La Sardegna, terra di antiche tradizioni, vanta un patrimonio dolciario unico e variegato, espressione di una cultura millenaria. Lontana dalle influenze della pasticceria continentale, la tradizione dolciaria sarda si distingue per l'originalità e l'uso di ingredienti semplici e genuini, legati al territorio e alle sue risorse. Miele, mandorle, agrumi, formaggi freschi, ricotta e saba (mosto d'uva cotto) sono gli elementi cardine di questa pasticceria senza tempo, profondamente connessa al ciclo delle stagioni e ai riti comunitari.
Un Patrimonio Dolciario Intriso di Storia e Cultura
Come abbiamo detto, molti dolci sardi nascono come espressione di riti religiosi e sociali: biscotti e pasticcini per matrimoni, dolci di miele e frutta secca per Carnevale, specialità legate alla Pasqua e al Natale. I nomi stessi sono un mondo a sé: evocativi, musicali, talvolta quasi misteriosi raccontano la poesia di un patrimonio che non è solo gastronomico, ma anche linguistico e culturale. Ogni festa, infatti, aveva (e spesso ha ancora) i suoi dolci: le seadas come piatto dei pastori, le pardule per Pasqua, i papassinos per Ognissanti, i gueffus per i matrimoni.
La pasticceria sarda può essere idealmente divisa in tre grandi filoni. Quello dei biscotti, secchi o glassati. Quello dei dolci a base di miele, espressione dell’antica economia rurale e apistica. E infine il filone caseario, che non ha equivalenti altrove in Italia, dove il formaggio diventa dolce. Un mosaico sorprendente, che racconta la Sardegna come forse nessun altro aspetto della sua cucina.
Un Viaggio tra i Dolci Sardi più Amati
Ecco dunque un viaggio, da nord a sud dell’isola, tra i dolci più amati della tradizione.
Seadas: L'Icona della Pasticceria Sarda
Le seadas (chiamate anche sebadas, seatas o sevadas) sono il dolce sardo più celebre, e forse l’unico che si riesce a trovare fuori dalla regione. Nate nelle zone rurali come piatto unico e sostanzioso dei pastori, univano un involucro di pasta di semola - pasta violada - e strutto, simile a un grande raviolo, al ripieno di formaggio filante, aromatizzato con scorza di limone e fritto. Il tipo di formaggio da usare è un dettaglio piuttosto importante; infatti, tradizione vuole che si utilizzi un pecorino fresco e senza sale, che viene fatto inacidire e fondere in un pentolino. Solo più avanti si è pensato di irrorarlo di miele e ridurne le dimensioni, trasformando un cibo quotidiano in un dessert. Oggi questa ricetta antica è il simbolo della cucina sarda nel mondo ma conservano quell’anima contadina. Nel Satyricon di Petronio è descritta una pietanza che Trimalcione offre dopo un funerale: questa richiama gli ingredienti base delle sebadas, farina e formaggio intriso di miele. Il Premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda descrive questi deliziosi dischi fritti dorati come “piccole schiacciate di pasta e formaggio fresco passato al fuoco. Chi è stato almeno una volta in Sardegna li avrà assaggiati in qualsiasi trattoria, ristorante o festa paesana.
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Ricetta delle Seadas:
- Preparare l’impasto dell’involucro esterno mescolando le due farine, lo strutto e l’acqua poi lasciatelo riposare per circa 20 minuti.
- Nel frattempo mescolate il pecorino con la scorza del limone che andranno a costituire il ripieno.
- Stendete la sfoglia fino a raggiungere uno spessore di un paio di millimetri poi formate dei mucchietti di ripieno su metà di essa, proprio come si è soliti fare con i ravioli.
- Richiudete con la sfoglia vuota, pressando bene sui punti di chiusura, poi con un coppapasta rotondo ricavate dei dischi.
- Friggeteli in olio bollente fino a che non risulteranno dorati e croccanti poi serviteli con il miele di corbezzolo.
Pardule: Simbolo della Rinascita Pasquale
Le pardule sono dei dolcetti legati alla Pasqua che simboleggiano la rinascita. Nascono probabilmente già nel Medioevo come piccoli scrigni di pasta sottile che racchiudono un ripieno di ricotta di pecora, uova, zafferano e scorza di limone o arancia. La chiusura, tipicamente a stella, si fa a mano ed è uno dei tratti distintivi dii queste tortine che a prima vista potrebbero essere scambiate per delle mini cheesecake. Ogni zona dell’isola le prepara e le chiama in maniera diversa: nel sud si fanno con ricotta e zafferano di San Gavino, nel Nuorese pendono il nome di casadinas con pecorino (più compatte), mentre in Barbagia e Ogliastra compaiono versioni con uvetta. Nel Sarrabus si distinguono per la sfoglia arrotolata a rosa, mentre al nord prendono il nome di formaggelle, e persino in Corsica esiste la variante simile chiamata imbrucciata. In ogni caso la loro origine rimanda all’abbondanza primaverile, quando il latte - e quindi la ricotta - era disponibile in quantità e si celebrava la vita che rinasce. Il segreto delle buone pardule è un’ottima ricotta fresca, saporita e asciutta. I cestinetti delle pardulas prevedono l’utilizzo di strutto che viene anche sostituito con il burro.
Ricetta delle Pardule:
- Cominciate con l’impastare la semola con lo strutto, un pizzico di sale e acqua quanto basta a ottenere un panetto liscio e omogeneo, per nulla appiccicoso.
- Mentre riposa per un paio d’ore, mescolate formaggio pecorino sardo fresco con zucchero, uova, scorza di limone, uvetta e qualche cucchiaio di farina giusto per rassodarlo.
- Dovrete poi stendere la pasta fino a 3 mm di spessore, ricavare dei dischi di circa 10 cm di diametro e mettere al centro di ciascuno un cucchiaio abbondante di ripieno.
- Pizzicate i bordi per formare un cestino e adagiateli su una teglia.
- Cuocete le pardulas a 150°C per 30 minuti.
Papassinos: Dolci della Memoria per Ognissanti
I papassinos o pabassinos, sono dolci della memoria diffusi in tutta l’isola. Preparati con farina, strutto, uva passa, noci e glassa di zucchero, venivano cucinati per Ognissanti e i Morti, diventando un’offerta simbolica per i defunti e un segno di legame familiare. Anche in questo caso la ricetta può assumere diverse sfumature a seconda della zona; infatti, talvolta l’impasto viene arricchito con mandorle, scorza di agrumi o una glassa all’anice. Una versione è quella dei pabassinos a s'antiga, preparati con la saba, i fichi secchi e le mandorle. Ciò che non può proprio mancare è l’uvetta, che in sardo si chiama appunto “papassa” e dà il nome a questo dolce. Sono solitamente a forma di rombi e si possono trovare dalla colazione al dopo pasto, per accompagnare caffè, mirto o un vino liquoroso. I papassini si preparavano tradizionalmente per la festa di Ognissanti ma ormai si trovano tutto l’anno e deliziano le estati di chi viene sull'isola per trascorrere le vacanze.
Ricetta dei Papassinos:
- Riunite in una ciotola la farina, lo zucchero, l’uvetta ammollata e le mandorle tritate grossolanamente al coltello.
- Mescolate poi aggiungete lo strutto e le uova, iniziando a impastare.
- In ultimo incorporate latte e ammoniaca per dolci lavorando l’impasto fino a formare un panetto.
- Dopo un paio d’ore in frigorifero, stendetelo fino a raggiungere mezzo centimetro di spessore e con una rotella taglia pasta ricavate dei rombi.
- Cuoceteli, distanziandoli leggermente su una teglia rivestita di carta forno, a 180°C per 30 minuti.
- Una volta freddi decorateli con una glassa preparata montando gli albumi con lo zucchero a velo.
Aranzada: Un Omaggio alla Fertilità della Terra
L’aranzada, tipica di Nuoro e del centro Sardegna, è un dolce dal profumo intenso, realizzato - come dice il nome - con scorze d’arancia candite, miele e mandorle. Nasce come omaggio alla fertilità della terra e alla centralità del miele nell’alimentazione sarda. Tradizionalmente veniva preparata per i matrimoni e le feste religiose come un dono prezioso per gli sposi. A Siniscola se ne fa una versione con la famosa scorza di pompia, miele e mandorle. Si tratta della s’aranzada thinoscolesa, dove la buccia tagliata a listerelle sottilissime si lascia macerare nel miele per poi aggiungere la frutta secca. Da servire, secondo tradizione, sulla foglia dell’agrume. L'Aranzada è un dolce tipico dell’entroterra nuorese, in particolare dei comuni di Dorgali ed Orgosolo. Dolce di una delicatezza e semplicità rare è preparato artigianalmente con dei sottili fili di scorza di arancia lasciati a cuocere dolcemente nel miele, impreziositi con dei deliziosi bastoncini di mandorle. Questo dolce, immancabile durante qualsiasi festa sarda, ed ambasciatore della raffinata semplicità dell'arte dolciaria sarda, è addirittura riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Sardegna. Realizzato con arance, miele e mandorle, è particolarmente utilizzato in occasioni speciali come matrimoni e battesimi.
Amaretti: Un Equilibrio Perfetto tra Dolce e Amaro
Gli amaretti sardi si distinguono da quelli di altre regioni italiane per la loro consistenza morbida e il gusto equilibrato tra dolce e amaro. Preparati solo con mandorle dolci e amare, zucchero e albume, rappresentano un dolce conviviale, spesso servito con il caffè o i liquori tipici come il mirto. Anticamente erano dolci destinati alle occasioni importanti. Per rispettare la tradizione per la ricetta degli amaretti sardi è fondamentale scegliere ingredienti di qualità: le mandorle devono essere dolci e fresche, alcune mandorle amare vengono poi aggiunte per dare un tocco intenso di sapore e contrasto.
Gueffus: Simboli di Abbondanza e Prosperità
I gueffus, anche chiamati guelfos, sono piccole sfere di pasta di mandorle e zucchero, avvolte in carte colorate che le fanno sembrare caramelle. Il nome invece, sembrerebbe derivare dallo spagnolo huevos, per la loro forma ovoidale appunto. La loro origine è legata ai matrimoni e alle feste solenni, dove rappresentavano simboli di abbondanza e prosperità. Ancora oggi sono un must nei banchetti nuziali.
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Sospiri: Bocconi di Leggerezza
I sospiri di Ozieri devono il loro nome alla leggerezza; infatti, si dice che siano capaci di “sparire in un sospiro”. Si tratta di piccoli bocconi di pasta di mandorle molto simili ai gueffus, ma in questo caso glassati e decorati. Spesso si trovano varianti aromatizzate al limone o al mirto. Nati in un contesto conventuale, si diffusero rapidamente anche nelle case, diventando dolci da cerimonia, raffinati e simbolici.
Ricetta dei Sospiri:
- Fate sciogliere 100 g di zucchero in un pentolino con 60 ml di acqua e la scorza grattugiata del limone.
- Unite quindi altri 100 g di zucchero, la farina di mandorle e la fialetta di aroma e mescolate bene fino a ottenere una pasta.
- Inumiditevi le mani e formate delle palline con l’impasto (oppure stendetelo tra due fogli di carta forno e tagliatelo a quadretti) e disponetele su una gratella mano a mano che sono pronte.
- Asciugateli in forno a 120°C per 15 minuti poi ricopriteli con una glassa preparata sciogliendo lo zucchero e l’acqua rimanenti e cuocendoli per 5 minuti.
- Lasciateli raffreddare completamente prima di servirli.
Candelaus: Opere d'Arte Gastronomica
I candelaus, noti anche come scodellini, sono forse tra i dolci più scenografici della tradizione sarda per la loro tipica e laboriosa decorazione. Sono diffusi principalmente nel Campidano, soprattutto nell’area di Cagliari e Quartu Sant’Elena, e preparati con mandorle tritate, sciroppo di zucchero, aromi e glassa. In origine venivano preparati dalle monache per matrimoni e battesimi, con decorazioni floreali interamente fatte a mano che li trasformavano in piccole opere d’arte. Legati alla festa della Candelora, i Candelaus sono vere opere d'arte gastronomica. Realizzati con pasta di mandorle e zucchero, sono sculture caramellate di grande delicatezza e bellezza, testimonianza della maestria dei pasticceri sardi.
Tiricche: Spirali di Dolcezza
Le tiricche o tiliccas hanno una forma a spirale che richiama il ciclo della vita e tipiche del periodo pasquale. Si parte da una sottile striscia di pasta vilata che poi viene riempita di sapa (mosto cotto), mandorle e scorza di arancia. Preparati originariamente per Pasqua, le Tiricche sono oggi famose e apprezzate in tutto il mondo.
Ricetta delle Tillicas:
- Si mettono in una ciotola la semola rimacinata con del sale e del burro morbido.
- Piano piano, si aggiunge dell’acqua tiepida all’impasto.
- Una volta che si ha un composto liscio, lo si avvolge nella pellicola e si lascia riposare per 30 minuti.
- Mentre l’impasto riposa, si prepara il ripieno di miele e saba.
- Si tritano le mandorle fino ad ottenere una farina.
- Si mette in un pentolino la saba, si aggiunge mezzo bicchiere d’acqua e lo si fa bollire.
- Si aggiungono quindi il miele, la farina di mandorle, la scorza grattugiata dell’arancia e il semolino.
- Si mescola quindi tutto il composto finché non si stacca dai bordi, si spegne il fuoco e si lascia intiepidire.
- Si riprende quindi l’impasto e si ricavano delle sfoglie sottili, che si tagliano poi con la rotella.
- Si prende un po’ di ripieno alla saba, gli si dà una forma allungata e poi lo si mette al centro di una striscia di sfoglia e lo si avvolge con due lembi di questa.
- Si conferisce poi al dolce la forma che si preferisce (la S di Sant’Antonio ad esempio).
- Una volta pronte, si mettono le tillicas su una teglia coperta con della carta forno.
- Dopo aver preriscaldato il forno a 180°, si infornano le tillicas e si lasciano cuocere per 15 minuti.
- Si possono sfornare una volta che la sfoglia esterna è secca.
- Si lasciano quindi raffreddare prima di servirle.
Gattò di Mandorle: Un Tocco di Influenze Straniere
Il gattò di mandorle (detto anche su gattò de mendua), dal francese gateau, testimonia l’influenza straniera sulla cultura sarda. È un dolcetto antichissimo che si realizza senza farina con pochi e semplici ingredienti: mandorle, zucchero o miele sardo e scorza di limone. Un tempo era il dolce delle grandi occasioni, da offrire a matrimoni, battesimi e altri eventi religiosi come simbolo di ricchezza e di ospitalità. Nel dialetto sardo il nome francese subisce una storpiatura e diventa ‘gattò de mendula’, ovvero gateau di mandorla. La caratteristica principale è certamente la deliziosa croccantezza. Il gateau veniva tradizionalmente preparato in occasione di cerimonie particolari come matrimoni, battesimi ed atri eventi religiosi, anche perché si poteva preparare con largo anticipo e conservare in scatole di latta.
Acciuleddi: Intrecci di Dolcezza Fritta
Gli acciuleddi, conosciuti anche come azzuleddhi o trizzas, sono treccine di pasta dolce fritte e immerse nel miele. La pasta violada in questo caso assume un aspetto intrecciato che ricorda i legami comunitari e familiari, e non a caso venivano preparati per il Carnevale (insieme a tanti altri dolci, tutti fritti). Una specialità tradizionale specie in Gallura e nel nord della Sardegna. Tipici del carnevale, gli Acciulleddi sono intrecci di pasta dolce che richiedono abilità e manualità nella loro preparazione.
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Torrone di Tonara: Un Simbolo della Barbagia
Il torrone di Tonara rappresenta uno dei simboli della Barbagia. Le prime testimonianze scritte risalgono alla metà dell’Ottocento, quando ad Aritzo si preparava un torrone morbido e profumato con miele delle montagne e frutta secca delle vallate, soprattutto mandorle e nocciole. Nato come alimento dei pastori, che sfruttavano le risorse semplici e preziose del territorio, il torrone divenne presto una specialità riconosciuta. Se Tonara si è affermata come capitale indiscussa di questa produzione, anche Aritzo e altri piccoli centri barbaricini hanno contribuito a custodirne l’origine e a tramandarne il valore. Fino agli anni sessanta gli artigiani ‘turronargios’ lavoravano in casa piccole quantità di prodotto, secondo le tecniche tradizionali. Loro stessi vendevano il torrone in tutta l’isola in occasione delle feste paesane. Non esiste una festa in Sardegna senza i banconai artigianali -venditori di dolci- che tagliano con forza e decisione il torrone sardo. Arrivato sull'isola secoli fa, il Torrone di Tonara è il risultato di secolari tradizioni artigianali legate alla valorizzazione dei prodotti locali come miele, noci e nocciole.
Coricheddus: Dolci Nuziali a Forma di Cuore
I coricheddus prendono il nome dalla loro tradizionale forma a cuore ricamata. Sono detti anche ‘dolci della sposa’; infatti, nascono come dolci nuziali a base di miele, mandorle e scorza di arancia e zafferano. La loro funzione simbolica era evidente: un dono d’amore e fertilità per gli sposi, che ricevevano questi dolci come augurio di prosperità. È una preparazione laboriosa che prevede l’uso di particolari pinzette sarde per creare dei pizzichi lungo i bordi e definire la forma. Ricamati come filigrane, i Coricheddus sono dolci prelibati legati alla tradizione del matrimonio.
Copulettas: Gioielli di Dolcezza Oristanese
Le copulettas sono piccoli gioielli della tradizione dolciaria sarda, tipici della zona di Oristano e profondamente legati al matrimonio, come suggerisce il loro stesso nome che richiama l’unione della coppia. Si presentano come dolcetti a forma di cupola, con un guscio sottile e croccante che racchiude un ripieno morbido e aromatico: marmellata di frutta o, nella versione più antica e pregiata, la saba, un mosto d’uva cotto con bucce d’arancia. Rivestite da una candida glassa di zucchero, le copulettas diventano anche simboli di augurio: su di esse si incidono iniziali, motivi floreali e delicati decori che le trasformano in piccole bomboniere commestibili. Originari di Ozieri, le Copulete sono dolci dalla forma ovale o rotonda, ripieni di mandorle e bianco d'uovo e guarniti con glassa bianca.
Pirichittus: Bocconi di Morbidezza Glassata
I pirichittus, croccanti fuori e morbidi dentro, sono dolci semplici a base di farina, uova e zucchero tipici dell’area cagliaritana e del Campidano, anche se ormai sono diffusi in tutta l’isola. Sono solitamente ricoperti da una glassa bianca al limone e si possono chiamare anche pirichittus prenus, in quanto all’interno si presentano ‘pieni’ dello stesso impasto che però rimane morbido. Esistono diverse versioni: la versione di pasta ‘piena’ e quella di pasta vuota all’interno, che prendono il nome di ‘pirichittus ‘e entu’, cioè pirichittus di vento.
Preparazione dei Pirichittus:
- Si mette l’acqua sul fuoco e appena inizia a bollire si mette subito la farina con l’ammoniaca continuando a girare per almeno 15-20 minuti a fuoco lento, finché l’impasto non è ben formato in modo che non si attacchi.
- Se si stacca dal tegame l’impasto è pronto.
- Si lascia raffreddare e poi si aggiungono le uova.
- Con il cucchiaio si fa poi una “palla” e quando lo si mette nella teglia si forma una specie di beccuccio nella parte superiore.
- Si formano delle palle più piccole e si mettono nel forno a 200° per mezz’ora.
- Una volta che prendono colore, si abbassa la temperatura.
- A questo punto si lasciano ancora dentro il forno, ma spento e parzialmente aperto per un paio d’ore, in modo che la crosta all’interno del pirichitto non resti morbida.
- Dopo averli tolti dal fuoco si passa una pennellata di zucchero, acqua e acqua fior d’arancio con il pennellino per la glassatura.
Menjar Blanc: Un Tesoro di Alghero dalle Radici Catalane
Il menjar blanc è il dolce simbolo di Alghero, ma le sue origini affondano nella tradizione catalana del Trecento, introdotto sull’isola durante la dominazione aragonese. Nato come pietanza salata a base di carne di pollo, latte di mandorla e spezie, nel tempo si è trasformato in una torta delicata: un guscio di pasta frolla che racchiude un morbido biancomangiare al latte, profumato con scorza di limone. Oggi il menjar blanc è protagonista delle feste e delle ricorrenze religiose della città, insieme alle sue varianti come le tabaqueres de menjar blanc, che sono delle piccole monoporzioni. La torta di Menjar Blanc, dolce tipico di Alghero, è una prelibatezza che conquista i palati con la sua consistenza cremosa e il suo gusto delicato. Preparata con ingredienti semplici ma sapientemente combinati, questa torta è composta da una crema di latte, amido, zucchero e scorza di limone. La versione Tabaqueres di Menjar Blanc è una variazione più compatta, una monoporzione di questo dolce tradizionale algherese.
Culurgiones Dolci: Un'Eccellenza Sarda
Variante dolce dei ravioli, i Culurgiones Dolci sono un'eccellenza della pasticceria sarda. Riempiti con miele, mandorle e scorzette di limone, rappresentano una prelibatezza da gustare durante il carnevale e le festività locali.
Savoiardi Sardi: Un Classico Rivisitato
Celebri in tutta Italia, i Savoiardi sono anche una presenza importante nella pasticceria sarda. I Savoiardi sardi sono conosciuti anche come Savoiardi di Fonni o Biscotti di Fonni, dal nome del paese in cui sarebbero nati, in provincia di Nuoro. Questi grandi, saporiti e fragranti biscotti sono soffici ed irresistibili: possono essere gustati in ogni momento della giornata, dalla colazione inzuppati nel latte alla merenda con un ottimo the.
Su Pistiddu: Un Dolce Antico del Nuorese
Oggi su Ricette sarde parliamo di una serie di dolci che vengono preparati per la festa di Sant’Antonio Abate. Questo dolce è tipico della zona di Dorgali, ma esiste anche a Galtellì e Orgosolo. Come altri, lo si preparava soprattutto in occasione della festa di Sant’Antonio per essere poi distribuito dopo i falò accesi nelle piazze dei paesi. Il nome deriva dal verbo pistiddare, ovvero “schiacciare”. In Barbagia non possono mancare i pistiddu, un dolce tipico formato da due strati di pasta ripieni di saba di mosto, oppure di fichi d’India, di mele cotogne o miele, insaporiti da spezie, finemente decorati a mano. Derivano da un antico rito pagano quando si osservano le forme del fumo per trarne auspici.
Preparazione di Su Pistiddu:
- La preparazione della pasta prevede di mescolare la farina con lo strutto, lo zucchero, un pizzico di sale e un po’ d’acqua tiepida.
- Successivamente, viene lavorata finché non si ottiene un impasto morbido e amalgamato.
- È necessario lasciarlo poi riposare per 30 minuti.
- Mentre per fare il ripieno bisogna sbucciare le arance, ma senza arrivare al bianco, tostare quindi la buccia in un forno tiepido e tritarla.
- Si versa poi la sapa in un tegamino e la si scalda a fuoco dolce.
- Si unisce la scorza delle arance e poi, a pioggia, lo zucchero e la semola.
- Si continua quindi a cuocere e a mescolare, finché il composto non acquista una consistenza densa, come quella della marmellata.