Scala Quaranta, Spaghetti e Storia: Un Viaggio nella Cultura Italiana

L'Italia, crocevia di storia, arte e gastronomia, offre un patrimonio culturale inestimabile. Questo articolo esplora tre elementi iconici del Bel Paese: la Scala Quaranta, gioco di carte popolare; gli spaghetti, simbolo della cucina italiana; e la storia, che intreccia le vicende umane e le tradizioni.

Il Canottaggio a Napoli agli Inizi del Novecento: Un Riflesso di Passioni e Trasformazioni

All'alba del XX secolo, Napoli si presentava ancora con un'anima ottocentesca, un'atmosfera che aveva affascinato persino Giacomo Leopardi. Le carrozze dominavano le strade, mentre quartieri come Fuorigrotta, Posillipo e Vomero conservavano un aspetto rurale, nonostante il periodo della "Belle Epoque" avesse proclamato Napoli come l'unica vera metropoli italiana. Tuttavia, in una relazione indirizzata al Consiglio Comunale, la voce autorevole di Giuseppe Moscati si levava contro il piano regolatore del 1919, temendo uno stravolgimento del paesaggio.

In questo contesto, lo sport remiero rivestiva un ruolo di primo piano nella formazione dei giovani, sull'esempio del mondo anglosassone. La disciplina era divenuta molto popolare, tanto che il 31 marzo 1888 era stata costituita la Federazione nazionale, e l'anno successivo si erano svolti i primi campionati italiani. Nel 1892 a Torino era stata varata la Federazione Internazionale, e nel 1900 a Parigi il canottaggio era arrivato ai Giochi Olimpici. Già dal 1829 si disputava la "Boat Race", la sfida sul Tamigi tra Oxford e Cambridge.

Nelle acque del golfo di Napoli, ogni prima domenica di maggio, si teneva dal 1909 la Coppa Lysistrata, così chiamata dal nome dello yacht di Gordon Bennett, magnate americano dell'editoria che aveva donato una splendida coppa in argento al Real Circolo Canottieri Italia, organizzatore della manifestazione.

Tuttavia, le acque del canottaggio napoletano non erano sempre tranquille. Un articolo pubblicato sul quotidiano "Il Mattino" nel luglio 1912, intitolato "Il canottaggio a Napoli, ovvero non si voga!", denunciava la "stasi di apatia" che affliggeva le società partenopee, accusandole di aver tradito la loro vocazione sportiva.

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La Nascita del Club Canottieri Napoli: Un Nuovo Inizio

In risposta a queste difficoltà, il 1° luglio 1914, venne ufficialmente fondato un nuovo sodalizio denominato Club Canottieri Napoli. Il termine "Club", di derivazione britannica, fu mantenuto fino agli anni trenta prima di far posto alla corrente dizione di "Circolo". Il nucleo originario era formato dalla convergenza di diversi gruppi di sportivi: con Emilio Anatra si staccarono dal Savoia per rilanciare lo sport napoletano Guido Caristo, Mario Costa, Maurizio Contini, Federico Dionisio, Saverio Mayrhofer; dal Circolo Italia arrivò Giorgio Ascarelli, dal Naples Football & Cricket Club provennero Carlo Bruchini, Umberto Cappellieri, Gaetano Del Pezzo, Matteo Giovinetti. La prima sede fu allestita al Borgo Marinari, in un piccolo locale messo a disposizione dal Circolo Nautico, ma presto fu spostata sulla banchina di Santa Lucia Nuova.

Emilio Anatra fu acclamato presidente e donò subito al sodalizio una yole a 8 e due sue imbarcazioni a vela, il leggendario "Caprice" e l'8 metri "Surprise". Una seconda yole ad 8 venne acquistata dai soci assieme ad altri armi più piccoli. A suggellare l'intimo legame con la città, furono scelti quali colori sociali il giallo ed il rosso, quelli del Comune di Napoli (che li mutuò dal Seggio del Popolo); più precisamente, come recita lo Statuto, due strisce incrociate a croce latina in campo rosso.

Il primo Consiglio Direttivo dei Canottieri Napoli era così composto: Presidente Emilio Anatra; Vice Presidente Saverio Mayrhofer; Consigliere al Canottaggio Mario Costa; Consigliere al materiale Maurizio Contini. Tesoriere Federico Dionisio. Segretario Guido Caristo; Consigliere senza portafoglio Ettore Fraia; Direttore tecnico del canottaggio Federico Amato.

Sotto la guida di Mario Costa e Pasquale Ruggiero, i ragazzi più forti iniziarono ad allenarsi: Enrico Huetter, Umberto Cappellieri, Demetrio Getzel, Mario Squillace, René Heimgartner, Carlo Bruschini, Enzo Bellavigna, Gastone Vital con Contini timoniere formano l’equipaggio denominato “Primo”; la squadra “bis” è invece composta da Ferdinando Attimari, Paolo Di Giuseppe, Arturo Giacchetti, Luigi Carrelli, Amerigo Cardinale, Eugenio Celli, Francesco De Falco, Franz Giovene con Guido Caristo timoniere.

Il Trionfo alla Coppa Lysistrata e l'Ombra della Guerra

Il 3 maggio 1915, si disputò l'VIII edizione della Lysistrata, che il Savoia aveva vinto cinque volte consecutive prima di cedere lo scettro, nell'ultima stagione, all'Italia. Neppure un anno “ab Urbe condita” e il Circolo Canottieri Napoli piazza i suoi due equipaggi ai primi due posti. Un successo travolgente, celebrato anche da "Il Mattino", che intitolò: "L'equipaggio 'Primo' del Club Canottieri Napoli vince la VIII Coppa Lysistrata".

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Ma la gioia della prima affermazione durò poco. Tre giorni prima della fondazione del C.C.N., l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono Austro-Ungarico, e la moglie Sofia erano stati assassinati a Sarajevo.

Venne l'inverno dell'umanità, la "grande guerra", a fermare tutto. Gli uomini furono chiamati al fronte, si svuotarono le città. Si ritrovarono sul fronte del Piave, consapevoli dell'ora decisiva per le sorti della storia patria.

Molti canottieri del Napoli persero la vita in battaglia, tra cui Sergio Huetter, capovoga del "Primo", tenente del 14° reggimento di fanteria della Brigata Pinerolo, morto combattendo sull'altopiano di Asiago. Anche Edgardo Cortese e Nicola Nisco, fondatori della Canottieri, furono insigniti della medaglia d'oro al valor militare e caddero in battaglia. La massima onorificenza di guerra venne quindi destinata al 5° reggimento di fanteria Brigata Aosta in cui militava il Capitano Arturo Giacchetti, ed al 231 reggimento di fanteria Brigata Avellino dove prestava servizio il sottotenente Giorgio Preisig, entrambi caduti in battaglia. Nell'ospedale da campo di Cormons, spirò Giovanni Follieri in forza al 144° reggimento di fanteria Brigata Taranto, medaglia di bronzo.

La Ripresa Post-Bellica e i Nuovi Successi

Bisognerà attendere ancora dopo la fine dell’atroce conflitto bellico perché le attività riprendano ed anche lo sport ritorni a far rifiorire la vita. Nel maggio 1919 si riorganizza, alla meglio, la Lysistrata; il primo equipaggio giallorosso del dopoguerra si chiama “Tira e molla”: Carlo Santoro, Costantino Cutolo, Carlo Anselmi, Lucio Caldarazzo, Mario Ponsiglione, Piero Castellino, Tommaso Vitale, Giulio Gargia tagliano per primi il traguardo ma, su reclamo dell’Italia, vengono squalificati per abbordaggio; il timoniere Mario Costa ad agosto guida alla conquista della “Coppa d’oro” messa in palio da Il Mattino l’otto formato da Castellino, Santoro, Vital, Cappellieri, Sciarrino, Anselmi, Cutolo e De Falco.

Dopo questa stagione di transizione, le attività, sportive e non, si stabilizzano. Il 2 maggio 1920 si allestisce in grande stile la Lysistrata e la Canottieri riprende dove aveva lasciato, con un successo; protagonisti sono Santoro, Calderazzo, Iannuzzi, De Luca, Servato, Panetta, Lattanzi, Castellino (timoniere Costa); nel contempo si vince anche la Coppa Pattison con Vetere, Alfieri, Contessa, Pezzella (timoniere Giovinetti). Alla Lysistrata del 1922 i nostri si appropriano nuovamente dei primi due posti; “La conquista della Coppa Pattison completa la domenica trionfale della Canottieri, che si propone come circolo guida del canottaggio partenopeo” 9.

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Dall’equipaggio vincitore (soprannome: “Octos burritos” 10) l’allenatore Gino Colombo 11 estrapola gli alfieri che, il 20 agosto dello stesso anno, conquistano il 1° titolo nazionale del C.C.N., il Campionato italiano juniores per quattro outrigger: sono i 17enni Giacinto Vetere, Giovanni Mancini, Raffaele Amodio e Guido Jannaccaro con il timoniere Guido Caristo. Il trionfo è eclatante: “Il Mattino del lunedì” vi dedica un’intera pagina, su cui campeggia la scritta: “I ragazzi del Club Canottieri Napoli riaffermano magnificamente le gloriose tradizioni del remo partenopeo imponendosi di forza nella gara Principe di Napoli”. E, di seguito: “Napoli ha avuto la sua vittoria ! Più fulgida e commuovente per quanto inattesa … Mai forse pagina più bella è stata scritta nella storia del canottaggio italiano … Il Napoli ha vinto per superiorità indiscussa ed indiscutibile e per l’energia eccezionale … da terra e da mare è un solo urlo: Napoli ! Napoli ! Viva Napoli ! Un’annata storica, quella del ‘22: il ‘quattro con’, ribattezzato “Palomas”, si impone anche nelle gare internazionali di Como, Lecco, Oggiono, Villa d’Este, terminando la stagione mirabilmente imbattuto.

Scala Quaranta: Un Gioco di Strategia e Divertimento

La Scala Quaranta è un gioco di carte popolare in Italia, apprezzato per la sua semplicità di base e per le dinamiche strategiche che offre. Variante del Ramino, combina abilità tattica e flessibilità mentale.

Le Regole del Gioco

L'obiettivo principale della Scala Quaranta è liberarsi di tutte le carte in mano, formando combinazioni valide sul tavolo. Per farlo, i giocatori possono creare tris (tre carte dello stesso valore, ad esempio 7♠, 7♥, 7♦) o scale (quattro o più carte in sequenza dello stesso seme, ad esempio 4♣, 5♣, 6♣). È possibile aggiungere carte alle combinazioni già presenti sul tavolo o riorganizzarle per massimizzare le proprie mosse.

Vince il primo giocatore che si libera di tutte le carte, mentre gli altri calcolano i punti delle carte rimaste in mano.

Gli Elementi Essenziali

  • Mazzo di Carte: Una partita di Scala Quaranta utilizza due mazzi di carte francesi (52 carte ciascuno) con quattro jolly, per un totale di 108 carte.
  • Distribuzione: All'inizio della partita, il mazziere distribuisce 13 carte a ciascun giocatore (o 8, se il numero di partecipanti supera cinque).
  • Turno di Gioco: Ogni turno inizia con il giocatore che pesca una carta dal tallone (il mazzo coperto) o dall'ultima carta del mazzo degli scarti (il mazzo scoperto). Dopo la pesca, il giocatore può calare sul tavolo una o più combinazioni valide. Se non ci sono combinazioni da calare, il giocatore può solo scartare una carta.
  • Modifica delle Combinazioni: La dinamica principale della Scala Quaranta risiede nella possibilità di modificare continuamente le combinazioni sul tavolo. I giocatori possono aggiungere carte, spostare combinazioni e persino smontarle per crearne di nuove, purché tutte le combinazioni risultanti siano valide.
  • Punteggio: Alla fine della partita, i giocatori che non si sono liberati di tutte le carte calcolano il valore delle carte rimaste in mano. Le figure (Jack, Regina, Re) valgono 10 punti ciascuna, l'Asso vale 11 punti e le altre carte valgono il loro valore nominale. I jolly, se rimangono in mano, valgono 25 punti ciascuno.

Un Esempio Pratico

Immaginiamo una partita con quattro giocatori: Agatha, Sherlock, Hercule e John. Il mazziere, Agatha, distribuisce 13 carte a ciascun giocatore.

  • Sherlock apre la partita pescando una carta dal tallone, ma non avendo combinazioni valide, scarta 2♠.
  • Hercule pesca una carta e scarta J♣.
  • John pesca 8♠ e scarta 4♠.

Nei turni successivi, i giocatori iniziano a sfruttare le combinazioni già presenti. Agatha cala una scala di cuori (7♥, 8♥, 9♥, 10♥). Sherlock aggiunge un 10♠ alla scala di Agatha, mentre Hercule espande ulteriormente la scala con un J♠.

Agatha, nel turno successivo, riorganizza le combinazioni sul tavolo per calare tutte le sue carte, vincendo così la partita. Gli altri giocatori calcolano i punti rimasti in mano: Sherlock ha 25 punti, Hercule 30 e John 40.

Varianti del Gioco

La Scala Quaranta è un gioco versatile che si presta a numerose varianti, tra cui:

  • Jolly con Bonus: In questa versione, i jolly acquisiscono una doppia funzione: oltre a sostituire qualsiasi carta nelle combinazioni, possono essere calati singolarmente, garantendo un bonus di 25 punti negativi (quindi sottratti al totale).
  • Combinazioni Bloccate: In questa modalità, una volta calate, le combinazioni non possono essere modificate. I giocatori possono solo aggiungere carte senza smontare o riorganizzare le combinazioni esistenti.
  • Torneo: Invece di giocare una singola partita, questa variante prevede un torneo in cui si sommano i punteggi di più partite consecutive. Il vincitore finale è il giocatore con il punteggio complessivo più basso.
  • Tempo Limite: In questa versione, ogni turno ha un limite di tempo (ad esempio 30 secondi). Se il giocatore non riesce a completare il suo turno entro il tempo stabilito, deve pescare una carta e passare il turno.
  • Jolly Multipli: Questa variante introduce una regola che consente di utilizzare fino a due jolly nella stessa scala. Per esempio, una scala potrebbe essere 4♠, Jolly, Jolly, 7♠.
  • Chiusura con Scarto: In questa variante, per chiudere la partita, il giocatore deve terminare il turno con uno scarto. Non è consentito calare tutte le carte in un’unica mossa.
  • Combinazioni Speciali: Questa variante introduce combinazioni speciali che valgono punti aggiuntivi. Ad esempio, una scala "arco" (es.
  • Mazzi Multipli: Per partite con più di sei giocatori, è possibile utilizzare tre mazzi di carte invece di due.

Storia e Origini

La storia del gioco di carte Scala Quaranta non è documentata in modo ufficiale, ma si ritiene che sia nato in Italia nel corso del XX secolo come una variante del Ramino, gioco di carte originario degli Stati Uniti. Machiavelli si è poi evoluto come un passatempo popolare in Italia, caratterizzato da un maggiore dinamismo rispetto ai giochi di scala tradizionali, grazie alla sua caratteristica unica: la possibilità di modificare le combinazioni già calate sul tavolo.

Il nome del gioco richiama il celebre pensatore politico rinascimentale Niccolò Machiavelli (1469-1527), noto per la sua opera "Il Principe", in cui descrive strategie di governo basate su astuzia, pragmatismo e calcolo. Questa scelta del nome non sembra avere un collegamento diretto con Machiavelli stesso, ma riflette lo spirito strategico del gioco, dove i giocatori devono manipolare le combinazioni sul tavolo con astuzia e lungimiranza per raggiungere la vittoria.

Carte Disney

Le carte da gioco hanno ormai una storia millenaria, con l’invenzione cinese nel X secolo e lo sbarco in Europa verso la fine del XIV secolo. Quelle più diffuse, e tuttora più usate, sono le cosiddette francesi con i quattro semi: cuori, quadri, fiori, picche. In Italia le carte sono spesso associate alla stagione estiva, in cui al mare si scatenano tornei di canasta, scala quaranta, burraco oppure scopone scientifico (di cui vale la pena ricordare il capolavoro del 1972 di Luigi Comencini con Silvana Mangano e Alberto Sordi). Proprio per questo, Topolino decise di creare come gadget svariati mazzi di carte con i personaggi disneyani, soprattutto nelle estati degli anni Novanta.

Spaghetti: Un Simbolo della Cucina Italiana

Gli spaghetti, insieme alla pizza, sono uno dei simboli più riconoscibili della cucina italiana nel mondo. La loro storia affonda le radici nel passato, intrecciandosi con le tradizioni culinarie e le trasformazioni sociali del Paese.

Origini Antiche

Le prime testimonianze di pasta lunga e sottile risalgono all'antica Cina, ma è in Italia che gli spaghetti hanno trovato la loro consacrazione. Già nel XII secolo, in Sicilia, si produceva una pasta simile agli spaghetti, chiamata "itriyah", che veniva esportata in tutto il Mediterraneo.

Tuttavia, è a Napoli che gli spaghetti hanno assunto la loro identità moderna. Nel XVII secolo, la città partenopea divenne il centro della produzione e del consumo di pasta, grazie alla sua abbondanza di grano duro e alla sua vivace cultura culinaria. Gli spaghetti, conditi con pomodoro, olio d'oliva e aglio, divennero il cibo del popolo, un piatto economico e nutriente che si diffuse rapidamente in tutta la regione.

L'Evoluzione del Piatto

Nel corso dei secoli, gli spaghetti si sono evoluti, arricchendosi di nuovi ingredienti e condimenti. Il pomodoro, importato dalle Americhe, divenne l'ingrediente principe, dando vita a salse iconiche come il ragù napoletano e la salsa al pomodoro fresco.

La pasta filiforme sono già noti alla fine del Duecento, gli spaghetti sono molto più recenti, risultando generalmente datati alla metà dell’Ottocento; e i maccheroni solo in età moderna prendono la forma di ‘pasta più o meno lunga, forata, a sezione rotonda’ con la quale si sono imposti a Napoli come cibo del popolo, e da lì a un’intera nazione.

Oggi, gli spaghetti sono disponibili in innumerevoli varianti, da quelli integrali a quelli senza glutine, e vengono conditi con una vasta gamma di salse e ingredienti, dai frutti di mare alla carne, dalle verdure ai formaggi.

Gli Spaghetti ai Frutti di Mare: Un Classico Napoletano

Scendendo i gradini che dal lungomare portavano alla banchina chiamata Santa Lucia Nuova, di fronte a Castel Dell’Ovo, si trovavano già allora i tipici ristoranti “Zì Teresa” e “A’ Bersagliera” che ne caratterizzano ancor oggi la veduta, nei quali avventori di ogni dove gustavano i tipici spaghetti ai frutti di mare;

La Lingua in Cucina

Ragionevole ed equilibrato, Artusi non esita a conservare nel suo ricettario un certo numero di parole straniere (come alkermes, canapè, champagne, cognac, dessert, Krapfen, plum-cake, sandwichs), contribuendo a dare a molte di esse una consacrazione definitiva nel lessico culinario italiano; al tempo stesso, tende a ricondurre i non troppo frequenti adattamenti dalle lingue straniere a una forma il più possibile vicina alle regole del fiorentino: usa così bordò ‘(vino) bordeaux’, cotolette, bistecca, rosbiffe. E ci sono traduzioni e creazioni personali, bellissime, anche se destinate alla sconfitta: come balsamella ‘besciamella’ o sgonfiotto ‘soufflé’.

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