Questo articolo esplora in dettaglio il Villa Boschi Gran Dessert Vino Spumante Dolce, inserendolo nel contesto più ampio dei vitigni autoctoni italiani e delle loro espressioni enologiche.
Le Radici Antiche del Vitigno
Il vitigno alla base del Villa Boschi Gran Dessert Vino Spumante Dolce affonda le sue radici in un passato lontano. Già in epoca romana, autori come Plinio il Vecchio, Catone e Varrone ne celebravano le qualità. L'etimologia del nome, riconducibile al termine latino "albus" (bianco), suggerisce che in Romagna fosse considerato il "bianco" per eccellenza, in contrapposizione al "rosso" Sangiovese. Altre ipotesi, meno accreditate, lo fanno derivare da una varietà germanica estinta chiamata Elbling o dai Colli Albani.
Una leggenda narra che l'imperatrice Galla Placidia, residente a Ravenna, assaggiò un vino bianco prodotto da un contadino e servito in un'umile brocca di terracotta. Entusiasta, esclamò che quel vino meritava di essere bevuto in oro.
La prima descrizione completa del vitigno risale ai primi anni del XIV secolo, ad opera dello scrittore e agronomo bolognese Pietro de’ Crescenzi: “un poco lungo abbiente il granello, e fa assai grandi grappoli e spessi e lunghi, e mezzolanamente fruttifica”. Nei secoli successivi, gli studi ampelografici hanno identificato diversi cloni e varianti, ma la tipologia più diffusa rimane la "Gentile di Bertinoro".
Tradizione e Innovazione: L'Evoluzione Enologica
La tradizione locale, nelle province di Forlì e Ravenna, prevedeva l'appassimento dei grappoli al sole per ottenere passiti intensi, ideali per accompagnare dolci tradizionali come la ciambella e la pasticceria secca. Questa pratica era favorita dalla personalità calda e intensa del vitigno, dalla buccia spessa degli acini e dalla sua naturale vocazione all'appassimento.
Leggi anche: Nuovo Sushi Villa Guardia: Cosa aspettarsi
Tuttavia, negli ultimi anni, una "nouvelle vague" di produttori ha scommesso sulle potenzialità del vitigno vinificato secco, creando espressioni sorprendenti e interessanti, spesso ottenute seguendo una filosofia produttiva biologica e biodinamica.
Territorio e Zone di Produzione
Il comune di Bertinoro, sulle colline forlivesi, è considerato il territorio più vocato per questo vitigno. Tuttavia, la sua coltivazione è diffusa in tutta la Romagna, in particolare nelle zone collinari della provincia di Ravenna, tra Faenza e Brisighella. Altre zone di produzione di spicco includono le colline di Imola, grazie al lavoro di cantine come Tre Monti e vignaioli artigianali come quelli di Ca’ dei Quattro Archi.
Le principali zone di produzione si caratterizzano per terreni diversi:
- Colline di Bertinoro: argilla, calcare e sabbia
- Oriolo dei Fichi (Appennino faentino): sabbia gialla
- Brisighella: vignaioli anticonvenzionali come Paolo Babini di Vigne dei Boschi
- Colline di Imola e prime Colline di Faenza: Paolo Francesconi e la Fattoria Zerbina
Il Riconoscimento della DOCG e le Caratteristiche del Vino
Il successo e la diffusione del vitigno hanno portato al riconoscimento della DOCG nel 1987. Questa tipologia si distingue nel panorama dei vini romagnoli per carattere, struttura e personalità. La generosa produttività, la ricchezza di zucchero dei grappoli e la buccia spessa e dorata conferiscono ai vini irruenza, calore e corpo.
Per valorizzare queste peculiarità, molti produttori optano per lunghe macerazioni sulle bucce, ottenendo espressioni intense, complesse e anti-convenzionali, con una forte aderenza al territorio. Altri, invece, preferiscono ottenere bianchi più freschi e semplici attraverso fermentazioni controllate in acciaio senza macerazioni.
Leggi anche: Il Taglio della Torta a Villa Carafa
Abbinamenti Gastronomici
Le espressioni più fresche e semplici si abbinano bene a piatti di pesce dell'Adriatico e sono ideali per aperitivi e serate estive. L'Albana Secco si sposa più spesso con una cucina verace e saporita, tipica dell'entroterra collinare romagnolo.
Villa Boschi Gran Dessert Vino Spumante Dolce nel Contesto dei Vini Dolci Italiani
Il Villa Boschi Gran Dessert Vino Spumante Dolce si inserisce nel panorama dei vini dolci italiani, un segmento ricco di storia e tradizione. Altri esempi notevoli includono:
- Erbaluce di Caluso DOCG (Piemonte): ottenuto da un vitigno autoctono unico, si distingue per la sua versatilità e può essere gustato in diverse versioni: dal vino bianco fermo, ideale per accompagnare piatti di pesce e verdure, fino allo spumante metodo classico, apprezzato per le bollicine fini e la struttura elegante. La freschezza e l’acidità dell’Erbaluce lo rendono un compagno perfetto per antipasti di mare, pesce alla griglia, piatti a base di verdure e formaggi freschi.
- Trebbiano di Lugana (Turbiana): vitigno autoctono a bacca bianca coltivato nella zona a sud del lago di Garda tra Veneto e Lombardia. I terreni sono caratterizzati dalla stratificazione di argille chiare, con componenti calcaree molto ricche di minerali. Il vino ha un colore giallo paglierino, con note fruttate, agrumate e cenni di frutta tropicale. La sua naturale acidità lo rende adatto anche alla produzione di spumanti Metodo Classico.
Focus sul Lugana: Un'Eccellenza del Lago di Garda
Il Lugana, ottenuto dal vitigno Trebbiano di Lugana (Turbiana), merita un approfondimento per la sua crescente importanza nel panorama enologico italiano. Diversi produttori si distinguono per la qualità dei loro Lugana, tra cui:
- Ottella: azienda che ruota attorno al concetto di bellezza, sia viticola, enologica o artistica. Il Molceo Ris. è un Lugana di classe con intense suggestioni fruttate e un sorso armonico.
- Madonna della Scoperta: la famiglia Prandini continua la sua lunga tradizione agricola producendo un Lugana paglierino brillante con note di frutto bianco e erbe aromatiche.
- Olivini: I fratelli Olivini hanno trasformato la campagna di famiglia in una moderna azienda vitivinicola, producendo un Lugana d'annata che sorprende per freschezza, tensione e ricchezza del corredo fruttato.
- Zenato: Paolo e Fabio Zenato hanno saputo far coesistere la storica attività vivaistica con quella produttiva, dando vita a una delle aziende più interessanti del comprensorio della Lugana.
- Cà Maiol: L’azienda è stata fondata nel 1967 sulle rive sud del lago di Garda. La Riserva Fabio Contato è caratterizzata da un naso fresco di erbe aromatiche, frutto bianco e agrume, e in bocca si fa apprezzare per pienezza e solidità di struttura.
- Sansonina: L’azienda si sviluppa per poco più di una dozzina di ettari lungo le sponde meridionali del lago di Garda.
- Pasini San Giovanni: Il Lugana 2022 ha origine dai vigneti di San Benedetto di Lugana.
- Cottini: L’Amarone di casa Cottini sta diventando un vero classico della denominazione.
- Tommasi Viticoltori: La famiglia Tommasi si dedica alla viticoltura da più di 120 anni.
- Oselara: Dal 1991 Massimiliano Pedassi coltiva con passione 13 ettari dedicati soprattutto all’uva turbiana.
- Patrizia Cadore: Una bella storia quella della famiglia Cadore, vignaioli dall’800. Il Lugana Riserva 2019 ha nitide note di frutti bianchi all’olfatto e al palato è ricco, solido e armonico.
- Sergio Zenato: Nadia e Alberto Zenato conducono l’azienda fondata da papà Sergio più di sessant’anni fa.
- Ca’ Lojera: Tradizione, paesaggio e attualità, le tre parole chiave di Ambra e Franco Tiraboschi che nel 1992 hanno deciso di mettersi in cammino sfidando un mercato che, in quel momento, non era molto favorevole alle uve destinate a Lugana.
- Marangona: Ottimo il Tre Campane 2021 cremoso, minerale, che al naso offre intensi note agrumate, di frutti bianchi e di mandorla amara.
Leggi anche: Controversie e Marmellata Villa Giorgia