Le figurine, oggetti apparentemente semplici, racchiudono in realtà un microcosmo di storia, cultura e costume. La loro evoluzione, dalla nascita come strumento pubblicitario alla consacrazione come oggetto di culto per collezionisti di ogni età, è un percorso affascinante che merita di essere esplorato. In questo articolo, ci immergeremo nel mondo delle figurine svizzere, analizzando la loro storia, le loro peculiarità e il loro legame con il collezionismo, con un occhio di riguardo al ricco patrimonio conservato nel Museo "Giuseppe Panini" di Modena.
Gli Albori del Collezionismo: Oltre le Figurine Tradizionali
Il collezionismo di figurine non si limita ai soli cartoncini adesivi. Comprende anche materiali affini per tecnica e funzione, come scatole di fiammiferi, bolli chiudilettera, carta moneta, menu e calendarietti. Anche gli album pubblicati dalle ditte per contenere le serie di figurine, o creati per passatempo dai collezionisti, rientrano in questo universo. Il Museo "Giuseppe Panini" di Modena custodisce un'ampia collezione di questi materiali, con circa 2.500 pezzi esposti nella sala museale e la restante parte conservata nell'archivio, consultabile su appuntamento dagli studiosi. L'esposizione permanente al Palazzo Santa Margherita offre uno sguardo su questa varietà di oggetti, mentre le mostre temporanee approfondiscono tematiche specifiche, permettendo al pubblico di scoprire porzioni sempre nuove del patrimonio museale, costituito da circa 500.000 esemplari.
Le Radici Storiche: Gli Antecedenti delle Figurine
Le figurine, pur nella loro modernità e vocazione pubblicitaria, affondano le radici in un passato più remoto. Alcune caratteristiche, come il piccolo formato, la serialità e la suddivisione degli argomenti in sequenze di immagini numerate, si ritrovano già in stampe più antiche, dalle quali le figurine traggono ispirazione anche dal punto di vista iconografico. Il "Fondo antico" del Museo "Giuseppe Panini" conserva incisioni d'epoca e matrici originali risalenti ai secoli XVII, XVIII e XIX, testimonianza di questa affinità. Nel corso dei secoli, le stampe si sono progressivamente laicizzate, affrancandosi dalla funzione di precetto e di culto per abbracciare un ruolo più satirico, cronachistico e divulgativo, anticipando la vocazione enciclopedica che caratterizzerà l'universo delle figurine.
La Rivoluzione Cromolitografica: Il Colore che Dà Vita alle Immagini
La nascita della figurina e la diffusione di immagini nella seconda metà dell'Ottocento sono strettamente legate all'invenzione della cromolitografia. Questo metodo di stampa, brevettato a Parigi nel 1837 da Godefroy Engelmann, utilizzava lastre di pietra di Kehlheim o di Solnhofen e permetteva di produrre un gran numero di immagini a basso costo, ampliando la gamma cromatica e consentendo una precisione di dettagli fino ad allora impensabile. Il Museo "Giuseppe Panini" conserva diverse pietre cromolitografiche utilizzate come matrici per la realizzazione delle figurine.
Le Prime Figurine: Dalla Francia all'Europa, un Fenomeno in Crescita
Le prime figurine nacquero in Francia nella seconda metà dell'Ottocento e si diffusero rapidamente in Europa e negli Stati Uniti, grazie all'incontro tra la stampa cromolitografica e le esigenze pubblicitarie della rivoluzione industriale. Queste prime figurine, diverse da quelle attuali, erano piccole stampe a colori con un messaggio pubblicitario, prodotte in serie e offerte in omaggio da negozi e grandi magazzini per incentivare i clienti a tornare. Aristide Boucicaut, fondatore del grande magazzino Au Bon Marché di Parigi, fu uno dei primi a utilizzare con successo le figurine come strumento di marketing. Ben presto, anche altri paesi iniziarono a stampare figurine, tra cui le ditte di cioccolato svizzere e tedesche come Suchard e Stollwerck, e quelle italiane legate ai concorsi a premio.
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Il Caso Liebig: Un Marchio Indissolubilmente Legato alle Figurine
La collezione Liebig, con oltre 44.000 figurine conservate nel Museo "Giuseppe Panini", merita un discorso a parte. La storia delle figurine non sarebbe stata la stessa senza l'apporto di questa azienda, che ha legato il proprio nome ai cartoncini stampati. Distribuite inizialmente in maniera saltuaria e poi con il sistema dei buoni punto, le figurine Liebig divennero il principale veicolo pubblicitario della ditta, che pubblicò 1871 serie tra il 1874 e il 1975. Il successo fu universale, grazie alla bellezza delle immagini e alle edizioni in diverse lingue. La ditta non produsse solo figurine, ma anche gadget e oggetti stampati come menù, segnaposti e calendari. L'estratto di carne Liebig, protagonista di avventure e aneddoti leggendari, divenne un simbolo di qualità e innovazione.
Trade & Cigarette Card: Quando la Pubblicità si Nasconde nel Pacchetto di Sigarette
Le cigarette card, nate negli Stati Uniti intorno agli anni Settanta dell'Ottocento, rappresentano una particolare tipologia di figurine. Inizialmente, erano semplici cartoncini per rinforzare i pacchetti di sigarette, ma ben presto le industrie si accorsero che l'introduzione di immagini a colori rendeva il prodotto più accattivante e aumentava le vendite. Questo tipo di figurine, disponibile in due formati diversi, divenne così popolare da essere utilizzato anche per pubblicizzare altri prodotti, come saponi, tè e amidi, prendendo il nome di "trade card".
Calendarietti: Un Piccolo Dono, un Grande Ricordo
I calendarietti tascabili, offerti dal barbiere ai clienti, erano un simpatico omaggio e un efficace strumento pubblicitario. Questi piccoli almanacchi, arricchiti di immagini accattivanti e notizie utili, riportavano il nome dell'azienda, fungendo da promemoria per i clienti. I calendarietti, spesso disegnati da artisti famosi, rappresentano oggi documenti preziosi anche dal punto di vista della storia della grafica.
Menu: Un Ricordo di Sapori e di Stile
Il menu, stampato in più copie e messo a disposizione dei commensali, era un ricordo dell'occasione e un veicolo pubblicitario per ristoranti, negozi e case produttrici di bevande e cioccolato. La diffusione del menu avvenne in Francia durante la Belle Epoque, grazie anche alla rivoluzione della cromolitografia.
Etichette d'Albergo: Un Viaggio Attraverso la Storia dell'Ospitalità
La collezione di etichette d'albergo Gambini-Ruggiero, costituita da circa 7500 pezzi, offre uno sguardo sulla storia dell'ospitalità e del turismo. Le etichette, nate per evitare di scambiare i bauli da viaggio, divennero ben presto uno dei principali mezzi pubblicitari degli hotel e un simbolo di status per la borghesia.
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Bolli Chiudilettera: Piccoli Messaggi, Grandi Significati
I bolli chiudilettera, o erinnofili, venivano prodotti per pubblicizzare un prodotto, una manifestazione pubblica, per propaganda politica o per commemorare un evento. Distribuito gratuitamente, servivano per sigillare le buste da lettera o anche solo per decorarle.
Notgeld: La Moneta d'Emergenza che Diventa Arte
I Notgeld, o "banconote d'emergenza", venivano utilizzati in diversi Paesi, soprattutto Germania e Austria, per fronteggiare situazioni economiche difficili. Riccamente illustrati e pubblicati in serie, i Notgeld non avevano funzioni pubblicitarie, ma rappresentano un'interessante testimonianza storica e artistica.
Giornalini per Ragazzi: Un Viaggio nel Mondo dell'Infanzia
Il Museo "Giuseppe Panini" conserva un consistente fondo di giornalini per ragazzi, che documenta la storia dell'editoria per l'infanzia in Italia. Tra i titoli più rilevanti si ricordano «Topolino» e il «Corrierino».
Fustellate: L'Arte di Raccogliere e Conservare le Immagini
Gli scrap book, o "libri di ritagli", rappresentano un modo originale di raccogliere e conservare le immagini. In questi libri, i collezionisti costruivano pagine secondo il loro gusto estetico, utilizzando figurine, scatole di fiammiferi e altri materiali stampati.
Il Museo che Non C'è (Ancora): La Storia di Gianni Bellini e il Sogno di un Museo del Calcio
La storia di Gianni Bellini, collezionista di figurine di calciatori, è emblematica della passione che anima il mondo del collezionismo. Bellini possiede una collezione sterminata di album e figurine, superiore a quella del Museo "Giuseppe Panini" di Modena. Il suo sogno è quello di aprire un museo dedicato al calcio e alle figurine, un progetto che, dopo diverse vicissitudini, potrebbe concretizzarsi in Svizzera.
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