La pizza, simbolo indiscusso della gastronomia italiana, si evolve continuamente, aprendosi a nuove interpretazioni e abbinamenti. Tra le tendenze più curiose e apprezzate degli ultimi anni spicca la pizza con patatine fritte, una combinazione che unisce la tradizione della pizza all'innovazione del fast food. Questo articolo esplora la storia, le varianti e le ragioni del successo di questa insolita, ma gustosa, unione culinaria.
Alle Origini della Pizza Napoletana: Un Panorama di Tipi e Tradizioni
Prima di addentrarci nel mondo della pizza con patatine fritte, è utile ripercorrere le radici della pizza napoletana, un universo ricco di sfaccettature e tradizioni. La riflessione sugli estremi della pizza canotto e a ruota di carro ci fa interrogare sui diversi tipi all’interno della tipologia pizza napoletana. Ci vuole un radar per orientarsi nella ramificazione della pizza napoletana che è sempre meno STG, cioè quella che per regolamento è custode della Specialità Tradizionale Garantita, ma che sembra ormai relegata solo alle competizioni tra pizzaioli.
La distinzione tra i diversi tipi di pizza napoletana è ricondotta all’analisi della tripartizione impasto - farcitura - cottura. Le differenze riguardano il macroinsieme dell’impastamento e quindi della tipologia di farina, il metodo di maturazione e lievitazione, le percentuali di assorbimento dell’acqua, l’utilizzo dell’agente lievitante. La farcitura è un altro indice delle differenziazioni soprattutto in relazione alla margherita e marinara, le uniche che possono fregiarsi della STG.
Ecco alcuni dei tipi di pizza napoletana più diffusi:
- Pizza Napoletana STG (Specialità Tradizionale Garantita): L’alveo è quello indicato dal disciplinare della STG pubblicato il 9 marzo 2010 sulla Gazzetta Ufficiale. In breve, si tratta di un impasto “a bassa idratazione” (circa il 55%), due lievitazioni e tempi ridotti di maturazione/lievitazione (8 ore) a temperatura ambiente. Esteticamente meno accattivante per i social con un cornicione non più alto di 2 centimetri, disco fine (0,4 centimetri), diametro non superiore ai 35 centimetri. Per quanto riguarda la cottura è possibile solo nel forno a legna a una temperatura di 485°C per un tempo compreso tra 60 e 90 secondi. La farcitura della STG prevede solo la margherita e la marinara.
- Pizza Napoletana Classica o Tradizionale: Avendo definito per legge come pizza Specialità Tradizionale Garantita le sole margherita e marinara, va da sé che tutti gli altri tipi di farcitura considerati di stampo napoletano possiamo definirli tradizionali o classici, ma non STG. La pizza tradizionale napoletana è quella che nella memoria storica è riportata in menu risalenti fino ai primi del ‘900. L’impasto di questo tipo di pizza napoletana si richiama alla prassi: impasto diretto, farina di forza medio alta, maturazione a temperatura ambiente. Le farciture ritenute classiche: Margherita, Marinara, Cosacca, Mastunicola, Napoli, Provola e Pepe, Diavola, Capricciosa, Quattro Stagioni, Prosciutto e funghi, Bianca con prosciutto, Bufalina, Salsiccia e friarielli.
- Pizza a Portafoglio: Pizza a portafoglio cioè la pizza da comprare e mangiare per strada. Non è mai scomparsa dalle “bancarelle”, le vetrine che le espongono nel formato ridotto ma non mignon (la pizzetta è altra cosa) utile per essere piegata in quattro. Serviva piegarla in due perché la farcitura non si attaccasse al fondo di un’altra pizza. E l’ulteriore piegatura a quattro consentiva di mangiarla in piedi sebbene a cosce allargate per evitare di sporcarsi. Per la pizza a portafoglio il barometro della farcitura dice margherita che occupa il vertice della classifica delle più vendute. Ma la vera pizza a portafoglio emblema di uno dei tipi della pizza napoletana è pomodoro-fiordilatte-olio-basilico. È lei che rappresenta uno dei pilastri della tradizione: si deve piegare a libretto.
- Pizza da Asporto: Prendere la pizza che si serve e metterla nel cartone per avere il tipo della napoletana da asporto. La prima tecnica utilizzata dalle pizzerie da asporto è restare bassi di idratazione. Meno acqua c’è meglio è. Quindi sostanzialmente mangeremo una pizza tradizionale che si avvicina molto ai canoni della STG. L’asporto delle pizzerie specializzate è la categoria della pizza napoletana che meglio difende il tipo STG.
- Pizza Fritta: La pizza fritta, sebbene meno gettonata sul web, è un altro monumento dei tipi della napoletana. Per l’impasto, la scelta ricade sul medesimo della pizza tradizionale al forno. L’acqua è nemica dell’olio per cui non vi aspettate idratazioni “impossibili”. La pizza fritta può essere farcita completa, cioè con ricotta, ciccioli, pepe e pomodoro.
- Pizza a Ruota di Carro: Una pizza larghissima di diametro che identifica la pizza dell’asse dei Tribunali che lambisce Forcella e tocca Porta Capuana. Uno dei tipi di pizza napoletana che ha due indirizzi di riferimento: Gino Sorbillo ai Tribunali e Michele a Forcella. Questo ripiegamento a U sottende anche la paura del futuro con un orizzonte denso di nuvole. Il timore che la situazione economica porti alla chiusura di pizzerie suggerisce ai pizzaioli contemporanei di offrire una pizza diversa. Per gli ortodossi della pizza napoletana è il baluardo della storia con l’impasto diretto e la farina di medio bassa forza per maturazioni a non più di 12 ore. Imperativa la cottura in forno a legna ad altissima temperatura per non più di 60 secondi.
- Pizza al Piatto: La pizza al piatto è il tipo di pizza napoletana che potremmo altrimenti chiamare “borghese”. Come detto, le pizzerie esistevano ma erano in piccolo numero fino al dopoguerra. La prima rivoluzione è portarla nel piatto e in un certo senso imborghesirla. Una pizza classica nell’impasto e nella farcitura. Un’ulteriore nota di distinzione nelle pizzerie tradizionali è tra pizza alta di pasta e fine di pasta. L’alta, a richiesta nelle pizzerie votate alla ruota di carro, è la cifra stilistica della pizza al piatto.
- Pizza Canotto: All’inizio fu il gommone di Carlo Sammarco, profeta del nuovo tipo di pizza napoletana abbacinante nelle foto per le dimensioni esagerate del cornicione.
La Nascita delle Patatine Fritte: Una Storia Contesa
Le origini delle patatine fritte sono avvolte nel mistero, con diverse nazioni che ne rivendicano la paternità. Tuttavia, la leggenda più popolare racconta che furono inventate nel XVIII secolo in Belgio. Secondo un manoscritto datato 1781 sarebbero nate a Namur, un villaggio belga in cui gli abitanti erano soliti friggere il pesce pescato nel fiume Mosa. Quando il fiume gelava la gente friggeva bastoncini di patate, un alimento all’epoca destinato esclusivamente ai maiali.
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A sentire i francesi invece le patate fritte sarebbero nate nel 1789, in piena rivoluzione francese, col nome di patate Pont-neuf, qualche anno dopo che Antoine Parmentier cominciò a promuoverne l’uso. Parmentier fu un farmacista militare e nutrizionista ed è noto soprattutto per aver spinto l’introduzione della patata nella cucina francese.
Nonostante le loro presunte origini belghe, le patatine fritte sono comunemente conosciute come “French fries” nei paesi anglofoni.
L'Incontro tra Pizza e Patatine Fritte: Un Fenomeno in Ascesa
La crescente tendenza delle patatine fritte sulla pizza è forse una nuova frontiera della gastronomia italiana. Negli ultimi tempi, una pratica in particolare ha catturato l’attenzione degli appassionati di pizza di tutte le età: l’aggiunta di patatine fritte come topping. Dalle classiche patatine e Wurstel, ogni combinazione aggiunge un tocco unico e irresistibile alla pizza. L’aggiunta di patatine fritte e Wurstel, aggiunge un elemento di croccantezza e sapore salato alla pizza, creando un’esperienza sensoriale unica che soddisfa i desideri sia dei puristi della pizza che degli avventurosi culinari.
La pizza con patatine fritte, spesso accompagnata da würstel o altri ingredienti sfiziosi, è diventata un vero e proprio must nei menù di molte pizzerie, soprattutto tra i più giovani. Questa combinazione apparentemente semplice, ma in realtà ricca di gusto, unisce la sofficità dell'impasto della pizza alla croccantezza e al sapore irresistibile delle patatine fritte.
Varianti e Abbinamenti: Un Mondo di Possibilità
La pizza con patatine fritte si presta a numerose varianti e abbinamenti, offrendo un'ampia gamma di possibilità per soddisfare tutti i gusti. Tra le combinazioni più popolari troviamo:
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- Pizza con patatine e würstel: Un classico intramontabile, amato soprattutto dai bambini, che unisce la semplicità della pizza margherita alla golosità delle patatine fritte e dei würstel.
- Pizza con patatine, mozzarella e prosciutto: Una variante più ricca e saporita, che aggiunge alla base di patatine fritte la delicatezza della mozzarella e del prosciutto cotto.
- Pizza con patatine, formaggio fuso e bacon: Un'esplosione di gusto per i palati più audaci, che combina la croccantezza delle patatine fritte con la cremosità del formaggio fuso e la sapidità del bacon croccante.
- Pizza con patatine, verdure grigliate e salsa: Una versione vegetariana più leggera e salutare, che sostituisce i condimenti più calorici con verdure grigliate e una salsa a base di yogurt o maionese.
Un Successo Annunciato: Ragioni di un Fenomeno
La pizza con patatine fritte ha conquistato un vasto pubblico grazie a diversi fattori:
- Gusto irresistibile: L'unione tra la sofficità dell'impasto della pizza e la croccantezza delle patatine fritte crea un contrasto di consistenze che stimola il palato e rende questa combinazione particolarmente appetitosa.
- Semplicità: La pizza con patatine fritte è un piatto semplice e informale, perfetto per una serata tra amici o una cena veloce.
- Nostalgia: Per molti, la pizza con patatine fritte evoca ricordi d'infanzia e spensieratezza, legati alle prime esperienze con il fast food e le serate in pizzeria.
- Versatilità: Come abbiamo visto, la pizza con patatine fritte si presta a numerose varianti e personalizzazioni, adattandosi ai gusti e alle esigenze di ogni consumatore.
Oltre la Pizza con Patatine Fritte: L'Evoluzione del Gusto e il Rispetto della Tradizione
Mentre l’innovazione culinaria è importante per mantenere viva la cucina, è fondamentale rispettare le radici e le tradizioni culinarie che hanno reso la pizza un’icona globale della gastronomia italiana. La pizza con patatine fritte rappresenta un esempio di come la tradizione possa incontrare l'innovazione, creando un piatto nuovo e originale che, pur discostandosi dai canoni classici, riesce a conquistare un vasto pubblico.
Fast Food e Pizza: Un'Analisi Storica
Il concetto di fast food come lo intendiamo oggi, ovvero una forma di ristorazione basata sul consumo rapido ed economico di panini in locali gestiti da grandi catene internazionali, prese forma nella prima metà del Novecento negli Usa. Come una catena di montaggio. Dopodiché irruppe sulla scena la futura "star" del settore: McDonald's, le cui prime tracce risalgono al 1940, quando la creatività imprenditoriale dei fratelli Richard e Maurice McDonald (meglio noti come Dick e Mac) li portò a perfezionare gli standard dei processi di produzione e di razionalizzazione degli spazi (come in una catena di montaggio) che caratterizzano oggi i fast food. Questo business attrasse poi sempre più imprenditori, e già nel 1953 nacque un'altra catena tuttora nota: Burger King.
Tuttavia, il concetto di pasto rapido e da asporto non era una novità ma trova le radici già nel mondo antico. Fu però nell'antica Roma che il "pasto veloce" conobbe il successo. Gli abitanti dell'Urbe e di altri centri, da Ostia a Pompei, frequentavano infatti i thermopolia, locali in cui comprare bevande e cibo già pronto, sia da asporto sia da consumare in loco. In epoca medievale si registrò invece la diffusione di venditori ambulanti che, con i loro carretti, offrivano cibo facile da consumare camminando.
Fu con l'arrivo dell'epoca moderna e della rivoluzione industriale, che la consuetudine di mangiare nei pionieristici fast food si diffuse soprattutto nelle grandi città, dove gli operai avevano poco tempo per la pausa pranzo. L'evoluzione del cibo veloce, in cui rientra pure la pizza napoletana, nata anch'essa nell'Ottocento come cibo di strada, proseguì negli Usa, dove il boom economico di inizio Novecento e gli intensi ritmi lavorativi spingevano milioni di persone a mangiare fuori casa. Molti impenditori fiutarono l'affare e iniziarono a progettare punti vendita sempre più efficienti. Apparvero per esempio fast food automatici in cui il cibo, preconfezionato, veniva erogato da distributori a monetina. Nello stesso anno s'impose una nuova specialità: l'hamburger. I panini con la carne (accompagnati da patatine fritte) fecero la fortuna delle prime catene come la A&W e la White Castle.
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Sulla scia della White Castle si mossero i fratelli McDonald, modernizzando i processi produttivi e contribuendo a far sì che i fast food assumessero le caratteristiche odierne. Intanto, oltre a Burger King, era nata un'altra catena destinata al successo, la Kentucky Fried Chicken, fondata nel 1952, mentre nel 1965 arriverà Subway. Nello stesso anno apparve il celebre clown-mascotte di McDonald's: Ronald McDonald. Ai fast food "Made in America" non restava che sbarcare in Europa, e il primo fu proprio un McDonald's, aperto nel 1971 a Zaandam, in Olanda. Poi, nel 1986, toccò a Roma.
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