Benvenuto in questo viaggio esplorativo nel mondo delle figurine dei calciatori e delle squadre di calcio, oggetti che incarnano un pezzo di storia del calcio e della cultura popolare. Scopriamo insieme come sono nate, la loro evoluzione nel tempo e l'impatto che hanno avuto su generazioni di appassionati.
Le Origini: Un'Invenzione Britannica del XIX Secolo
La storia delle figurine dei calciatori affonda le sue radici alla fine del XIX secolo in Gran Bretagna. Nel 1894, la società britannica "Rileys" ebbe l'intuizione di produrre la prima figurina di un calciatore, un'innovazione che riscosse immediatamente un grande successo tra i tifosi. Questa prima figurina segnò l'inizio di una nuova forma di collezionismo, aprendo la strada a una lunga e prolifica storia per le figurine di calciatori.
Negli anni successivi, la popolarità delle "vignette adesive" crebbe costantemente, spingendo altri produttori a lanciarsi in questo mercato. Le figurine di calciatori divennero un vero e proprio fenomeno tra i giovani, con bambini e adolescenti che dedicavano ore allo scambio e al completamento delle loro collezioni. Questo periodo vide la nascita di alcune delle serie di figurine più iconiche di tutti i tempi, tra cui le leggendarie figurine Panini. Queste serie si distinsero per la loro qualità e per l'ampia gamma di calciatori rappresentati, diventando rapidamente oggetti del desiderio per i collezionisti, status che mantengono ancora oggi.
Gli Anni d'Oro: Un Fenomeno di Massa tra gli Anni '70 e '80
Gli anni '70 e '80 rappresentano l'apice della popolarità delle figurine dei calciatori. In questo periodo, le figurine raggiunsero il culmine del loro successo, con l'ingresso nel mercato di nuove serie e produttori. Divennero un fenomeno di massa, coinvolgendo persone di tutte le età che si appassionarono al collezionismo. Le figurine Panini, in particolare, divennero le più ambite, raffigurando calciatori di tutto il mondo e alimentando l'entusiasmo dei tifosi.
La produzione di queste figurine era all'avanguardia per l'epoca, e molte di esse sono ancora oggi oggetti di culto per i collezionisti. Le figurine non erano solo un passatempo, ma un modo per celebrare il calcio e le sue stelle. I tifosi erano orgogliosi di possederle e si divertivano a scambiarle per completare le loro collezioni. In questo periodo nacquero anche numerosi club di collezionisti, luoghi di incontro e scambio per gli appassionati.
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L'Evoluzione della Produzione: Dalla Plastica ai Giochi di Carte
Negli anni '70, le figurine subirono una notevole evoluzione, con l'introduzione di materiali plastici e la nascita dei giochi di carte con figurine. Questo cambiamento segnò una svolta significativa nella produzione, aprendo nuove opportunità per produttori e collezionisti.
Declino e Rinascita: Gli Anni '80 e '90 e l'Era Digitale
Gli anni '80 e '90 videro un calo nella popolarità delle figurine, ma la loro produzione non si arrestò. Nonostante fossero meno centrali nelle attività dei collezionisti, le figurine rimasero popolari tra i tifosi. L'avvento di nuovi media come la televisione e i videogiochi distrasse parte del pubblico, ma molte nuove serie continuarono ad essere prodotte e collezionate.
Le figurine divennero anche un modo per celebrare i grandi eventi calcistici, come i Mondiali, con serie speciali che appassionavano i tifosi. Nonostante il declino rispetto agli anni d'oro, le figurine continuarono a essere un elemento importante della cultura calcistica.
Oggi, le figurine sono ancora molto popolari, ma la loro produzione e il modo in cui vengono collezionate sono cambiati radicalmente. Internet e i social media hanno reso le figurine più accessibili, e la loro produzione è diventata più sofisticata.
In passato, le figurine erano inserite in pacchetti di sigarette o negli album. Oggi, sono ancora disponibili in questi formati, ma esistono anche edizioni limitate acquistabili online o nei negozi specializzati. Alcune squadre calcistiche collaborano con aziende specializzate, come la Tipografia genovese Erredi Grafiche Editoriali, per produrre linee di figurine ufficiali, spesso realizzate in PVC o resina e arricchite da informazioni sul club e sui giocatori.
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Inoltre, molti appassionati apprezzano le figurine digitali, che possono essere acquistate e scambiate online. Gli album dedicati alle singole squadre offrono un'esperienza unica e coinvolgente, raccogliendo figurine, informazioni storiche e dettagli sul club, presentati con una grafica accattivante.
Panini: Un'Azienda Italiana Icona Globale
Poche aziende italiane possono vantare un impatto culturale e una riconoscibilità globale paragonabile a quella della Panini. La storia di questa azienda inizia in una piccola edicola di Corso Duomo a Modena, gestita dai fratelli Giuseppe, Benito, Franco e Umberto Panini. Giuseppe fu il primo a intuire il potenziale delle figurine, ma l'idea vincente arrivò nel 1961: la sorpresa di scoprire quali figurine si trovavano in ogni bustina creò un'immediata dipendenza e diede il via al fenomeno del "celo, celo, manca", lo scambio tra i bambini per completare le collezioni. Il successo fu travolgente e quell'anno la Panini stampò il suo primo album di figurine del Campionato di Calcio italiano, chiamato semplicemente "Calciatori".
La chiave del successo fu la capacità di coniugare un prodotto semplice con un'intuizione di marketing geniale. Gli anni '70 videro una crescita esponenziale per la Panini, che perfezionò il suo processo produttivo e introdusse macchinari sempre più sofisticati. Il "Calciatori" rimase il fiore all'occhiello, ma il marchio iniziò a diversificare la sua offerta. Un passo fondamentale per l'affermazione internazionale fu l'acquisizione, nel 1970, dei diritti esclusivi per la produzione delle figurine dei Mondiali di Calcio in Messico, un successo clamoroso che aprì le porte dei mercati esteri. L'azienda non si limitò solo alla vendita di figurine, ma divenne anche un editore di successo, pubblicando fumetti e riviste.
Gli anni '90 e 2000 presentarono nuove sfide, con l'avvento dei videogiochi e di nuove forme di intrattenimento digitale che minacciavano di ridurre l'interesse per le collezioni fisiche. La Panini rispose con innovazione e diversificazione. Nel 1992, l'azienda fu acquisita dalla Marvel Comics, una mossa che portò a una maggiore internazionalizzazione e all'introduzione di nuovi prodotti legati ai supereroi. In questi anni, il brand rafforzò la sua presenza nel settore del collezionismo sportivo con l'introduzione di carte da gioco collezionabili (Trading Card Games), in particolare negli Stati Uniti con licenze di alto profilo per sport come NBA e NFL.
L'avanzamento tecnologico degli anni 2010 ha portato la Panini a confrontarsi con la realtà digitale, e in quest'ottica l'azienda ha saputo integrare il mondo fisico delle figurine con quello virtuale. Nonostante l'avanzata del digitale, la figurina fisica Panini ha mantenuto intatto il suo fascino. L'atto di aprire una bustina, incollare una figurina sull'album e completare una pagina rimane un rito generazionale.
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Il "Caso" Panini: Un'Impresa Nata da un'Intuizione
La fortuna delle figurine Panini è nata, come spesso accade, per un caso. Agli inizi degli anni Sessanta, i fratelli Panini, dopo aver fondato a Modena un'agenzia di distribuzione di giornali, trovarono a Milano un lotto invenduto di vecchie figurine delle edizioni Nannina. Decisero di acquistarlo e di imbustare le figurine a due a due, in piccole buste bianche con cornice rossa, e di venderle a 10 lire. Ne vendettero per un'ammontare di quasi tre milioni di lire. L'inaspettato successo convinse Giuseppe, Benito, Franco Cosimo e Umberto: bisognava mettersi a stampare figurine e creare un album per la loro raccolta.
Era il 1961: la copertina del primo raccoglitore riportava l'attaccante del Milan, Nils Liedholm, e la prima figurina stampata fu quella di Bruno Bolchi, soprannominato "Maciste", capitano dell'Inter. Raccogliere ordinatamente le amate figurine divenne uno dei giochi più belli per i bambini degli anni Sessanta e Settanta. Si miravano e rimiravano, si scambiavano, si mettevano in premio nelle gare più diverse, si donavano, si rubavano. Si mettevano da parte le paghette settimanali e si sognava di diventare campioni, per avere un giorno la propria immagine su una di quelle figurine e partecipare ai successi della squadra del cuore, magari anche della nazionale. Che soddisfazione, poi, trovare il pezzo che mancava da tempo. Nascevano così delle vere e proprie passioni da collezionisti, più povere di quelle dei grandi magnati, ma forse più sane.
Il Museo della Figurina: Un Tesoro a Modena
Per raccontare la storia di questa passione, oggi, a Modena c'è un luogo magico, il Museo della figurina. Nato dalla passione di Giuseppe Panini, a sua volta contagiato dalla mania del collezionismo, il Museo raccoglie centinaia di migliaia di pezzi, donati nel 1992 al Comune della città, ormai considerata la capitale mondiale di questo piccolo oggetto di grande contemplazione.
La storia della figurina viene raccontata per filo e per segno, dai suoi antecedenti più antichi all'invenzione della stampa cromolitografica, per arrivare agli sviluppi moderni del fenomeno: l'esordio francese nella seconda metà dell'Ottocento, l'avventura italiana dei concorsi a premio negli anni Trenta del Novecento, la storica collezione della Liebig (la più famosa del mondo), fino alle immagini sportive e agli album dal secondo dopoguerra. Insieme alle figurine propriamente dette, la raccolta comprende materiali affini: piccole stampe antiche, scatole di fiammiferi, bolli chiudilettera, carta moneta, menu, calendarietti, segnaposto, etichette d'albergo, album pubblicati dalle ditte per raccogliere le serie o creati per passatempo dai collezionisti seguendo solamente il proprio gusto e la propria fantasia… La stessa fantasia, la stessa passione che hanno spinto intere generazioni a passare ore e ore nell'attesa del momento fatidico. Quello che ti illuminava gli occhi: "Ce l'ho… Ce l'ho… Mi manca!".
Bruno Bolchi: Il Volto Simbolo della Rivoluzione Paniniana
L'origine della raccolta Panini è alquanto singolare e ha un personaggio ormai mitico, Bruno Bolchi, soprannominato "Maciste". Il suo volto è il simbolo della "rivoluzione paniniana". Giuseppe Panini, alla ricerca di una tipografia nel modenese che potesse accontentarli, disse un giorno al fratello Franco: «Voglio fare le figurine dei calciatori». Il prototipo zero era la foto di Bolchi, mediano dell'Inter, l'unica immagine a disposizione dei fratelli Panini. La richiesta era semplice: ricavare da una foto come quella un figurina a colori. A trasformare un'idea in realtà fu un certo Badolati, fotolito di Parma, impeccabile nell'esaudire i desideri dei modenesi.
Un Viaggio nel Tempo Attraverso le Figurine
Il primo album Panini è datato 1960. Le immagini sono intriganti e suscitano tenerezza. Non c'è uniformità tra un giocatore e l'altro, i fondi sono tutti diversi e le facce quasi stilizzate. Ma, evidentemente, poco importava. Per la prima volta le figurine fanno il loro ingresso nelle case degli italiani, dando un aspetto a quei campioni, eroi negli stadi, che fino ad allora si vedevano solo tramite la radio. Un'Italia che viene fuori dalla Guerra e comincia a divertirsi anche grazie al calcio.
La raccolta inizia a fornire anche foto di gruppo, quasi tutte scattate allo stadio. Arrivano anche le immagini rappresentative delle città della Serie A, cartoline che regalano finestre sugli anni Sessanta. Da non perdere, nelle ultime pagine, la sfilata delle vecchie glorie. Ben presto c'è gloria anche per la Serie B e la grande scoperta della figurina con due calciatori, uno affiancato all'altro.
Nel '65 l'album entra nella storia perché ospita, per la prima volta, le figurine degli arbitri. Ad aprire questo nuovo capitolo, Concetto Lo Bello, celebre "fischietto" degli anni Sessanta. Il raccoglitore si arricchisce con una parte informativa nell'edizione '67-'68. Ogni immagine è accompagnata da una dettagliata biografia del calciatore, offrendo un piccolo-grande angolo di celebrità a società e giocatori semisconosciuti al grande pubblico "pallonaro". Non più soltanto semplici album di figurine ma anche libri di storia, utili per chi non c'era o ha vissuto solo di racconti. In quell'epoca non c'erano videocassette, centinaia di fotografi o telecamere a bordocampo e neppure tanti processi televisivi.
Ogni pagina rivela un segreto e merita di essere osservata e studiata con calma e attenzione, lontano dalla frenesia con cui oggi si sfogliano quotidiani, libri e riviste. La Panini dedica a ogni calciatore sia il primo piano sia un'azione di gioco. Anche l'allenatore viene immortalato mentre si muove davanti alla sua panchina, quasi a rivelare la sua filosofia di gioco. Fanno il loro esordio le figurine a campo intero che mostrano campi spelacchiati, gradinate fatiscenti, semplici o addirittura improvvisate. Ma questa gloriosa storia è fatta anche di oneste comparse. Meritano di essere guardati bene in faccia i tanti gregari del calcio italiano perché molti di loro, mettendosi in posa davanti all'obiettivo della macchina fotografica più famosa della penisola, hanno vissuto un giorno di gloria in quelle gallerie di fenomeni, al fianco dei più grandi, molti dei quali stranieri.
Gli Anni Ottanta e Novanta: Un'Evoluzione Estetica e Commerciale
Le vere novità della raccolta, all'alba degli anni Ottanta, sono proprio loro. Tempi di assoluto splendore, in cui ne arriva uno per squadra, acclamato come un imperatore. E spesso nelle immagini del tempo ci sono già tracce rivelatrici di ciò che sarà. Da questo momento in poi, infatti, gli album Panini sono un'antologia di campioni. Qui si chiude un'epoca, le figurine si migliorano, i ritocchi al computer eliminano le imperfezioni, non c'è più nulla da vedere sullo sfondo. Come più niente da immaginare ci offre la realtà di oggi, quelle dei mille stranieri e delle cento telecamere.
I raccoglitori degli anni Novanta sono l'emblema del Paese, grasso e mai sazio di vittorie. Calciatori attenti al look, fotografie ben curate, nessuno spazio all'improvvisazione e come cornice c'è quasi sempre il campo d'allenamento. Per intenderci, rare immagini scattate all'ultimo istante, prima di un calcio d'inizio, mentre i compagni effettuano il riscaldamento. Di quelle annate risentono anche gli album. Pochi innesti nuovi, non sempre decisivi, da una stagione all'altra quasi sempre le stesse facce.
Il Futuro delle Figurine: Tra Innovazione e Tradizione
In che ambito, dunque, si collocano le figurine, superate da un calcio che si offre ora per ora ai suoi appassionati con la massiccia presenza delle televisioni? Tutti ormai conoscono ogni singolo protagonista del campionato. I calciatori, almeno una volta, finiscono sotto le telecamere. Eppure la magia resta. La figurina stampa un'immagine e non la elimina più.
L'album del '92-'93 rischia di essere l'ultimo. L'azienda modenese è in crisi e solo grazie a diversi cambi di proprietà riesce a salvarsi. Solo 413 immagini scattate, il minimo storico. La sorpresa per i collezionisti del periodo sono le foto delle squadre già incollate sull'album. Segno evidente di un massiccio risparmio che non intacca la qualità, sempre massima.
Il compito della Panini diventa più arduo per "colpa" dei sempre più frequenti cambi di maglia. Con la liberalizzazione del mercato nel 1992, i calciatori possono andare in un'altra squadra pur avendo iniziato la stagione con un altro club della stessa categoria. Diventa così difficile abituarsi all'idea di un proprio beniamino che, da una giornata all'altra, può diventare avversario e magari segnarti un gol contro. Ma i tanti terremoti del mercato non hanno mai colto davvero impreparata la Panini. Anche perché è diventato quasi impossibile tener botta ai troppi cambi in corsa, soprattutto da quando è stata inaugurata anche la finestra di mercato di gennaio. E allora ecco le figurine "cambia-maglia" per restare al passo coi tempi. Il suo tentativo di bloccare in un'immagine l'attuale caotico mondo del calcio merita rispetto.