite in una teglia del diametro di XXX cm precedentemente passata con un prodotto staccante e mettete in forno a 180 ° se statico per 60 minuti o 160° per 50 minuti se ventilato.