L'Uomo che Mangia Spaghetti: Un'Analisi Approfondita dell'Opera di Renato Guttuso

Renato Guttuso, una figura centrale nell'arte italiana del XX secolo, ha lasciato un'eredità ricca di opere intense e vivide. Fra queste, "Uomo che mangia spaghetti" (1956) spicca come un'immagine apparentemente semplice ma carica di significati profondi. Questo dipinto non è solo una scena di vita quotidiana, ma un concentrato di significati che spaziano dalla sfera personale dell'artista alla condizione umana universale. Per apprezzare appieno la sua forza, è necessario analizzarlo da molteplici prospettive, esaminando i suoi elementi costitutivi e ricostruendone il contesto storico, artistico e culturale.

Descrizione Dettagliata dell'Opera

Il dipinto, di dimensioni contenute (circa 80 x 87 cm), presenta un uomo seduto a un tavolo, completamente immerso nel gesto di mangiare un piatto di spaghetti. La scena è dominata dalla figura maschile, ritratta in primo piano, con una prospettiva ravvicinata che pone lo spettatore quasi di fronte al soggetto. L'ambiente circostante è appena accennato: una stanza spoglia, illuminata da una luce intensa che proviene da una finestra fuori campo, intuibile dal taglio netto di luce che illumina parte del tavolo e del muro sullo sfondo. L'attenzione è totalmente concentrata sull'uomo e sul suo pasto.

L'uomo è raffigurato con tratti somatici marcati, un volto scavato, occhi scuri e penetranti, e una folta capigliatura scura. Indossa una camicia bianca aperta sul collo, e le maniche rimboccate rivelano braccia robuste. La sua postura è inclinata verso il piatto, le spalle leggermente incurvate, segno di una concentrazione totale sull'azione del mangiare. Le mani, grandi e nodose, stringono la forchetta con una presa salda ma non aggressiva, mentre gli spaghetti si avvolgono attorno ai rebbi e si sollevano verso la bocca aperta. La bocca è un elemento centrale, non solo per l'azione del mangiare, ma anche per l'espressione che comunica: una sorta di piacere intenso, quasi animalesco, ma anche una profonda soddisfazione.

Il piatto di spaghetti è un tripudio di colore e materia. Il bianco della ceramica contrasta con il rosso vivo del sugo, che sembra quasi pulsare di vitalità. Gli spaghetti, rappresentati con pennellate rapide e materiche, appaiono quasi come grovigli di fili luminosi, che catturano la luce e la riflettono. La consistenza della pasta è resa in modo magistrale, evocando la sensazione tattile e gustativa degli spaghetti al pomodoro. Accanto al piatto, sul tavolo, si intravede una bottiglia di vino scuro, un elemento che completa la scena e suggerisce un momento di pausa e di piacere personale.

Tecnica Pittorica e Stile di Guttuso

La tecnica pittorica di Guttuso in quest'opera è inconfondibile. Il suo stile, riconducibile al Realismo Espressionista, si caratterizza per un uso vigoroso del colore, un tratto deciso e materico, e una composizione dinamica. In "Uomo che mangia spaghetti", queste caratteristiche sono pienamente evidenti. Il colore è steso con pennellate corpose, a volte quasi violente, che creano un effetto di rilievo e vibrano sulla tela. La gamma cromatica è intensa e contrastata, con accostamenti audaci di rossi, bianchi, neri e bruni. La luce gioca un ruolo fondamentale, modellando le forme e creando forti chiaroscuri che accentuano l'espressività della scena.

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Il tratto di Guttuso è nervoso, espressivo, quasi graffiante. Le linee sono marcate, le forme semplificate, ma allo stesso tempo cariche di energia. Non c'è spazio per la leziosità o la perfezione formale. L'obiettivo è catturare l'essenza della realtà, la sua forza vitale e la sua crudezza. In "Uomo che mangia spaghetti", questa immediatezza espressiva è particolarmente efficace nel rendere la fisicità del soggetto e l'intensità del suo gesto.

La composizione è semplice ma efficace. La figura centrale è posta in primo piano, occupando quasi interamente lo spazio pittorico. Lo sfondo è ridotto all'essenziale, per non distogliere l'attenzione dal soggetto principale. La prospettiva ravvicinata e il taglio dell'inquadratura contribuiscono a creare un senso di intimità e coinvolgimento emotivo nello spettatore. Ci si sente quasi partecipi della scena, testimoni silenziosi di questo momento privato.

Interpretazioni e Significati dell'Opera

"Uomo che mangia spaghetti" è un'opera aperta a molteplici interpretazioni, che si intrecciano tra loro arricchendone il significato. A un primo livello, il quadro può essere letto come una celebrazione della semplicità e autenticità della vita quotidiana. Il gesto di mangiare, un atto primario e universale, viene elevato a soggetto artistico, spogliato di ogni retorica e banalità. Guttuso mostra la bellezza e la dignità di un uomo comune che si gode un pasto semplice ma nutriente, in un momento di solitaria e appagante intimità.

Allo stesso tempo, l'opera può essere interpretata in chiave sociale e politica. Guttuso, artista impegnato e vicino al Partito Comunista Italiano, era sensibile alle problematiche sociali e alle condizioni di vita delle classi popolari. In questo contesto, "Uomo che mangia spaghetti" può essere visto come un omaggio alla dignità del lavoro e alla frugalità della vita contadina e operaia. Gli spaghetti, piatto povero ma sostanzioso, diventano simbolo di un'Italia popolare e autentica, lontana dagli stereotipi e dalla retorica del boom economico degli anni '50.

Un'altra interpretazione possibile riguarda la dimensione autobiografica dell'opera. È noto che Guttuso era molto legato alla figura paterna, un geometra appassionato di pittura che lo incoraggiò a seguire la sua vocazione artistica. Alcuni critici hanno suggerito che l'uomo raffigurato nel quadro potrebbe essere proprio il padre di Guttuso, ritratto in un momento di intimità domestica. Questa ipotesi rafforzerebbe la lettura dell'opera come un omaggio alla semplicità e autenticità della vita familiare e delle radici popolari dell'artista.

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Inoltre, non si può trascurare la dimensione sensoriale e quasi primordiale che emana dal dipinto. L'atto di mangiare è rappresentato con una tale intensità fisica e emotiva da evocare sensazioni viscerali nello spettatore. Il piacere del gusto, la consistenza della pasta, il profumo del sugo, tutto sembra quasi palpabile sulla tela. In questo senso, "Uomo che mangia spaghetti" può essere visto come una celebrazione dei piaceri semplici e immediati della vita, un invito a riscoprire la bellezza e la pienezza del momento presente.

"Uomo che Mangia Spaghetti" nel Contesto Artistico del Dopoguerra

Per comprendere appieno il significato e la rilevanza di "Uomo che mangia spaghetti", è fondamentale collocare l'opera nel contesto artistico e culturale dell'Italia del dopoguerra. Gli anni '50 rappresentano un periodo di grandi trasformazioni sociali, economiche e culturali per il paese. Dopo le macerie della guerra, l'Italia si avvia verso il boom economico, ma allo stesso tempo emergono nuove tensioni e contraddizioni sociali. In questo contesto, l'arte italiana si interroga sul proprio ruolo e sulla propria identità.

Guttuso, insieme ad altri artisti come Renato Birolli, Emilio Vedova e Afro Basaldella, è protagonista di un rinnovamento del linguaggio pittorico italiano, che si allontana dalle retoriche del regime fascista e si apre alle influenze delle avanguardie europee, in particolare dell'Espressionismo e del Realismo. Questi artisti, spesso riuniti sotto l'etichetta di "Fronte Nuovo delle Arti", ricercano un linguaggio figurativo nuovo, capace di esprimere le inquietudini e le speranze del dopoguerra, e di confrontarsi con le problematiche sociali e politiche del presente.

"Uomo che mangia spaghetti" si inserisce pienamente in questa corrente artistica. L'opera rifiuta l'idealizzazione e la retorica, e si concentra sulla rappresentazione cruda e realistica della vita quotidiana. Il soggetto umile e popolare, la tecnica pittorica materica e espressiva, l'impegno sociale e politico dell'artista, tutti questi elementi concorrono a fare di quest'opera un manifesto di un'arte nuova, impegnata e profondamente radicata nella realtà italiana.

L'Influenza e l'Eredità di "Uomo che Mangia Spaghetti"

"Uomo che mangia spaghetti" è diventata una delle opere più iconiche di Renato Guttuso e dell'arte italiana del XX secolo. La sua forza espressiva, la sua immediatezza comunicativa e la sua capacità di evocare emozioni profonde hanno reso questo quadro popolare e apprezzato da un vasto pubblico. L'opera ha influenzato generazioni di artisti e continua a ispirare interpretazioni e riletture.

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La rappresentazione del cibo e dell'atto di mangiare come soggetto artistico, pur non essendo una novità assoluta nella storia dell'arte, trova in "Uomo che mangia spaghetti" una declinazione particolarmente intensa e originale. Guttuso non si limita a dipingere una natura morta o una scena di genere, ma trasforma un gesto quotidiano in un evento significativo, carico di simbolismo e di emozione. In questo senso, l'opera anticipa alcune tendenze dell'arte contemporanea, che sempre più spesso si confronta con la realtà quotidiana e con i temi della corporeità e della sensorialità.

Inoltre, "Uomo che mangia spaghetti" ha contribuito a consolidare l'immagine di Guttuso come artista impegnato e popolare, capace di parlare al cuore della gente comune e di rappresentare la realtà italiana con autenticità e passione. L'opera testimonia la capacità dell'arte di cogliere la bellezza e la dignità anche nei gesti più semplici e quotidiani, e di trasformare l'ordinario in straordinario.

Guttuso: Un Artista Impegnato

L’opera straordinaria di Renato Guttuso sorge dal disprezzo dell’artista verso l’ingiustizia sociale e gli abusi di potere. Il suo ideale socialista viene espresso attraverso uno stile realistico-espressionista che tuttavia si differenzia da quello di matrice russa; la sua terra d’origine non è la Russia, ma quella Sicilia contraddittoria e tormentata di cui ne imprimerà sulle tele l’esacerbazione emotiva e la rassegnazione. Nelle sue opere si coglie, nel medesimo tempo, una singolare lirica di stoica sopportazione unita ad una feroce denuncia sociale che reca in sé la speranza di un mutamento degli aspetti più iniqui della società. La sua arte aspira a conciliare la verità e l’attualità delle tematiche con uno stile prettamente realista e incisivo fruibile da tutti affinché possa scuotere dal remissivo torpore la gente comune, socialmente sopraffatta dall’ingiustizia; i suoi migliori dipinti sembrano emettere il grido di dolore delle classi sociali più deboli e oppresse. Affinché un’opera sia viva, secondo l’artista, è necessario da parte di chi la crea uno stato di collera. E quell’ira dev’essere espressa con furore dentro una tela.

Il pittore riserva uno spazio privilegiato alle tematiche sociali ed in particolar modo ritrae scene di vita rurale, espresse in stile prettamente espressionista. Ma l’espressionismo di Guttuso si distingue da quella corrente sorta nei primi del Novecento e che si caratterizza dall’esasperazione dei contrasti, oltrepassando ogni verosimiglianza. Il suo è un espressionismo che non si limita a privilegiare l’interiorità e le emozioni: è la realtà stessa a manifestarsi nella sua vigorosa incisività con i suoi colori ed i suoi crudi dettagli. È la stessa realtà a fornire tragicamente la spinta emotiva che inietta nel pittore quell’istinto quasi primordiale di scaraventare sulla tela colori violenti e contrastanti nati da un’attenta osservazione della vita faticosa della povera gente, nel cui incedere faticoso, preserva intatta la sua dignità. La vita rurale, con la sua logorante e asfissiante realtà, assume un’importanza rilevante nelle opere di questo grande pittore siciliano il cui maggiore modello morale e stilistico si riscontra nell’artista spagnolo Pablo Picasso.

Distante da quell’astrattismo pittorico che stravolge le forme, Guttuso non annulla il soggetto ritratto e focalizza la propria attenzione sull’attualità. È un cronista, racconta la storia del periodo in cui vive e vuole lanciare un messaggio chiaro a tutti. Solo nella ribellione l’uomo può continuare a nutrire la speranza ed evitare così di assuefarsi ad un pericoloso ingranaggio: «edonista egli stesso, agisce per procurare piacere ad altri edonisti». Guttuso vuole raccontare la realtà di cui è a conoscenza e gli aspetti più difficili della terra in cui è nato, un omaggio alle sue origini e al suo popolo vessato. E la Sicilia dona agli occhi dell’artista meravigliosi scorci che cattura nelle sue tele esprimendo mirabilmente quel linguaggio di una parte del mondo segnata da drammatiche contraddizioni, ma nel contempo elargitrice di colori caldi e di profonde emozioni visive. Nella sua arte, indubbiamente realista, ma anche profondamente poetica, si muovono personaggi politici, amici, artisti, gente comune, ma soprattutto, gli umili braccianti siciliani. Manifestazione palese di un impegno sociale che è riuscito a rilevare in modo eccelso quella società relegata ai margini, quell’universo ben celato di sfruttamento, minorile e non, che ancora oggi affligge tragicamente un mondo che si considera “civile”.

Principale portavoce del gruppo milanese “Corrente“, movimento fondato da una generazione di artisti che rigetta senza esitazione alcuna il regime fascista di Mussolini, nasce a Bagheria, un paesino in provincia di Palermo, il 26 Dicembre del 1911. Sin da bambino manifesta il suo interesse per la pittura grazie alla passione del padre, acquarellista dilettante, e alla frequentazione di studi pittorici. Egli stesso, nel ricordare la propria infanzia, ne dipinge i contorni con queste parole: «tra gli acquarelli di mio padre, lo studio di Domenico Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo prendeva forma la mia strada avevo sei, sette, dieci anni». Già a tredici anni realizza i primi quadri e a diciassette partecipa alla sua prima mostra collettiva a Palermo. La sua adolescenza è ricca di stimoli grazie agli ambienti artistici frequentati e alle idee liberali del padre in aperto contrasto con l’ambiente clerico-fascista, a causa delle quali, la famiglia vive in ristrettezze economiche. Tali esperienze lo condurranno a maturare una concezione della vita apertamente anti-fascista facendolo diventare il portavoce più eticamente impegnato della giovane generazione di artisti del gruppo milanese “Corrente“, promotore di uno stile pittorico profondamente aggressivo che ricerca lo stretto legame tra l’arte e la vita.

Un esempio eclatante dell’opera di Guttuso si riscontra nel dipinto dal profondo pathos espressionista, “La fucilazione in campagna“, presentato nel 1938. Il quadro rappresenta l’uccisione da parte dei falangisti franchisti del noto poeta Federico Garcìa Lorca. Ispirato a “Le fucilazioni del 3 Maggio” del grande pittore spagnolo Francisco Goya, che aveva contribuito con la sua opera a mostrare la ferocia e la crudeltà presenti in ogni guerra da parte di entrambi i contendenti, Guttuso ne riprende anche lo schema compositivo. Il noto dipinto mostra palesemente la distanza dell’artista dai canoni del Novecento mussoliniano che pretende un’arte celebrativa e funzionale al potere. Guttuso non è interessato a ricercare la bellezza e la spettacolarità. Vuol semplicemente mostrare al mondo la realtà, per quanto odiosa e insopportabile possa essere. La sua è un’appassionata rivolta artistica i cui principali riferimenti culturali, oltre al già citato Pablo Picasso, sono da ricondursi a Vincent Van Gogh, Eugène Delacroix e Gustave Coubert.

Renato Guttuso si trasferisce prima a Milano e poi a Roma dove viene in contatto con Alberto Moravia, Elsa Morante, Luchino Visconti e Antonello Trombadori, tutte personalità con cui stringerà un legame affettivo e politico che lo porteranno all’adesione al Partito Comunista d’Italia, a quei tempi clandestino, nel 1940. E nell’opera più emblematica del suo pensiero politico, “Crocifissione” (1940- 1941), il pittore lascia che il suo pennello si muova liberamente senza preoccupazione alcuna delle conseguenze del dispotismo culturale che attanaglia l’Italia, scandalizzando l’opinione pubblica per la nudità dei personaggi e la collocazione non consuetudinaria delle croci. Emblema dell’ingiustizia sociale e delle violenze perpetrate dagli uomini ai propri simili, il dipinto suscita un forte scandalo per l’interpretazione laica del tema sacro in questione. Nonostante le critiche del clero e del regime, il dipinto si colloca al secondo posto nel Premio Bergamo, nel 1942. Di questo meraviglioso ed emozionante dipinto, il pittore ne espone la simbologia nel suo “Diario“. “Crocifissione” rappresenta infatti «tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee». E a coloro che lo criticano aspramente per la nudità dei personaggi rappresentati risponde che «la nudità dei personaggi non voleva avere intenzione di provocare scandalo. Era così perché non riuscivo a vederli, a fissarli in un tempo: né antichi né moderni, un conflitto di tutta una storia che arrivava fino a noi. […] Li dipinsi nudi per sottrarli a una collocazione temporale: questa, mi veniva da dire, è una tragedia di oggi, il giusto perseguitato è cosa che soprattutto oggi ci riguarda». “Crocifissione“, realizzato con tinte contrastanti e accese, evidenzia palesemente lo stretto legame dell’autore con l’arte espressionista europea. Le figure ritratte, che emergono da una struttura compositiva particolarmente insolita e con direttrici prospettiche contorte, appaiono deformate e spigolose, suscitando nell’osservatore emozioni di forte impatto. Il nostro sguardo viene inghiottito da un caos spaziale particolarmente suggestivo in cui oggetti e forme assumono differenti disposizioni creando una numerosa e affascinante serie di scorci e vedute. Gesù di Nàzareth è seminascosto dalla croce di uno dei ladroni e la nudità delle figure protagoniste di quella scena riesce a rafforzare l’intenzione del pittore di sottrarre i personaggi ad una collocazione temporale. Dipinto molto drammatico, risente anche dell’influenza del cubismo di Picasso ed in particolare del suo capolavoro “Guernica“, simbolo eterno della tragedia della guerre e delle ingiustizie umane.

Costretto a lasciare Roma per motivi politici nel 1943, trascorre un periodo di tempo a Quarto, in provincia di Genova, per poi far ritorno nella capitale prendendo parte alla Resistenza. La sua inarrestabile frenesia creativa lo porta anche ad esporre dei disegni pubblicati nell’album “Gott mit Uns- Dio è con noi” (frase incisa sulle fibbie dei nazisti) sulle atrocità della guerra, partecipando alla mostra organizzata da “L’Unità“. Predominanza del blu di picassiana influenza e tematiche sociali sono per lo più presenti e, già il giorno dopo la Liberazione, s’intravede nel suo quadro “Pausa dal lavoro” un soffio di speranza nel futuro che Pier Paolo Pasolini commenta con queste parole: «Le figure di dieci operai emergono bianche sui mattoni bianchi il mezzogiorno è d’estate. Ma le carni umiliate fanno ombra: e lo scomposto ordine dei bianchi è fedelmente seguito dai neri. Il mezzogiorno è di pace».

Non poche sono le opere che riguardano l’universo femminile, in particolar modo i dipinti dedicati alla moglie Mimise (Maria Luisa Dotti) di cui ne ho selezionato uno che ritengo sia tra i più belli per il sentimento di pace che infonde e per l’evidente amore del pittore nei confronti della donna che ha accompagnato la sua esistenza, anche quando è ancora povero e sconosciuto. La relazione con Marta Marzotto, pur essendo durata molti anni, viene cancellata definitivamente dalla vita del pittore, dopo la morte della moglie. Solo Mimise può essere considerata la donna più importante della vita di Guttuso. L’unica. Nella sua vasta produzione è d’obbligo ricordare “I funerali di Togliatti“, opera composta da quattro pannelli di compensato, in cui l’artista ci immerge nel corteo funebre del noto politico. Centoquarantaquattro ritratti a matita dei principali esponenti del movimento progressista internazionale (da Vittorini a Gramsci, da Lenin a Neruda) appaiono nel famoso murale in cui si muovono le bandiere rosse tra i visi affranti di coloro che avevano ammirato tale personaggio storico. L’opera diventerà il Manifesto del Partito Comunista Italiano. Pur aderendo al PCI ed eletto senatore in tale partito, Guttuso asserisce sempre che la propria ideologia artistica sorge da profonde convinzioni mai sottoposte all’influenza di alcun diktat politico. La libertà dell’artista di dissentire e di creare opere che non siano in sintonia con i pensieri unici di un qualsiasi regime o orientamento politico rappresentano la visione della vita di Guttuso.

Un’altra sua opera molto famosa è “La Vuccirìa“, realizzata dall’artista nel 1974. Il dipinto conferma il crudo realismo e il senso del colore del pittore che mostra le carni esposte nel famoso mercato palermitano. L’impatto, come succede in quasi tutti i suoi dipinti, è piuttosto traumatico, ma ben rende quell’aspetto arabeggiante insito nella cultura siciliana, contornata dalle grida e dalle cantilene dei venditori dell’antico mercato. Così commenta lo stesso autore del dipinto: «non è una immagine e neppure una serie di immagini. È una sintesi di elementi oggettivi, definibili, di code e persone: una grande natura morta con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra». Nella sua vasta produzione appaiono spesso i tratti della sua terra: il limone e l’ulivo sono soggetti che insieme ai colori della Sicilia caratterizzano frequentemente i suoi dipinti. E Guttuso stesso esprime il suo intenso amore per la sua terra affermando che «Anche se dipingo una mela, c’è la Sicilia».

Già tra gli anni ’50 e ’60 numerosi sono i riconoscimenti internazionali ricevuti da Guttuso, che ama anche ritrarre personaggi celebri tra cui Alberto Moravia, Anna Magnani e Marta Marzotto. Il ritratto effettuato ad Anna Magnani è di una bellezza disarmante; l’artista riesce a cogliere la dolorosa malinconia della grande attrice, icona indiscussa del cinema neorealista italiano. Un altro tema ricorrente nell’opera di Guttuso è quello del ballo, ben evidente nell’opera “Boogie-Woogie“, realizzata nel 1953. Ispirata al noto ballo statunitense che dopo la Seconda Guerra Mondiale diviene il simbolo dell’ottimismo verso il futuro e il desiderio di infrangere le danze tradizionali, “Boogie-Woogie” è una composizione dinamica, strutturata in chiave ritmica e pervasa da una potente vitalità. Non più un’umanità sofferente e umiliata, ma un omaggio indimenticabile a quei giovani che si affacciano al futuro con la speranza di vivere in un mondo finalmente libero. Sullo sfondo di questa tipica festa adolescenziale, in cui in fondo a destra appare una ragazza annoiata che fuma, s’intravede il frammento di un quadro astratto molto celebre, “Broadway Boogie Woogie” di Piet Mondrian. Un ironico richiamo al dibattito di quel periodo sul contrasto tra il linguaggio realista e l’ermetico astrattismo.

Dopo la morte della moglie, Renato Guttuso, si chiude nella solitudine e, secondo alcune testimonianze, si avvicina alla fede cristiana. Si spegne a Roma il 18 gennaio del 1987. Alla sua città natale dona molte sue opere che si trovano nel museo di Villa Cattolica, dove viene sepolto. Unico erede della sua immensa fortuna il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso.

Quotazioni di Mercato

Le quotazioni di Renato Guttuso, protagonista della pittura figurativa italiana del Novecento, possono rappresentare un riferimento interessante per chi possiede una sua opera. In generale, le opere grafiche di Renato Guttuso hanno valutazioni mediamente comprese tra i €100 e i €400: sono diffuse e accessibili. Per quanto riguarda i dipinti a olio, le quotazioni di Renato Guttuso variano dai €5.000 fino a oltre €50.000, in base a soggetto, qualità, periodo e dimensioni.

Determinare il valore e la quotazione di un’opera di Renato Guttuso è un processo complesso che richiede una valutazione attenta e ponderata di vari fattori. Innanzitutto, la composizione e la qualità artistica dell’opera svolgono un ruolo fondamentale nella valutazione. Dipinti che presentano una composizione complessa, ricca di dettagli e di figure ben definite, sono generalmente più apprezzati e ricercati dagli acquirenti, quindi presentano delle quotazioni migliori. Un altro fattore che può influire sulla valutazione è la datazione dell’opera. Le dimensioni dell’opera sono un altro aspetto da considerare. Dipinti di dimensioni più grandi possono avere un valore maggiore rispetto a quelli più piccoli, in quanto richiedono un impegno artistico da parte dell’artista. Il soggetto raffigurato nell’opera è un altro elemento che può incidere sulla valutazione. Guttuso era noto per dipingere una vasta gamma di temi, tra cui figure umane, paesaggi e nature morte.

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