Diventare Chef a Domicilio: Requisiti, Codice ATECO e Aspetti Fiscali

L'attività di chef a domicilio sta guadagnando popolarità anche in Italia, offrendo un'opportunità interessante per cuochi esperti e giovani talenti che desiderano mettersi in proprio senza aprire un ristorante tradizionale. Questo articolo esplora i requisiti necessari, il codice ATECO appropriato e gli aspetti fiscali da considerare per avviare con successo un'attività di chef a domicilio.

Chef a Domicilio: Un'Opportunità in Crescita

Quella dello chef a domicilio è un’attività che sta prendendo piede negli ultimi anni. Un motivo in più, magari, per sceglierla: essere tra i primi può risultare un buona idea. Essere tra i primi può risultare un buona idea. Lo chef a domicilio si occupa di preparare una cena, o un pranzo a seconda della richiesta, direttamente presso l’abitazione del cliente. Il cuoco sarà responsabile della spesa, che porterà lui stesso, e del menù. E soprattutto: sarà, nella maggior parte dei casi, da solo.

Requisiti Morali e Professionali

Il primo passo è ottenere i requisiti morali e professionali.

Corso HACCP

Come requisiti per l’apertura è necessario avere il corso HACCP come alimentarista. Non c’è una specifica disciplina in materia, ma trattando alimenti è bene avere il corso, anche se non farà iscrizione in Camera di Commercio.

Apertura della Partita IVA

Come per tutti i lavori da freelance, e il cuoco a domicilio è un freelance, è necessaria l’apertura di una partita Iva.

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Codice ATECO Corretto

Per identificare correttamente l'attività, è fondamentale scegliere il codice ATECO appropriato. Esistono due opzioni principali, a seconda della natura dell'attività:

  • 96.09.09 - “attività di servizi per la persona nca”: Questo codice è indicato se l'attività è svolta principalmente come servizi di chef a domicilio e non è organizzata in forma d'impresa.
  • 56.21.00 “catering per eventi, banqueting”: Questo codice è indicato se l'attività è svolta principalmente come catering per eventi e banqueting.

Iscrizione alla Camera di Commercio

La Camera di Commercio accetta l’iscrizione solamente se l’attività è svolta in forma d’impresa, ovvero come servizi di chef a domicilio. Se vorrà aprire la Partita Iva in Camera di Commercio, le suggeriamo di contattare direttamente quella della sua Provincia. Le sarà utile per scoprire se sono richiesti ulteriori requisiti.

Comunicazione Unica (ComUnica)

Per via telematica, dovrà essere compilata e inviata la Comunicazione Unica (o ComUnica): una pratica che riassume le richieste da effettuare a vari enti. Nello specifico con un modello unico il lavoratore si interfaccerà con Agenzia delle Entrate, Registro delle Imprese, INPS e Inail. Per convalidare l’invio è necessaria la firma digitale (che ha un costo di attivazione).

SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività)

Lo chef a domicilio, in quanto “artigiano”, dovrà presentare presso il Comune di residenza la S.C.I.A. Le indichiamo inoltre che non è richiesta la presentazione della Scia in Comune. Questo perché usa la cucina dei clienti per i quali va a cucinare e non si tratta di un vero e proprio ristorante.

Regimi Fiscali: Forfettario vs. Ordinario

Lo chef a domicilio che apre una partita Iva deve scegliere sin da subito quale regime fiscale adottare: regime forfettario, regime ordinario in contabilità semplificata o contabilità ordinaria.

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Regime Forfettario: Vantaggi e Requisiti

Se si è in possesso di tutti i requisiti (primo fra tutti un ricavo non superiore ai 65mila €), il regime forfettario è sicuramente il più conveniente.

Imposta Sostitutiva

L’imposta sostitutiva in regime forfettario è del 15%, 5% per i primi 5 anni in caso di start-up (che prevede che la stessa attività non fosse svolta nei 3 anni precedenti l’apertura della partita Iva). Laura è una cuoca a domicilio in regime forfettario che ha aperto la Partita IVA da due anni, quindi gode della tassazione al 5%.

Coefficiente di Redditività

A questo punto è necessario conoscere il proprio coefficiente di redditività in base al proprio codice ATECO, che in questo caso è pari al 40%. Viene considerata una percentuale forfettaria del 60% per le spese sostenute per l’attività.

Regime Ordinario

In mancanza dei requisiti per il regime forfettario è inevitabile la scelta del regime fiscale ordinario in contabilità semplificata. In questo caso l’utile sarà conteggiato sulla differenza tra ricavi meno costi. Su questo utile si applicherà l’IRPEF in base agli scaglioni previsti dalla legge. devi pagare l’IRPEF, un’imposta che va da una percentuale minima del 23% fino ad una massima del 43% sui tuoi guadagni al netto delle spese e dei contributi dell’anno precedente, cioè sull’imponibile.

Contributi INPS

Lo chef a domicilio è obbligato ad iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, che prevede un contributo fisso per redditi da 0 a 15.953€ (minimale al 2021) pari a circa 960€ per quattro rate annue.

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Riduzione del 35% per il Regime Forfettario

E’ possibile richiedere una riduzione del 35% con un contributo minimo pari a circa 630€ per 4 rate annue. Questa agevolazione è prevista per tutte le partite Iva artigiani che abbiano scelto il regime forfettario (anche in un secondo momento rispetto all’apertura). La riduzione sarà applicata sia sul minimale che sull’eccedente il minimale. La richiesta dovrà essere compilata e inoltrata online ogni anno entro il 28 febbraio. Ma attenzione questa riduzione comporta un rischio: se il versamento finale annuale non è pari o superiore al contributo fisso, non sarà più garantita la piena annualità contributiva (ai fini del raggiungimento della pensione).

Imposta e Contributi per Chef a domicilio

Se si iscriverà in Camera di Commercio verserà i contributi alla Gestione artigiani e commercianti Inps secondo questo schema:

  • per il reddito compreso tra 0 euro e 18.555 euro: verserà contributi fissi di circa 4.460,64 euro;
  • superato il reddito minimale di 18.555 euro: oltre ai contributi fissi, li verserà anche in percentuale al 24% circa.

Se adotterà il forfettario, in quanto iscritto alla Gestione artigiani e commercianti Inps, potrà beneficiare della riduzione del 35% dei contributi.

Se si inquadrerà come libero professionista verserà i contributi alla Gestione Separata Inps al 26,07%.

Adottando il forfettario, oltre ai contributi, verserà anche l’imposta sostitutiva al 15% o al 5% per i primi 5 anni di attività.

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