Introduzione
L'espressione "essere un salame" è un modo di dire italiano utilizzato per descrivere una persona poco sveglia, ingenua o inespressiva. Questo articolo esplora l'origine di questa espressione, il suo significato evolutivo e le sfumature culturali che la caratterizzano, analizzando come un alimento prelibato come il salame possa essere associato a un tratto caratteriale negativo.
L'Origine dell'Espressione: Tra Pesce Salato e Contadini
In un articolo pubblicato su “Premiata Salumeria Italiana” (luglio-agosto 2007), Josette Bavarez Blanco suggerisce che dire di una persona "sei proprio un salame" equivale a dire in Emilia "sei proprio un Sandrone", una figura sempliciotta e credulona, ma bonacciona e simpatica. L'autrice ipotizza che l'origine dell'espressione possa essere legata all'impasto del salame, alla sua forma insaccata e legata, o al fatto che fosse un salume tipico del contadino, quindi considerato grezzo e semplice.
Tuttavia, l'origine dell'espressione potrebbe essere più complessa. La parola "salame", sebbene apparentemente semplice, è ambigua e contraddittoria. Deriva dal sale, essenziale per la sua preparazione e conservazione. Il sale era usato fin dall'antichità per conservare molti alimenti, soprattutto il pesce. Nell'antichità, il pesce salato aveva diverse denominazioni, tra cui "salame". Fino a metà del XV secolo, la Corporazione dei Lardaroli vendeva sia carni salate sia pesce salato, o "salame".
Con l'arrivo di nuovi tipi di pesce salato, come le aringhe (baccalà), il termine "salame" cadde in disuso per il pesce, ma rimase in uso fino alla metà del 1800. Ad esempio, nel "Cuoco Piemontese ridotto all’ultimo gusto" (1943), il capitolo sui "salumi" trattava il baccalà, il salmone e il tonno, ovviamente salati, spiegando come dissalarli. È probabile che in questo periodo il termine "salame" iniziò a essere usato per indicare una persona ottusa, con un cervello duro come il baccalà o il pesce secco. Questa potrebbe essere la vera origine dell'espressione "salame" per indicare una persona poco espressiva, ma in fondo buona, come un baccalà ben dissalato e preparato.
Salame: Da Alimento Pregiato a Termine Dispregiativo
Oggi, il salame è un alimento apprezzato, fatto di carne e grasso di maiale tritati, con sale e spezie, insaccato e stagionato. Ma come è possibile che un cibo gustoso sia diventato un termine dispregiativo?
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Dire "sei un salame" non è certo un complimento. Ma il salame non è migliore del pane? Non è forse un cibo di pregio? Per capire questa contraddizione, bisogna considerare l'origine della parola e il suo significato nel tempo.
Tradizionalmente, il salame veniva prodotto nei mesi invernali, dopo l'uccisione del maiale. Ogni contadino allevava un maiale per soddisfare il bisogno di carne della famiglia. Una parte della carne veniva consumata subito, mentre il resto veniva conservato sotto forma di "salaison", ossia salumi, carne conservata con sale e stagionatura.
Il processo di lavorazione del salame è ben definito: macinazione, miscelazione (per decidere la percentuale di magro/grasso, sale, aromi, spezie e additivi), insaccatura e "stufatura" (conservazione a temperatura ambiente con elevata umidità) prima della stagionatura. La durata della stagionatura varia a seconda delle dimensioni del salame e del gusto del consumatore.
Un buon salame deve essere sodo e compatto, profumato ma non troppo penetrante. La definizione negativa potrebbe derivare dal fatto che il salame è una miscela di varie carni, macinate e frantumate, una "pappa molla" che deve aspettare per prendere consistenza. Il ripieno non è integro, omogeneo o compatto. Questa sensazione di mancanza di energia e passività è accentuata dal modo in cui il salame invecchia, legato con lo spago per non disfarsi.
Interpretazioni e Significati FiguratI
L'Accademia dei Georgofili spiega che l'espressione deriva da un cambiamento di uso del termine "salame", che fino al XVIII secolo indicava il pesce salato, in particolare il baccalà, associato a una persona inespressiva. In questo contesto, "baccalà" e "salame" diventano sinonimi per indicare una persona insulsa e ottusa.
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L'espressione "rimanere come un salame" significa restare imbambolati e stupefatti. "Avere le fette di salame sugli occhi" significa non vedere e non capire la realtà.
Il Vocabolario Treccani definisce "salame" in senso figurato come una persona di scarsa intelligenza e prontezza, goffa e impacciata.
Il Salame e la Cultura Popolare Italiana
L'immagine del salame è presente in molti aspetti della cultura popolare italiana. Oltre all'espressione idiomatica, il salame è spesso associato alla tradizione contadina, alla convivialità e al piacere della tavola. La sua forma cilindrica e compatta, il suo profumo intenso e il suo sapore ricco lo rendono un simbolo della gastronomia italiana.
Il Salame di Felino: Un'Eccellenza Parmigiana
Il salame di Felino è considerato il salame per antonomasia in Italia. Insignito del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) dall'Unione Europea, è un prodotto di eccellenza della salumeria parmense. La sua rinomanza è tale che spesso basta dire "salame" per riferirsi a quello di Felino, senza bisogno di specificare.
L'origine parmigiana del salame come lo conosciamo oggi potrebbe essere legata proprio all'eccellenza del salame di Felino. Già nel 1550, Giorgio Franchi, parroco di Berceto, raccontava di aver visto offrire in dono alla figlia dell'Imperatore Carlo V, tra gli altri prodotti tipici, "dui [gran piati] de salame, dui de persuti…", segno che già allora nel Parmense con salame s'intendeva un salume dalla fisionomia particolare e caratteristica.
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Il "Salame Gentile": Un Termine Antifrastico
L'espressione "salame gentile" si riferisce a un tipo particolare di salame parmigiano, ottenuto insaccando un trito di carne e di grasso suino nel tratto più basso dell'intestino retto del maiale, il cosiddetto "budello gentile". L'aggettivo "gentile" è usato in senso ironico e antifrastico, per non dire il contrario, cioè "ignobile" o "basso". A Parma, questi salami sono detti anche "salàm culär", perché si ottengono insaccando l'intestino retto, chiamato in molti dialetti italiani "budello culare".