La Saga Panini: Un Viaggio nel Tempo Attraverso le Figurine

Nel cuore di Modena, nel lontano 1925, nasceva una piccola edicola destinata a trasformarsi in un fenomeno culturale globale. I fratelli Panini, Giuseppe, Benito, Franco Cosimo e Umberto, non potevano immaginare che la loro avventura editoriale avrebbe segnato generazioni di appassionati collezionisti.

Le Radici di un Mito: Dalla Distribuzione all'Intuizione Geniale

L'inizio di questa epopea affonda le radici nel dopoguerra, quando la famiglia Panini avviò una piccola agenzia di distribuzione di giornali. Mamma Olga inaugurò questa piccola edicola. Fu Peppino ad avere l’intuizione geniale: ritagliare foto di attrici e cantanti dalle riviste invendute, e fare lo stesso con i francobolli stranieri staccati da lettere e cartoline dei connazionali all'estero.

L'Anno Zero: Il Primo Album dei Calciatori (1961)

La vera svolta arrivò nel 1961, con la pubblicazione del primo, leggendario Album dei Calciatori. Centosettantuno figurine autoadesive, confezionate in bustine che profumavano di carta e colla, divennero oggetti del desiderio per generazioni di bambini e adulti.

Il Fascino dell'Introvabile: Leggende e Rivalità da Cortile

Nella lunga storia della Panini, le “figurine introvabili” hanno alimentato leggende, amicizie e persino piccole rivalità da cortile. Nel primo Album dei Calciatori del 1961, ad esempio, spopolavano racconti su figurine di calciatori di squadre minori, come quelle del Lecco o del Catania, che sembravano non esistere. Negli anni successivi, altri casi celebri alimentarono la “caccia”: la figurina di Pizzaballa, portiere dell’Atalanta negli anni ’60, divenne il simbolo assoluto dell’introvabilità, tanto da entrare nel linguaggio comune come sinonimo di rarità.

Le introvabili non erano solo un ostacolo alla collezione completa, bensì rappresentavano il fascino dell’attesa e della speranza, l’idea che in ogni bustina potesse nascondersi la gemma desiderata. In questo, più che in ogni altra cosa, si riassume la magia Panini: la promessa che la fortuna, unita alla pazienza, possa ancora regalare un piccolo momento di meraviglia.

Leggi anche: Smaltimento contenitori patatine

Evoluzione e Innovazione: Panini nel Nuovo Millennio

Negli anni, Panini ha saputo evolversi senza tradirsi. Dalle prime figurine stampate con metodi artigianali si è passati a tecniche sofisticate, ad album digitali, a edizioni speciali che abbracciano sport, cinema, arte e perfino scienza.

Il Centenario e l'Omaggio al Fondatore

Nel 2025 ricorrerà il centenario del marchio Panini e molte sono le iniziative in programma, tra cui troneggia la principale: a Modena, domenica 9 novembre, verrà svelata la scultura dedicata a Giuseppe Panini, il visionario fondatore che seppe trasformare un’idea semplice in un mito internazionale. Un omaggio alla creatività italiana, ma anche a quel senso di comunità che nasce dal condividere una passione. L’opera, il busto in bronzo, è di Wainer Vaccari e sarà collocata all’ingresso del Palazzo dello Sport di Modena.

Collezionare: Più di un Semplice Passatempo

Collezionare figurine non è mai stato soltanto un passatempo: è un modo di custodire il tempo, di dare forma alla memoria. Ogni album è un archivio sentimentale, un mosaico di volti e stagioni che raccontano chi siamo stati. Questo “gioco del collezionismo” è qualcosa che si scardina dai luoghi comuni: è un gesto che racchiude un mondo di significati.

In un’epoca ossessionata dalla fretta e dagli schermi, il collezionare restituisce lentezza, attesa, dialogo. È, quindi, un modo per trasmettere valori semplici ma profondi, la pazienza, la cura, la memoria, e per costruire ricordi comuni, tangibili, che restano anche quando l’album si chiude. In quelle figurine incollate una accanto all’altra si specchiano due generazioni che si riconoscono, unite dal piacere di cercare insieme ciò che manca e di custodire ciò che già si ha.

"La Rovesciata Più Bella": Un Video Racconta la Storia

Undici minuti circa per raccontare in un video per il web una storia che da Modena è arrivata al mondo: quella dell’edicola dei Panini in corso Duomo, dove nacque l’avventura imprenditoriale delle figurine più diffuse del pianeta. Il video, pubblicato sul sito (www.comune.modena.it), è stato realizzato da Monet a cura dell’Ufficio Comunicazione in collaborazione con l’Ufficio Stampa del Comune e si intitola “La rovesciata più bella” in omaggio all’opera dell’artista modenese Wainer Vaccari, collocata a due passi dal Duomo dove c’era l’edicola dal 1945 della famiglia Panini, rimossa a maggio di quest’anno.

Leggi anche: Contenitori Spaghetti Ikea: Recensione

La narrazione è affidata a una voce fuori campo e ai racconti di Laura e Antonio Panini, cucite dagli interventi del giornalista e scrittore Leo Turrini, con anche una intervista all’artista Wainer Vaccari. Il registro visivo è costruito attraverso il montaggio di foto storiche originali, per larga parte provenienti dagli archivi privati della famiglia Panini, con altre di repertorio e rare immagini della Liberazione, a cura dell'Istituto storico. A queste si mescolano spezzoni di un Super 8 di Franco Cosimo Panini girato nel 1956 per il fratello Umberto, all’epoca in Venezuela, per farlo tornare a casa e partecipare alla nuova avventura, come poi avvenne.

Gli Anni '40: L'Edicola e i Sogni di una Famiglia

Una famiglia numerosa, un'edicola, un'idea geniale. Allo sbandamento dell’Esercito italiano seguito all’armistizio, Emilio Po raggiunse la sua città e si unì ai primi gruppi partigiani che si stavano costituendo nel Modenese. Entrato nella 65ª Brigata GAP “Walter Tabacchi” ebbe l’incarico di ispettore della formazione. Esperto, com’era, di esplosivi, Po partecipò a numerose azioni di sabotaggio. Fu catturato dai fascisti proprio mentre stava costruendo un ordigno. Fu seviziato con un ferro rovente perché rivelasse il nome dei suoi compagni. Ma Emilio Po non parlò. I suoi aguzzini cosparsero allora il suo corpo di benzina e lo diedero alle fiamme. Ridotto a una piaga vivente, il falegname fu trascinato sino in Piazza Grande e fucilato con altri due antifascisti.

Gli otto fratelli Panini, equamente distribuiti tra femmine e maschi, dopo la guerra avevano acquistato con i genitori un’ edicola in Piazza Duomo. Allora, al mattino, si faceva la fila al negozio dei giornali per acquistare un quotidiano. I Panini vendevano tanto, ma per sfamare una famiglia di dieci persone ci vuole olio di gomito e testa piena di sogni.

L'Incontro con Nannina e l'Intuizione del Mercato

Fondarono un’agenzia di distribuzione e poi incontrarono le figurine dell’unica azienda del ramo mai creata e gestita da una donna: l’editrice Nannina. La Nannina iniziò il 2 aprile del 1947 pubblicando, a trenta lire, un giornaletto per "piccoli tifosi". In copertina c’erano, insieme, le figurine di Ingrid Bergman e di Tazio Nuvolari. I bambini dell’Italia bombardata e divisa non avevano la televisione e internet. Coppi e il Grande Torino erano solo una fantasia desunta dalle parole sapienti dei radiocronisti, dalle immagini di un cinegiornale visto su scomode sedie di legno, dalle foto pubblicate sulla Gazzetta o su Il calcio e il ciclismo illustrato o, ancora, nelle prime tenere moviole affidate alla geniale matita del disegnatore Silva.

Le figurine consentivano improvvisamente di possedere quella fantasia, di portare Mazzola e Meazza in casa propria, di giocare con loro e di farli dormire nel cassetto o nella cartella. I Panini capirono che esisteva un mercato per quel sogno. Cominciarono a imbustare le figurine della Nannina e ne vendettero un sacco e allora iniziarono a stamparle in proprio. Per mischiarle le gettavano con un badile contro il muro in modo che si mescolassero bene e poi le raccoglievano e imbustavano. Geni, puri geni. In una foto che li ritrae davanti alle prime macchine di Viale Emilio Po il loro sorriso è lo stesso di quell’Italia solare.

Leggi anche: Lievitazione perfetta: scegli il contenitore giusto

Dietro le Quinte: La Produzione e il Mistero delle Figurine Rare

Fabrizio Melegari non è solo il direttore editoriale della Panini. È come Fabio Paratici, un uomo che ha fatto della sua passione il suo lavoro. Collezionista dal 1961, cultore della storia della figurina, geloso conservatore di album e di singoli pezzi oggi è come un goloso che, in una pasticceria, può scegliere cosa produrre. Lui e Antonio Allegra, direttore del marketing e dell’area commerciale, mi raccontano di un’impresa di 1200 dipendenti, con 12 filiali proprietarie e un numero infinito di licenziatari. Per gli ultimi mondiali Panini ha distribuito figurine in 120 Paesi.

La direttrice della produzione, Simona Spiaggia, mi mostra la linea di produzione che è arrivata a sfornare, durante i mondiali, 12 milioni di bustine in una giornata. La macchina che imbusta è quella che i Panini idearono, la Fifimatic. Il ciclo è semplice e affascinate, per bimbi e adulti. Si stampa, in tipografie esterne, una "quadrotta". Foglio che contiene, secondo un rigoroso calcolo statistico, tutte le fotografie di tutti i giocatori in egual misura. Sulla «quadrotta» compaiono già mischiate, non squadra per squadra. Questi fogli vengono tagliati prima per strisce verticali e poi orizzontali in modo da produrre figurine singole che poi passano alla mescola e , successivamente, attraverso un processo che garantisce ulteriore assortimento, all’imbustamento.

Mi assicura Allegra che non esiste una programmata lesina di certe figurine, per renderle introvabili: "Oggi non esistono figurine rare. Non si vuole creare un affanno nella collezione". E poi esiste sempre il magico indirizzo al quale si possono richiedere le mancanti. Nove milioni di richieste sono arrivate in questi anni, mi dice la signora Marcella de Marzi, "Collectibles customer service and online sales manager". Una signora gentile che è come Aladino. Ha davanti dei grandi contenitori,che fanno avanzare degli scaffali che contengono, disposte in ordine, le figurine sfuse degli anni, anzi dei decenni, passati. Figurine acquistabili, per gli «impallinati», come qui chiamano i collezionisti maniacali, che dicono essere alcune migliaia.

Chi Sono i Collezionisti Oggi?

Ma quanti sono oggi i collezionisti degli album dei Calciatori? Sto alle cifre che snocciola Allegra: "I volumi complessivi sono sempre alti. La componente adulta è molto alta, quasi un terzo. Il totale, ogni anno, degli acquirenti è tra 1.200.000 e un milione e mezzo. I bambini cominciano a 4-5 anni e continuano fino alle medie. Poi cominciano a vergognarsi, nel tentativo, tipico di quell’età, di dimostrare un‘età maggiore di quella autentica. Riprendono i giovani adulti che poi diventano padri e utilizzano i figli per continuare la propria esperienza infantile. Un grande non è competitivo con il figlio alla play station, ma lo è certamente con le figurine. E gli stessi nonni…".

La Figurine nell'Era Digitale: Un'Esperienza Fisica che Resiste

Nella capacità della figurina di resistere alla concorrenza tecnologica c’è qualcosa di straordinario e dunque di poetico. Oggi siamo nel tempo della reperibilità totale delle immagini. Di ogni giocatore in rete si possono trovare fotografi e filmati. La figurina è come il teatro. È un’esperienza fisica che combatte con quella virtuale. È la carnalità di un rapporto che non viene risolto dagli algoritmi. Allegra così descrive la meraviglia del contatto tra acquirente e figurina: "C’è l’effetto sorpresa, il rumore della strappo, l’odore della figurina, a condivisione dello scambio…".

Ma per gli adulti le figurine sono qualcosa di più. Ricordano l’odore della Coccoina e la raccolta delle bisvalide e l’arrivo della cellina biadesiva… Fino a che, nel 1972-73 arrivarono le figurine adesive. Con Melegari si parla della filosofia dell’uso delle figurine. Esisteva una differenza paragonabile a quella di cui gli economisti parlano a proposito del valore d’uso e del valore di scambio. Melegari e io giocavamo con le figurine, ne facevamo un uso tecnico, per allestire squadre impossibili. Melegari non le scambiava, sembrava blasfemo mercanteggiare con un oggetto dotato di grazia interiore. E poi scambiare voleva dire prendersi beffa della fortuna che assegnava la chance di completare la squadra del cuore o l’album. L’unica cosa consentita era rivolgersi all’indirizzo magico e attendere la busta.

Dalle Mani dei Fratelli al Successo Globale

Panini è sopravvissuta a molte avventure, dopo che i fratelli la cedettero, verso la fine degli anni 80. La acquistò Maxwell, che di quel mercato si intendeva poco. Fu un dramma che si risolse con l’impegno, dopo una parentesi Marvel, del gruppo Merloni e ora, in prima persona, di un gruppo guidato dall’amministratore delegato Sallustro. Oggi Panini è il marchio mondiale delle figurine. Negli Usa ne vende a pacchi agli appassionati di NBA e di NFL.

Un Sogno che Continua: Dai Badili ai Video su YouTube

Tutto è iniziato con un badile e un sogno. E oggi, mi sembra fantastico vedere su You Tube due bambini, Tina e Pippo, che raccolgono centinaia di migliaia di visualizzazioni mentre aprono i pacchetti di figurine. Quando i Panini iniziarono, dipingevano i colori delle maglie su foto in bianco e nero. Sbagliavano i soggetti, talvolta. Confusero De Marchi e Zoppelletto del Lanerossi Vicenza, Bui e Franzini del Bologna e Rosato e Scesa del Torino. Quelle figurine sono preziose come i Gronchi rosa. Pizzaballa può valere più di cento euro: non c’era il giorno in cui fecero la foto della squadra e andò in tiratura più tardi. Quasi sessant’anni dopo, spopolano le carte dei calciatori dette Adrenalyn, seguite da 500.000 collezionisti. Sono carte sofisticate. Cose serie, cose da bambini. Melegari e Allegra mi raccontano perché i Panini scelsero la foto di Liedholm per il primo album. Era a fine carriera, non incarnava un emergente. "Lo scelsero perché, per loro, incarnava il modello del giocatore gentiluomo". Sogno e badile.

tags: #contenitore #figurine #panini